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Non l'avesse tirata fuori Emanuela Buonanno ce ne saremmo dimenticati

TRIPPA PER I GATTI / 832 - Il cambio di casacca sospeso non appassiona più - Una cosa tirata avanti così per le lunghe che, alla fine, la gente si stufa anche

Solo il Ghiottone piange con gemiti vedovili - Quanto è sagace Delmastro?

Provincia di Vercelli

L’argomento è stato sdoganato da Emanuela Buonanno, che ne ha parlato nell’intervista rilasciata a VercelliOggi.it nei giorni scorsi – leggila qui – .

Di cosa si tratta?

Eh, come si fa a dirlo in due parole?!

Siamo alle prese con rarefatte atmosfere spirituali.

Con ambienti intellettuali ove è possibile rinvenire uno stigma lacaniano.

Vi si avverte la tensione inestinguibile tra un “già” ed un “non ancora”.

Echeggia nella Valle e, poi, giù fino al piano, la domanda antica, quella capace di lasciare ammutolito anche l’uomo più audace, aduso alle speculazioni intellettuali più ardite: che talvolta, però, sa rinunciare alla parola, consapevole della propria finitudine e della insufficienza del verbo, allorchè si tenti di esprimere l’inesprimibile..

Ma, se proprio qualche sillaba si deve, infine, distillare.

Se ai contemporanei non possa negarsi l’espressione di una condivisione, nella comune condizione umana, di ciò che unisce, come un codice ermeneutico, menti e cuori.

Se, risulti impossibile trattenere ciò che si avverte essere la confessione e – forse, ancor più – l’ostensione del proprio partecipare al prossimo l’adesione alla comune vocazione di uomini e donne, capaci di accettare il proprio limite.

Accettare il limite anche per renderlo, in tal modo, fecondo.

Capire – al modo di quel bimbo che interrogò sul lido di Ostia il grande Agostino – quanto sia illusorio indagare il mistero, ingenuamente credendo possibile comprenderlo;  “comprendere”, cioè “contenere”, nelle finite categorie umane, ciò che è infinito.

Come chi volesse scavare una buca nella sabbia, sulla battigia, per travasarvi il mare.

Ecco: infinito.

Ciò che sale, in questo tornante della Storia alla mente e, allora, forse può affiorare alle labbra, è proprio la domanda antica, consegnata a cinque parole che dicono di quell’infinito cavolo che ce ne importa: e chi se ne frega?!

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Perché, lo vogliamo, infine, dire, amichevolmente, a tutti quelli che da mesi ci interpellano per sapere se passa o non passa e, eventualmente, chi passa con lui, chi si porta dietro.

Ma un bel: e chi se ne frega?! Lo vogliamo dire?!

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Dunque, bisogna andare con ordine.

Anche perché, se è vero che il beato transito dell’On. Paolo Tiramani dalle fila della Lega a quelle di Fratelli d’Italia sia una cosa tutta per aria e, comunque, per il poco che possiamo aver capito, rimessa agli dei, ci sono, invece, casi umani che debbono essere riguardati con rispetto ed affetto, consapevoli di come la vita riservi a ciascuno di noi momenti difficili, rispetto ai quali altro non si può fare se non assicurare la fraterna comprensione e solidarietà: da un punto di vista umano, prima ancora che politico.

Qui la politica c’entra poco o, comunque, viene in seconda battuta, sta sullo sfondo.

Prima c’è l’uomo, con il proprio fardello di gioie e speranze, tensioni, affanni ed ansie.

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Vediamo, anzitutto, chi pare soffrire di più.

Il più provato di tutti, da mesi costretto al tunnel dell’indeterminatezza, mandato ad esplorare i difficili territori del pensiero magico, è Dante.

L’affettuoso nick name è affibbiato dagli amici al Segretario cittadino di Vercelli della Lega Nord per Salvini Premier, ma prima, vero rifondatore della lingua italiana.

E già ad essere Segretario di un partito che debba fare ancora finta di credere (e siamo ad aprile 2022) che Matteo Salvini potrà mai essere Premier, ce ne vuole, riconosciamolo.

Ma amen, non è questo il punto.

Dante, nemmeno nei giorni scorsi ha voluto astenersi dall’inviare un testo ai giornali, criptico, ma forse meglio ancora dire esoterico, già dall’oggetto della mail:

”critiche fini al pretesto”.

E capisca chi può.

Questo particolare, va detto onestamente, non c’entra niente con l’argomento di oggi: è solo per dire, portando un esempio recentissimo, come siano messe le cose.

Forse potrebbe interpretare con qualche costrutto un redivivo Curzio Gonzaga, aduso alle categorie dei Fedeli d’Amore.

Perchè, anche chi abbia letto credendo di avere qualcosa acquisito, qualche opera di René Guénon, con l’Alighieri di Piazza Municipio deve gettare la spugna

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Ma torniamo a bomba.

