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Bonaccio, quella motosega, non sapeva nemmeno accenderla

NON E' CHE RIPETENDO TANTE VOLTE UNA COSA NON VERA, DIVENTI VERA - Emanuela Buonanno: più le gocce fanno traboccare il vaso, più i sassolini escono dalla scarpa

I limiti di uno storytelling ormai stucchevole

Valsesia e Valsessera

“Non basta ripetere tante volte una cosa non vera per farla diventare vera”.

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Emanuela Buonanno, almeno per ora, pare non avere intenzione di “correre” con nessuna “squadra” per le imminenti elezioni amministrative di Borgosesia, ma non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa:

Ma andiamo, come sempre, con ordine.

I fatti hanno dimostrato la conseguenzialità della sostituzione del Vice Sindaco (il 15 dicembre scorso), licenziando dall’incarico proprio Emanuela Buonanno, per fare spazio al “vocatus” Fabrizio Bonaccio, futuro candidato Sindaco.

Poi, come sappiamo, la Signora ha rassegnato le dimissioni anche da Assessore:

“Dopo le mie dimissioni, – esordisce Buonanno – ho voluto staccare ed è stato un bene, perché mi sono divertita a vedere lo spettacolo e mi sono anche sentita lusingata.

Mi sono divertita a vedere che Tiramani e Bonaccio hanno continuato a preoccuparsi per sapere cosa facessi io, se mi candidassi e con che lista. Hanno contattato giornalisti, amici, persone con cui ho lavorato e persino miei parenti, per avere informazioni. Questo mi ha divertito e anche lusingato, perché se si dannano tanto per sapere cosa faccio io, vuol dire che mi rispettano per il lavoro che ho fatto e temono per la solidità della lista messa in piedi dallo stesso Tiramani con Bonaccio come candidato sindaco.

Si, perché non dobbiamo prenderci in giro: sembra che Bonaccio e altri consiglieri stiano prendendo le distanze da Tiramani, perché, ovviamente, per motivi elettorali, adesso viene comodo distanziarsi da lui, che non gode di molte simpatie a Borgosesia, ma è ancora presente e non è certamente finito: infatti tra alcuni amici di Fratelli di Italia si dice che si stia adoperando per riciclarsi presso di loro, cioè che si stia proponendo come referente per la Valsesia e che abbia promesso di portare in dote (cito come mi è stato riferito) “tutti i ‘suoi’ amministratori”. Non so cosa ne pensino i cittadini della Valsesia e gli amministratori in questione, comunque, se così fosse, il candidato della principale città della Valsesia rientrerebbe certamente nella “dote” promessa da Tiramani.

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In altro articolo di VercelliOggi.it tra breve diremo che, per quanto ne sappiamo, possono stare tutti tranquilli: il passaggio a Fratelli d’Italia non è per oggi, ndr.

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Ma riprendiamo il dialogo con Emanuela Buonanno.

Signora Buonanno, non si può negare che proprio lei sia stata forse una delle maggiori responsabili della ascesa di Paolo Tiramani alla carica di Sindaco della città.

Tanti osservatori concordano nel dire che fu lei a “fare la differenza” per prevalere, cinque anni fa, sugli altri candidati Sindaco.

“Difficile dire – prosegue Buonanno – se sia stata io a fare la differenza, ma adesso è inutile fare dietrologia. Credo comunque che nessuno possa negare che la mia partecipazione all’amministrazione di Borgosesia sia stata motivata dal genuino sentimento di continuare in prima persona l’opera di mio fratello Gianluca e non per fare carriera politica. Una scelta che tra l’altro ha provocato difficoltà, spero non irreparabili, agli equilibri all’interno della mia famiglia”.

