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Andrea Manachino sarà il nuovo Direttore di Ato2

TRIPPA PER I GATTI / 898 - A CHI LA GESTIONE DEGLI ACQUEDOTTI? - Oggi importante riunione dell'Autorità d'Ambito2 - Non è (ancora) il momento delle scelte, ma si farà un passo avanti - Le forze in campo

Tra avere i soldi e metterli davvero c'è differenza

Si inizieranno alle 14,30 di oggi, 20 dicembre, i lavori dell’Assemblea di Ato2.

Sigla per molti ancora criptica, ma che, in chiaro, significa: quelli che decidono sul futuro (per i prossimi 30 anni) dei nostri acquedotti; in mano ad Iren (come la nettezza urbana e come i pallet), oppure ancora gestiti dai Comuni, cioè dai cittadini?

Cliccando qui si può leggere una sintesi, preparata un po’ di tempo addietro, ma che reca documenti ancora oggi attuali e che, a modesto avviso di chi scrive, merita rileggere tutti.

Il tentativo di rendere il nostro territorio (e mediante il cavallo di Troia di Vercelli, anche Casale, Biella, Valenza e Valsesia) area di conquista per Iren SpA viene da lontano ed è stato concepito ed in parte attuato con luciferina astuzia.

Qui, intanto, l’Ordine del Giorno di oggi.

Procediamo un po’ “random”, ma, a bocce ferme, si potrà essere più sistematici.

Intanto, una buona notizia proprio per il territorio: il futuro Direttore di Ato2 sarà, come tutti ormai dicono, Andrea Manchino.

Che il grande pubblico conosce come ottimo Sindaco del Comune di Rive.

Tutto lascia pensare che sarà anche un ottimo Direttore, al quale vanno sin d’ora gli auguri di buon lavoro.

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Come è ovvio, il punto più importante è il numero 6): ci sarà un aggiornamento su quello che tecnicamente si chiama “Piano d’Ambito”.

Di cosa si tratta?

Si tratta, in sostanza, di stabilire quanti soldi dovranno essere investiti nelle reti idriche degli oltre 170 comuni che costituiscono l’Ato2, nel corso dei prossimi 30 anni.

Investimenti necessari, tra l’altro ed anche se non esclusivamente, per rimediare al grande problema delle perdite, assicurare una depurazione sempre efficiente delle acque potabili e via discorrendo.

Sullo sfondo – ma non è l’unico – ovviamente il tema delle tariffe.

Sappiamo che si stimano necessari tra gli 800 ed i 900 milioni di euro: appunto per gli investimenti da realizzarsi nel corso dei prossimi decenni.

Una bella somma, ma del tutto accessibile anche al sistema pubblico, senza andare ad elemosinare l’intervento del privato (i grandi gestori: A2A, Hera, Acea e, appunto, Iren) i quali dicono di avere i soldi e che potrebbero metterli, assicurando, così, tanta efficienza in più di quanto potrebbero sperare di fare i poveracci Gestori pubblici (Amc Casale, Valenza, Cordar Biella, Cordar Valsesia).

Anche se poi (il caso della raccolta rifiuti in provincia di Vercelli parla da solo) la differenza tra avere i soldi (ed anche i debiti) e poi investirli davvero non è poca.

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Il momento delle scelte si avvicina.

C’è una scadenza per scegliere tra strade che vanno in direzioni opposte: questa scadenza è il 31 dicembre 2023 (quindi, per cose così complesse, anche se manca ancora un anno è come se fosse domani) e, al momento, in Piemonte non sono in vista le proroghe e rinvii che invece sono stati disposti in molte altre Regioni. Le quali così hanno deciso, rinviando tutto al 2027, per capire se le risorse per gli investimenti di cui si dirà poco oltre potrebbero essere reperite con il Pnrr.

Comunque, in Piemonte per ora di proroghe nessuno parla davvero.

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Prima strada:  la gestione dei prossimi 30 anni affidata mediante gara pubblica.

Potrebbe significare, di fatto assegnata ad Iren (secondo proiezioni meramente probabilistiche, è ovvio, non sta certo a noi immaginare chissà che) come è stato per la raccolta rifiuti di Covevar.

Con una sostanziale differenza: i risultati della “nuova” raccolta rifiuti sono sotto gli occhi di tutti.

E, proprio perché sono sotto gli occhi di tutti, in qualche modo si rimedia: incazzandosi, con la protesta dei Sindaci, con le sanzioni.

I rifiuti sono per strada, la gente si lamenta e gli Amministratori alzano la voce.

Se, invece, nella gestione dell’acquedotto qualcosa dovesse andare storto, magari perché il gestore “industriale” vuole comprimere i costi per aumentare gli utili, non si vedrebbe niente.

Si farebbero vivi, dopo un po’, i batteri nell’acqua potabile (alcuni esempi: pseudomonas aeruginosa, colibatteri fecali, escherichia coli) che transiterebbero poi nella pancia delle persone.

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Bisogna anche dire che capiti talvolta di udire pubblici amministratori, i quali parlano di Iren spa e delle sue virtù con un trasporto analogo a quello con cui Eva Kaili parlava del Qatar.

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La seconda strada: costituire un consorzio (o forma giuridica appropriata) tutto pubblico tra gli attuali gestori pubblici (Amc di Casale, Cordar Biella, Cordar Valsesia) ed ottenere, così, la gestione “in house” senza ricorrere a quella procedura di gara ad evidenza pubblica che favorirebbe i grandi players ( in condizione di mettere in campo, ad esempio, requisiti di fatturato enormi ), assicurando sempre anche la necessaria trasparenza.

Locuzione che, parlando di acqua e (anche) per i motivi visti poc’anzi, pare ancor più eloquente.

Il cittadino deve sempre essere in condizione di conoscere, tempo per tempo, quali siano i risultati delle analisi di Arpa sull’acqua che beve.

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Appuntamento a domani, quando si potrà dire di più su cosa si discuterà tra breve.

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