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Non abbandonare l'opera delle tue mani

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 6 febbraio 2022 - "Sarai pescatore di uomini" - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - Video Omelia di Padre Giuseppe De Nardi

Manda me

Dal Libro del Profeta Isaia, Cap. 1 – 2. 3 – 8

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
“Santo, santo, santo il Signore degli eserciti!
Tutta la terra è piena della sua gloria”.
Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi:
“Ohimè! Io sono perduto,
perché un uomo dalle labbra impure io sono
e in mezzo a un popolo
dalle labbra impure io abito;
eppure i miei occhi hanno visto
il re, il Signore degli eserciti”.
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse:
“Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua colpa
e il tuo peccato è espiato”.
Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”.

Dal Salmo 137

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.

Ti renderanno grazie, Signore, tutti i re della terra,
quando ascolteranno le parole della tua bocca.
Canteranno le vie del Signore:
grande è la gloria del Signore!

La tua destra mi salva.
Il Signore farà tutto per me.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.

Dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, Cap. 15, 1 – 11
Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!
A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè
che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture
e che fu sepolto
e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.
Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 5, 1 – 11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore”. Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE DEL MONASTERO MATER CARMELI DI BIELLA

La barca della nostra vita

(Is 6,1-2.3-8;  Sal 137;   1Cor 15,1-11;   Lc 5,1-11)

Ci sono due barche accostate alla riva. Due barche vuote, perché i pescatori sono scesi e stanno sistemando le reti. Gesù ha l’occhio attento e vede queste barche vuote, sale su quella che è di Simone. Gesù è attorniato dalla folla che lo sta ascoltando per poter ricevere la Parola di Dio.

I pescatori non sono sulle barche e non sono neanche tra la folla che ascolta la Parola. I pescatori, futuri discepoli e apostoli, in questo caso sono i “lontani”. Loro sono impegnati nelle occupazioni quotidiane, rassettano le reti, non possono perdere tempo per fermarsi ad ascoltare questo strano personaggio che attira così tanta gente attorno a sé, tanto da mettere scompiglio sulla riva del lago, del “loro” lago!

E’ pericoloso e salvifico insieme lasciare la propria barca vuota, incustodita! Gesù può salirci da un momento all’altro e proporci con gentilezza – infatti il vangelo dice che Gesù “pregò” Simone di prendere i remi e di allontanarsi un po’ dalla riva. E così questo pescatore che stava facendo discernimento tra quei pochi pesci buoni e tanti pesci cattivi pescati in quella notte, viene pescato all’improvviso dal grande Pescatore! Simone e compagni non avevano avuto tempo di ascoltare la Parola, ed ecco che ora sono in qualche modo obbligati ad ascoltarla, perché la Parola ha bussato alla porta del loro quotidiano, è entrata nella loro vita, è salita sulla loro barca. I pescatori sono sulla barca in una posizione scomoda questa volta: non stanno preparandosi ad una pesca, ma sono stati pescati! Eccoli seduti ad ascoltare. Non possono tornare a riva perché il Maestro sta parlando alle folle.

Poi Gesù sposta l’attenzione su di loro: la folla è stata saziata dalla Parola, ora è il turno dei pescatori, Avevano lavorato nella notte, erano arrivati a riva con quel poco pesce pescato, avevano riassettato le reti e stavano già pensando di andare nelle loro case per pranzare e riposarsi, in vista di una nuova nottata di pesca. Lui gli aveva cambiato il programma: saltando sulla barca che avevano lasciata vuota, li aveva poi chiamati per aiutarlo a trovare una posizione in cui avrebbe potuto parlare più agevolmente alla folla.

Anche Gesù si era meravigliato di questa loro disponibilità a prestargli la barca. Adesso gli si rivolge tenendo conto dei loro bisogni… una bella pesca che li ripaghi del sacrificio!

Gesù invita a prendere il largo: remare e avanzare dove l’acqua è più profonda. Solo arrivati lì gettare poi le reti. Questi uomini esperti del mare, dalla pelle riarsa dalla salsedine, bruciata dal sole. Questi uomini abituati a scrutare il cielo e a riconoscere il vento, per capire come sarà il mare durante la notte. Questi uomini si fidano di Gesù: “sulla tua Parola avanzeremo verso il largo, sulla tua parola getteremo ancora una volta, con fatica, metri e metri di reti.  Dio entra sulla barca della nostra vita che abbiamo lasciata vuota. A volte viviamo accanto alla nostra vita. Siamo seduti accanto alla barca e ci accontentiamo della pesca di pochi e magri pesci. Ma lo Spirito è pronto a cogliere questo “vuoto” e a riempirlo con nuove opportunità di pesca. Prima ci vuole un tempo di ascolto – di noi stessi, degli eventi, della Parola – poi ci vuole un remare verso l’acqua alta, mentre combattiamo contro venti avversi: ma dove vai? Cosa pensi di trovare? Non pescherai niente? Sei e sarai sempre un fallito!

Questa volta però la barca della nostra vita non è più vuota: noi siamo dentro di noi, e dentro di noi troviamo quella Presenza che mai ci abbandona, che è con noi nel remare verso il largo, che ci sprona e sperare contro ogni speranza, che ci rende tutti pescatori che tornano a riva all’alba di ogni giorno, con una nuova speranza pescata, con una nuova fiducia impigliata alla rete da pesca: l’amore di Dio che è più forte di ogni nostro limite!

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli – Biella Chiavazza                                                                                         

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