Dunque, il simpatico Dante deve sentirsi, in queste ultime settimane,  come avrebbero potuto sentirsi gli eredi di Checco Zalone, creduto morto, nel film “Tolo Tolo”.

Che, poi, giunti sul punto di incassare l’indennizzo delle Assicurazioni, si sentono invece dire che il loro congiunto sia ancora vivo e stia rientrando dall’Africa.

Si ammetterà che, come sorpresa, per l’erede, non c’è male.

E Dante, dicono viva, mutatis mutandis, una condizione del genere.

Perché se l’On. Paolo Tiramani passasse mai, effettivamente, al partito di Giorgia Meloni, lui, Dante, assurgerebbe al vertice provinciale del Carroccio per Salvini Premieri.

Ma, se quell’altro non se ne va, lui resta sempre dove si trova: cioè a contare una beneamata.

Lo stilnovista pare non avvedersi che il suo primo concorrente resterebbe sempre Angelo Dago, che mai si schioderebbe dalla Lega (lui è rimasto ancora alla Lega Nord per l’indipendenza della Padania).

Ma amen.

Sono, in fondo, fatti loro.

Gli osservatori bene informati sono anche scettici sull’effettivo seguito che costituirebbe lo sciame dell’Ape regina valsesiana.

In Comune di Vercelli, si dice ben poca roba: Romano Lavarino e niente di più.

Segnali (espliciti) di disaffezione dalla Lega arrivano, però, da Carlo Stragiotti, da Sabbia.

Ma persino Frank (al secolo Francesco Pietrasanta da Quarona) potrebbe restare dove si trova.

Esponenti del Comune di Borgosesia?

Possibile; alcuni segnali autorizzerebbero a pensarlo.

La campagna elettorale del candidato Sindaco Fabrizio Bonaccio è partita annunciando una “lista civica” a sostegno della candidatura: Borgosesia Oggi e Domani.

Le insegne della Lega, per Salvini Premier, sono espunte da qualsiasi propaganda e comunicazione istituzionale ormai da tempo.

E’ più facile trovare un’immagine di Lenin a San Pietroburgo che una foto di Matteo Salvini a Borgosesia.

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Sul fronte di Fratelli d’Italia, le cose sono, soltanto di poco, più decifrabili.

Anche perché, sfugge ai più cosa mai avrebbe da guadagnare il partito di Giorgia Meloni, acquisendo il drappello di Amministratori che (forse, diciamo forse) seguirebbe l’Onorevole.

Anzitutto: chi sarebbe il fautore dell’operazione?

La risposta è, per una volta, semplice: tutto sarebbe, da mesi, orchestrato dall’On. Andrea Delmastro.

Il Richelieu di Lozzolo, dopo la prova di inarrivabile sagacia politica ( che lo avvicina, sia pure ancora senza del tutto emularla, a quella di Massimo Simion ) già data con la recente candidatura della propria sorella (nel senso di sorella Delmastro, non d’Italia) alla Presidenza della provincia di Biella, pare voglia bissare.

Per che motivo farebbe fuoco e fiamme, pesterebbe i piedi, batterebbe i pugni, per avere con sé il deputato valsesiano?

Per giocare un tiro birbone ad un suo compagno (modi di dire) di partito che gli sta (starebbe, perché, poi non sappiamo e, soprattutto, non ce ne cala più di tanto) sulla sinfisi pubica.

Non facciamo nomi: intanto gli addetti ai lavori lo sanno benissimo. Ed i non addetti se ne stropicciano alla grande.

Salva l’idea di fotticchiare politicamente qualcun altro (con tutti i rischi di self fucking del caso) la cosa pare priva di senso a molti, proprio in Fratelli d’Italia.

Perché, gli scettici, su questo cambio di casacca, direbbero: dunque, ragioniamo. I consensi sono già passati dalla Lega a Fratelli d’Italia.

Con quei consensi i militanti del partito di Giorgia Meloni, che si sono fatti la gavetta in tutti questi anni, potrebbero essere promossi.

Ma se, invece, arrivano anche i leghisti che i consensi non li hanno più a prendere i posti che, altrimenti, perderebbero, dove starebbe il godimento per Fratelli d’Italia?

***

Questo ragionamento non scalfisce minimamente alcuni, ormai minoritari, fautori dell’operazione.

O meglio: “il” fautore.

Perché, oltre al già nominato Delmastro, resterebbe soltanto il Ghiottone, a lavorare per il passaggio.

In questi giorni – dicono i bene informati – sarebbe in piena Quaresima.

I suoi, paiono gemiti vedovili.

Lo stop ad ogni trattativa sarebbe arrivato, nei giorni scorsi, forte e chiaro dal Piemonte e da Roma.

Come finirà?

Chi vivrà, vedrà.