VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli
Valsesia e Valsessera

Le immagini che stanno circolando sul web dicono molto più di tante parole.

Parole che, pure, saranno necessarie e difficilmente sarà sufficiente diffondere (altre) immagini edulcorate per superare la gravità di un episodio che fa pensare: fa pensare come sia stata organizzata una manifestazione come “Luva”, conclusasi da poche ore.

Per ora, gli elementi di cronaca sono in qualche modo tutti riassunti qui,

in attesa che si conoscano gli esiti del lavoro compiuto dall’Autorità Giudiziaria.

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Ma, oltre la cronaca nera, che pure dovrà essere ancora raccontata, perché sono molti i punti da chiarire in questa vicenda, è importante che si incominci, che qualcuno incominci a porsi il problema della sicurezza, delle precauzioni, delle misure preventive adottate o non adottate per impedire che eventi come questo si procudessero e, soprattutto, per scongiurare l’eventualità che possano ripetersi.

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La politica rompe, finalmente, il silenzio e la realtà irrompe nel metaverso incantato di Facebook ancora ostinatamente abitato dall’ ex Sindaco Daniele Baglione che pare si illuda ancora di potervisi rifugiare, nonostante il brusco risveglio toccatogli con il referendum sull’annessione di Lenta.

Il referendum sull’annessione di Lenta non è stato un brutto sogno.

E’ la realtà.

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La realtà dice anche dei Consiglieri Comunali di Opposizione che, a Gattinara, prendono l’iniziativa di indire una raccolta fondi per risarcire i titolari del Bar Charlie Brown, distrutto dalla furia di un manipolo di ubriachi.

Chi vuole aiutare i gestori – dicono Mariella Goldin, Francesco Patriarca, Marco Barattino e Patrizio Petterino – può recarsi alla Tabaccheria Pollo e lasciare un’offerta.

Poi si vedrà, sarà accertato e poi noto, perché la violenza sia stata così efferata: il fatto certo è, però, che fossero ubriachi.

Nella città del buon vivere, può succedere.

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Lascia il tempo che trova la ingenua contromossa di Baglione e dei suoi: cerca di mettere il cappello sulla iniziativa di solidarietà e, tanto per cambiare, diffonde un messaggio su Facebook.

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Il problema reale, tuttavia sta altrove e l’ha trovato qualcuno proprio di Lenta.

Non ha mezzi termini, per esempio, il presidente del comitato “Non con-fondiamoci” di Lenta – leggi qui – .

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Introduce alcuni concetti per troppo tempo rimasti taciuti.

Quali misure preventive sono state prese?

Per prevenire che?

Bisogna pensare a ciò che – al di là della giusta e mai, realmente in alcun modo pericolosa dimensione autentica della festa – rischi di diventare questa iniziativa.

Cerchiamo di riassumere.

C’è un’organizzazione, che fa perno sul Comune, che fa di tutto per richiamare in città migliaia di persone.

Arrivano ovviamente anche da fuori: i numeri non sono difficili da stimare, anche senza accedere al pensiero magico della propaganda. Migliaia di persone: quattromila, cinquemila? Per sera, in tutti i tre giorni?

Sono numeri che nessuno può davvero presentare, ma sicuramente le stime attendibili dicono che siano molto alti.

Facciamo – anche soltanto, per mera ipotesi – cinquemila.

Se sono di più, meglio ancora.

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Allora: c’è un’organizzazione che si studia di chiamare a Gattinara migliaia di persone in più, oltre alla popolazione residente.

Ma è chiaro che l’Organico della Forze dell’Ordine in Valsesia sia sempre quello, parametrato sulla base della popolazione residente lungo tutto l’anno.

Non è che nei giorni in cui si svolge Luva si possano, più di tanto, fare arrivare a Gattinara rinforzi da Milano o Torino.

Dunque, lo stesso Organico, magari con qualche supporto, a fronte di una popolazione (gente che popola) un quadrante di colpo proiettato a livelli del tutto diversi e particolari.

E’ di intuitiva evidenza che, pure allestendo cautele particolari, i rinforzi che si possono organizzare, le Forze dell’Ordine rischino di essere la prima vittima della situazione.

