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Provincia di Vercelli

8 c(leonardo d’amico) – L’Università del Piemonte Orientale ha inaugurato oggi, a Vercelli, l’anno accademico 2022-23, il 25° dalla sua fondazione datata 1998. L’evento ha coinvolto oltre 750 persone riunitesi al Teatro Civico di Vercelli e ha registrato la partecipazione speciale del Ministro dell’Università e della Ricerca Sen. Anna Maria Bernini, collegata in diretta da remoto. Continue reading “UNIVERSITA’ DEL PIEMONTE ORIENTALE – Da 25 anni speranza di futuro”

Provincia di Vercelli

Talvolta ci siamo domandati per quale motivo, particolarmente in Diocesi di Vercelli e nella settimana e nei giorni in cui si preghi per l’unità dei Cristiani, declamare il Vangelo, così come la preghiera del Padre Nostro, in greco antico.

E, domenica scorsa, una spiegazione plausibile e forse la più persuasiva di tutte, è giunta dal Prof. Renato Uglione e ci fa piacere condividerla con i Lettori, che lo potranno ascoltare nel video messo a repertorio.

In fondo, una ragione e, anzi, per più di una ragione,  “logiche”.

Quindi: anzitutto, il greco è la lingua del Nuovo Testamento; la vulgata si è diffusa quattro secoli dopo e, perciò, come ricorda Uglione, ogni serio approccio allo studio di questa parte della Scrittura non può che muovere dal testo originale greco.

In secondo luogo (forse, primo) è la lingua della Chiesa “indivisa”, cioè del periodo storico in cui c’era l’unità dei cristiani.

Poi, fino ai primi tre secoli e oltre, era la lingua universale, quella delle celebrazioni che si tenevano nella stessa Roma.

A proposito di unità dei cristiani, poi, non va dimenticato che il greco sia la lingua della Chiesa Ortodossa che si dice di “rito greco”.

Insomma, un’occasione davvero unica per capire la radice di una parabola ecclesiale, umana, storica, nel corso della quale già si erano conosciute le discussioni attornonon è che un esempio, ma eloquente – all’opportunità di celebrare in lingua latina, abbandonando quindi quella greca.

Qualcosa che ricorda da vicino il dibattito oggi in corso, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, su un’altra “transizione”, ma dal latino alle lingue locali, nei vari Paesi del Mondo.

L’occasione di oggi, dunque, può anche essere letta come una “praegustatio” di ciò che si celebrerà nell’ormai vicino 2025, il XVII Centenario del Concilio di Nicea: un anniversario che particolarmente in Diocesi di Vercelli non si mancherà di porre al centro anche della ricerca del proprio patrimonio di valori.

Non si può, infatti, dimenticare che S.Eusebio patì l’esilio, un esilio particolarmente duro, proprio per difendere il Credo di Nicea.

Ma ora lasciamo il Lettore al nostro video ed alla gallery.

Vi si può ascoltare la sapiente omelia di Mons. Mario Allolio, Vicario episcopale per l’Ecumenismo e la Cultura, che offre (siamo verso la fine del filmato) un vero e proprio “mutamento di paradigma” ecumenico.

Non tanto un ecumenismo che tenda ad una uniformità giuridica e formale delle diverse confessioni.

Si tratta, invece, di lasciare che gli “altri” siano veramente e sino in fondo “gli altri”, ma intercettando, armonizzando e valorizzando (ma non tentando di uniformare) le peculiarità e le ricchezze di ciascuno.

Davvero, in questa giornata si è molto seminato: il raccolto non potrà mancare.

Un segnale positivo e confortante in questo senso è stato, tra l’altro, la presenza di rappresentanti di altre confessioni (ma spiritualmente uniti anche coloro impediti da concomitanti impegni pastorali) quali ad esempio il Dott. Francesco Emilio Tron, Presidente emerito del Consiglio di Chiesa di Vercelli e Vintebbio della Comunità Metodista, con la Signora Alessandra Delvecchio, componente dello stesso Consiglio.

