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Ma chi aveva veramente spinto per avere l'On. Tiramani tra i Fratelli d'Italia?

TRIPPA PER I GATTI / 859 - Dalla cena di benvenuto Da Ciccio, a quella di bentornato al Vigneto - Riprende il solito tran tran, dopo l'illusione della coabitazione con il Ghiottone

E chi, invece, si è sempre opposto con forza?

BREVE DIGRESSIONE CHE POCO O NULLA HA DI POLITICO E CHE SI PUO’ TRANQUILLAMENTE SALTARE A PIE’ PARI.

Ci sono quelle storie un po’ tristi: raccontano di una coppia che si divide.

Lui vuole andare via, a stare con un’altra.

Saluta la sua (ormai, nelle intenzioni) ex.

Quella lo manda affanculo, ma lo lascia andare.

Mentre è per strada, lui viene raggiunto da una telefonata del nuovo amore: non se la sente più di compiere questo passo.

Sicchè a lui non resta che tornare, bussare alla porta della (quasi, virtualmente) ex e chiedere che lo riprenda.

Ed a questo punto succede praticamente sempre una cosa che è semplicemente incredibile.

Lei lo riprende.

Vabbè, meglio così.

***

PRIMA SEMBRA CHE VADA VIA, VIVE DA SEPARATO IN CASA, POI NON SE NE VA, ANZI.

Mutatis mutandis, qualcosa del genere deve essere successo all’On. Paolo Tiramani, Commissario provinciale della Lega, ma soprattutto leghista storico, fin da quando era Giovane Padano, nell’ormai annoso tira e molla in vista di un passaggio che non c’è stato e, a questo punto, non ci sarà, a Fratelli d’Italia.

Qui, piuttosto che andare con ordine, conviene riprendere qualcuna delle puntate precedenti.

La prima, riepilogativa – leggi qui – della vicenda.

E la seconda – leggi qui – che tenta di capirci qualcosa,

in vista della ormai famosa cena Da Ciccio, il 9 giugno scorso.

Appena a valle, la sortita del pesce pilota, cui nessuno si era ricordato di dare il “contrordine, compagni!” e che pubblica su Facebook un post sibillino, prima che glielo facciano togliere.

Eccolo.

***

DALLA CENA DI BENVENUTO, DA CICCIO, A QUELLA DI BENTORNATO A CASA, AL VIGNETO.

Dunque sappiamo che, ormai da quasi un anno, forse un anno intero, l’On. Andrea Delmastro, proconsole politico di Giorgia Meloni in Piemonte, uscendo di casa al mattino spesso inciampava in un sacco, posato sullo zerbino nel pianerottolo.

In quello che – a tutta prima – pareva un sacco.

In realtà (dicono fonti interne) era il giovane Onorevole e imprenditore valsesiano che aveva dormito davanti all ‘ uscio.  Lo  cingeva praticamente d’assedio tutto il santo giorno per ricordargli la sua pratica.

Gli lasciava libere le ore del sonno, ma proprio solo quelle.

Si vede che, pur non essendo uno sprovveduto, l’On. Delmastro, in qualche parentesi temporale deve avere vacillato, così da autorizzare (anche involontariamente) insistenze ulteriori, speranze illusorie.

Una di queste occasioni, come sappiamo, fu la candidatura di sua sorella Francesca alla Presidenza della Provincia di Biella, qualche mese fa.

Quando, pur di raccattare qualche voto per lei, volle credere che il Valsesiano avrebbe potuto muovere le sue truppe in terra biellese a sostegno della causa familiare.

Sappiamo come andò a finire, ma certo – va riconosciuto – non per colpa di Paolo Tiramani.

***

UN ALTRO FLOP DEL GHIOTTONE, STRATEGA INCOMPRESO DAI CONTEMPORANEI

Di nuovo, per comprendere meglio le cose, occorre ricostruire uno dei passaggi chiave della vicenda.

***

Dunque, sappiamo che, un bel giorno, il Ghiottone, con un manipolo di suoi seguaci, salutò Forza Italia per trasferirsi sotto le insegne di Fratelli d’Italia.

Fu un mezzo flop, perché non fu propriamente un flusso migratorio da Mare Nostrum – leggi qui – .

Va detto – ammesso che la modesta opinione di chi scrive possa interessare qualcuno – che, però, tranne qualche caso isolato valsesiano, per il resto si trattò di Amministratori locali molto ben visti nella Bassa Vercellese, persone di alto profilo professionale e morale.