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Il secondo aspetto che viene messo in luce riguarda i messaggi impliciti ed espliciti rivolti con insistenza dagli Organizzatori, per il consumo di bevande alcoliche.

Soltanto il filmino di propaganda  – leggi qui –

(peraltro, realizzato con ottima tecnica) veicolato dal programma della manifestazione, porta ben nove richiami (nel corso di un minuto e 17 secondi) espliciti ed impliciti incentivanti al consumo di alcol.

Il fatto che l’evento sia concepito con l’intento (sempre più periferico, nella realtà dei fatti) di promuovere la Docg Gattinara, pare non avere più alcuna relazione con ciò che succede: si beve di tutto, dispensato da (altri) 17 Operatori, oltre quelli già presenti in città.

Ma, soprattutto, tutta la propaganda messa in piedi per segnalare il fatto che a Gattinara, vivaddio, si beve, non destina una riga, né una inquadratura a messaggi rivolti a sollecitare comportamenti responsabili.

E se questa riga di informazione e formazione, invece, c’è, non siamo stati capaci di vederla.

Formazione e sensibilizzazione al bere responsabile.

Nozione, quest’ultima, ormai pacificamente accolta e diffusa con ogni mezzo dagli stessi produttori di alcolici.

Leggi qui –

Leggi qui –

Senza ancora parlare delle precauzioni per scongiurare che, dopo un passaggio a Luva, ci si metta tranquillamente alla guida di un’auto.

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E’ ben vero, peraltro, che i comportamenti gravemente irresponsabili siano da ascriversi ad una minoranza molto ridotta, tra coloro che frequentano la manifestazione.

Ma proprio questa circostanza rende ancor meno giustificabile una sottovalutazione del rischio.

Perché – sono le conclusioni cui giunge oggi anche la politica – è chiaro che può essere sufficiente, almeno come deterrente, reclutare Agenzie specializzate nella sicurezza privata.

Esattamente come fa ogni gestore professionale, ad esempio, di discoteche.

Esattamente come diventa – un “locale di pubblico spettacolo” ed intrattenimento a cielo aperto ove, per di più, si incoraggia il consumo di alcolici – per tre giorni l’abitato di Gattinara.

A chi tocca assicurarsi la collaborazione di almeno 40 – 50 Operatori di polizia privata che affianchino, nel rispetto dei ruoli, le Forze dell’Ordine?

Tocca evidentemente a chi organizza.

Altrimenti è inutile piangere sul latte (modi di dire) versato.

Ancora molto stretto il riserbo sulle violenze di questa notte a Gattinara dove, in concomitanza con la manifestazione “Luva” si è registrata una vera e propria aggressione ai danni dei titolari del Bar Charlie Brown e del loro esercizio commerciale.

Carabinieri e Polizia non ci hanno messo molto ad indentificare tutti i responsabili del fatto, anche se fino a domani non si potrà conoscere quali provvedimenti ha preso l’Autorità Giudiziaria.

I titolari del bar sono ricoverati in Ospedale, a causa delle percosse subite, ma si può sin d’ora escludere che si sia fatto uso di armi. Complessivamente sono sei le persone affidate alle cure dei Sanitari.

E’ persino ovvio dire che i colpevoli fossero tutti ubriachi.

Aggiornamenti nelle prossime ore.

Ancora un momento di grande e sentita partecipazione popolare, lunedì scorso a Verolengo, dove si sta celebrando in questi giorni la Novena in preparazione della Festa del Santuario della Madonnina.

Leggi qui.

Ospite molto atteso (e non nuovo a Verolengo) uno dei giovani e più affermati Liturgisti della Chiesa piemontese, Don Stefano Bedello, Parroco di Santhià

Di cui abbiamo il piacere di offrire questo ricordo (clicca qui)

d’archivio che parla dei suoi esordi nell’assecondare una vocazione alla quale già si debbono molti frutti spirituali e tanti altri se ne vedranno in futuro. Piace ricordare come iniziasse il proprio cammino, in quei mesi del 2009, anche VercelliOggi.it

E l’illustre ospite non ha certo deluso le attese, dettando un’omelia sapiente, che riproponiamo nel nostro video.

Per meglio seguirla, al termine di queste brevi note riproponiamo le Letture del giorno.

