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"CONTRO LA GUERRA" - Don Renato Sacco presenta a Trino il libro di Papa Francesco - Una riflessione profetica ed esigente sul dovere della pace - INTEGRALE IN VIDEO

L'Italia spenda ogni minuto 40 mila euro in armamenti

(marilisa frison) – Interessante e significativa serata mercoledì 25 maggio 2022, dopo un momento conviviale in parrocchia con don Renato Sacco, alle 21 ci siamo trasferiti al Teatro Civico di Trino per la presentazione del libro di Papa Francesco “Contro la guerra”. Ma, proprio, per dare un aspetto positivo al messaggio l’appuntamento è stato intitolato “Il coraggio di costruire la pace”, che è in realtà il sottotitolo del libro di Papa Francesco.

A fare da moderatrice Marina Rasore, responsabile dell’Ufficio diocesano di pastore sociale, che ha presentato don Renato Sacco, tracciandone una biografia: “Don Renato Sacco è nato in provincia di Novara il 25 luglio 1955. Frequenta il seminario Diocesano a Novara e viene ordinato sacerdote il 20 ottobre 1979. Attualmente è parroco di alcune piccole parrocchie sul Lago d’Orta, in provincia di Verbania, diocesi di Novara. Fa parte della Commissione diocesana Giustizia e Pace e dal maggio scorso è Coordinatore Nazionale di Pax Christi.

 E’ stato tra i primi preti obiettori alle spese militari, subendo anche qualche pignoramento e un processo penale, con assoluzione, il 4 giugno 1991, per aver invitato a non spendere soldi per le armi”.

Lui ha tenuto subito a precisare la sua innocenza con “assoluzione piena”.

Poi Marina, ha chiamato sul palco il parroco don Patrizio Maggioni, che è stato il vero e proprio promotore dell’iniziativa e fin dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina è stato un po’ la nostra coscienza critica. “Noi cristiani come ci poniamo di fronte a ciò che sta succedendo? Quale può essere la nostra risposta? Ecco, è in questa risposta di ricerca questa serata, è un tentativo di dare una risposta”.

E il Sindaco Daniele Pane, che ha inserito l’evento nel calendario del programma culturale dei “Sentieri della Conoscenza” e nei saluti ha ribadito l’importanza di “ascoltare” e ha proseguito “il messaggio di questa sera è quello di ascoltare anche l’opinione degli altri, anzi a maggior ragione se siamo in disaccordo è ancora più importante ascoltare l’opinione degli altri, perché ci può dare opportunità di confronto, anche se in questo caso non ci possono essere disaccordi sul tema della Pace, se non per chi ha degli interessi personali”.

Don Patrizio, inoltre, ha sottolineato l’inquietudine interiore che mette questa guerra e che l’indifferenza non deve fare la parte del leone.

Poi la parola viene data a don Renato, che possiamo ormai definire un “Vip”, per le sue costanti partecipazioni a programmi televisivi su “La7”, sempre in prima fila per la Pace e profondo conoscitore di scenari di guerra e di luoghi di tragedie e sofferenze nei quali è stato più volte.

“Ho partecipato alla marcia a Sarajevo nel dicembre 1992 con don Tonino Bello, ho seguito per Pax Christi diverse situazioni di guerra, in particolare in Iraq, dove dono stato molte volte, prima, durante e dopo la guerra. Continuo ad avere rapporti con la Chiesa Caldea, in particolare con l’attuale Patriarca Louis Sako. Ho seguito (anche per motivi geografici, ma non solo) fin dall’inizio tutta la ‘questione F35’, il nuovo aereo da guerra che viene realizzato a Cameri, in provincia di Novara”.

Tante le cose messe sul piatto dal nostro interlocutore.

Ci invita a non lasciarci accecare dalla retorica dalla quale siamo sommersi, a non lasciarci trascinare da una logica secondo la quale le armi sono l’unica soluzione.

Sottolinea “La cultura della pace deve essere però un lavoro portato avanti da tutti, non è qualcosa che si appalta a qualcuno magari chiedendosi semplicemente dove sono i pacifisti?