Ma, comunque, ben poche.

Il sogno del Ghiottone non fu mai, tuttavia, limitato agli angusti orizzonti vercellesi: la sua ambizione fu sempre quella di trovare finalmente una casa comune, ove ufficializzare il sodalizio politico che da anni “tiene” nonostante le varie e cangianti appartenenze.

Il Ghiottone e l’Onorevole sono sempre apparsi, come nel romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” – leggi qui – i due volti di una medesima sensibilità politica.

E, così, si è andati avanti per qualche tempo: ma guai a chi avesse insinuato anche il minimo sospetto di cambio di casacca.

Senonchè, un bel giorno la cosa è diventata deflagrante.

***

Ad alimentare l’equivoco, ancora una volta l’Onorevole lozzolese – biellese, fratello e non solo della Meloni, ma anche della Francesca.

Perché un bel giorno ha l’idea di riesumare alla vita di partito il Ghiottone con le sue elucubrazioni politiche.

E questo quando il buon (modi di dire) Alberto Cortopassi era già praticamente nel dimenticatoio.

E il povero omarino della strada dice: ma perché?

Chi glielo ha fatto fare di richiamare il (politicamente) mummificato?

Risposta tratta dai corridoi: per un paradosso solo apparente, sarebbe stato proprio il Valsesiano a chiedere ruoli più gratificanti (in Fratelli d’Italia) per il Ghiottone.

Dunque, Delmastro rimette il partito in mano al consumatore ghiotto di ostriche pied de cheval, affidandogli gli incarichi chiave nel comitato provinciale.

Per giustificarsi in qualche modo, proprio Delmastro avrebbe protestato motivazioni di questo tipo: eh, mah, sapete, Manny non ha voglia di fare una beneamata fava, non fa le tessere e via discorrendo.

Non ci credeva nemmeno lui, ma come pretesti, si vede che parevano (solo a lui) convincenti.

Comunque amen, fatti loro.

Conta, però, il fatto che, dall’esterno, pareva a qualcuno che tutto ciò significasse una cosa: che Tiramani, in Fratelli qualche porta aperta l’avesse.

Invece, nisba.

E vediamo, a questo punto, gli schieramenti.

***

MA TIRAMANI, CHI LO VOLEVA?

Pare lecita la domanda, affiorata alla mente di molti, in questi mesi, sulla paternità dell’operazione.

Chi sono stati i favorevoli (poi soccombenti)?

Quali, invece, i contrari, per ora e, almeno, fino ad avvenute elezioni politiche, vincitori?

Favorevoli al passaggio.

A livelli bassi e locali, come abbiamo visto, praticamente solo il Ghiottone.

Nemmeno tanto i suoi (pochi) seguaci ex Forza Italia.

Sempre a livello locale (come vedremo meglio quando, tra poche righe, diremo della cena da Ciccio), un vero e proprio popolo di contrari.

Non faremo, ovviamente, nomi.

Basta che si parlino tra loro.

Così come basta che parlino a questi (ai Fratelli vercellesi) anche quei pochi leghisti che, forse, magari già domani sera a Gattinara, potrebbero sentirsi raccontare una storiella come quella della volpe e dell’uva. L’entourage del deputato valsesiano andrebbe assicurando: ma no, gli hanno offerto mari e monti, ma lui ha rifiutato, figuriamoci. Storielle rispetto alle quali gli occhi degli interlocutori strabuzzano ed i nasi di chi le racconta si allungano.

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Ma in queste cose conta ciò che fanno e decidono i capataz.

Dunque, andiamo a vedere.

Come già detto, debolmente favorevole, in modo discontinuo, strumentale e tutto sommato poco convinto, solo Andrea Delmastro che, infine, ha del tutto desistito.

Favorevole anche, per qualche periodo, ma, di nuovo, senza troppa convinzione, il boss di Novara, Sen. Gaetano Nastri.

Non tanto perché (dicunt) fosse davvero convinto dell’operazione, quanto perché gli sarebbe parso conveniente l’ingresso in Fratelli d’Italia del deputato valsesiano, in quanto utile per metterlo (politicamente) in quel posto al rivale, l’astro nascente di Casale, Federico Riboldi.

Complessivamente deboli, quindi, le ragioni del sì.

Vediamo ora i contrari.

Praticamente tutto il partito reale che conta.

Guido Crosetto ha posto sempre e senza tentennamento pollice verso.

Anzi, entrambi i pollici.

Anche gli alluci, tutti all’ingiù.

