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Il grande sacerdote e musicista sempre nel cuore della città di cui fu Viceparroco

TRINO NON DIMENTICA DON DANTE DESTEFANIS - Esemplare iniziativa storica e culturale, nell'anniversario della morte di un genio "fuori dagli schemi", ma sempre testimone di ecclesialità e amore del prossimo -

Presidente del Conservatorio di Alessandria, lascia molti spartiti di profetica innovazione musicale e spiritualità -

(marilisa frison) – Nella domenica che precede il Natale, in cui Trino è immersa nel calore, nei colori, nei profumi dei mercatini natalizi e dei canti della banda dei “Babbi Natale”, non potevano mancare i canti di un grande sacerdote musicista e compositore di fama nazionale e internazionale don Dante Destefanis. Ed è in questa atmosfera e questo clima di grande festa che la Parrocchia San Bartolomeo, la Confraternita del SS. Sacramento e degli Apostoli con il Comune di Trino, fanno memoria di don Dante nell’anno del trentesimo anniversario dalla prematura morte sopraggiunta, per infarto, il 4 febbraio 1991, a Brusaschetto.

Ricordo che don Dante fu Vice Parroco a Trino dal 1952 al 1965 e successivamente si trasferì a Vercelli, dove fu nominato “Maestro della Cappella Eusebiana” presso il Duomo.

Nel 1986, concluso l’incarico in Duomo, don Dante ritornerà a Trino e abiterà presso la casa parrocchiale, per poi trasferirsi nel 1990 nella propria abitazione a Brusaschetto di Camino, ma scendendo ogni mattina a Trino per la Santa messa nella chiesa parrocchiale e alla domenica in San Lorenzo. Questo fino alla morte.

Al mattino alle 10 di questo freddo 19 Dicembre, in Biblioteca Civica “Favorino Brunod”, di Trino, ha avuto luogo la presentazione della ristampa anastatica del libretto “Canti Semplici per la comunità parrocchiale”, di don Dante Destefanis, che uscì nel 1969 e all’epoca fu stampata dalla casa editrice Marietti. Una raccolta di 126 antifone, quasi tutte brevissime, tali da fornire un repertorio a coprire tutto l’arco dell’anno. È forse la prima raccolta così organica che nasca in italiano.

Perché questa ristampa!?

Perché, a Trino, non esiste traccia delle pubblicazioni dei molti lavori musicali del sacerdote nato a Santhià, il 22 Novembre 1923, ma trinese d’adozione: né in parrocchia né in biblioteca e tantomeno presso la Confraternita del SS. Sacramento e degli Apostoli, luogo dove don Dante ha consolidato la sua missione sacerdotale e al tempo stesso culturale.

Questa ristampa è stata possibile grazie al supporto finanziario del Comune di Trino ed è stata distribuita gratuitamente ai presenti.

A fare gli onori di casa il Sindaco, Daniele Pane e successivamente l’Assessore alla Cultura, Silvia Cottali, entrambi onorati di aver contribuito a rendere omaggio all’illustre sacerdote che nel 1954 diede vita a una scuola popolare di musica e costituì l’eccellente “Corale di San Bartolomeo”, composta da un’ottantina di coristi, tenendo conto anche dei “Piccoli Cantori della Croce di Legno”, ragazzi con un’età compresa tra i 10 e 12 anni. Però don Dante intimava ai “Piccoli Cantori” con cui partecipava ai molti congressi nazionali e internazionali:

“È un dispiacere per me e tutto il nostro coro se qualcuno a scuola non studia e fa il pigro! Chi non è capace di impegnarsi per studiare a scuola, non serve neppure nel nostro coro. Tutta la vita ci domanda dei sacrifici, ma è solo così che si diventa uomini e donne di valore, buoni cristiani e bravi cittadini“.

Ebbe Maestri del calibro di Stefano Tempia, Felice Geremia Piazzano, Giuseppe Palazzi ed Edmondo Lesca.

Di seguito la parola è passata al Priore della Confraternita del SS. Sacramento, Gianni Casula; al Presidente dell’Oftal, Mons. Paolo Angelino e allo storico trinese, Bruno Ferrarotti.

Tutti e tre hanno stilato una biografia dell’originale sacerdote, raccontando fatti significativi che ne identificavano il carattere e la personalità.

Segue un breve cenno per ognuno di loro, nell’allegato video troverete i singolari interventi completi.

Gianni Casula ha parlato delle suppellettili lasciate che parlano di lui, del concerto realizzato per la raccolta fondi per la chiesa di San Michele in Insula, che fu devastata da un ciclone il 7 giugno 1952 e riportando alla luce che il tragico crollo del campanile sulla casa del custode ne causò la morte. Ha fatto cenno sul rinnovamento liturgico della Messa Sacra voluto dal “Concilio”.

Don Paolo, che ha avuto la fortuna di conoscere e vivere don Destefanis, ha ringraziato Bruno Ferrarotti per lo splendido lavoro fatto nella riscoperta preziosa di ciò che è stata la presenza di don Dante nella Chiesa Nazionale italiana e nelle comunità in cui è stato, ha salutato il Preside Pisoni e il figlio Gabriele, che appena aveva occasione saliva da don Dante a prendere lezioni ed è diventato un ottimo organista oltre che custode di tutto il patrimonio che ha lasciato. Un saluto gradito alla cugina del sacerdote proveniente da Santhià, dopodiché ha ribadito che la preziosità di don Dante per la chiesa è un qualcosa di inesauribile, ha fatto un elogio al luogo dove ci trovavamo, che l’ha definito Cenacolo e scrigno della cultura trinese, ex refettorio dei domenicani in cui non solo si cibavano ma veniva sminuzzato nel silenzio comunitario anche il cibo della cultura.