Francesco Tron, nel corso del proprio indirizzo di saluto, ha espresso qualche pensiero che i presenti hanno vivamente apprezzato ed ha, in particolare, partecipato la sua letizia nel prendere parte, ormai da diversi anni ai momenti che riguardano l’ecumenismo dei Cristiani, imboccando insieme la via dell’amore e della concordia, citando il primo Concilio di Nicea convocato dall’imperatore Costantino I nei 325 d.C con lo scopo di ristabilire la pace religiosa tra le prime chiese cristiane nate in Palestina, nel Medio Oriente, in Asia Minore, in Europa, come si può leggere negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di Paolo alle varie chiese apostoliche.

Questi momenti ecumenici, ha detto, “mi hanno permesso di conoscere molti fratelli e sorelle con cui spero di continuare a collaborare alla realizzazione di un vero ecumenismo, con la supervisione del Padre, con gli insegnamenti del Figlio e con il prezioso intervento dello Spirito Santo”.

E’ ufficialmente iniziato il Carnevale di Borgosesia.

Sin dalle prime ore di questa mattina, domenica 29 gennaio, i volenterosi cuochi si sono dati appuntamento in piazza per la preparazione della busecca.

Il momento clou è stato l’arrivo delle maschere ufficiali Peru Magunella (Carlo Minoli) e la Gin Fiammàa (Virginia Trivelli).

Il loro ingresso è avvenuto da due punti differenti.

La “sovrana” è giunta alla testa di un corteo a piedi che oltre ai borgosesiani ha visto molti rappresentanti dei carnevali di tutta Italia.

Il Perù invece è giunto al palco a bordo di un’auto d’epoca; ad accompagnarlo numerosi veicoli storici partiti da Valbusaga, rione vincitore tra i carri allegorici dello scorso anno.

E così si è dato inizio a Magunopoli il regno delle due maschere che hanno ricevuto le chiavi della città dal primo cittadino, Fabrizio Bonaccio.

Torniamo a un carnevale tradizionale – ha annunciato Carlo Minoli – . Questo è un momento di grande gioia e che ci porta a ripensare al passato e a quello che sono le nostre tradizioni”.

Non poteva mancare l’assaggio della busecca, seguita dal pranzo in Pro loco.

Adesso l’attenzione è rivolta alle sfilate che si terranno domenica 5, 12 e 19 febbraio.

Da venerdì 3 a domenica 5 febbraio, il Comitato Carnevale organizzerà il Magunella Beer Fest.

Si dia inizio al divertimento.

Redazione di Vercelli

 

Dal Libro del Profeta Sofonia, Cap. 2, 3; 3, 12 – 13

Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l’umiltà; forse potrete trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore.
“Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero”.
Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

Dal Salmo 145

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 1, 26 – 31

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 5, 1 – 12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
“Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANTE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

Felicità vera e duratura

(Sof 2,3; 3,12-13; Sal 145; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12)

Cosa portiamo a casa uscendo dalla celebrazione di questa domenica?

Le beatitudini ascoltate risuonano nel nostro cuore: beati, beati, beati… un invito alla gioia – ripetuto per nove volte – in questo tempi di crisi e di incertezza, di pensieri tristi e di orizzonti grigi.

Portiamo a casa un senso di speranza, perché Gesù non usa mai parole a caso, non fa convenevoli, non parla ripetendo cose per sentito dire, non fa discorsi diplomatici per guadagnare consensi.

Il parlare di Gesù è schietto, diretto, sincero. A volte può suonare tagliente, ma è un taglio che guarisce le ferite, la sua Parola ferisce e risana. Le parole di Gesù non vanno solo ascoltate con le orecchie, ma anche con il cuore. Vanno meditate e ruminate, perché sono parole talmente semplici che la nostra intelligenza troppo “costruita” fa difficoltà a comprenderle.

Le Beatitudini sono la proposta di Gesù per vivere in comunione con lui, ma anche la modalità per vivere in comunione fra noi.

