VercelliOggi
Il primo quotidiano online della provincia di Vercelli

Incidente mortale a Valduggia.

L’auto di un uomo tra i 25/30 anni è caduta dal ponte in un torrente.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti.

Redazione di Vercelli

Un altro colpo al cuore per Trino, improvvisamente è mancato all’affetto dei suoi cari Carlo Terrone di anni 88, una grande persona, che a Trino si è distinta in modo particolare per la sua onestà e la sua dedizione ai meno fortunati.

Prima di essere Presidente della Caritas è stato il Presidente della Pat.

Proprio nel suo ruolo di Presidente Caritas, la nostra ultima intervista, che si può rileggere cliccando qui.

Una persona stimata oltre che nelle Associazioni anche nel lavoro ha sempre svolto con mansioni di rilevanza.

Era stato Dirigente di primo piano della Cementi Buzzi e poi candidato Sindaco nel 1998, quando però prevalse Alessandro Serra.

Un grave lutto che lascia tutta la cittadinanza senza parole.

Il Santo Rosario sarà pregato domenica 5 febbraio alle 17.15 nella chiesa parrocchiale di Trino e le esequie avranno luogo lunedì 6 febbraio alle 15, sempre in San Bartolomeo.

***

La città di Trino si unisce al cordoglio dei familiari.

Il Sindaco Daniele Pane, le maestranze e tutta l’Amministrazione desiderano esprimere la propria vicinanza alla famiglia di Carlo Terrone, già consigliere comunale.

Un altro lutto che colpisce una figura importante della nostra città e delle nostre associazioni in particolare modo la Pat in cui, in passato, ha ricoperto il ruolo di Presidente e la Caratis Parrocchiale in cui ricopriva il ruolo di responsabile di Trino.

Una grande disgrazia a Trino, oggi 2 febbraio.

Gianni Terzolo non c’è più.

Una notizia che ha gettato la città nello sconforto: aveva tanti amici ed era davvero stimato da tutti.

Non soltanto nel mondo sportivo (era Vice Presidente di Lg Trino), ma anche in quello professionale: aveva lavorato in anni giovanili e fino alla maturità in una grande Banca nazionale, per poi dedicarsi alla consulenza finanziaria nelle reti di vendita, negli Anni ’80.

Ora, all’età di 73 anni (era nato il 12 maggio 1949), si godeva la meritata pensione, dedicandosi alle sue passioni: la Juventus ed il gioco delle bocce, che praticava con gli amici al campo di San Michele in Insula, nei pressi della sua abitazione.

Stava combattendo con grande dignità e coraggio contro una impietosa malattia, alla quale,  infine, oggi si è arreso.

Alla famiglia le sincere ed affettuose condoglianze di VercelliOggi.it alla famiglia e soprattutto alla moglie Signora Ornella, che l’ha amorevolmente assistito fino alle fine, sopraggiunta nella mattinata di oggi, in abitazione.

Il Santo Rosario in suffragio di Gianni si pregherà domani, venerdì 3 febbraio, ad ore 17,30, nella Chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo, a Trino; mentre le Esequie si celebreranno il successivo sabato 4 febbraio, ad ore 15, nella stessa Chiesa.

Provincia di Vercelli

(elisa moro) – “Subito entrerà nel suo tempio il Signore” (Ml 3, 1), dice il profeta Malachia.

Si tratta di un evento unico meraviglioso, un luminoso ingresso: il Figlio di Dio entra nel proprio Tempio.

Per questo il salmo 23 canta:

Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso” (Sal 23, 7-10).

Tuttavia il “Dio forte”, atteso e annunciato dai profeti, non compie un ingresso trionfale, al suono delle trombe, ma come uno dei tanti bambini, in mezzo al continuo scorrere delle vicende umane, tra pellegrini, devoti, sacerdoti e leviti.

Trascorsi quaranta giorni dal Natale, la Sacra Famiglia si reca al Tempio di Gerusalemme per adempiere due prescrizioni della Legge: la presentazione del primogenito (cfr. Es 13, 2.12-13) e la purificazione della madre (cfr. Lv 12, 2-8).

E’ importante osservare che per questi due atti – la purificazione della madre e il riscatto del figlio – non era necessario andare al Tempio.

