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Provincia di Vercelli
Da Ente inutile a crocevia delle scelte di un territorio: la nuova vita delle Provincie alla vigilia del voto

PROVINCIA, DOMANI SI VOTA PER ELEGGERE IL CONSIGLIO - Due liste si contendono il consenso di mille "grandi", "grandicelli" e "piccoli" Elettori - Il peso elettorale di ciascun Consigliere Comunale proporzionato agli abianti amministrati - I pronostici dell'antivigilia e quelli della vigilia

Lotta a coltello nel Centrodestra che si senta la vittoria in tasca - Il miraggio di stipendi da manager anche per i futuri "Assessori"

Si voterà domani, 18 dicembre per eleggere, in tutta Italia, 75 Consigli Provinciali e 31 Presidenti di Provincia.

La provincia di Vercelli è tra quelle chiamata alle urne.

Come ormai sappiamo ed almeno ai fini elettorali, la Provincia è considerata Ente “di secondo livello”, cioè costituita da altri Enti di rango subordinato: i Comuni.

Che in provincia di Vercelli sono 82.

Tanto il Consiglio Provinciale, quanto il Presidente, dunque, non sono eletti dai cittadini, ma da altri eletti: i Consiglieri ed i Sindaci di ciascun Comune.

Quindi un elettorato “attivo”, cioè con diritto di voto, costituito da circa mille “grandi” elettori.

O grandicelli, a seconda della “fascia” in cui il singolo Comune è inserito: a seconda del numero di abitanti, cambia il “peso” elettorale del voto di ogni elettore.

Ecco come funziona.

Nei Comuni piccoli, quelli fino a 3 mila abitanti, il singolo Consigliere pesa

39 voti.

Poi si sale alla seconda “fascia”, quella che comprendi i Comuni da 3 mila a 5 mila abitanti: in questi casi ogni Consigliere Comunale pesa 182 voti.

Oltre, le cose incominciano a farsi interessanti: perché nei centri da 5 mila a 10 mila abitanti (Santhià, Trino, Crescentino, Varallo Sesia) ogni grande elettore pesa 327 voti.

Un solo Comune nella fascia fino a 30 mila abitanti, Borgosesia, dove un Consigliere conta per 433 voti.

Infine, Vercelli: gli eletti di Palazzo Civico sono i più “pingui”, con 817 voti ciascuno.

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E, se la caccia al voto del Consigliere portatore di pochi voti conserva un certo fair play, man mano che la dote elettorale aumenta, il corteggiamento si fa insistente, fino allo stalking.

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PER FORTUNA NON SI PARLA PIU’ DI ABOLIRE LE PROVINCIE

I motivi per cui la Provincia torna ad essere un Ente di grande interesse per il sistema politico locale sono molteplici.

A livello parlamentare e governativo è ormai una consapevolezza che la legge cosiddetta “Delrio”, dal nome dell’allora Ministro Graziano Delrio, sia stata un grave errore: l’abolizione delle provincie non avrebbe fatto risparmiare una lira ed avrebbe soltanto allontanato i centri di gestione di grandi servizi ed opere pubbliche dai cittadini amministrati.

Per di più, se qualche giustificazione ad essa si fosse voluta riconoscere, fu sempre chiaro che la ratio di quelle norme – sostanzialmente penalizzanti del portafoglio, della dignità e della efficienza degli Enti intermedi – fosse del tutto subordinata al disegno perverso recato dal referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi.

Di cui l’abolizione delle Provincie, peraltro, non era che un corollario.

Bocciato il referendum, la legge Delrio restò una “incompiuta” istituzionale il cui peso ricadde proprio sul lavoro quotidiano delle Amministrazioni Provinciali: più o meno gli stessi compiti, ma meno soldi, poche garanzie per il Personale che, infatti, appena possibile migrò in Regione.

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Adesso tutti hanno capito che occorre ripristinare una fisionomia compiuta di un Ente che è ed è sempre stato importante per l’equilibrio socio economico dei territori: anche se – forse – in futuro una rivisitazione dei confini di ogni singolo Ente potrà essere utile.

PER I POLITICI, UN NUOVO ELDORADO

Tra le spese che furono drasticamente tagliate, anche quelle per compensare le cariche politiche (l’ottica era quella di eliminarle, perché, appunto, ormai “inutili”).

Sicchè, anche per questo, la corsa al posto fu parecchio disertata.

Per molti anni, tutti “aggratis”.

Inoltre – ma è storia più recente – si è capito che dalla Provincia passano i procedimenti autorizzativi anche per i grandi insediamenti suscettibili di portare danni all’ambiente (qualche esempio nel territorio, ma è ovvio che si tratti di una situazione generale: inceneritore di Cavaglià, “letamaia” alla Polioli, “trucioli – pallet” alla formaldeide di Atena Asm a Vercelli) sicchè qualcuno potrebbe avere avvertito la tentazione di trovarsi nel posto in cui fosse possibile (sono ipotesi, ovviamente) assicurare il sostegno politico a chiunque, purchè ricco, avesse l’ambizione di inquinare per farsi i propri affari.