Particolarmente affettuoso il saluto rivoltogli dal Parroco, “motore” della Novena, Don Valerio D’Amico, che fu suo compagno di Seminario. Non si potrebbe concludere questa breve nota, senza avere riconosciuto il merito dovuto alla Cantoria che ha animato la Liturgia e, con essa, al Direttore del coro ed all’Organista: si tratta dei musici di Montanaro, da tutti apprezzati.

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Prima Lettura

1 Cor 5, 1-8

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.
Fratelli, si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile!

Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore.
Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.

Salmo Responsoriale

Sal 5

Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;
gli stolti non resistono al tuo sguardo.

Tu hai in odio tutti i malfattori,
tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.

Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome.

Vangelo

Lc 6, 6-11
Dal Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Valsesia e Valsessera

Il 3 settembre 1982 moriva a Palermo, assassinato dalla mafia, il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa (Saluzzo, 27 settembre 1920).

Con lui la sua seconda moglie, originaria di Borgosesia, l’esponente della Croce Rossa Italiana Emanuela Setti Carraro.

Poco più tardi (15 settembre) soccombette alla conseguenze delle ferite riportate nell’attentato di Via Carini, anche l’Agente della Polizia di Stato, scorta del Generale, Domenico Russo (27 dicembre 1950).

Il video prodotto dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri riassume e rappresenta meglio di tante parole i sentimenti del popolo italiano.

A noi non resta che proporlo ai Lettori, inchinandoci con deferente riconoscenza ai martiri della democrazia, del diritto, della convivenza civile, della libertà.

PiemonteOggi, Provincia di Vercelli

(elisa moro) – Settembre, mese della vendemmia e del tramonto della stagione estiva, tempo di ripresa per le attività scolastiche e lavorative. È anche un mese attraversato da appuntamenti importanti sul piano spirituale, da numerose feste mariane, che come delle piccole perle, delineano la quotidianità, impreziosendola, ampliandone il suo sguardo.

Maria, vera donna e creatura e, al contempo, preservata dal Padre per il progetto della salvezza, per compiere il Suo disegno d’amore verso l’umanità, viene contemplata in momenti differenti: la fragilità del nascere, del “venire al mondo” (8 settembre – Natività di Maria); il ricevere un nome (12 settembre – Santo Nome di Maria); il contemplare l’immenso dolore del Figlio crocifisso, divenendo, sotto il patibolo, Madre di tutti gli uomini (15 settembre – Beata Vergine Addolorata).

Alla luce di queste tre feste, peraltro molto sentite anche a livello diocesano, dove molti santuari e chiese locali sono dedicati a Maria o alla sua Natività, occorre comprendere quale messaggio attuale esse possono trasmettere.

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“Chi è colei che vicina al Verbo Divino cresce come una pianta di vite appoggiata ad un grande albero” (Sant’Ambrogio, Predica 40).

Maria, limpida via che indica il mistero dell’Incarnazione del Figlio.

Una natività, quella della Vergine, che preannuncia, come stella mattutina, l’alba raggiante del Figlio, vero Sole che dissipa le tenebre del dubbio e le ombre della morte (cfr. Lc. 1, 78-79).

Onorando la nascita di Maria, creatura vera, ma “eletta da Dio per essere Madre di Cristo e resa idonea da subito per tale missione” (San Tommaso, Summa Theol. III), lo sguardo della fede è trasportato a contemplare già il “sì” che quella giovane donna pronuncerà all’Arcangelo Gabriele nella dimora di Nazareth, il “sì” da cui tutto ha avuto inizio – l’inizio degli inizi per dirla con un gioco di parole – e per cui “il mondo intero ha atteso la risposta in pianto, prostrato in ginocchio” (cfr. Omelie di San Bernardo, 4, 8-9).

Attraverso la nascita di Maria, come ricorda Sant’Andrea di Creta, vissuto tra il VII e l’VIII secolo, si contempla “il mistero del Dio che diventa uomo, la divinizzazione dell’uomo assunto dal Verbo.

Questi rappresentano la somma dei beni che Cristo ci ha donati, la rivelazione del piano divino e la sconfitta di ogni presuntuosa autosufficienza umana.