E’ bello pensare che i misericordiosi, i miti , i poveri in spirito… siamo tutti noi. Le persecuzioni, gli insulti e le difficoltà, non cadono sulla testa di uno solo, ma di tutti noi. Scopriamo il senso di solidarietà, di condivisione. Scopriamo l’appartenenza all’unico corpo che è Cristo: Lui, che si è addossato il negativo di tutti noi. Lui mite, povero, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace…

Usciamo dalla celebrazione dell’Eucarestia sentendo che la nostra identità di figli di Dio ha bisogno di essere vissuta in questo Corpo di Cristo. La fede per portare frutto di beatitudine deve essere seminata nella vita fraterna, nell’accoglienza del fratello.

Il conforto non ci viene dal saperci beati in un lontano futuro, ma di poter essere beati, felici, in un equilibrio interiore di fede e amore, già da ora, nell’oggi del nostro quotidiano.

Gesù è testimone di questo, perché insegna ciò che vive, trasmette la sua esperienza, incoraggia perché affronta lui stesso la fatica della persecuzione.

Lavoriamo questa settimana sulla nostra beatitudine: diventiamo esperti del vivere questa possibilità di diventare uomini e donne sapienti, liberi. Uomini e donne che sanno scorgere segni di speranza e di consolazione anche nella pesantezza delle difficoltà.

Seguiamo l’esempio di Gesù: se noi diventiamo esperti di beatitudini, potremo a nostra volta trasmettere questo insegnamento di vita. In greco “beato” traduce “in cammino”: mettiamoci in cammino e saremo beati. Crediamo nelle beatitudini e allora cammineremo.

Chi cammina tiene alto lo sguardo verso la meta, anche se inciampa è pronto a rialzarsi.

Oggi siamo beati perché questo vangelo ci comunica la capacità di non lasciarci frenare dal passato, da ciò che siamo stati ieri, ma ci apre all’oggi con sguardo contemplativo, scoprendo l’eternità di gioia presente già ora.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

Provincia di Vercelli

 

 Nel filmato dal minuto 28 l’omelia del Santo Padre

***

Dal Libro del Profeta Isaia, Capp. 8, 23 – 9, 2

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Mádian.

Dal Salmo 26

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 1, 10 – 13. 17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”.
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 4, 12-23

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
“Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Molta apprensione, ma nessun danno alle persone, questa sera, 20 gennaio, attorno alle 19 in Corso Prestinari a Vercelli.

L’allarme è scattato alla Sala operativa dei Vigili del Fuoco, chiamati ad intervenire per una sospetta fuga di gas.

Gli Operanti di Viale Aeronautica hanno ispezionato il quarto piano del condominio che si vede nell’illustrazione, risolvendo in breve tempo il problema.

Nessuno dei residente, come detto, ha riportato conseguenze.

Il traffico è stato rallentato, ma non interrotto.

Provincia di Vercelli

(elisa moro) – Una figura popolare, legata soprattutto a voti in periodi  difficili e di pestilenze, San Sebastiano è certamente tra i Santi più amati e venerati dal popolo cristiano.

Papa Pio XII, il 3 maggio 1957, lo ha proclamato patrono della Polizia Municipale (poi divenuta “Polizia Locale”, ndr).

Sull’atto pontificio viene riportata la motivazione: “tra gli Illustri martiri di Cristo, i militari occupano un posto di primissimo piano presso i fedeli, per la loro peculiare religiosità e per l’ardente impegno a compimento del dovere. Tra questi brilla San Sebastiano che, come è riferito dalla tradizione, durante l’impero di Diocleziano fu comandante della coorte pretoriana e fu onorato con grandissima devozione… a lui come patrono si consacrano molte associazioni sia militari che civili attratte dal suo esempio e dalle virtù cristiane… per cui costituiamo e dichiariamo per sempre San Sebastiano Martire custode di tutti i preposti all’ordine pubblico che in Italia sono chiamati “Vigili Urbani” e Celeste Patrono”.

E’ necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio” (At. 14, 22): questa citazione è presa in prestito da Sant’Agostino, che commenta l’esempio di San Sebastiano, delineandone le caratteristiche e la sua vicenda.

