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I Vescovi consacranti sono 26, provenienti dalla Regione Conciliare Piemontese e della Valle d’Aosta e da altre Regioni d’Italia

DOMENICA L'ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONS. ALESSANDRO GIRAUDO - Vescovo Ausiliare di Torino - Qui la Liturgia in diretta streaming dal Duomo - Nominato dal nuovo Arcivescovo Mons. Roberto Repole 

Regione Piemonte

L’ordinazione episcopale di  Mons. Alessandro Giraudo, Vescovo ausiliare di Torino, avviene con una celebrazione solenne in Cattedrale a Torino domenica 15 gennaio 2023 alle 15.

L’ordinazione è presieduta da S.E.R. mons. Roberto Repole, arcivescovo metropolita di Torino e vescovo di Susa, insieme ai vescovi ordinanti S.E.R. mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo metropolita emerito di Torino, e S.E.R. mons. Guido Fiandino, vescovo ausiliare emerito di Torino.

I Vescovi consacranti sono 26, provenienti dalla Regione Conciliare Piemontese e della Valle d’Aosta e da altre Regioni d’Italia (Veneto, Toscana e Friuli), insieme al Card. Francesco Coccopalmerio (presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi). Accanto a loro concelebrano 150 presbiteri e 35 diaconi. Partecipano alla celebrazione circa 30 autorità civili, militari e religiose, oltre a 250 ospiti tra cui i collaboratori di Curia, Facoltà Teologica, Istituto superiore di Scienze religiose e Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese, insieme ai fedeli provenienti da diverse comunità parrocchiali e gruppi, associazioni e movimenti della Diocesi, e a una rappresentanza di consacrate e consacrati.

La Cattedrale sarà aperta al pubblico dalle 14 e gli accessi saranno regolati da volontari. Data la ridotta capienza della basilica, l’ingresso sarà garantito fino al limite consentito dalle vigenti norme di sicurezza.

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Di seguito una breve descrizione della CELEBRAZIONE EUCARISTICA.

Ai RITI DI INTRODUZIONE (Canto d’ingresso, Atto penitenziale, Kyrie, Gloria e Colletta) segue la LITURGIA DELLA PAROLA; i riferimenti biblici sono quelli di questa II Domenica del Tempo Ordinario:

  • Prima lettura: Is 49,3.5-6
  • Salmo responsoriale: Salmo 39 (40)
  • Seconda lettura: 1 Cor 1,1-3
  • Vangelo: Gv 1,29-34.

Si entra quindi nello specifico della LITURGIA DELL’ORDINAZIONE. L’eletto mons. Giraudo, accompagnato dai presbiteri che l’assistono, viene presentato all’arcivescovo mons. Repole. Tutti siedono, viene letto il mandato e, a lettura finita, in segno di assenso tutti cantano: «Benediciamo il Signore: a Lui onore e gloria nei secoli».

Seguono l’omelia dell’Arcivescovo e il silenzio per la riflessione personale.

A questo punto soltanto l’eletto mons. Giraudo si alza in piedi e si pone davanti all’Arcivescovo per manifestare i suoi impegni di fedeltà alla Chiesa e ai compiti propri del Vescovo. Mons. Repole lo interroga con alcune formule di rito.

Alle Litanie dei Santi tutti si alzano in piedi. L’Arcivescovo, con le mani giunte, invita il popolo alla preghiera di supplica per l’intercessione della Vergine Maria, Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. L’eletto si prostra.

Seguono l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione. L’imposizione delle mani è il gesto con il quale gli apostoli imploravano il dono dello Spirito, che guida e governa la Chiesa, su coloro che erano stati eletti come loro collaboratori e successori. Questo gesto, unito alla preghiera di ordinazione, costituisce l’elemento essenziale dell’ordinazione episcopale.

L’eletto mons. Giraudo si inginocchia dunque davanti all’Arcivescovo, che impone le mani sul suo capo, senza dire nulla. Lo stesso fanno dopo di lui gli altri Vescovi presenti.

Successivamente mons. Repole impone sul capo dell’eletto il Libro dei Vangeli tenuto aperto da due diaconi, perché il Vescovo deve sempre obbedire alla Parola dalla cui sapienza è chiamato a lasciarsi permeare.

L’Arcivescovo, con le braccia allargate, pronuncia la preghiera di ordinazione.

La celebrazione prosegue con i Riti esplicativi, che mostrano i compiti ai quali il nuovo Vescovo mons. Giraudo viene abilitato dalla grazia dello Spirito Santo:

  • l’unzione del capo, che significa la particolare partecipazione del Vescovo al sacerdozio di Cristo;
  • la consegna dei Vangeli, che mette in luce la fedele predicazione della parola di Dio come compito principale del Vescovo;
  • la consegna dell’anello, che esprime la fedeltà alla Chiesa, sposa di Dio;
  • l’imposizione della mitra, che porta con sé l’impegno alla santità;
  • la consegna del pastorale, segno del ministero di pastore della Chiesa;
  • l’abbraccio e il bacio di pace, segno dell’accoglienza nel collegio episcopale, che porta, in comunione con il Vescovo di Roma, la sollecitudine per tutte le Chiese.

Il nuovo Vescovo è invitato dall’Arcivescovo a prendere il primo posto fra tutti i Vescovi concelebranti. A quel punto il nuovo Vescovo mons. Giraudo proclama il Credo apostolico, a cui si unisce tutta l’assemblea acclamando «Credo, Signore! Amen!».

Si prosegue con la LITURGIA EUCARISTICA ed i riti di comunione (preghiera del Signore, Rito della pace, Agnus Dei). I canti (Signum unitatis e La vera vite) accompagnano la comunione dell’assemblea, a cui segue l’orazione conclusiva di mons. Repole.

Nei riti di conclusione il nuovo Vescovo mons. Giraudo scende tra i fedeli impartendo loro la benedizione. Al termine dell’inno del Magnificat, il nuovo Vescovo rivolge la parola al popolo.

In chiusura l’Arcivescovo imparte la solenne benedizione tenendo le mani stese sul nuovo Vescovo e sul popolo.

Qui di seguito l’elenco dei canti della celebrazione e relativi autori:

  • Veni creator Spiritus – Gregoriano/A. Ruo Rui
  • Kyrie – Taizé
  • Gloria – Missa de angelis
  • Salmo – D. Stefani
  • Alleluia – L. Deiss/A. Ruo Rui
  • Benediciamo il Signore – D. Julien/G. Stefani
  • Ruah – RnS
  • Psallite – V. Miserachs
  • Santo – J. Dykes/A. Fant
  • Anamnesi – M. Bonfitto
  • Agnus dei – Lourdes/M. De Florian
  • Signum unitatis – A. Ruo Rui
  • La vera vite – M. Frisina
  • Magnificat – D. Stefani

 

  • LO STEMMA

Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

– uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconduci-bile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da particolari devozioni o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altre particolarità;

– una croce astile, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;

– un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3), il tutto di colore verde;

– un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.

In questo caso è stato adottato uno scudo di foggia gotica, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica, mentre la croce astile d’oro è “trifogliata”, con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.

In questo caso è stato adottato uno scudo di foggia gotica, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica, mentre la croce astile d’oro è “trifogliata”, con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.