La venuta di Dio fra gli uomini, come luce splendente e realtà divina chiara e visibile, è il dono grande e meraviglioso della salvezza che ci viene elargito. La celebrazione odierna onora la natività della Madre di Dio.

Però il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Infatti Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere “la Madre del Re dei secoli, di Dio” (Discorso I: PG 97, 806-807).

Questa importante e antica testimonianza ci porta al cuore della tematica su cui riflettete e che il Concilio Vaticano II volle già sottolineare nel titolo del Capitolo VIII della Costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen gentium”:

“La Beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa”.

In Maria nascente, “monte in cui Dio si è compiaciuto per scegliere la Sua dimora” (San Giovanni Damasceno, Hom 1), si scorge quindi l’intima connessione, il “nexus mysteriorum”, tra la storia umana, che spesso prende deviazioni o storture, e quella di Dio, che ora bussa alla porta dell’umanità, scegliendosi una casa, prediligendo da sempre una creatura, destinata ad essere Madre del Messia, vero Dio, ma uomo nella carne.

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“Inni cantiam di giubilo al nome di Maria … Nome che all’uman genere del ciel aprì le porte, del regno della morte rimase vincitor” (Mons. Dalla Libera, canto in onore del Nome di Maria, 1936).

Nome di dolcezza, nome che spalanca il Cuore del Figlio

L’evangelista San Luca, nel racconto dell’Annunciazione, precisa “e il nome della Vergine era Maria” (1, 27). Un nome preciso dunque, una storia concreta, autentica, in cui il piano di Dio si inserisce.

Maria: nella tradizione occidentale è stato spesso tradotto con “Stella del Mare”. In ciò si esprime proprio questa esperienza: quante volte la storia appare come un mare buio che colpisce minacciosamente con le sue onde la navicella della vita. Talvolta “la notte sembra impenetrabile e spesso può crearsi l’impressione che solo il male abbia potere e Dio sia infinitamente lontano” (Benedetto XVI, 12/09/2009).

Si giunge a vedere come molto distante la grande Luce di Cristo, che ha vinto il male e la morte, mentre si distingue più nitidamente quella della bontà, emanata dalla Madre, che invita a non temere. In questo Nome, quello di Maria, si vede allora un riparo dai pericoli, un porto sicuro, come ricorda l’illuminante omelia di San Bernardo:

“Chiunque tu sia, in questo mare che è il mondo, tu che piuttosto che calcare la terra ferma ti senti sballottato quaggiù, nel mezzo di uragani e tempeste, non distogliere mai i tuoi occhi dalla luce di quest’astro, se non vuoi vederti subito sommerso dai flutti della marea.

Se il vento delle tentazioni ti assale, se gli scogli della sventura ti si parano davanti, guarda la Stella, rivolgiti a Maria. Se la collera, l’avarizia, la seduzione della carne sballottano la fragile barca della tua anima, rivolgi il tuo sguardo a Maria. Quando, tormentato dall’enormità delle tue colpe cominci ad essere afferrato dal baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione, pensa a Maria” (In onore di Maria).

Nell’esperienza di questo Nome, più soave “dei preziosi balsami” (Ecclesiaste, VII, 2), si scorge qui uno sguardo di dolcezza, di profonda maternità verso gli uomini. Dio, attraverso il nome di Maria, perdona le colpe, sana le ferite, guarisce le piaghe dell’umanità: “è il nome più materno che ci sia”, sostiene San Pietro Crisologo, il solo capace di intenerire sempre il Cuore di Dio, fino a spalancarlo e a commuoverlo.

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“Addolorata, in pianto/ la Madre sta presso la Croce / da cui pende il Figlio” (trad. Stabat Mater diJacopone da Todi).

Madre di fermezza e di responsabile costanza

Maria sta: è la cosa più difficile per una madre. Stare è il contrario di fuggire, di sottrarsi, di far finta di capire; ma è anche il contrario di voler intromettersi, soprattutto quando il figlio appare in pericolo.

Stare è “fare la volontà di Dio” (Mt. 12, 50), anche quando quell’Eccomi diventa una tortura per il cuore o quando non viene meno la fiducia verso quel Figlio che sembra fallire davanti al mondo, fino alla croce, vissuta come un abbandono, una fuga nel buio giardino degli Ulivi, da parte degli amici più intimi e dei discepoli.