Invece Maria e Giuseppe vogliono compiere tutto a Gerusalemme, facendo convergere tutto il campo d’azione sul Tempio, quasi a sottolineare che la “presentazione” di Gesù simboleggi “l’atto di offrire il Figlio dell’Altissimo al Padre che lo ha mandato (cfr Lc 1,32.35)” (Benedetto XVI, 2 febbraio 2013).

Un primo elemento è l’ordinaria straordinarietà dell’avvenimento, che si inserisce nel quotidiano, stravolgendolo:

Quel bambino portato in braccio, è il Salvatore del mondo, l’erede autentico, che viene sotto l’apparenza di uno sconosciuto, a visitare la propria casa” (Newman, omelie). Il Signore abita la vita di ciascuno, nel quotidiano, ma molte volte non si è pienamente consapevoli di questa grandezza, non si giunge a cogliere il Perché, il senso profondo dell’agire; infatti così prosegue San John Henry Newman:

Gli avvertimenti di Dio sono chiari, eppure il mondo continua la sua corsa; impegnati nelle loro attività, gli uomini non sanno discernere il senso della storia. Considerano grandi avvenimenti come fatti senza importanza e misurano il valore delle realtà secondo una prospettiva del tutto umana… Il mondo rimane cieco, ma la Provvidenza nascosta di Dio si realizza giorno dopo giorno” (ibid.).

Ma il vero protagonista indiscusso di quella che i fratelli ortodossi chiamano “Festa dell’Incontro” (hypapante) è lo Spirito Santo, che suscita il movimento, genera dinamismo in Simeone e Anna, spingendoli a cercare la Luce che ora inonda il Tempio fino a trovarla, stringendola tra le braccia.

È lo Spirito, infatti,

che suggerisce le parole profetiche, parole di benedizione, di lode a Dio, di fede nel suo Consacrato, di ringraziamento perché finalmente i nostri occhi possono vedere e le nostre braccia stringere la sua salvezza” (Benedetto XVI, 2 febbraio 2013).

In Simeone e Anna, due figure segnate dai solchi delle rughe ma dalla perenne giovinezza data dalla speranza, si scorge la docilità del lasciarsi plasmare quotidianamente da Dio, divenendo icone della santità e profondi cercatori del Suo volto, fino a trovarlo, esclamando in cuor loro, come gli apostoli dalla barca: “è il Signore!” (Gv. 21, 7).

Ora lascia o Signore… perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza… luce per illuminare le genti” (Lc. 2, 25-35): la preghiera del Nunc dimittis, adottata dalla Chiesa nella Compieta, è la sintesi di tutta questa giornata, dedicata, da ventisette anni, alla vita consacrata, istituita da San Giovanni Paolo II nel 1997, con l’esortazione apostolica Vita Consecrata, un modo questo per ricordare e rinnovare l’incontro tra l’attesa dell’uomo e la risposta di Dio, che si concretizza nel dono del Figlio.

Nella figura del Figlio presentato al Tempio si scorge “l‘icona della donazione della propria vita da parte di coloro che, per un dono di Dio, assumono i tratti di Gesù vergine, povero e obbediente”, diventando “segni di Dio nei diversi ambiti di vita” (Papa Francesco, 2 febbraio 2014).

Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Giov 8:12): alla sequela di Cristo, nella docilità del cuore e sull’esempio di Simeone a Anna, ognuno è invitato ad accogliere la luce nella propria vita: “nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola.. le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo, luce gloriosa e perenne” (San Sofronio).

Provincia di Vercelli, Regione Piemonte

(elisa moro) – “Padre e maestro dei giovani”: così, il 31 gennaio 1988, il Santo Ponteficie Giovanni Paolo II definì San Giovanni Bosco, nel centenario della morte del fondatore delle congregazioni Salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Don Bosco fu canonizzato alla chiusura dell’anno della Redenzione, nel 1934 e, ancor oggi, è modello attuale ed esemplare per ogni educatore e insegnante.

