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ROBBIO – Festeggiato il 60° di sacerdozio di Don Gianni Fagnola    

Don Gianni, visibilmente commosso dai ricordi e dalle tante testimonianze di apprezzamento ricevute ha profuso ringraziamenti a tutti i presenti

PiemonteOggi, Regione Piemonte

Emozioni sotto le stelle giovedì 23 giugno, primo giorno d’estate, a Robbio, nell’allestimento all’aperto dell’Oratorio di San Pio X, per il ciclo di festeggiamenti, dedicati al Parroco, Don Joannes Maria Fagnola, per tutti Don Gianni, in occasione del suo sessantesimo anno di sacerdozio.

Don Gianni era stato viceparroco a Robbio negli anni ’70, ma poi, per obbedienza, si era trasferito alla Parrocchia di Bianzè, da dove, nel’92, era poi ritornato a Robbio, in veste di Parroco.

E, proprio dalla Parrocchia di Bianzè, in serata è giunto un nutrito gruppo di fedeli, tra cui anche il Sindaco del paese, soprattutto amici, che, sul palco predisposto, hanno ricordato i bei tempi vissuti con lui: molti erano giovani ragazzi allora, oggi adulti che conservano nel cuore i suoi insegnamenti e li trasmettono alle nuove generazioni. Don Gianni è stato ricordato per … i suoi mezzi di locomozione…, una bicicletta nera da donna e un’auto il cui rombo del motore lo preannunciava a tutti: di lui è stato detto che si calava nella vita del paese, non solo negli adempimenti del proprio compito religioso, ma soprattutto nei momenti di difficoltà della comunità.

Nella sua pastorale ha saputo attrarre a sé le persone, arrivando a comporre una corale di ben quaranta persone, alcune qui presenti, sia come voci che come strumenti, che hanno riproposto i canti che accompagnavano le belle gite che si facevano in bus, in treno, in bicicletta, o a piedi, in luoghi vicini e lontani( Santuario di Oropa, Roma, Montecarlo, ecc.): abbiamo risentito “Viva la gente”, a cui anche il pubblico si è unito, sia nel canto che nella claque, canzoni dialettali come “Alla larga dai sagrin”, altre ideate appositamente per lui o prese in prestito dalla famosa “La sbornia, trinca, trinca”, e anche lui è stato chiamato sul palco , a cantare alcune strofe tipiche di quei tempi.

I ricordi sono stati supportati da un video che ha racchiuso i momenti più salienti della sua storia sacerdotale, soprattutto le iniziative con i giovani, iniziate ai centri estivi di Trino Vercellese e poi continuate in montagna, al mare, di superficie e di profondità: specialmente per questa passione, coltivata alla Maddalena, con i pescatori subacquei, è stato ricordato dagli amici presenti della Subacquea Storica Vercelli, rappresentati dal loro Presidente Sergio Quaglia.

Questi ha ricordato che “se tanti preti salgono ai rifugi e alle alte vette, ben pochi sono quelli che scendono in profondità, anzi, in tutta la sua vita, l’unico prete subacqueo incontrato, è stato Don Gianni”, aggiungendo che, grazie allo zampino di un amico di Bianzè, Mario Fiorentini, il Don vanta anche la qualifica di Cappellano subacqueo, quest’anno giunta alla quarantesima ricorrenza.

Spettacolari le immagini dei matrimoni celebrati sott’acqua, Don Gianni ha sottolineato che il rito dapprima si celebrava in Chiesa, a San Fruttuoso di Camogli, poi, nella splendida cornice del Cristo degli Abissi, si scendeva in immersione a scambiarsi gli anelli: le fotografie, fatte da Sergio Quaglia, esperto sia come subacqueo che come foto subacqueo, sono relative a ben cinque matrimoni celebrati da Don Gianni in profondità.

Don Gianni, visibilmente commosso dai ricordi e dalle tante testimonianze di apprezzamento ricevute, nella eccezionale serata di revival, ha profuso ringraziamenti a tutti i presenti, che non hanno risparmiato gli applausi, riconoscendogli la sua capacità di costruttore, non solo di anime, ma anche pratica( imparò ad usare la ruspa), soprattutto la sua capacità d’immersione, non solo subacquea, ma nella quotidianità di una vita di fede.

Al termine di una serata dedicata ai festeggiamenti con le associazioni laiche, che non avremmo mai voluto avesse fine, Don Gianni si è fermato ad augurare la buonanotte agli amici di Bianzè in partenza e agli amici robbiesi: anche le stelle ammiccavano riconoscenza.

 

 

Redazione di Vercelli