E lei sta sotto la croce: Maria che condivide la compassione del Figlio per i peccatori. Come affermava san Bernardo, la Madre di Cristo è entrata nella Passione del Figlio mediante la sua compassione (cfr Omelia per la Domenica nell’Ottava dell’Assunzione).

Ai piedi della Croce si realizza la profezia di Simeone: il suo cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35) dal supplizio inflitto all’Innocente, nato dalla sua carne. Come Gesù ha pianto (cfr Gv 11,35), così anche Maria ha certamente pianto davanti al corpo torturato del Figlio. Il suo pudore verginale, “la sua riservatezza, tuttavia, ci impedisce di misurare l’abisso del suo dolore; la profondità di questa afflizione è soltanto suggerita dal simbolo tradizionale delle sette spade” (Benedetto XVI, 15/09/2008), spesso raffigurate nell’arte popolare.

La Croce è tuttavia, riprendendo le parole del domenicano Marie-Dominique Philippe, “la grande epifania dell’amore”, da cui nasce la gioia profonda della Vita vera, quella della Pasqua. Solo dalle parole che il Crocifisso rivolge a Maria, “donna” – “madre”, si coglie “la profondità dell’amore totale”, quello capace di rinnovare la terra nella nuova creazione (cfr. La stella mattutina) e che diventa realizzabile solo dalla compassione materna.

Ecco la Madre: Colei che sta, resta, con la ferma costanza della Donna dell’Apocalisse, divenendo modello di ogni donna di fede. Le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta la sua compassione materna verso ogni suo figlio, in particolare verso coloro che sono in preda alla sofferenza, come ricorda la preghiera del Memorare (“Ricordati”), che esprime molto bene questa fiduciosa confidenza.

Donna scelta da Dio per divenire Sua dimora; Nome che commuove l’Altissimo; Madre di ogni figlio sofferente: usando l’espressione di Sant’Ireneo di Lione, è “grembo che rigenera gli uomini a Dio” (Adversus Haereses, I), modello che lungo il cammino dei giorni, e di questo mese, traccia la via sicura alla santità.

Vercelli Città

Siamo in tanti a piangere Piero Angela (22 dicembre 1928 – 13 agosto 2022).

Chi scrive ha avuto il privilegio di essere allievo, oltre 50 anni fa, di sua sorella Sandra, coniugata Roggero, impareggiabile Professoressa di Matematica e Scienze alla Scuola Media Ferrari.

Fu lei ad invitarlo (lui allora era già un affermato giornalista televisivo) per farlo conoscere agli studenti: era il 1969 o 1970.

La Preside Professoressa Maria Porta Vignolo mi incaricò del servizio fotografico: fu una premonizione?

Ricordo che, al termine, mi fece i complimenti (sia permesso) per la discrezione con cui svolsi il lavoro, preoccupato di non interferire con la prolusione e poi il “bombardamento” di domande dei compagni di scuola.

Così, oggi, forse il modo più conseguente per dare testimonianza di un affetto e di un dolore è proprio quello di documentare.

Documentare alcuni importanti momenti del rapporto speciale che Piero Angela ha sempre avuto con Vercelli, città dove sua sorella ha sempre vissuto.

Vedremo meglio, rileggendo gli articoli pubblicati tempo per tempo, che la storia della famiglia Angela si inizia ad Olcenengo, paese dove nacque il padre Carlo, che più tardi sarebbe stato riconosciuto come lo Schindler italiano: diventato Primario di Psichiatria a Torino, riuscì a salvare, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, molti ebrei perseguitati, proprio ricoverandoli in Ospedale Psichiatrico.

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Ma ecco i documenti.

Apriamo con la prolusione tenuta da Piero Angela al teatro Civico

di Vercelli il 24 settembre 2016, quando in città arrivò il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per celebrare i 150 anni del Canale Cavour.

Integrali anche l’indirizzo di saluto del Sindaco Maura Forte e tutto l’intervento del Capo dello Stato.

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Poi è bello ricordare quel 7 maggio 2017, quando proprio a Carlo Angela fu dedicata la Scuola Elementare dell’Istituto Comprensivo Gaudenzio Ferrari di Vercelli.