Un Santo “dotato di una felice intuizione del reale” (Iuvenum Patris, Giovanni Paolo II), concreto, radicato nel complesso e articolato contesto socio politico del Piemonte ottocentesco; ha saputo infatti, con sobrietà e dolcezza, sempre “unire lo spirito d’iniziativa ad una profonda interiorità” (ibid.), al punto che pensiero e azione, preghiera e carità si sono in lui perfettamente amalgamati e armonizzati.

La sua statura di Santo lo colloca, con originalità, tra i grandi Fondatori di Istituti religiosi, anche se – è proprio Papa Wojtyla a elencarli nel suo scritto – molti sono i suoi meriti:

“è l’iniziatore di una vera scuola di nuova e attraente spiritualità apostolica; è il promotore di una speciale devozione a Maria, Ausiliatrice dei cristiani e Madre della Chiesa, è il testimone di un leale e coraggioso senso ecclesiale, manifestato attraverso mediazioni delicate nelle allora difficili relazioni tra la Chiesa e lo Stato; è l’apostolo realistico e pratico, aperto agli apporti delle nuove scoperte; è l’organizzatore zelante delle missioni con sensibilità veramente cattolica; è, in modo eccelso, l’esemplare di un amore preferenziale per i giovani, specialmente per i più bisognosi, a bene della Chiesa e della società; è il maestro di un’efficace e geniale prassi pedagogica, lasciata come dono prezioso da custodire e sviluppare” (ibidem).

Proprio i giovani che costituiscono, secondo l’intuizione del Santo “la porzione più delicata e la più preziosa della umana società”, hanno rappresentato il cuore della missione di Don Bosco (essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specie ai più poveri, cfr. art.2 Costituzioni), un cuore pulsante e vivo, che invita alla gioia e alla santità, a vivere con entusiasmo e slancio la vita, a diventare onesti cittadini e buoni cristiani.

Alla domanda del giovane ricco, che nel Vangelo domanda: “Maestro che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” (Mt. 19, 16) e che oggi potrebbe forse suonare anche così: “Che cosa devo fare per avere pienezza di vita? Per non sprecarla?”, la lezione di Don Bosco suggerisce una prospettiva esigente, ineludibile, quanto feconda e gioiosa, capace di dilatarsi in echi e risonanze che superano decenni e secoli, come il suono di una parola sincera, come una semplice e profonda verità: “appassionatevi alla vita!”.

Passione per tutto ciò che è bello, giusto, buono; facendo “appello alle risorse dell’intelligenza, del cuore e del desiderio di Dio che ogni uomo porta nel profondo di se stesso” (ACG 437). Solo così giovinezza si può tradurre con allegria, audacia, creatività, entusiasmo, disponibilità, nel cuore giovane, che diventa “dono” da accogliere e “ricchezza unica e singolare” (Giovanni Paolo II).

“Non abbiate paura della vostra giovinezza” – esortava San Giovanni Paolo II i giovani in un messaggio del 1 gennaio 1985 -, “non abbiate paura dei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di durevole amore! Si dice qualche volta che la società ha paura di questi potenti desideri dei giovani e che voi stessi avete paura… Sappiate che il futuro sta nelle vostre mani, sta nei vostri cuori”.

E allora… “Don Bosco ritorna, tra i giovani ancor!” – parafrasando un testo di un noto canto salesiano – “Da ogni parte osserva, o Padre, / quanti giovani in preghiera. Tu li affidi a dolce Madre/ perché ognuno arrivi a sera. Oltre i mari, oltre i monti/ t’invochiamo, Padre santo. / Fino agli ultimi orizzonti / lieto echeggia il nostro canto”.

Valsesia e Valsessera

Legnano 0

Borgosesia 1

Marcatori: 19’ st Donadio

Legnano (3-5-2): Bagdonavicius; Zeroli, Mapelli, Arpino; Staffa, Konè, Donnarumma, Rocco, Pagani (27’ Calabrò); Banfi, Cani (30’ st Galli).

A disp.: Cirenei, Losio, Silvestre, Catania, Vernocchi, Coratella, Felici.

All.: Punzi.

Borgosesia (3-4-1-2): V. Gilli; Frana, F. Gilli, Rekkab (44’ st Attolou); Monteleone (16’ st Pierantozzi), Mirarchi (1’ st Colombo), Lauciello (16’ st Iannacone), Vecchi; Donadio (33’ st Favale); Tobia, Fossati.