Ciascuno nel suo ambito invece deve operare perché le tematiche della pace, la cultura del dialogo e l’opposizione alla vendita delle armi e all’enorme business che dà vita alle tragedie come quella che stiamo vedendo anche in Ucraina diventino un impegno quotidiano. Su questo purtroppo però la politica, spesso anche la grande informazione e più in generale un sistema che non mette la sofferenza delle persone al centro dell’agenda, deve riflettere e cambiare davvero in profondità. Deve essere il Papa a citare la Costituzione mentre la politica trascura questo aspetto ed è incredibile – continua don Renato -. Ci troviamo in una situazione nella quale l’Italia dà il suo consenso alla vendita di armi all’Ucraina nel solco di una decisione comune da parte dell’Unione Europea, un passo che tradisce i valori che sono alla base stessa sia del nostro Paese ma anche della costruzione europea. – Viene allora spontanea la domanda: come rispondere allora alla richiesta di aiuto di un paese che denuncia l’invasione e che vuole difendersi? – Partiamo dal presupposto che Putin è il responsabile dell’aggressione, questo mi pare del tutto evidente, ma con le mosse che l’Europa sta compiendo si sta mettendo sullo stesso piano della spirale di violenza che non porta ad alcuna soluzione – replica don Sacco – Non si può uscire da questa soluzione fomentando uno scontro armato e riempiendo un paese di armi. Abbiamo già visto cosa succede se si imbocca questa strada. L’abbiamo visto nella guerra ‘per esportare la democrazia’ che abbiamo intrapreso in Iraq così come nello scenario dell’Afghanistan. Senza dimenticare trent’anni fa la tragedia di Sarajevo, le scene di una città sotto assedio per le bombe e le armi che anche noi in quel caso abbiamo dato per attaccare ci devono far ricordare dove ci porta la spirale della violenza. Dovremmo quindi riempire di armi anche i palestinesi o magari i curdi perché così pensiamo di sostenere una lotta per la pace e per le rivendicazioni degli oppressi? No, non è e non può essere la via da percorrere. Segnalo, ad esempio, che nella tragedia che stiamo vivendo in Ucraina non è stata l’Europa a promuovere un tavolo di dialogo tra Ucraina e Russia, dal continente non è partita nessuna iniziativa di questo tipo. -Incalza il sacerdote – Gli unici a ringraziare in questo scenario sono i produttori di armi, che, come capita sempre in situazioni del genere, fanno grandi affari. Noi che oggi piangiamo al fianco degli ucraini vediamo immagini di carri armati entrati nel loro paese, carri armati prodotti anche da aziende italiane e che abbiamo venduto ad esempio anche a Putin”

Non ha tralasciato l’ultima tragedia avvenuta in Texas a danno di bambini innocenti e due insegnanti, per aver permesso a un diciottenne di acquistare armi, sostenendo “a questo portano le armi, morte odio e violenza”.

Secondo conteggi portati a conoscenza da don Sacco l’Italia spende 40 mila euro al minuto per le armi, sodi che si potrebbero impiegare per cose più importanti tipo la sanità, visto che deve aspettare fino a gennaio 2023 per un esame all’anca.

Altro fatto portato alla luce con la tecnologia non si vedono più le persone in faccia, si uccide, si centra il bersaglio a 5000 km di distanza e viene a mancare il rimorso morale di aver ucciso, perché non vedendo, non ci si rende conto del male che si fa.

Quindi, Papa Francesco a gran voce in questo libro dice:

”La guerra è un sacrilegio, smettiamola di alimentarla! La pace è molto più della semplice assenza di guerra. La parola biblica shalom indica una condizione di pienezza di vita che la violenza distrugge e annienta alla radice”. Ed è proprio una riflessione radicale quella che Papa Francesco offre in queste pagine, nelle quali dispiega il suo insegnamento sulla necessità della fraternità e l’assurdità della guerra.

Pagine intrise della sofferenza delle vittime in Ucraina, dei volti di quanti hanno patito il conflitto in Iraq, delle vicende storiche di Hiroshima, fino all’eredità, purtroppo inascoltata, dei due conflitti mondiali del Novecento.

Francesco non fa sconti a nessuno e individua nella bramosia del potere, nelle relazioni internazionali dominate dalla forza militare, nell’ostentazione degli arsenali bellici le motivazioni profonde che stanno dietro alle guerre che ancora oggi insanguinano il pianeta.

Scontri che seminano morte, distruzione e rancori e che porteranno nuova morte e nuova distruzione, in una spirale cui solo la conversione dei cuori può porre fine.

Il dialogo come arte politica, la costruzione artigianale della pace, che parte dal cuore e si estende al mondo, il bando delle armi atomiche, il disarmo come scelta strategica sono le indicazioni concrete che Francesco ci affida affinché la pacificazione diventi realmente l’orizzonte condiviso su cui costruire il nostro futuro. Perché dalla guerra non può nascere nulla di veramente umano.

“Di fronte alla pazzia della guerra, continuiamo per favore a pregare ogni giorno il rosario per la pace e preghiamo per i responsabili della Nazioni perché non perdano il fiuto della gente che vuole la pace e sa bene che le armi non la portano mai” .

Tantissime le persone intervenute ad ascoltare don Sacco, erano presenti anche il Vice Sindaco Elisabetta Borgia, l’Assessore alla cultura Silvia Cottali e l’Assessore con deleghe alla sicurezza del territorio Alberto Mocca.

Don Sacco prima di congedarsi ha consigliato di acquistare e leggere il libro di Papa Francesco “Contro la guerra”.

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