Sempre, mai uno spiraglio.

Per conseguenza, anche il coordinatore regionale, Fabrizio Comba, sempre pollice verso.

Conoscendo i propositi che Nastri avrebbe coltivato a spese della sua area (sempre politica) perineale, figuriamoci Federico Riboldi.

Sempre contrario.

Riboldi è sempre stato fermamente contrario all’ingresso di Paolo Tiramani in Fratelli d’Italia, anche a prescindere dal legittimo desiderio di non “accontentare” Nastri: è sempre stato decisamente negativo su un’operazione priva di senso politico.

***

LA CENA DA CICCIO

Si arriva, però, alla già citata cena Da Ciccio – leggi qui –

del 10 giugno scorso, quando la decisione di fare a meno di lui sarebbe, di fatto, già presa, ma non ancora comunicata (dicunt) all’interessato.

Quella sera, la partecipazione di un politico, Commissario provinciale di un altro partito (la Lega) alla cena di Fratelli d’Italia lascia stupiti molti tra la cinquantina di partecipanti.

E’ tutto un rimbalzare, di messaggi wapp: è qui!

Spesso con tanto di corredo iconografico.

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Su Facebook, in tempo reale, le reazioni di chi incomincia a sentirsi preso per il naso: ma questa che riunione è?.

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MA CHI SI TRASFERISCE (SI SAREBBE TRASFERITO), INSIEME ALL’ONOREVOLE?

In quelle ore si consuma una vicenda prima umana, che politica, rivelatrice di come possano andare le cose, quando gira il vento.

Perché l’On. Delmastro, memore forse dell’esiguità delle truppe seguaci, a suo tempo, del Ghiottone, da qualche settimana vuole vedere le carte.

E chiede (avrebbe chiesto) qualcosa come un elenco, un file di word, un papiro con scritto quanti Sindaci e Consiglieri avrebbero bussato con Tiramani alla nuova casa politica.

E’ l’ora delle amare sorprese.

Che iniziano a manifestarsi proprio tra i Consiglieri Comunali del Capoluogo.

Uno fra tutti, Romano Lavarino, pareva pronto a seguire anche nel fuoco l’Onorevole.

Del resto gli deve tutto.

Anche il Vice Sindaco, il sagacissimo artefice di tante vittorie a Santhià,  …………………………….  ,  (ndr: l’editor non mette a disposizione caratteri inferiori a 8 pt, sicchè il nome di Massimo Simion tanto vale lasciarlo in bianco) pareva pronto a seguire il suo socio e datore di lavoro.

Come sappiamo, …………………….  è socio di Tiramani nella Società Accounting srl ed è Ragioniere Capo del Comune di Borgosesia, assunto nel corso del mandato di Sindaco dello stesso Tiramani.

Ora saranno questioni di Fabrizio Bonaccio.

Ma, a parte questi, la dura realtà è che nessun altro Consigliere Comunale si schioderebbe dalla Lega.

A parte, forse (e diciamo forse) i due che comunque sarebbero, dicunt, già per conto proprio in uscita dal partito, Damiano Maris e Martina Locca.

Comunque, nessun altro.

E non è difficile capire perché.

Entra in gioco, infatti, Dante (*) e lo fa a gamba tesa.

Propone un ragionamento semplice semplice, che autorevoli fonti riferiscono essere più o meno così: guardate, Signori cari, fate pure quello che volete, andate dove vi porta il cuore.

Ma quelli sono posti della Lega e se andate nei Fratelli chiedo al Pirata e, ovvio, al Consiglio, di mandarvi a Casa.

Metodo Tascini, insomma.

Che ha funzionato una volta: e funzionerà ancora, l’epigono di Noam Chomsky (*) ne è sicuro.

Al solo udire di eventualità del genere, tutto il cordiale trasporto alla sequela del transfuga, scema tanto in Lavarino, quanto – incredibile a dirsi – persino in ……………

Perché le ragioni del cuore sono importanti, ma ce ne sono anche altre.

A Lavarino lo scranno di Presidente del Consiglio Comunale frutta oggi oltre 3 mila euro al mese.

Ed a …………………….. (se part time) quello di Vice Sindaco più o meno 2 mila. Se a tempo pieno circa 4 mila. Sempre al mese.

Saranno – questi concreti fattori materiali – entrati in qualche modo nel complesso di riflessioni politiche dei due leghisti?

Non lo sappiamo.