Cittadino milanese, alto e stimatissimo ufficiale della guardia pretoriana di Diocleziano e Massimiano, Sebastiano, nato da genitori cristiani, pur avversando la carriera militare, si era arruolato verso il 283 nell’esercito per poter a Roma aiutare i cristiani, “dove infuriavano aspre persecuzioni contro la fede. Ivi subì il martirio, cioè la sua corona. Così meritò il domicilio dell’immortalità eterna là dove era giunto come ospite.” (Agostino, Commento Salmo 118).

La splendida sintesi agostiniana è stata arricchita dal racconto della Passio del giovane martire, certamente più dettagliata:

Sebastiano, recatosi nella casa dove erano rinchiusi in custodia cautelare due gemelli, Marco e Marcellino, li confermò nella fede mentre stavano per cedere, riuscendo poi a convertire anche i loro custodi. Denunciato per questo agli imperatori, fu condannato a morire per mano degli arcieri in mezzo al Campo di Marte. Il suo corpo trafitto dalle frecce – proprio con questo strumento di tortura sarà raffigurato nell’arte – fu abbandonato sul terreno ma il martire, dato per morto, fu raccolto da una vedova di nome Irene che, curatolo a casa sua, lo vide miracolosamente guarito. Pochi giorni dopo, Sebastiano si presentò nuovamente all’imperatore, rimproverandolo aspramente per il male fatto ai cristiani. Diocleziano allora comandò che fosse frustato a morte e gettato in una cloaca perché non divenisse oggetto di venerazione per i cristiani. La notte seguente, il santo apparve alla matrona Lucina, le rivelò dove giaceva il suo cadavere e le ordinò di seppellirlo accanto alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo, che allora si trovavano sulla via Appia, nelle catacombe che poi furono chiamate di S. Sebastiano”.

Proprio sul luogo di sepoltura sorse, in seguito, la Basilica di San Sebastiano fuori le mura, tappa fissa del pellegrinaggio alle Sette Chiese, tanto caro a San Filippo Neri, che ha frequentato con assiduità le catacombe dedicate al Santo, riconoscendo in esse le radici della stessa fede cattolica a Roma.

L’esempio di San Sebastiano, laico giovane, è quanto mai attuale, come esempio di fedeltà e servizio a Cristo, posto al di sopra e prima di ogni autorità terrena; citando il libro di Giosuè, egli sembra porre ad ognuno l’interrogativo su chi si voglia autenticamente seguire:

scegliete oggi chi volete servire, o gli dei che servono i vostri padri… quanto a me e alla mia casa serviremo l’Eterno” (Giosuè 24, 15).

La fermezza e la fortezza di San Sebastiano diventa un incoraggiamento per ogni fedele, a non temere di fronte alle prove della vita, che caratterizzano tutti i credenti in Cristo:

tutti quelli che vogliono vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm. 3, 12), ma a vivere seguendo

il suo luminoso esempio di vita, animata da lealtà verso le autorità civili e dalla chiara affermazione di Dio su tutti i valori terreni” (Giovanni Paolo II, omelia da Castel Gandolfo il 4 settembre 1983).

Dal Libro del Profeta Isaia, Cap. 49, 3. 5 – 6

Il Signore mi ha detto:
“Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria”.
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”.

Dal Salmo 39

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: “Ecco, io vengo”.

“Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo”.

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 1, 1 – 3

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 1, 29 – 34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.
Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

La nuova identità

(Is 49,3.5-6; Sl 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34)

Il brano di vangelo di questa domenica invita a meditare sull’identità di Gesù. Non lo si conosce solo con la buona volontà, né usando solo la ragione, né con un rito religioso. La sua identità nella mia vita è una rivelazione della fede; è dono di Dio davanti alla misura di fede che Lui stesso mi ha dato per potersi rivelare a me.

Giovanni Battista, Simon Pietro, l’apostolo Paolo, sono solo alcuni che prima di te sono stati illuminati.