“I Padri domenicani durante il pranzo leggono dei testi corposi a livello culturale, non fosse peraltro che sono i figli del grande Tommaso d’Aquino. E qui si pone bene la figura di don Dante – prosegue don Paolo – che con non poca fatica ha portato in lingua italiana quello che era il liber cantualis e ha riportato il cantuarium, una riduzione del testo gregoriano, in questi canti semplici, ma non banali, che poi proprio semplici non sono, ma sono di una profondità a livello biblico teologico che non ha eguali, per riflessione e nel coinvolgere l’Assemblea. Per don Dante, non c’era differenza tra giorno e notte, sovente lavorava di notte e usciva anche con il suo cane Billy, che era feroce e ubbidiva solo a lui”.

Una mattina mentre faceva colazione con don Paolo, il rubinetto della cucina gocciolava e sulle note, varie, di quelle gocce compose immediatamente un inno, perché tutto nella sua vita era sempre orientato nella lode per Dio. Amava gli animali e oltre al cane Billy aveva dei grandi e pesantissimi acquari, delle piscine con ettolitri d’acqua tant’è che, don Paolo aveva paura sfondassero il soffitto e di finire al piano sottostante, contenevano  svariate qualità  di pesci esotici e amava farli riprodurre, era l’amore della bellezza, tutto il  creato per lui era un canto e questo canto era una lode a Dio. Don Dante pur essendo un originale era sempre prete e nel rispetto dell’altro, per lui tutte le persone erano uguali, non esistevano distinzioni.

Don Dante fu anche il Presidente del conservatorio di Alessandria.

Bruno Ferrarotti a cui erano rimasti pochi minuti, perché alle 11,15 aveva luogo la Santa Messa in San Bartolomeo, ha fatto un dettagliato rapporto della giornata tipo di don Dante, le cui attività si svolgevano e rispettavano orari ben precisi, concedendosi un riposo dall’ora di pranzo fino alle 14,30, lavorava poi ininterrottamente fino alle 22,30, dopodiché si riposava fino alle 6 del mattino dove tutto poi ricominciava. Bruno, ci ha erudito portando a nostra conoscenza una cosa che penso pochi di noi sapessero: le note e il canto che ci accolgono in chiesa per l’ultimo saluto, che tutti noi sentiamo all’ingresso accompagnando il feretro fu scritto e musicato da don Dante, quindi, don Dante è spesso presente fra noi. Inoltre, oltre a molto altro, ha comunicato che, grazie al Comune di Trino, al sacerdote musicista sarà intitolato il “largo”, ora chiamato “Corsica”, prospiciente la chiesa della Madonna del Buon Consiglio, zona “Cappelletta” e sarà chiamato “Largo. Don Dante Destefanis, sacerdote musicista 1923-1991”

La ristampa di “Canti Semplici”, è corredata di una bella biografia dello stesso Bruno Ferrarotti.

La Santa Messa è stata celebrata da Mons. Angelino e animata con tutti brani composti da don Dante Destefanis, dalla Corale Parrocchiale di Tronzano Vercellese, diretta da Gabriele Pisoni.

Sono stati intonati:

Ingresso: Santa Chiesa di Dio;

Dopo la prima lettura: Cantate al Signore sull’Arpa;

Dopo la seconda lettura: Alleluja gregoriano;

Preghiera dei fedeli: Ascoltaci o Crist, luce del mondo!

Offertorio: Haec Dies;

Santo;

Agnello di Dio;

Comunione: 1 – Vergine Madre (Divina Commedia, Canto XXXIII del Paradiso, Dante Alighieri) 2 – Hai nutrito il tuo popolo (antifona);

Uscita: Inneggiamo al Signor della gloria!

Molto bella e significativa l’omelia di don Paolo rivolta ai ragazzi, invitandoli ad andare a messa, anche se non se ne ha voglia e parlando loro dell’incontro di Maria ed Elisabetta e dell’Arca dell’Alleanza ovvero lo “Sgabello di Dio” su questa terra. E visto che andiamo verso il Natale ha invitato i ragazzi di farsi accompagnare da Maria, perché Lei è Madre di Gesù, ma è anche Madre nostra e Lei ci guarda.

Al termine della Santa Messa si sono ritrasferiti tutti in Biblioteca per un buffet in onore del sacerdote musicista e compositore, maestro del bello, dei buoni sentimenti e dell’anima.

È stato un bel momento culturale, i complimenti vanno a tutti relatori e non ultimo a Fabrizio Francese, a lui dobbiamo l’ottimo stato in cui riversa la biblioteca e grazie al suo impegno nel partecipare ai bandi, da due anni a questa parte con il contributo ricevuto di €. 20.000 (10.000 per anno) è stata arricchita e aggiornata con nuovi libri, e “Abbiamo dovuto comprare nuovi scaffali” ha aggiunto il Sindaco Pane.

In biblioteca è possibile consultare il patrimonio lasciato da don Dante alla famiglia Pisano.

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