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Meno soldi, più spese, ma aumentano i mutui

TRIPPA PER I GATTI / 812 - Se la gente non guadagna, non può nemmeno pagare l'addizionale Irpef - Al Comune mancherà una parte del gettito: dove prenderà i soldi? - Tagli o nuove tasse? - Intanto fanno mutui come se fosse tutto come prima: piscina, Enal, Cavalcavia, sono più di 6 milioni di euro in... eredità - 

Finirà di pagare chi ci sarà ancora fra 30 anni -

Vercelli Città

Bisogna riconoscere che, almeno, ci sono rimasti male.

Eh, sì, non è che l’abbiano voluto.

Diciamo che – obbiettivamente – per quelli che hanno stipendi, stipendioni, assicurati a fine mese, le cose, con questo Covid19, in fondo, non sono poi cambiate tanto.

Anzi, persino meglio, dal punto di vista dei risparmi familiari che si possono lucrare su qualsiasi cosa si vada a comprare da esercizi commerciali che devono resistere, stringere i denti per andare avanti e, perciò, vanno di sconti e saldi e prezzi bassi che più bassi non si può.

Però, adesso, la realtà ha bussato alla porta anche del Civico 5 di Piazza Municipio a Vercelli e, così, anche i componenti della Giunta del Niente e forse anche meno di niente avranno detto: ohibò!

E, con loro, forse anche i Dirigenti con doppi e tripli incarichi, tutti, uno per uno retribuiti da altrettanti stipendi,  paiono essersi preoccupati.

Alcuni esempi, i soliti:

Silvano Ardizzone, tra Comune, Covevar e Azienda Farmaceutica ha un lordo che viaggia sui almeno 110 mila euro. Un po’ di più Fausto Pavia, il Segretario Generale.

Fonti palatine dicono che sarebbero un po’ preoccupati.

Un bel grattacapo.

Il motivo?

Il motivo è semplice.

Si sono accorti che i vercellesi hanno meno soldi: tanti di meno.

Come hanno fatto ad accorgersene?

Andiamo con ordine.

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L’IMPOSTA SUL REDDITO

SE IL REDDITO NON C’E’, RENDE POCO

Sappiamo che, in questo periodo, in Comune si sta preparando il Bilancio.

Bene.

Tra le voci di ricavo per Palazzo Civico c’è una voce che si chiama “addizionale Irpef”.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una piccola parte dell’Irpef  (imposta sul reddito delle persone fisiche) pagata dal contribuente allo Stato.

Fino ad ora, questa parte di Irpef che lo Stato lascia ai Comuni, per quanto riguarda Vercelli è sempre oscillata attorno ai 4 milioni di euro: anche un po’ di più, ma, è ovvio, è un dato annualmente variabile.

Bene.

Il prelievo segue quasi (quasi) pedissequamente le “fasce” di reddito stabilite da Roma.

La massima aliquota di prelievo addizionale che si può applicare è comunque quella dello 0,80.

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Ai tempi della Giunta di Maura Forte (Assessore al Bilancio Andrea Coppo), si era detto: ma guardate, Signori cari, se lo Stato prevede una esenzione totale Irpef (anche di quella che si cucca Roma stessa) per i redditi fino a 8 mila euro lordi annui, noi facciamo un passo in più.

Alziamo questa soglia e diciamo che la addizionale Irpef la mettiamo solo per i redditi oltre i 16 mila euro lordi annui.

In pratica: un pensionato che prende 1.000 – 1.100 euro di pensione per 13 mesi, non ci paga (a noi Comune) l’addizionale.

Paga però la parte di Irpef che deve allo Stato, ma solo per l’eccedenza dopo gli 8 mila euro, tra 8 e 16 mila euro.

E amen.

Poi c’è ancora una fascia per cui, invece di 0,80, l’aliquota è 0,70, ma, in complesso, i margini di manovra sono molto limitati.

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Dunque, cosa è capitato nel 2021?

E’ capitato che, siccome la gente ha patito perdite reddituali enormi, è ovvio che deve versare meno Irpef.

Perché è l’imposta sui redditi.

Meno redditi, meno imposta.

E, insieme all’Irpef “principale”, anche quella “addizionale” che va nelle casse comunali.

Se è ancora presto per dire di preciso quanto potrebbero essere le minori entrate, è altrettanto certo che, tra pochi giorni, si potranno fare conti con un capo e una coda e, soprattutto, capire come intenderanno bilanciare questi minori introiti o, con tagli alle spese – e quali – o (udite udite, qualche burlone l’avrebbe anche pensato e detto) con aumenti di tasse.