Tu che oggi leggi questo vangelo sei nella giusta posizione come loro per ricevere conoscenza su Gesù. Il dono non deve arrivare: è già tuo. Accoglilo nella tua sete di riceverlo!

La donna samaritana mentre ascolta le parole di Gesù, è davanti a una promessa di novità di vita. Lui risveglia in lei la sete del dono che Dio era già pronto a darle.

Gesù, durante i tre anni della sua predicazione, ha impresso nella mente dei discepoli un “segno” per rivelare loro, di fede in fede, l’amore di Dio in tutta la sua vita, fino ad apparire risorto.

Accade lo stesso in te quando mediti la Parola e ti fermi a considerare Lui. Allora Gesù ti pone la domanda fondamentale: cosa dice il tuo cuore di me? Non i tuoi o altrui ragionamenti, né ciò che fai per essere giusto, nemmeno ciò che ti capita ti dice chi è Gesù per te. La tua fede sì. È un seme minuscolo che hai ricevuto, ma sufficiente per credere che Gesù desidera fortemente rivelarsi a te. Lo credi?

Il Battista quando vede venirgli incontro Gesù, riceve rivelazione da Dio, perché in realtà non lo conosceva ancora. È suo cugino, in che modo non lo conosceva? L’insegnamento che oggi ascolti, è il cammino di fede di Giovanni in azione, questo cammino lo guida a vedere il desiderio di ciò che attendeva: la giustizia di Dio promessa e che non conosceva. Giovanni sceglie di non sapere ciò che crede già di conoscere. Ecco perché Dio prima lo manda a dire “cambiate i vostri pensieri”! Lui ci stava provando. Senza un’inversione del pensiero gli orecchi non si aprono alla fede in Gesù. Giovanni immerge in acqua chi ha creduto nel ravvedimento, testimoniando pubblicamente che quel cambiamento nel cuore stava già avvenendo e ora predispone a riconoscere chi è Colui che sta bussando. La fede è abbracciare totalmente ciò che mi aspetto con certezza, basandomi solo sul dono di Dio. Lo desidero, lo vedo davanti a me, perciò credo e agisco in accordo costante. Dio cerca Giovanni dal grembo materno per questo. Preparandolo a ricevere il Cristo, lo rende suo testimone davanti a tutti, così che tutti lo possano ricevere.

Affinché la giustizia di Dio si manifesti nella tua vita, Dio ha bisogno della fede che hai oggi! Ricordati della buona Notizia: Dio ha preso la tua vita ferita e l’ha scambiata sulla croce con quella giusta e prospera di suo Figlio. La sua morte fisica e spirituale ha messo a morte la tua morte! Gesù ha finalmente estirpato il male del mondo! Giovanni puntò sulla predicazione dei profeti di Dio senza ascoltare le dicerìe sul Salvatore promesso. Agì con fede e poté vedere Colui che era prima di lui! Ad ogni tuo passo di fede, Dio ha promesso di rivelarsi a te come a Giovanni Battista.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza     

Pont Donnaz 5

Borgosesia 2

Marcatori: 12’ pt Favale, 25’ pt F. Gilli autogol, 47’pt Valenti., 8’ ST Cottarelli, 27’ st Fossati, 28’ st Masini, 48’ st Jeantet

Pont Donnaz (4-3-3): Libertazzi; Sassi (16’ st Tourè), Cottarelli, Bongani, Florio 6 (37’ Chianese ng);  Marianeschi (11’ st Kambo), Grieco, Lala; Jeantet, Masini (46’ st Nastasi), Valenti.

A disp.: Marenco, Mendez, Tourè, Dodda, Viberti, Viberti, Yon.

All. Parisi.

Borgosesia (3-4-3): V. Gilli; Pierantozzi (11’ st Frana), F. Gilli, Rekkab (4’ St Attolou); Monteleone (35’ st Pecci), Areco, Colombo (31’ st Mirarchi), Vecchi; Favale, Fossati (40’ st Tobia), Donadio.

A disp.: Gavioli, Giraudo, Iannacone, Lauciello.

