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Dopo 80 anni, Don Secondo Pollo ha ancora tante cose da dire a ragazzi e ragazze del Terzo Millennio -

CARESANABLOT - Gli Alpini non dimenticano il loro Cappellano Militare, che ha insegnato la differenza tra "buttare via" la vita ed "offrirla in dono" - Alla seduzione mendace del nulla, preferiamo la promessa sincera del Tutto - 

Gradita visita della delegazione Alpini di Olgiate Olona, con un prezioso ed originale reliquiario -

Bassa Vercellese, Provincia di Vercelli, Vercelli Città

Cosa può dire, oggi, ad altri ragazzi, un ragazzo di 33 anni che sacrifica la propria vita per “salvare”, dare il viatico per quella eterna, ad un altro, poco meno che coetaneo, ferito a morte?

Ferito in una terra non ostile, ma estranea; ostile certo il momento: un’azione di guerra, le pallottole esplose da altri ragazzi come te che sono lì a combattere, quasi sempre senza sapere perché.

A loro deve bastare sapere quello che altri, un potere lontano, dice: tu sei il nemico.

Ed anche a te non hanno spiegato altro: loro sono il nemico.

Il pensiero unico basta a se stesso.

Anche la sua età, pur senza nulla concedere a suggestioni cabalistiche, non può non suggerire analogie ed è impossibile rintuzzare sentimenti che parlano di Lui, nato duemila anni prima ed in quelle stesse ore, e poi immolatosi, proprio all’età di 33 anni, “obbediente fino alla morte ed alla morte di croce” affinchè noi, altrimenti “morti” alla vita vera, avessimo infine una prospettiva, “la” prospettiva di salvezza.

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Ma, ecco: cosa può dire oggi, a ragazzi e ragazze sempre “connessi”, nel Terzo Millennio, quel giovane che dalla minuscola Caresanablot era partito per donarsi a Dio, poi aveva intrapreso una tranquilla e meritata (per cultura, intelligenza, carità, spiritualità profonda) carriera ecclesiastica?

Cosa può dire un ragazzo che lascia tutto (sicurezza, prestigio, carriera, comodità, posizione sociale) perché comprende che i suoi allievi, i suoi giovani di Azione Cattolica Ragazzi, sono chiamati a combattere tra i rischi e le durezze del fronte, alle prese con la fame, i topi, il sangue, la brutalità, la sopraffazione di uomini su altri, che forse si pensano un po’ meno uomini?

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E lui non li vuole lasciare, perché ha sempre saputo che l’amore non è (solo) una cosa romantica, che si illustra con la poesia, si canta con le melodie più suadenti, si dichiara e proclama e declama: l’amore si dimostra con il dono di sé.

Serve un Cappellano Militare a ragazzi di 20 anni che devono cercare di ucciderne altri?

Serve.

Serve, perché non è superflua la parola, non è banale il conforto, non è privo di senso il sostegno di qualcuno che ti ricordi come, nella tensione mai risolta tra l’ideale ed il reale, proprio mentre tutto ti dice che sia eluso il tuo dominio sulle cose e sui tempi, tutto esiga, anche ed invece, il tuo contributo affinchè non siano esiliati i caratteri di umanità della vita.

Allora: cosa dice oggi, ai ragazzi ed alle ragazze di questo 2021, ottantesimo anniversario del suo sacrificio, Don Secondo Pollo, Cappellano Militare del Battaglione “Val Chisone”, morto perché la pallottola di un cecchino gli trancia l’arteria femorale?

Cosa dice quella “effusione di sangue” innocente, che irrora la roccia della montagna di Dragali?

Una cosa, forse, può dire: può insegnare quanto sia profonda la contraddizione, vivida la differenza, tra “buttare via” la vita ed “offrire in dono” la vita, anche a prezzo di rischiarla fino a perderla.

Può insegnare quanto siano diverse le seduzioni mendaci del nulla, nelle quali tante vite si perdono, quanto siano diverse da quel “Tutto” che dà senso e valore ad ogni minuto della tua vita, anche quando la offri in olocausto.

Può insegnare che l’eroismo della virtù non è tanto o sempre cosa da “eroi”, perché nessuno nasce eroe, né studia da eroe.

Anche uno che, sin da bambino, “studia da Prete”.

Sa che il suo compito è anche quello di portare soccorso a moribondi, aprire loro la porta di quel Paradiso che già li attende: e se onorare il tuo compito ti porta a tiro di una pallottola, non è certo perché tu sia andato a cercare il martirio. Volevi semplicemente aprire quella porta.

Perché quello è il tuo compito.

Così, Don Secondo, ancora oggi, può insegnare che non dobbiamo disperare: un compito per cui valga la pena di morire c’è per tutti noi, basta riconoscerlo e per riconoscerlo bisogna cercarlo.

E se per quel fine vale la pena di morire, figuriamoci se non vale la pena di vivere: l’orizzonte di senso, la pienezza di una vita aperta allo Spirito, aperta al Tutto, è tanto più persuasiva della seduzione del nulla.

Sicchè: “aprite le porte a Cristo, non abbiate paura!”.

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Oggi la Sezione vercellese dell’Associazione Nazionale Alpini, ha celebrato a Caresanablot, paese natale di Don Secondo, presso la chiesetta parrocchiale dove, il 4 gennaio 1908 fu battezzato, questo ottantesimo anniversario del suo sacrificio.

Con gli alpini vercellesi, per la prima volta anche una delegazione di quelli che sono arrivati da Olgiate Olona, in provincia di Varese.

Hanno portato un bellissimo reliquiario – una stella alpina scolpita nel legno – che reca incastonate le reliquie di cinque Santi e Beati.

Nel video che volentieri offriamo ai nostri Lettori, ci parla di questo bel pensiero proprio uno di loro, un alpino delle Sezione di Varese.

Poi la sapiente omelia del Parroco Don Augusto Scavarda e qualche scampolo della bella allocuzione del Presidente della Sezione Ana di Vercelli, Piero Medri.

Molto apprezzata e gradita la visita di alcuni tra i nipoti ed i parenti in secondo grado di Don Secondo Pollo.

Buona visione.