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La crisi del vostro rapporto ha sorpreso forse qualcuno, non gli osservatori più attenti delle cose politiche; da tempo pareva che qualcosa non andasse:

“Inutile negare che le vicende giudiziarie abbiano pesato. Dopo la prima condanna di Tiramani e la sospensione comminata dal Prefetto Michele Tortora, io decisi di restare perché l’alternativa sarebbe stata quella di lasciare la città senza una guida. Tra gli altri consiglieri regnava lo smarrimento totale e nessuno sapeva cosa fare. Per questo, per onorare l’impegno con i cittadini, assunsi la guida, facendo la supplenza di Legge.

Io non ho mai inteso sostituirmi ai Giudici; proprio per questo non ho condiviso, né condivido, i giudizi sommari: quelli assolutori come quelli di condanna; soprattutto se gli uni e gli altri sono enfatizzati su Facebook”.

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Dunque, i “sassolini: è il momento di tirarli fuori.

Come spesso succede, ci sono sassolini che incrociano la loro traiettoria con quella di gocce che fanno traboccare vasi.

Se c’è, qual è questa goccia e qual è il vaso?

Sì, di gocce ce ne sono e più di una. Sono le solite allusioni senza nessun fondamento. Non è che ripetendo tante volte una cosa non vera, questa diventi vera.

Prendiamo ad esempio certe espressioni lette in una recente intervista a Fabrizio Bonaccio su un noto quotidiano, sabato scorso.

Innanzitutto, nell’intervista, Bonaccio pare dedicarsi a mettere in cattiva luce la sottoscritta, cercando solo scuse del perché io sia stata fatta fuori, il che dimostra una povertà di argomenti.

Insomma, un caso di “storytelling” ormai stucchevole e venuto male già dall’inizio.

Sono state dette tante falsità e differenti versioni, ma la verità è una sola, e cioè che io sono stata reputata “inaffidabile” per aver richiesto a Tiramani di spiegarsi con me e con i cittadini riguardo la sua posizione giudiziaria.”.

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Cosa le è dispiaciuto, in particolare?

“Torno in particolare sulla storia delle mie presunte lunghe assenze, perché è la più citata.

Va detto, anzitutto, che a suo tempo, Tiramani mi chiese la disponibilità di una settimana al mese.

Io, invece, ho fatto quello che avevo promesso agli elettori, cioè mi sono trasferita a Borgosesia e ho fatto con dedizione il mio lavoro. Lascio giudicare ai cittadini i risultati che ho portato con l’Assessorato alle manifestazioni e al sociale, ma sulla “presenza”, mi permetta di chiarire che quando sono stata rimossa dall’incarico, ero a trovare mio figlio per la nascita del mio primo nipotino, nato il 13 dicembre. La volta precedente che ero stata in Sudafrica a trovare mio figlio per il suo matrimonio (si ricordi il commento: “si trova spesso in Sudafrica per motivi familiari”) era stato 21 mesi prima. Ventun mesi prima!

Inoltre, oltre alla già citata emergenza durante la prima sospensione di Tiramani, credo di avere fatto ampiamente la mia parte anche durante l’emergenza Covid, una situazione in cui Tiramani ha, di fatto, delegato la gestione dell’emergenza alla Associazione Buonanno, che presiedo, perché “aveva le mani legate”. Salvo poi presentarsi per le foto di rito con immediate pubblicazioni su Facebook: infatti, nel loro mondo parallelo è più importante apparire che fare; di questo è esempio lampante l’ultima trovata, quella della motosega”.

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Sicchè nella vicenda di Borgosesia fa capolino anche una motosega?

“Si, e questo mi fa tornare il sorriso è un altro esempio dell’importanza di apparire; poi la motosega non riusciva nemmeno ad accenderla, ma per fare la foto da pubblicare su FB andava bene comunque. La stessa cosa è successa durante l’alluvione in zona Isola: in 3 con la giacca arancione in ufficio per rispondere al telefono, con relativa foto su FB, mentre i residenti e i volontari si davano da fare a spalare il fango”.

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Signora Buonanno, è proprio finita con la politica, con la Pubblica Amministrazione?

“Per ora, considero conclusa la mia esperienza nell’ Amministrazione della città.

Tiramani e Bonaccio possono rilassarsi e dedicarsi alla motosega.”