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Ancora, aprile 2019.

Anche in questo caso l’intervento integrale di Piero Angela in occasione del conferimento della Cittadinanza onoraria, che gli fu tributato dal Consiglio Comunale di Vercelli.

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Concludiamo con un video di repertorio, che non gli dispiacerà: son gli Swingle Singers che eseguono la celebre Aria sulla quarta corda dell’amato Johann Sebastian Bach.

 

Si presenta così, prima delle vacanze (11 agosto) il cantiere della “nuova” piscina all’aperto, attigua al Coperchio che ha coperto la precedente piscina all’aperto ad otto corsie.

Come sappiamo, non è uno scioglilingua.

E’ un monito, semmai, alla prudenza, prima di assicurare che i lavori potrebbero terminare “a metà Estate”, e altre amenità del genere, che altro non fanno se non illustrare il niente della Giunta del Niente.

 

Poco male, peraltro: come si sa benissimo, le piscine all’aperto nei dintorni ed in città sono tante e, una più, una meno, non è certo importante.

 

Ha, dunque, un nome ed un volto (le Autorità inquirenti osservano, come è ovvio, il massimo riserbo) il presunto responsabile della strage di cani e gatti che aveva abbandonato otto cadaveri di animali, lo scorso 5 maggio, nei pressi della Roggia Molinara (area Amazon).

Leggi qui.

Ieri, 9 agosto, come abbiamo anticipato nel precedente lancio di stamane

– leggi qui –

lo scempio si è ripetuto, questa volta più grave ancora: 14 sono state le carcasse rinvenute nei pressi del Campo di Aviazione di Vercelli.

Questa mattina, sul luogo del rinvenimento, si avvertiva ancora forte un odore nauseabondo.

Lungo l’argine del corso d’acqua sul quale i sacchi contenenti le povere spoglie degli animali sono stati gettati, i cittadini esasperati avevano apposto cartelli di denuncia e di richiamo “all’incivile che sporca”.

Purtroppo, alla luce di quanto è emerso fino ad ora, non solo di incivili si può parlare, ma di veri e propri delinquenti.

I residenti nella zona non sono avari di particolari ulteriori che, però (ce ne scusiamo con i Lettori) preferiamo omettere in quanto l’indagine è in corso.

Di seguito, il Comunicato stampa diramato qualche minuto fa dal Comando di Polizia Municipale di Vercelli, diretto dal Commissario Capo Ivana Regis.

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Ecco il testo del comunicato giunto ora alle Redazioni

In seguito al rinvenimento, occorso in data 5 maggio u.s. presso la strada vicinale che costeggia la Roggia Molinara, di otto carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione, il Corpo di Polizia Locale, su conforme delega della Autorità Giudiziaria e sotto l’egida di quest’ultima, ha eseguito una scrupolosa attività di indagine che ha consentito di identificare, quale possibile autore dei fatti, un cittadino italiano, di anni 47, non più residente in Vercelli. In virtù del ritrovamento di ulteriori quattordici carcasse di cani ed una di gatto, sempre in avanzato stato di decomposizione, abbandonate all’interno di un altro corso d’acqua, operatori del Corpo di Polizia Locale hanno eseguito una perquisizione domiciliare dell’abitazione già residenza del soggetto e nel cui giardino sono state rinvenute ulteriori ventitré carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione, alcune riposte in sacchi neri, altre collocate in una scatola portaoggetti in plastica, verosimilmente già pronte per essere dipoi abbandonati presso ignote località. Anche e soprattutto alla luce dei nuovi rinvenimenti l’attività investigativa del Corpo di Polizia Locale, sempre in stretto coordinamento con l’Autorità Giudiziaria, proseguirà al fine di individuare ed identificare ulteriori soggetti eventualmente coinvolti negli illeciti di cui è caso. In relazione all’attività svolta in data odierna, che è stata caratterizzata da momenti di forte impatto emotivo e sensoriale, il Corpo di Polizia Locale e l’Amministrazione Comunale ringraziano per la disponibilità, l’impegno e la stretta sinergia offerti, il servizio veterinario della ASL VC ed in particolare dal Dr. Daniele Salussoglia ed il Comando Provinciale del Vigili del Fuoco di Vercelli.