E’ presto, abbiamo detto, per fare conti precisi, ma sin d’ora, un po’ tutti possono farsene di propri, sulla base della realtà “percepita”.

Pensiamo, ad esempio, a quanti hanno perso il lavoro, a quanti settori dell’economia sono stati chiusi ed inattivi (si parla di redditi 2021, in piena pandemia) a quanti sono rimasti, nella “migliore” delle ipotesi, in cassa integrazione.

Pensiamo ai titolari di partita Iva e via enumerando.

Quindi, quant’è il calo del gettito da un anno all’altro?

Del 5 per cento, del 10, del 15?

Lo dovranno dire presto.

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Dunque, più che giustificata, ancorchè tardiva, la preoccupazione per chi deve redigere il bilancio.

Anche perché, se il 2021 è andato così, figuriamoci il 2022: quelli che vedono la ripresa assomigliano molto a quel Ministro della Pubblica Istruzione convinto, poco tempo fa, attorno al 10 gennaio, che, nella Scuola italiana, le classi in Dad fossero, nel complesso, circa il 6 per cento del totale.

Sono cose che vedono loro.

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Perciò, niente di più facile che – almeno a livello prudenziale – occorra stimare un assestamento al ribasso, salvo trovarsi a doversi poi inventare manovre di emergenza, peraltro, a livello comunale, ancor più difficili da realizzarsi che a livello centrale.

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DA UNA PARTE MINORI ENTRATE, DALL’ALTRA MAGGIORI COSTI

Anche perché, insieme alle minori entrate, ci sono costi nel frattempo lievitati in maniera, di nuovo, imprevista.

Un esempio “pesante” è il servizio di assistenza agli alunni disabili.

Sappiamo che lo Stato paga una parte di quest’onere, scaricandone una quota (non del tutto residuale) sui Comuni.

Ebbene, lo scorso anno, di punto in bianco, il numero di alunni delle scuole cittadine bisognoso di assistenza è praticamente raddoppiato.

Di conseguenza è aumentata la spesa per il servizio, passata da circa 380 – 400 mila euro a 700 mila.

In futuro?

Il dato si assesterà, oppure lieviterà ancora?

Insomma, da una parte meno ricavi, dall’altra più costi.

Come si farà?

***

Abbiamo visto che rimpinguare i ricavi con l’aumento delle tasse possa essere una strada.

Se vorranno proporla, liberissimi: in tanti stanno già investendo gli ultimi soldi per acquistare i pop corn.

L’altra strada è procedere al taglio di alcune spese.

Rinunceranno, almeno un po’ – sono esempi – a foraggiare la Ducale?

Potrebbe essere un’ipotesi.

Oppure faranno a meno di un po’ di fiori qua e là?

Si vedrà.

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MENO INTROTI, MA PIU’ MUTUI

Mentre la situazione reale dice questo, quella immaginifica propagandata senza ritegno alcuno, è di ben altro segno.

Si continuano a fare mutui su muti, cioè debiti, che pagherà chi ci sarà ancora nei prossimi 30 anni.

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I tre esempi più eloquenti sono quelli che sappiamo.

Il primo:

3 milioni e 300 mila euro di debiti (a mutuo 3 milioni) per ristrutturare, per la seconda volta,

il palazzo Ex Enal.

Ne hanno già spesi circa un milione e mezzo per l’imbarazzante prima ristrutturazione, quella che è finita poi in contenzioso con l’appaltatore, il “vecchio” Civ.

Lì ci sarebbe dovuta andare la Risoteca.

Quindi, 1,5 milioni di euro buttati in un fosso per la Risoteca che c’è nel Paese delle Meraviglie di Alice, voluta dalla Giunta del Niente numero 2, quella 2009 – 2014.

E, notiamo, il Pirata è sempre lo stesso.

Adesso staremo a vedere.

Il giorno 27 gennaio scorso – Giorno della Memoria – sono riusciti a presentare il progetto proiettando il filmato in cui il Fascio (era l’Opera Nazionale Dopolavoro) inaugura (1937) l’edificio.

Comunque, 3,3 milioni di euro di debiti: fatto.

***

Incominciamo ora con i mutui contratti per demolire.

Qui, repertorio, il Consiglio Comunale

in cui la Giunta del Niente deve ammettere di fare un

debito di 1,4 milioni di euro per demolire il vecchio stabile

del Centro Nuoto e, al suo posto, lasciare la vecchia vasca coperta che diventa (appunto) scoperta.

Quindi: il coperchio è costato (tra tutto) quasi 2 milioni di euro ai quali si aggiungono questi 1,4 (se basteranno, prima che sia la fine).