Sappiamo che (come riferisce una pletora di usignuoli) proprio nelle stesse ore della cena del 9 giugno, anche …………… avrebbe annunciato il proprio forfait.

Cosa che avrebbe lasciato fortemente depresso l’ex Sindaco di Borgosesia.

Ecco – spiegano alcuni – il motivo per cui, in tutte le foto scattate alla cena, l’Onorevole ha sempre lo sguardo fisso sul telefono.

Non si sa come possa avere mangiato, nemmeno un pomodorino farcito, senza che un baffo di ripieno potesse cadere sul display.

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Se a Vercelli la situazione si è presentata così, solo (un po’) meglio in Valsesia.

Dato anche il periodo pre elettorale nei due Comuni strategici, più difficile fare la Tac alla situazione.

Ma pare che nemmeno tutta la lista di Fabrizio Bonaccio avrebbe seguito.

Incerta persino la posizione di Frank Pietrasanta.

Come già visto, solo Francesco Nunziata (del suo post di fb, fuori tempo, si è già detto) ed una giovane intellettuale di cui ora ci sfugge il nome, dati in partenza insieme al Tir.

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A proposito delle elezioni di Borgosesia, quelli che vogliono fare vedere di saperne sempre un pezzo in più dicono: ma guarda che la decisione di lasciarlo dove si trova i vertici di FdI l’avevano già presa anche prima di vedere il mezzo flop elettorale nella seconda città della provincia.

Fatto sta che, non appena chiuse le urne del 12 giugno, dagli alti comandi di Fratelli d’Italia avrebbero comunicato all’Onorevole di Borgosesia qualcosa del genere: guardi, Tiramani, per ora non se ne fa niente, vedremo magari dopo il 2023, ok?

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IL PASSATO E’ PASSATO, GUARDIAMO AL FUTURO

Dunque abbiamo visto che domani sera, domenica 26 giugno, la Lega organizza una cena al Ristorante “Il Vigneto” di Gattinara. Ore 20,30, minuto più, minuto meno.

Un ritrovo provinciale.

Ci sono un po’ tutti: dirigenti da rinnovare, Sindaci, Consiglieri.

Per la verità il convivio era stato organizzato per il 4 luglio.

Motivo ufficiale, i rinnovi delle Segreterie cittadine e zonali.

Occasione pensata, forse, anche proprio per vedere prima i risultati dei ballottaggi, soprattutto ad Alessandria e Chivasso e, magari, per aspettare la fine del tormentone vado – non vado.

Poi, l’anticipo a domenica 26.

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Quello che si diranno, a questo punto, sono un po’ fatti loro.

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Dal punto di vista politico, però, può darsi che non tutto il male venga per nuocere, almeno per le sorti del Deputato valsesiano.

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LA LEGA E’ UNA PENTOLA A PRESSIONE, CHE DA TEMPO FISCHIA E FISCHIA

Sempre domani, al Alessandria è assai probabile che diventerà Sindaco il candidato di sinistra, Giorgio Abonante, sconfiggendo l’attuale Primo Cittadino, espressione della Lega.

Espressione della Lega ed in particolare del proconsole locale e segretario regionale, Riccardo Molinari.

Al pari di Matteo Salvini, pare che Molinari non si sarebbe stracciato le vesti, in caso di uscita dell’illustre Valsesiano verso Fratelli d’Italia. Diciamo che l’avrebbero presa con filosofia.

Ebbene, tra poche ore, tanto Molinari, quanto Salvini, potrebbero essere presi di mira da una già latente fronda interna.

Niente che ricordi ancora un “Caso Giggino Di Maio”, per carità, ma un regolamento di conti interni, sì.

E non sarebbe la prima volta che, proprio nei momenti di maggiore casino interno, chi si trovi all’angolo possa ritrovarsi, quasi da un momento all’atro, di nuovo in gioco.

Si è visto tante volte.

Come finirà?

Per una volta, prima di tutto auguriamo “buon appetito”, poi, chi vivrà, vedrà.

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(*) – Dante, ovvero il rifondatore della lingua italiana, oppure anche “la risposta vercellese a Noam Chomsky”, sono affettuosi nick names affibbiati dagli amici a Gian Carlo Locarni, soprattutto per le sue fantasiose rivisitazioni del linguaggio (rifondatore, appunto) capaci, non di rado di avvalersi di figure inedite, al modo di quelle a suo tempo messe a tema dal grande linguista statunitense, noto soprattutto per avere intuito le possibilità della “grammatica generativo-trasformazionale”.

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