A disp.: Gavioli, Pecci,, D’Ambrosio.

All.: Lunardon.

Arbitro: Leotta di Acireale.

Guardalinee: Scafuri e Nasi di Reggio Emilia.

Note: cielo coperto. Terreno in condizioni non ottimali. Spettatori: 200 circa. Espulso: 50’ st Attolou. Ammoniti: F. Gilli, Arpino, Staffa. Angoli: 8-6. Recupero: 6’ pt – 5’ st.

In un calendario ricco di impegni; torna in campo la Serie D nel turno infrasettimanale valevole come 23esima giornata.

Il Borgosesia reduce dal pareggio casalingo contro il Chieri affronta in trasferta il Legnano.

I valsesiani hanno sin qui raccolto 24 punti (6 vittorie, 6 pareggi e 10 sconfitte) e si presentano alla sfida senza gli infortunati Areco e Giacona, oltre allo squalificato Giraudo.

I lilla sono a quota 30 punti (8 vittorie, 6 pareggi e 8 sconfitte) e hanno raccolto 1 punto negli ultimi due incontri.

Prima offensiva portata da Arpino (7’) che dal limite calcia alle stelle.

I padroni di casa sono più manovrieri; il Borgosesia controlla però senza grossi problemi.

Detto questo sono da segnalare i tentativi di Rocco e Donnarumma che non impensieriscono V. Gilli.

Superata la mezzora, Donnarumma mette a centro una punizione sulla quale si avventa Arpino che mette a lato.

Il Borgo ci prova con Tobia che scaglia un siluro alla destra di Bagdonavicius.

Minuto 40; F. Gilli incorna di poco alto.

A un passo dal riposo, Zeroli ferma l’azione personale di Donadio abile a entrare in area superando due avversari.

Rientrati in campo, un cross sballato diventa pericoloso e V. Gilli devia in angolo.

Sugli sviluppi del corner, Arpino manda a fil di palo.

Rocco al 17’ chiama V. Gilli a un semplice intervento.

Stesso esito per il tentativo di Konè.

Il Borgo passa in vantaggio al 19’ con una conclusione di Donadio che dalla distanza beffa Bagdonavicius.

Al 33’ Donadio lascia partire un cross che taglia l’area senza trovare deviazioni.

Sette minuti dopo, Galli di testa manda fuori.

Nel recupero viene espulso severamente Attolou.

Dopo c’è tempo solo per la festa granata.

Redazione di Vercelli

Pro Vercelli 2

Triestina 1

Marcatori: 10’ pt Della Morte, 20 pt Comi. 27’ st Di Gennaro

Pro Vercelli (4-1-4-1): Rizzo; Iezzi, Cristini, Perrotta, Anastasio; Emmanuello; Della Morte (41’ st Guindo), Saco (18’st Vergara), Calvano, Iotti; Comi. A disp.: Valentini, Lancellotti, Masi, Corradini, Gatto, Renault, Clemente, Febbrasio, Rizzo N., Arrighini. All.: Paci.

Triestina (4-4-1-1): Pisseri; Ghislandi (32’ st Furlan), Ciofani, Di Gennaro, Rocchetti; Paganini (10’ st Celeghin), Gori, Germano (37’ st Ganz), Felici; Minesso (10’ st Tavernelli); Adorante. A disp.: Pozzi, Malomo, Lovisa, Crimi, Sabbione, Sarzi Puttini. All.: Pavanel.

Arbitro: Grasso di Ariano Irpino.

Guardalinee: Conti di Seregno e Cadirola di Milano

Quarto uomo: Cerea di Bergamo.

Ammoniti: Perrotta (PV), Calvano (PV), Cristini (PV)

Recupero: 1’ pt – 5’ st

Dopo tre sconfitte di fila, la Pro Vercelli vince in casa contro la Triestina in una gara combattuta con tenacia.

La gara inizia con i padroni di casa che in possesso di palla cercano l’occasione per andare in gol che arriva al 10’  con un tiro da 25 metri di Della Morte che  batte Pisseri.

Risponde Germano ma Iezzi è pronto a respingere.

Al 17’ ci prova Saco ma il suo colpo di testa è alto.