La cronaca di oggi, sabato 30 luglio, si apre con la notizia del sinistro stradale verificatosi questa mattina attorno alle 7,30: una Signora dell’età di 48 anni che transitava sulle strisce pedonali nei pressi del Carrefour, in Via XX Settembre a Vercelli, è stata investita da un’auto.

Prontamente accorsi sia il Servizio 118, sia la Polizia Municipale, che procede alle verifiche del caso.

Temporaneamente chiusa la strada, dal semaforo e fino all’incrocio con Via Santorre di Santarosa.

La Signora è in condizioni critiche, ma non è in pericolo di vita ed era cosciente al momento del trasferimento all’Ospedale.

Giornata di festa al Santuario del Trompone di Moncrivello, ieri 20 luglio 2022, nell’anniversario della nascita al Cielo del Beato Luigi Novarese.

Il sacerdote di origine casalese, fondatore dei Silenziosi Operai della Croce, è stato un vero Apostolo della sofferenza.

Aveva accettato egli stesso la Croce, da ragazzo, poi si era affidato all’amore misericordioso di Maria e la sua prodigiosa guarigione da una grave forma di tubercolosi, l’aveva persuaso ad assecondare meglio la vocazione già avvertita mentre si consegnava alla “cattedra del dolore”.

Di lui parla nel video volentieri offerto ai nostri Lettori il Cardinale Eletto Mons. Arrigo Miglio, invitato per questa così significativa occasione dal Parroco di Villareggia, Don Alberto Carlevato, uno dei Sacerdoti più impegnati anche in una feconda azione di “osmosi” pastorale tra le Diocesi di Ivrea e Vercelli.

Ci avvaliamo di questa circostanza in cui al centro è la figura dell’ammalato per porgere gli auguri di pronta guarigione (lo ha fatto personalmente anche Mons. Miglio nel corso dell’omelia) alla sua mamma, in queste ore ancora ricoverata.

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L’omelia di Mons. Miglio racchiude in due immagini, tra le molte possibili, l’insegnamento del Beato Novarese.

La Chiesa annovera tanti esempi di persone, istituzioni, santi che si sono dedicati e si dedicano con lodevoli esempi ed opere all’assistenza dei sofferenti, che sono l’immagine di Cristo stesso sofferente.

Ma – ricorda il Presule – il Beato Novarese ci ha insegnato a compiere un passo in più.

Cioè a ri-pensare la figura dell’ammalato, non soltanto come quella di una persona bisognosa di attenzioni, ma come sorgente di grazie spirituali per il prossimo, per la società, per la Chiesa.

Con la preghiera, con la parola, con l’incoraggiamento che, per un paradosso solo apparente, chi è nella prova ci trasmette.

E’ la lezione di Giobbe, che rivela il senso del dolore innocente, altrimenti inspiegabile, altrimenti incomprensibile, altrimenti inaccettabile.

Il secondo insegnamento di del Beato Luigi Novarese – prosegue Mons. Miglio – è l’annuncio dell’ “Evangelo della Croce”.

Evangelo nel significato proprio della parola, cioè “lieta notizia”.

La Croce come lieta notizia, dunque.

La Croce che – le nostre come quelle degli altri cui guardiamo – sono sempre “disgrazia e sofferenza”, certo non è fuori luogo pensarla e viverla e sopportarla, accettarla come tale.

Ma dalla Croce Gesù ci ha aiutati a capire quanto ci ha amato e la Croce, l’oltraggio della Croce, prepara sempre la signorìa della Pasqua.

L’omelia è riproposta integrale nel nostro video che, pure, riprende altri scampoli della Celebrazione e, in particolare, lo splendido accompagnamento alla Liturgia assicurato dalla Corale.

Bellissima, poi – si vedono nella gallery – la presenza dei bambini dei Cenri estivi parrocchiali: attenti e disciplinati per tutta la celebrazione, si accostano alla comunione con fede e partecipazione ammirevoli. Tanto che Mons. Miglio ci tiene a lodarli e, con loro, animatori ed aducatori.

Infine, la benedizione del Presule ed il ringraziamento che gli rivolge, a nome della Congregazione, Don Giovan Giuseppe Torre.