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Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 22 maggio 2022 - "Se uno mi ama, osserverà la mia parola" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - Video omelia di Don Alessandro Farano

La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello.

Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 1 -2. 22, 29
In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl’idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Dal Salmo 65

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Dal Libro dell’Apocalisse di San Giovanni Apostolo, Cap. 21, 10 – 14. 22 – 23
L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.

Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 14, 23 – 29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

Alimentare il desiderio

(At 15,1-2.22-29; Sal 66; Ap 21,10-14.22-23; Gv 14,23-29)

Il Vangelo di questa domenica inizia con un concetto chiave che assimilato può portare luce e serenità nel nostro cammino di vita e nel nostro percorso di fede. “Se uno mi ama, metterà in pratica la mia parola, e il Padre mio lo amerà. Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui”.

La parola di Dio, la parola del Vangelo, non viene messa in pratica per obbedienza servile. Gesù dice: “se uno mi ama, metterà in pratica”. La spinta ad entrare nella logica del Vangelo non è quella di rientrare in una tradizione – ormai è chiaro che messaggio che non è più comprensibile – , non è neanche la logica di stare dentro una morale – anche questo è un concetto non più capito e accettato.

La logica per entrare nel Vangelo e capirlo, è l’amore. E neanche un amore già “definito”, un amore “maturo”, ma un amore in divenire. Gesù dice: “se uno mi ama, metterà in pratica”. Usa un tempo al futuro. Sa che i nostri tempi di assimilazione e di maturità non sono immediati.

Il nostro essere persone, il nostro essere umani, implica un equilibrio tra capacità intellettiva, volontà, affettività e anche un equilibrio di forza fisica.

“Se uno mi ama”. Ma come faccio a sapere se amo Dio? Non si tratta di esaminarsi e quantizzare, piuttosto di accendere il desiderio di voler amare Dio.

Guardo la creazione. Ascolto il suono del vento che soffiando tra le foglie degli alberi, si muove come un direttore di orchestra. Questo sguardo mi riporta a Dio e desidero conoscerlo e amarlo.

Guardo la tenerezza di un gesto di amore di una mamma che solleva il suo piccolo, mentre muovendo i primi passi è inciampato. Questo sguardo mi riporta a Dio e desidero conoscerlo e amarlo.

Ogni sguardo orizzontale può attivare uno sguardo verticale.

E così amiamo Dio non per obbedienza, ma per desiderio di amore. A questo punto lui a sua volta ci guarda, ci ama, ci punta come un falco che aleggia alto e viene con il Padre ad abitare in noi. Che Dio abiti in noi è una cosa grande e assurda insieme! Dio Padre insieme al Figlio Gesù, insieme allo Spirito, abitano con noi, nella casa della nostra vita. Quando a volte, presi dalla tristezza diciamo a noi stessi: “sono solo, sono sola, nessuno mi ama, la mia casa è triste perché vuota…”. Allora possiamo posare il cuore su questa parola del Vangelo: il Padre mi ama e con il Figlio abitano con me – o meglio – abitano in me!

La nostra esistenza è una piccola, grande chiesa itinerante, la nostra vita è chiesa perché siamo l’edificio in cui Dio abita. Custodiamo una ricchezza che dà le vertigini al solo pensarci! Ogni luogo che raggiungiamo è raggiunto da Dio, noi Lo portiamo lì dove andiamo! La nostra vita è un vaso di alabastro da cui si espande la fragranza di Dio.

Gesù ci ha lasciato la sua pace. Non ci ha lasciato una pace scritta su carta, ma una pace scritta nel cuore trafitto della sua umanità. Per questo la sua pace non è quella che dà il mondo. La pace che Gesù ci dona in questo tempo pasquale e che ci invita a custodire in noi, è la sua presenza. Nessuno di noi da solo può essere autore della pace. Nessuna logica umana da sola può costruire una pace vera e duratura. Dimoriamo in noi stessi, custodiamo la divinità della nostra esistenza e allora sì, sarà vera pace in noi e attorno a noi, fra le nazioni e fra i popoli. Amen! Alleluia!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza

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