Le bianche casacche al 20’ siglano il raddoppio con Comi che su cross di Iezzi beffa il portiere avversario.

Tenaci i leoni che sfiorano al 29’ il gol con un tiro da fuori area di Emmanuello ma la palla esce di poco.

Al termine della prima frazione di gioco le squadre vanno negli spogliatoi con la Pro Vercelli in vantaggio per 2 a 0.

Nella ripresa subito pericolosi i padroni di casa; al 10’ il tiro di Della Morte è parato da Pisseri.

Gli ospiti spingono e il gol arriva al 17’: Di Gennaro in area spiazza tutti e mette la palla in rete.

La Pro attacca e al 74’ e 75’ prova a concludere prima con Della Morte ma il suo tiro è respinto da Pisseri e poi con Emmanuello ma il pallone supera la traversa.

Le due squadre continuano ad attaccare; gli ospiti cercano il gol del pareggio ma il risultato non cambia e la gara termina con la Pro che conquista i tre punti della vittoria.

Redazione di Vercelli

 

 

 

 

 

 

Vercelli Città

Tanti sono i motivi d’orgoglio che fanno capolino in questa bella festa del Rione Canadà, oggi 15 gennaio, quando si consegnano le chiavi a Peru e Rusin.

Il primo è un “compleanno” di quelli importanti ed impegnativi: ricorrono quest’anno i 70 anni da che il Rione presentò un proprio “Peru” tra le Maschere del Carnevale Vercellese.

Il secondo è che, da quest’anno, si riprenderà a sfilare con un carro vero e proprio, simbolo di un lavoro di squadra che, affidato ad un gruppo di volontari, sta andando avanti da settimane e che tra poco farà vedere i frutti di tanto impegno.

Inutile negare che la soddisfazione sia più che motivata, perché si tratta non soltanto di un risultato per oggi, ma di un segno di speranza, dopo anni in cui si era dovuto rinunciare per i motivi che sappiamo tutti.

Ma – giova sempre ricordarlo – proprio avere voluto continuare anche negli anni difficili, è forse il merito maggiore di questo e degli altri gruppi che non hanno voluto mollare: fare le cose quando c’è “l’acqua alta”, ci sono i soldi, tanta gente a lavorare, è una bella cosa, ma certo più facile.

Più difficile è stringere i denti quando ci sono le difficoltà, permettendo però alla Tradizione di andare avanti.

Oggi, dunque, tanti ospiti per Peru e Rusin 2023, ad incominciare da Bicciolano e Bèla Maijn, accompagnati dalle simpaticissime Maijnette.

Poi i gruppi dei paesi – particolarmente numeroso quello di Borgo Vercelli – che hanno voluto condividere la festa.

Una festa allietata anche dal rifresco offerto, nell’ampio salone della Trattoria Afra, da brevissime “vivandiere”, il cui lavoro è stato da tutti apprezzato.

Buon Carnevale anche al Rione Canadà.

Bra 2

Borgosesia 1

Marcatori: 44’ autogol Pierantozzi, 4’ st Menabò, 20’ st Tobia

Bra (4-3-3): Ujkaj; Bongiovanni, Quitadamo, Marchetti, Pautassi; Capellupo, Daqoune, Gerbino; Derrick (23’ st Dall’Olio), Menabò, Marchisone (44′ st Mawete).

A disp.: Favaro, Mirisola, Tos, Pavesi, Odasso, Job.

All.: Floris

Borgosesia (3-4-3): V. Gilli; Pierantozzi, F. Gilli, Rekkab (1’ st Giraudo); Monteleone (47′ st Frana), Areco (12’ st Colombo), Mirarchi, Vecchi; Favale (1’ st Attolou), Fossati (15’ st Tobia), Donadio.

A disp.: Gavioli, Iannacone, Pecci, Lauciello.

All.: Lunardon.

Arbitro: Garofalo di Torre del Greco.

Guardalinee: Lentini di Milano e Perrella di Crema.

Note: cielo coperto. Terreno in condizioni non ottimali. Spettatori: 200 circa. Espulso: 47′ st Giraudo per fallo di reazione. Ammoniti: F. Gilli, Areco. Angoli: 4-1. Recupero: 0’ pt – 4’ st.

