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E se non gli vado bene ha solo da togliermi, dice il Deputato - Un suo supporter: magari ti teme come antagonista

TRIPPA PER I GATTI / 877 - E' ufficiale, chieste le dimissioni di Paolo Tiramani da Commissario della Lega - Partito ormai spaccato, dalla Valsesia a Vercelli: Baglione e Botta da una parte, l'ex dall'altra - 

I leghisti dovranno scegliere da che parte stare - Solo Giancarlo Locarni ha già scelto: sta con tutti e tre

Erano più di trenta, ieri sera, 30 agosto, ad Arborio, i Soci sostenitori e militanti della Lega, riuniti a valle delle ferie “ad aquas” del Commissario provinciale, Paolo Tiramani.

Un minimo di explicatio terminorum.

Nella Lega, in questo momento (come già osservato in altre occasioni) non c’è un Organo collegiale di direzione politica a livello provinciale.

C’è solo un “Commissario” nominato dagli Organi regionali (per loro,  nazionali) e Nazionali (per loro, federali), in attesa del Congresso.

Il Commissario, come sappiamo, è lo stesso Tiramani.

Chi c’era, dunque, ad Arborio?

Erano invitati, come abbiamo visto, i Soci.

Sono sostenitori quelli che si iscrivono (anche on line) pagando 10 euro di tessera.

Militanti si diventa, invece, dopo almeno un anno di anzianità e su richiesta, quando e se vi sia l’approvazione degli Organi superiori, a loro insindacabile giudizio.

Sicchè da tempo (in astratto: non sappiamo se sia concretamente successo) si diventa militanti se lo vuole Tiramani.

Solo i militanti con almeno tre anni di anzianità possono votare per eleggere gli Organi collegiali direttivi che, appunto, al momento, a livello provinciale non ci sono.

Salvo errori ed omissioni, perché non è facile capire questi meccanismi, figuriamoci illustrarli.

Si è risolto il problema di chi chiamare o non chiamare, invitando direttamente i Soci: allargare il perimetro, in fondo, è sempre la cosa migliore. Anche se i Soci attuali sono, in un certo senso, quelli che sono rimasti.

Motivo ufficiale della riunione, preparare la campagna elettorale per la candidatura di Eraldo Botta al Senato.

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Tra i tanti presenti, questi quelli di cui ci hanno detto.

Nutrita la delegazione di Vercelli città, con Gian Carlo Locarni, Ombretta Olivetti, Massimo Simion, Maurizio Tascini.

Poi Daniele Baglione, Eraldo Botta, Angelo Dago, Alessandro Montella, Michele Pairotto, Gian Mario Morello (che, da qualche tempo, gli amici chiamano affettuosamente con un curioso nick name: “il Maltese”).

Assente Alessandro Stecco perché in ferie.

Alcuni aventi titolo erano, invece, impegnati alla cena dei Sindaci alla Patronale di Trino.

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Le sedie non sono ancora calde, quando chiede ed ottiene la parola Daniele Baglione e dice qualcosa che è suonato così: guardate, Signori cari, inutile nascondersi che qui c’è un problema. Nel partito c’è un problema.

Siamo riuniti sotto la presidenza di Paolo Tiramani, ma è ormai evidente che, se non l’hanno candidato, gli Organi regionali e nazionali del partito non hanno più fiducia in lui.  Quindi “commissario” per conto di chi è ancora?

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E qui arriva la vera e propria bomba: Baglione, anche a nome di Eraldo Botta e di un gruppo di leghisti, chiede al Commissario di fare un passo indietro. In sostanza, di dimettersi.

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Invito che lo stesso Tiramani declina: se è vero che Riccardo Molinari non ha più fiducia in me, non ha che da mandarmi due righe sollevandomi dall’incarico di Commissario e amen.

Poi (ma qui preferiamo pensare di avere capito male), pare che il Commissario abbia insinuato un sospetto: se Molinari ce l’ha con me è perché sa che io potrei essere il suo antagonista. (*)

(* Aggiornamento ore 14,50) – Effettivamente, c’era stato un fraintendimento: l’ipotesi che Molinari potesse vedere in Tiramani un pericolo per la propria leadership non è stata formulata dall’ex Sindaco di Borgosesia – E questo non può che fare piacere, anche perchè ne confermerebbe la propria eccellente igiene mentale – L’ipotesi è stata formulata da un suo supporter presente alla riunione e, si sa, i gregari possono incappare in qualche eccesso di zelo.

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Insomma, Riccardo Molinari avrebbe motivo di temere che Paolo Tiramani potrebbe insidiarne la leadership.

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Tiene ancora banco, poi, la questione del tentato passaggio, andato male, del Commissario a Fratelli d’Italia. Il Commissario rintuzza le contestazioni con uno stile assai vicino a quello che gli è proprio quando frequenta il metaverso della sua bacheca di Facebook: se qualcuno può testimoniare di avermi visto chiedere di entrare in Fratelli d’Italia, alzi la mano.

La discussione sul punto pare non sia andata oltre.

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Al di là delle discussioni interne che sono sempre state proprie di tutti i partiti, soprattutto se radicati nei territori, è ormai evidente una spaccatura che, nella Lega, corre dalla Valsesia giù lungo il fiume, fino a Vercelli e tutto lascia immaginare che se ne parlerà ancora a lungo. Certo i leghisti vercellesi e valsesiani potrebbero essere chiamati a dire da che parte stanno: con Tiramani o con Botta e Baglione?

L’unico che potrebbe avere già deciso è Gian Carlo Locarni: con tutti e tre.

Nel breve: questa spaccatura avrà una qualche influenza sul risultato elettorale del 25 settembre?

Al momento i segnali percettibili dicono di no: è più probabile che i risultati in provincia di Vercelli, nel bene e nel male, saranno quelli che il partito si è guadagnato in questi anni.

trippa

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