L’idea che, intanto, decidono i Tecnici e non i politici è un’idea come un’altra e se qualcuno, oltre a professarla, ci vuole anche credere, è ovviamente libero di farlo.

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Ma, soprattutto, sono tornati e torneranno sempre di più gli stipendi, gli emolumenti, per gli Amministratori.

Già ora il Presidente della Provincia si trova a percepire lo stesso gettone mensile (4 mila euro lordi) del Sindaco del Capoluogo di Provincia.

Eraldo Botta prende e prenderà lo stesso stipendio di Andrea Corsaro.

E quando, con l’imminente provvedimento in corso di approvazione parlamentare, questo gettone sarà non più di 4 mila, ma di 9.600 euro al mese, anche l’inquilino di Via San Cristoforo non potrà certo dire di no.

Il bello viene, però, proprio con il prossimo giro di provvedimenti: anche i nuovi “Assessori” provinciali, ora Consiglieri delegati, percepiranno il gettone (pare nelle stesse proporzioni dei colleghi del Comune Capoluogo), cioè il 70 per cento del Sindaco.

I conti sono presto fatti: il 70 per cento di 9.600 euro sono 6.700 euro, salvi i rotti.

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LE FORZE IN CAMPO

Domai si recheranno, dunque, alle urne, mille Consiglieri di 82 Comuni.

Quattro i seggi elettorali allestiti presso i Comuni di: Vercelli (Sala delle Tarsie, in Provincia), Livorno Ferraris, Borgosesia, Scopello.

Dalle 20 lo spoglio, sul posto, poi la collazione dei dati, che si farà in Provincia.

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Come si è visto, la lotta è a coltello.

La lista di Centrodestra ha i favori del pronostico.

Eccole affiancate.

Mille Consiglieri, quasi tutti eletti nel 2019, quando ci fu l’esplosione della Lega per Salvini Premier.

Basta questo dato per dire che, di fatto, l’elezione si svolge con una base elettorale ormai superata, ma – dall’altro lato – con i “se” e con i “ma” non si è mai fatta la Storia.

La lista del Centrodestra.

Presenta dieci candidati, quanti sono i posti a disposizione.

Cinque sono della Lega, tre di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia.

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La lista di Centrosinistra, che poi è sostanzialmente del Pd, propone, invece, sei candidati.

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COSA DICONO I BOOKMAKERS

I pronostici dell’antivigilia davano “cappotto” a favore del Centrodestra: 9 alla lista Lega – FdI – Forza Italia e un Consigliere eletto all’altra.

Alla vigilia le cose sembrano un po’ cambiate, con la previsione di più voti di Vercelli alla lista del Pd: quindi i pronostici si attestano su un risultato di 8 a 2.

Se i favoriti del Centrosinistra (dicunt) sono Mattia Beccaro, Vice Sindaco di Santhià e Sergio Svizzero (ex Sindaco di Quarona), è nel Centrodestra che c’è la lotta a coltello.

Sul gradino più alto del podio dovrebbe salire Davide Gilardino (FdI) Sindaco di Ronsecco, primo eletto in tutte le cabale.

I Candidati della Lega dovrebbero ricevere un plafond più o meno uguale per tutti di voti, per evitare sorprese in coda alla classifica.

I calcoli dei voti e la distribuzione delle provvidenze sarebbero stati affidati al Sindaco di Tronzano Vercellese, Michele Pairotto che dovrebbe riuscire nella non facile impresa di fare confluire, su ciascuno dei 5 candidati della Lega, circa 4.500 voti.

Poi, chi ha più filo, tesse più tela.

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In Forza Italia si dà per sicura l’elezione dell’attuale Vice Presidente all’ex Convento dei Barnabiti, Pier Mauro Andorno, Sindaco di Borgo d’Ale.

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La scommessa vera è in Fratelli d’Italia, dove il Coordinatore provinciale, Emanuele Pozzolo, ha voluto dare un segnale di autonomia dall’asse da sempre costituito tra Paolo Tiramani con il suo missus dominicus, Alberto Cortopassi.

Sicchè il partito, oltre allo stesso Gilardino e Massimo Camandona, presenta Donatella Demichelis.

Se c’è una possibilità su mille che Fratelli d’Italia riesca nell’impresa di conquistare il terzo Consigliere, sicuramente Demichelis è la candidata in grado di farcela, rispetto a chiunque altro o altra.

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Come finirà?

Chi vivrà, vedrà.

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