Il tutto per non avere una piscina coperta in muratura.

Finiranno di pagare tutto questo (altri 3,5 milioni circa) coloro che ci saranno ancora fra 30 anni.

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E, finalmente, il Cavalcavia di Corso Avogadro.

A proposito del quale il nostro Archivio offre una copiosa emeroteca.

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La parte forse più interessante è riportata nell’articolo che dà voce ad un valente Professionista locale, il quale dà un suggerimento molto importante: prima di decidere di abbattere un manufatto così decisivo, consultate anche altri Tecnici.

Ovviamente, consiglio respinto al mittente.

Quindi, un altro milione e mezzo circa di euro

per buttare già il Cavalcavia di Corso Avogadro, anche questi presi a prestito.

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Perché la decisione andrebbe rivista?

Lo dice anche il Pd (il testo del comunicato in calce a questo articolo): il cavalcavia si può recuperare.

Ma, inoltre, la cosa forse persino più importante, è ancora un’altra.

Adesso abbattiamo, nella convinzione (del tutto autoreferenziale) che le Ferrovie dismetteranno quel tratto di strada ferrata.

Ma sarà davvero così?

Chi lo dice?

Si può davvero pensare che il sistema dei trasporti su rotaia rinuncerà per sempre al collegamento tra Novara – Vercelli – Alessandria – Genova?

E’ prudente pensarlo?

E quando qualcuno pensasse in futuro – e con ragione – di ripristinare i collegamenti che si farà?

Un nuovo cavalcavia?

Un sottopassaggio?

Un passaggio a livello?

L’ansia demolitoria della GdN ha fatto i conti (oltre che con le rate del mutuo da pagare) con i soldi che, in futuro, costerebbe il ripristino di un’opera equivalente?

Al di là del pittoresco discorso sui ritardi cronici nella esecuzione di opere strombazzate come segno di “concretezza” amministrativa (salvo fare poi i conti con le scadenze dei prestiti e con i cronoprogrammi che vanno a farsi benedire) resta questa grave incertezza.

Si sono fatti i conti senza un oste – le Ferrovie – che delle decisioni prese dal Comune di Vercelli se ne impippa tranquillamente.

Un esempio?

Quando decisero di togliere il passaggio a livello di Via Monte Bianco (Magazzini doganali Sifte Berti) rendendo impossibile la comunicazione tra due importanti quadranti della città, le Ferrovie se ne fregarono tranquillamente delle proteste del Comune.

Misero – al posto del passaggio a livello – i blocchi di cemento e chi arriva da Olcenengo, Biella, Valsesia, semplicemente passa da un’altra parte. E amen.

***

Quindi, se, da un lato, la prospettiva è quella di introiti sempre minori derivanti dalla fiscalità, d’altra parte si continua a indebitare il Comune, forse sperando che, nel 2024, i cittadini non facciano questo 2+2, che, in realtà, porta due volte il segno meno.

Come finirà?

Chi vivrà, vedrà.

 ***

ECCO, INTEGRALE, LA MOZIONE PRESENTATA DAL PD

Al Sindaco della Città di Vercelli

E, p.c.       Ai Revisori dei Conti

Al Segretario Generale

Oggetto: Mozione sui Lavori di Messa in sicurezza del cavalcaferrovia di corso Avogadro

CONSIDERATO CHE

I consiglieri del PD e di Vercelli per Maura Forte hanno chiesto la convocazione di una commissione consiliare avente ad oggetto “le attività che hanno determinato la chiusura del cavalcaferrovia di corso Avogadro e la scelta della demolizione del manufatto”

PRESO ATTO CHE

Il comune di Vercelli ha nella primavera del 2021 convocato una commissione al fine di giustificare la chiusura del cavalcavia.

VERIFICATO CHE

Dal Monitoraggio e verifica 2020 – Esito della campagna di monitoraggio svoltasi nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2020 del cavalcavia Avogadro l’ing. Montiglio, in mancanza di ulteriori indagini e prove diagnostiche (eseguite però nel 2018) , valutava:

“-stante l’avanzato stato di degrado, già evidente negli strati superficiali nel 2018, si ritiene che abbia ormai intaccato strati più interni delle strutture;

- per questo motivo le caratteristiche del calcestruzzo, anche degli strati reagenti più profondi si ritiene si attestino su valori molto più bassi di quelli ottenuti dalle carote analizzate nel 2018 ad esempio nei pulvini, dove le analisi SONREB, più superficiali, avevano fornito valori di resistenza pari alla metà delle carote, dimostrando che superficialmente la resistenza era nettamente inferiore, si ritiene che tale resistenza superficiale si possa estendere ormai in generale per l’intero pulvino;