Lasciarsi alle spalle la sconfitta valdostana è la missione del Borgosesia.

Granata che comunque stanno complessivamente attraversando un buon momento visto che il ko è arrivato dopo 3 vittorie di fila.

Dal canto suo il Bra vuole fare poker di vittorie interne consecutive.

La gara inizia con il tiro di Marchisone che non crea problema a Gilli.

E’ l’11’ quando uno schema su punizione porta alla conclusione Areco; palla alta.

Il Bra cerca di sfondare sulle fasce ma il Borgosesia chiude tutti gli spazi e regge l’offensiva dei padroni di casa.

Al 37’ Daqoune al volo non inquadra lo specchio della porta.

Prima del riposo gol annullato a Quitadamo per una sua posizione di fuorigioco.

Anche questa volta la doccia fredda per il Borgo arriva a ridosso dell’intervallo.

Al 44’ angolo per il Bra; la sfera arriva a Bongiovanni che la addomestica e scaglia in rete; Pierantozzi cerca il rinvio ma svirgola nella propria porta.

La ripresa si apre con il raddoppio dei padroni di casa.

Menabò raccoglie un retropassaggio di Attolou, e manda in rete, la difesa granata prova a respingere sulla linea ma l’arbitro concede la rete.

I granata rientrano in gara al 20’, preciso cross di Vecchi e imperioso stacco di Tobia che dimezza le distanze.

Un minuto dopo, Donadio cerca il colpo sotto; Ujkaj si salva in angolo.

I granata provano il forcing fino alla fine ma il risultato non cambia più.

 

Redazione di Vercelli

L’ordinazione episcopale di  Mons. Alessandro Giraudo, Vescovo ausiliare di Torino, avviene con una celebrazione solenne in Cattedrale a Torino domenica 15 gennaio 2023 alle 15.

L’ordinazione è presieduta da S.E.R. mons. Roberto Repole, arcivescovo metropolita di Torino e vescovo di Susa, insieme ai vescovi ordinanti S.E.R. mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo metropolita emerito di Torino, e S.E.R. mons. Guido Fiandino, vescovo ausiliare emerito di Torino.

I Vescovi consacranti sono 26, provenienti dalla Regione Conciliare Piemontese e della Valle d’Aosta e da altre Regioni d’Italia (Veneto, Toscana e Friuli), insieme al Card. Francesco Coccopalmerio (presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi). Accanto a loro concelebrano 150 presbiteri e 35 diaconi. Partecipano alla celebrazione circa 30 autorità civili, militari e religiose, oltre a 250 ospiti tra cui i collaboratori di Curia, Facoltà Teologica, Istituto superiore di Scienze religiose e Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese, insieme ai fedeli provenienti da diverse comunità parrocchiali e gruppi, associazioni e movimenti della Diocesi, e a una rappresentanza di consacrate e consacrati.

La Cattedrale sarà aperta al pubblico dalle 14 e gli accessi saranno regolati da volontari. Data la ridotta capienza della basilica, l’ingresso sarà garantito fino al limite consentito dalle vigenti norme di sicurezza.

***

Di seguito una breve descrizione della CELEBRAZIONE EUCARISTICA.

Ai RITI DI INTRODUZIONE (Canto d’ingresso, Atto penitenziale, Kyrie, Gloria e Colletta) segue la LITURGIA DELLA PAROLA; i riferimenti biblici sono quelli di questa II Domenica del Tempo Ordinario:

  • Prima lettura: Is 49,3.5-6
  • Salmo responsoriale: Salmo 39 (40)
  • Seconda lettura: 1 Cor 1,1-3
  • Vangelo: Gv 1,29-34.

Si entra quindi nello specifico della LITURGIA DELL’ORDINAZIONE. L’eletto mons. Giraudo, accompagnato dai presbiteri che l’assistono, viene presentato all’arcivescovo mons. Repole. Tutti siedono, viene letto il mandato e, a lettura finita, in segno di assenso tutti cantano: «Benediciamo il Signore: a Lui onore e gloria nei secoli».

Seguono l’omelia dell’Arcivescovo e il silenzio per la riflessione personale.

