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I "Padri del deserto", pietra angolare del Monachesimo

BORGO REVEL - La Festa di Sant'Antonio Abate, occasione per ripensare l'armonia tra uomo e natura - Il grande anacoreta insegna che non può esserci predazione della creatura sul Creato -

Don Valerio esorta a leggere i segni di speranza, dopo il "freddo" della prova -

Crescentinese, Regione Piemonte

Il 17 gennaio la Chiesa ricorda S Antonio Abate.

La ricorrenza del celebre asceta, uno dei più rigorosi eremiti di tutti i tempi e grande padre del monachesimo orientale, è da sempre accompagnata da una serie di riti molto antichi, legati strettamente alla vita contadina, che fanno di Antonio Abate un vero e proprio “santo” del popolo.

Borgo Revel conserva la preziosa tradizione di ricordare nella domenica successiva (quest’anno, domenica 23 gennaio), la sua ricorrenza, la sua figura, con una particolare celebrazione eucaristica dedicata a tutti coloro che nella frazione si dedicano ancora al lavoro “dei campi”.

S. Antonio è considerato il protettore contro le epidemie (come il co-patrono della nostra parrocchia S Rocco) di certe malattie, sia dell’uomo, sia degli animali e anche nelle invocazioni dei fedeli don Valerio ha invitato a pregare per tutti coloro che colpiti dalla recente pandemia, soffrono nel corpo e nello spirito.

S Antonio è invocato, in particolare, come protettore del bestiame, ma anche per scongiurare gli incendi, e non a caso il suo nome è legato ad una forma di herpes nota come “fuoco di Sant’Antonio” .

In tempi antichi, nel giorno del Santo era usanza, in molte località, quella di benedire gli animali, le stalle e gli allevamenti, oltre al sale e al pane durante le cerimonie religiose.

Borgo Revel, nel tenere vive le tradizioni per far crescere e tutelare l’identità dei nostri territori e fare, del passato, il patrimonio del presente e il perno del futuro, vuole vivere la fede popolare come occasione di festa e di rinnovata ricerca di quei valori che hanno sempre impreziosito le nostre terre.

Non dimentichiamo che, proprio la festa patronale, celebrata a metà agosto, al temine dei lavori agricoli, aveva questa stessa funzione: dare lode e ringraziamento per i frutti del terra.

Mentre il gelido inverno avanza e il gelo penetra nelle viscere della fertile terra, l’ uomo non dispera; sa che, dopo il freddo, la Terra produrrà frutti, la natura riprenderà a germogliare: messaggio di rinascita e di speranza .

La festa forse più popolare e più antica di quelle celebrate nel cuore della campagna, l’allungamento significativo che le ore di luce hanno ormai subito dalla notte del solstizio del 21 dicembre lascia aperta la porta della speranza: la terra produrrà frutti, alberi produrranno semi.

Gli agricoltori di Borgo Revel, con un gesto simbolico, hanno portato i “frutti della terra e del loro lavoro“ in dono ai piedi dell’ altare.

Al termine, della celebrazione della S. Messa, la benedizione simbolica dei fedeli presenti, dei lavoratori della terra, dei mezzi agricoli e degli animali che, come ha ricordato don Valerio, è un segno “sacramentale” , che agisce sulla vita spirituale dei fedeli e  della comunità cristiana, ampliandola e completandola.