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29/10/2020 - BAR E RISTORANTI IN GINOCCHIO - Ma non si arrendono ed il Conte di Cavour, manda a dire all'altro Conte...
Pareva, in questa tiepida mattina d'Autunno, che Camillo Benso Conte di Cavour, immobile sul suo piedistallo, desse loro le spalle.

Erano lì, seduti per terra, perché un po’ a terra lo sono davvero.

Qualcuno di loro manda avanti bar, ristoranti, pizzerie, che lavorano sul posto, nella propria sede, che qualche volta è una sede storica, punto di riferimento identitario per una città o un paese.

Altri arrivano “be to c”, dal consumatore, con il catering.

Non sono che la prospettiva “front” di un lavoro possibile anche perché, in quella “back” c’è tutto un mondo, che oggi chiamiamo filiera, che pensa a rifornirli.

Poi loro fanno da mangiare o preparano i caffè o i cocktail, ma senza Fornitori mancherebbe la roba.

Così come senza tutto il sistema dei servizi e dell’indotto.

Si pensi, per esempio, a quanto lavoro occorre per essere sempre a posto con le certificazioni Haccp.

Ebbene, questo flash mob di oggi, 28 ottobre, è un’idea condivisa in 24 piazze d’Italia e Vercelli è tra queste.

Ma nelle altre Piazze (almeno, è difficile) non c’è lui, Camillo Benso Conte di Cavour.

Gira le spalle?

Tratta con degnazione l’iniziativa?

Forse no.

Forse è lì per guidarli.

Magari non ci hanno pensato, oppure, a volte, lasciando fare al caso, si scoprono prospettive inedite.

E questa può essere.

Perché nell’Italia di oggi, che sta affrontando una guerra, i sentimenti non sono poi così dissonanti con quelli di tanta gente di allora, presa dal dubbio su ciò che volesse dire “essere italiani”.

Cosa voglia dire, oggi, per tanti italiani, “sentire di essere italiani”, lo dicono nel nostro video i protagonisti di questa mattinata di protesta civile e silenziosa, a viso aperto.

Un video che volentieri offriamo ai Lettori perché documenta – non per sentito dire – cosa davvero pensino, chiedano e sperino queste persone.

Chiedono di poter lavorare.

Sanno bene di non portare nessuna responsabilità per la diffusione dell’epidemia di Coronavirus.

Il problema sta prima, fuori e oltre la porta dei loro esercizi.

E, per questo, chiedono che la disciplinata obbedienza che assicurano alle norme dettate dal Governo, non sia un atto di autolesionismo.

Ma sia riconosciuta, assicurando non tanto elemosine, peraltro tardive (oggi non sono neppure erogati, a tante aziende, nemmeno gli aiuti “poderosi” del primo “giro” di lockdown, quello finito a giugno), bensì “ristori” veri e sistematici, che restituiscano alle aziende – certo, almeno - l’algebrico differenziale tra i ricavi anno su anno, ma anche e soprattutto, la “benzina” per rimettersi in moto, fare ripartire (dopo il “ristoro” immediato), il lavoro, con la fiducia che potrà continuare.

Questi Imprenditori sono padri e madri di famiglia.

Una famiglia che non di rado percepisce se stessa come “estesa” a quelle dei propri Collaboratori.

Una famiglia che ha consuetudine con un sistema di relazioni, una rete di rapporti con altre Imprese per arrivare, tutti insieme, al risultato di servire il cliente.

Orientato verso il monumento di Cavour che pare dare di spalle, c’è un popolo che è specializzato a servire.

E non vi è nulla di servile nel servire.

Il servizio è non soltanto un lavoro, è uno stile di vita.

***

Ripensato così, questo popolo pacifico di lavoratori e servitori di tanta gente, che si pone al seguito di Camillo Benso Conte di Cavour, quello che ha fatto l’Italia, simbolicamente illustra un’altra verità, diversa da quella suggerita da una prima, mendace, o superficiale, impressione.

Guardando meglio, sembra che Cavour si ponga alla loro guida.

Per rinnovare, oggi, quella che, tra le sue intuizioni, fu quella capace di infiammare gli animi, di mobilitare le coscienze.

Quella intuizione che dettò nello storico discorso alla Camera dei Deputati, il 16 aprile 1858:

“Il primo bene di un popolo è la sua dignità”.

***

Camillo Benso Conte di Cavour l’aveva capito.

Ed ora pare porsi alla guida di questo popolo, riunito oggi in Piazza Cavour a Vercelli, per parlare ad un altro Conte, che dovrà ascoltare, capire, interpretare, rappresentare e tradurre in provvedimenti concreti, il messaggio contenuto in questi minuti di silenzio.