A questo punto soltanto l’eletto mons. Giraudo si alza in piedi e si pone davanti all’Arcivescovo per manifestare i suoi impegni di fedeltà alla Chiesa e ai compiti propri del Vescovo. Mons. Repole lo interroga con alcune formule di rito.

Alle Litanie dei Santi tutti si alzano in piedi. L’Arcivescovo, con le mani giunte, invita il popolo alla preghiera di supplica per l’intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. L’eletto si prostra.

Seguono l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione. L’imposizione delle mani è il gesto con il quale gli apostoli imploravano il dono dello Spirito, che guida e governa la Chiesa, su coloro che erano stati eletti come loro collaboratori e successori. Questo gesto, unito alla preghiera di ordinazione, costituisce l’elemento essenziale dell’ordinazione episcopale.

L’eletto mons. Giraudo si inginocchia dunque davanti all’Arcivescovo, che impone le mani sul suo capo, senza dire nulla. Lo stesso fanno dopo di lui gli altri Vescovi presenti.

Successivamente mons. Repole impone sul capo dell’eletto il Libro dei Vangeli tenuto aperto da due diaconi, perché il Vescovo deve sempre obbedire alla Parola dalla cui sapienza è chiamato a lasciarsi permeare.

L’Arcivescovo, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di ordinazione.

La celebrazione prosegue con i Riti esplicativi, che mostrano i compiti ai quali il nuovo Vescovo mons. Giraudo viene abilitato dalla grazia dello Spirito Santo:

  • l’unzione del capo, che significa la particolare partecipazione del Vescovo al sacerdozio di Cristo;
  • la consegna dei Vangeli, che mette in luce la fedele predicazione della parola di Dio come compito principale del Vescovo;
  • la consegna dell’anello, che esprime la fedeltà alla Chiesa, sposa di Dio;
  • l’imposizione della mitra, che porta con sé l’impegno alla santità;
  • la consegna del pastorale, segno del ministero di pastore della Chiesa;
  • l’abbraccio e il bacio di pace, segno dell’accoglienza nel collegio episcopale, che porta, in comunione con il Vescovo di Roma, la sollecitudine per tutte le Chiese.

Il nuovo Vescovo è invitato dall’Arcivescovo a prendere il primo posto fra tutti i Vescovi concelebranti. A quel punto il nuovo Vescovo mons. Giraudo proclama il Credo apostolico, a cui si unisce tutta l’assemblea acclamando «Credo, Signore! Amen!».

Si prosegue con la LITURGIA EUCARISTICA ed i riti di comunione (preghiera del Signore, Rito della pace, Agnus Dei). I canti (Signum unitatis e La vera vite) accompagnano la comunione dell’assemblea, a cui segue l’orazione conclusiva di mons. Repole.

Nei riti di conclusione il nuovo Vescovo mons. Giraudo scende tra i fedeli impartendo loro la benedizione. Al termine dell’inno del Magnificat, il nuovo Vescovo rivolge la parola al popolo.

In chiusura l’Arcivescovo imparte la solenne benedizione tenendo le mani stese sul nuovo Vescovo e sul popolo.

Qui di seguito l’elenco dei canti della celebrazione e relativi autori:

  • Veni creator Spiritus – Gregoriano/A. Ruo Rui
  • Kyrie – Taizé
  • Gloria – Missa de angelis
  • Salmo – D. Stefani
  • Alleluia – L. Deiss/A. Ruo Rui
  • Benediciamo il Signore – D. Julien/G. Stefani
  • Ruah – RnS
  • Psallite – V. Miserachs
  • Santo – J. Dykes/A. Fant
  • Anamnesi – M. Bonfitto
  • Agnus dei – Lourdes/M. De Florian
  • Signum unitatis – A. Ruo Rui
  • La vera vite – M. Frisina
  • Magnificat – D. Stefani

 

  • LO STEMMA

Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

– uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconduci-bile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da particolari devozioni o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altre particolarità;

– una croce astile, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;

– un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3), il tutto di colore verde;

– un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

In questo caso è stato adottato uno scudo di foggia gotica, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica, mentre la croce astile d’oro è “trifogliata”, con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.

In questo caso è stato adottato uno scudo di foggia gotica, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica, mentre la croce astile d’oro è “trifogliata”, con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.