- si è considerato inattivo circa il 50% delle armature esterne esposte”

A seguito di tale monitoraggio e delle relative analisi, nel mese di dicembre 2020 è stato concluso, in sintesi, quanto segue:

– il viadotto deve essere chiuso al traffico in quanto non è più garantita la transitabilità dell’opera, neanche con mezzi leggeri, ammessi solo in una fase temporanea di 6 mesi per manutenzione;

– è necessario inibire il parcheggio e il passaggio al di sotto del cavalcaferrovia;

– è necessario puntellare le campate su ferrovia;

– è necessario rimuovere i serbatoi delle vasche di accumulo dell’acquedotto presenti sotto le strutture.”

In conseguenza di queste conclusioni il giorno 07/12/2020 il Comune di Vercelli, per tutelare la pubblica incolumità, ha disposto la chiusura al traffico del cavalcaferrovia.

OSSERVATO CHE

Nell’elaborato “Relazione Generale” D01 (approvato con Delibera di Giunta Comunale n° 293 del 5/10/2021), l’ing. Montiglio, a pag 5 del documento, dichiara:

“Si precisa che, nonostante le condizioni di forte degrado che hanno portato alla decisione della chiusura al traffico e alla successiva demolizione, al momento il cavalcaferrovia non è in pericolo di crollo ed è transitabile con mezzi d’opera di portata limitata: max 3,5 t/veicolo.”

VALUTATO CHE

L’ ing. Montiglio (nella Relazione Generale) dichiara “in data 28/03/2019, il sottoscritto Ing. Montiglio ha redatto il progetto di fattibilità tecnico-economica per la riqualificazione del viadotto (con integrazioni dell’agosto 2019), che prevedeva n° 6 scenari alternativi, dall’ipotesi di ripristino della viabilità “a raso”, al consolidamento, alla ricostruzione completa.”

Documento che a parere degli scriventi non è stata mai approvato

CONSIDERATO CHE

Nella Relazione Generale non viene in alcun modo individuata, tra più soluzioni, quella che presenta il miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività, non giustificando quindi la scelta dei lavori di demolizione a favore di lavori di manutenzione straordinari.

Inoltre negli elaborati progettuali non si tiene conto sia dei costi sostenuti per la realizzazione dell’impianto di illuminazione pubblica sia dei costi per lo spostamento delle vasche di accumulo dell’acquedotto ed altri lavorazioni connesse a quelle indicate nel  progetto di demolizione che sono :

– scavo della massicciata immediatamente a tergo di spalle e muri d’ala;

– tirantatura dei muri andatori vicini alla spalla lato Vercelli: questi muri, non presentano segni che indichino carenze nella loro stabilità, in considerazione anche del fatto che le rampe sono interdette al traffico, tuttavia si ritiene di stabilizzarli in maniera precauzionale in corrispondenza delle zone di demolizione delle spalle, con relativo scavo;

– risistemazione e ripristino delle aree di parcheggio al di sotto dell’attuale viadotto, al momento interdette all’uso, con interventi di piccoli ripristini locali;

– ripristino della viabilità;

– messa in sicurezza delle rampe del rilevato mediante la posa in opera di idonee barriere di sicurezza tipo “new jersey” in C.A. e sovrastanti pannelli modulari in grigliato zincato.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri comunali impegnano la S.V.

Ad attivarsi per sospendere la Determinazione n. 4518 del 28/12/2021 di approvazione progetto esecutivo, determina a contrarre ed impegno di spesa di €1.433.410,76 in considerazione del fatto c he nel dispositivo non vengono indicati il progetto approvato e che nella pubblicazione non contiene né la lettera di invito né il disciplinare di gara.

A procedere sin da subito ad attivare gli interventi necessari all’apertura in sicurezza del cavalcavia, in considerazione dei documenti approvati in cui viene stabilito che “al momento il cavalcaferrovia non è in pericolo di crollo ed è transitabile con mezzi d’opera di portata limitata: max 3,5 t/veicolo.”

Ad attivare una campagna di monitoraggio provvedendo indagini e prove diagnostiche aggiornate per valutare la condizione di sicurezza.

A commissionare una relazione che consideri la scelta migliore in virtù “del miglior rapporto tra costi e benefici per la collettività”

Vercelli 02/02/2022 –

Michele Cressano – Alberto Fragapane – Manuela Naso – Maura Forte – Carlo Nulli Rosso – Alfonso Giorgio –