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ALTA TENSIONE NELLA CASA CIRCONDARIALE DI VERCELLI - Detenuto sfascia i mobili della cella        

A Ivrea agente aggredito a calci e pugni

Vercelli Città

Ancora alcuni gravi eventi critici in carcere.

E ancora una volta il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari ha impedito peggiori conseguenze alla struttura ed agli altri reclusi ristretti.

Mario Corvino, vice segretario regionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, spiega cosa è accaduto ieri pomeriggio, mercoledì 2 ottobre, nella Casa circondariale di Vercelli: “Verso le ore 17.30, un detenuto straniero si è reso protagonista di una violenta protesta spaccando quel che aveva in cella, ossia due armadietti, uno sgabello ed il secchio dell’immondizia. Con tono alterato, a suo dire le ragioni sono legate ad un presunto mancato interessamento circa la sua situazione sanitaria da parte di Direttore e Comandante. Il personale di Polizia Penitenziaria in servizio è immediatamente intervenuto per sedare la protesta e, dopo una lunga opera di convincimento, la protesta è rientrata. E’ del tutto evidente che anche questo è un chiaro sintomo del malessere che si vive nel carcere di Vercelli, da giorni al centro delle cronache per gli eventi che in esso si verificano quasi quotidianamente”.

Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte del SAPPE, rende invece noto quanto avvenuto nel carcere di Ivrea: “Un detenuto appena arrivato nel penitenziario dal carcere di Torino per ragioni di ordine e sicurezza, al momento della chiusura delle si è scagliato con violenza contro il poliziotto di servizio, colpendolo con calci e pugni. L’Agente è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE esprime vicinanza e solidarietà ai poliziotti di Vercelli ed Ivrea ed evidenzia come e quanto importante e urgente prevedere un nuovo modello custodiale.

Le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria non possono continuare ad essere aggrediti o a trovarsi costantemente in situazioni di alta tensione senza che il Ministero della Giustizia ed il DAP adottino provvedimenti urgenti. Siamo al collasso! Serve una stretta normativa che argini la violenza dei pochi, anche a tutela degli altri detenuti e delle altre detenute. Il personale di Polizia Penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Il Capo del DAP Renoldi e C sappiano che il carcere si vive 24 ore su 24, 365 giorni, tra le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, per cui il Capo DAP prende una corposa indennità stipendiale. Corpo di Polizia a cui appartengono donne e uomini che pressochè quotidianamente hanno a che fare con detenuti che mettono a repentaglio l’ordine e la sicurezza della sezione detentiva, che si confrontano a detenuti con in mano una o più lamette intrise di sangue, o con una padella piena di olio bollente tra le mani pronta per essere buttata in faccia all’operatore, o con un piede di tavolino in mano pronto ad essere scagliato contro un poliziotto. Dovrebbe sentire anche lui, sul suo viso, i pugni, le sberle, gli sputi che prendono i nostri Agenti in servizio dai detenuti più violenti. E allora ci si aspetta altro da chi è Capo di un Corpo di Polizia”.

Per questo, Capece auspica di potere incontrare presto il nuovo Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

 

Redazione di Vercelli