All. Lunardon.

Arbitro: Mirri di Savona

Guardalinee: Muca di Alessandria e Rizzo di Pinerolo

Note: cielo coperto. Terreno in condizioni non ottimali. Spettatori: 150 circa. Ammoniti: Masini, F. Gilli, Fossati, Touré. Angoli: 2-8.  Recupero: 2’ pt-5’ st

Il Borgosesia sta attraversando un momento d’oro e si presenta in Valle D’Aosta con una striscia utile di quattro risultati consecutivi, dei quali gli ultimi tre sono vittorie.

Il Pont Donnaz invischiato in zona play out cerca punti salvezza.

Al primo affondo il Borgosesia passa in vantaggio.

Fossati appoggia all’indietro per Favale che con un preciso rasoterra porta avanti i suoi.

Il forcing granata è pressante e i valsesiani collezionano occasioni in serie.

Al quarto d’ora Vecchi si avventa su un cross di Areco ma la sua inzuccata è centrale.

Due minuti dopo il diagonale di Fossati non inquadra lo specchio della porta.

Un giro di lancette e Favale indirizza verso l’incrocio dei pali; ma Libertazzi risponde con un grande intervento.

Minuto 22; Areco dalla distanza mette a lato.

Inaspettatamente arriva il pareggio valdostano che nasce da un autogol per un disimpegno errato di Filippo Gilli.

Prima del riposo Fossati, servito da Monteleone, ha una ghiotta occasione ma calcia alto.

Nel recupero Valenti mette alle spalle di V. Gilli il pallone del sorpasso.

La ripresa si apre con il tris dei padron ii di casa.

E’ l’8’ quando Cottarelli stacca sotto misura e inzucca in rete.

Sull’altro fronte ci prova Areco ma la sua punizione è centrale.

Al 23’ esce di poco il diagonale di Jeantet.

La gara si riapre al 27’ quando Fossati si avventa su un pallone vagante in area e insacca.

Neanche il tempo di esultare e i valdostani calano il poker con Masini che deposita in rete la sponda di un compagno.

Non c’è un attimo di sosta e Donadio da buona posizione impegna Libertazzi.

Il Borgosesia prova a rimettersi in corsa ma il risultato viene arrotondato dalla rete in contropiede di Jeantet.

 

Redazione di Vercelli

 

Vercelli Città

Niente da fare.

In provincia di Vercelli, quando si è anche solo parlato di tempio crematorio,

le cose sono finite abbastanza male.

Oppure male.

Quando non malissimo.

Peraltro, nella vicina provincia di Biella

sono andate proprio a schifìo.

***

E dunque è comprensibile la circospezione che ispira i comportamenti dei Consiglieri Comunali del Capoluogo, i quali saranno presto chiamati a misurarsi nuovamente con il problema: un nuovo tempio crematorio in città.

Così, almeno, pare, leggendo la Deliberazione che ha licenziato la Giunta del Comune, nella seduta di fine dicembre 2022, approvando il progetto di risanamento ed ampliamento del “camposanto” di Bielliemme.

Leggi qui – 

e qui –

Come si vede, in particolare, è previsto proprio un luogo idoneo ad ospitare l’attività di cremazione delle salme e poi la dispersione delle ceneri in quello che è chiamato “giardino della pace”, locuzione certo non eccepibile, tanto più quando si parla di pace eterna.

***

Sicchè, stamane, l’eccitazione (per alcuni) e la preoccupazione (per altri) era a mille.

“Il forno! Il forno”!

Ma pare che tanta agitazione sia destinata a rientrare.

Non si farà nessuna attività di cremazione.

A sentire quelli che ne sanno, pare che quelle previsioni di spazi messe giù su carta, siano tali (carta).

Come se si mettessero le mani avanti, scrivendo qualcosa che potrebbe significare: qualora, mai, un giorno, qualcuno volesse quivi realizzare un tempio crematorio, sappia il cittadino che gli spazi sono previsti.

Ma, almeno per il momento, fumata nera o, meglio, nessuna fumata.