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I casi di danni causati dalla pratica vaccinale ormai conclamati

REAZIONI AVVERSE AL VACCINO ANTICOVID - Da Vercelli a Savigliano si moltiplicano le testimonianze di Operatori della Sanità e Legali contro l'obbligo vaccinale - VIDEO

Due filmati che fanno riflettere ed aiutano a capire

Regione Piemonte

Due importanti documenti, che offriamo ai Lettori, preparati in questi giorni da personalità della Sanità e del Diritto, che mettono in luce la fragilità scientifica delle argomentazioni addotte per sostenere il fondamentalismo buro sanitario vaccinale responsabile di tanti danni e – lo dicono chiaramente gli interlocutori che intervengono – anche di danni alla salute.

Si tratta di prendere atto, ormai in modo inequivocabile, delle cosiddette “reazioni avverse” al vaccino anticovid, che in tanti preferiscono ancora oggi ignorare.

Se fragili si rivelano i presupposti scientifici che hanno autorizzato l’obbligo vaccinale, del tutto estemporanee paiono certe offese dei più elementari diritti della persona e del lavoratore.

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Le due iniziative.

La prima è tutta “vercellese”, giunta ormai alla quinta puntata, la diretta organizzata dal Consigliere Comunale di Vercelli, Michelangelo Catricalà, per dare voce a tutti coloro che sono ridotti al silenzio e non potrebbero altrimenti raccontare le rispettive esperienze.

Ecco il filmato messo a repertorio ieri, giovedì 26 maggio.

 

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La seconda iniziativa, sempre in Piemonte, è stata organizzata a Savigliano, in Provincia di Cuneo, ed ha messo a confronto, sullo stesso tema, Medici, Operatori della Sanità e Avvocati.

Nelle oltre 2 ore di discussione, si va dalle pratiche vaccinali imposte a ragazzini e bambini affinchè “potessero giocare a calcio”, fino, anche in questa occasione, al Calvario amministrativo imposto a tutti coloro privati da un giorno all’altro del diritto al lavoro ed alla retribuzione.

L’evento è stato organizzato con lo spunto di precise istanze in cui sono state evidenziate delle criticità che, secondo il parere di numerosi cittadini ed operatori sanitari, medici, avvocati contattati in questi mesi non possono essere ignorate e richiedono circostanziati chiarimenti, in assenza dei quali mancherebbe qualsiasi presupposto di ‘sicurezza ed efficacia’ necessario a giustificare una qualsiasi campagna di trattamento farmacologico (ad adesione volontaria o ancor peggio obbligata con forzature e sanzioni).

E’ del tutto indifferente che tali istanze siano state proposte ad un sindaco o ad un’ASL piuttosto che ad altri amministratori comunali/regionali o a dei dirigenti di Ordini professionali (per esempio): il piu’ ovvio seguito sarebbe potuto essere un coinvolgimento attivo nella soluzione di quesiti di portata cosi’ ampia e incisiva.

Gli argomenti trattati, centrati principalmente sulle evidenti falle in materia di sicurezza, oltre che di trasparenza da parte dei produttori coinvolti e spesso anche da parte di chi è preposto ai controlli, rappresentano solo uno dei possibili approcci su cui aprire un costruttivo dialogo mirato ad eliminare i conflitti insorti nei mesi scorsi, e che potrebbero ripresentarsi, in materia di limitazione dei diritti umani: la tematica dell’imposizione sanitaria (vaccinale o meno) deve essere affrontata con onestà scientifica e questa, per sua definizione, dovrà sempre fondarsi sul confronto al fine di accogliere i dubbi e ricercare risposte quanto più vicine possibili a soluzioni che soddisfino tutti i presupposti iniziali (di tutela dell’essere umano, in questo caso). Le testimonianze ed i documenti su cui si propone l’approfondimento costituiscono un sincero invito ad un approccio multidisciplinare che veda come centro l’interesse alla tutela dell’essere umano, attraverso la ricerca di evidenze che con grande fatica stanno emergendo grazie ai lavori indipendenti di numerosi ricercatori, attivisti, medici e giuristi che meritano di essere ascoltati ed approfonditi.

Buona visione.