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08/04/2018 - IL DONO DI UNA VOCAZIONE, 50 ANNI DOPO - Giubileo sacerdotale di Don Pietro Urbinis
Ci son feste grandi e meno grandi: non sempre però il parametro che consacra le une alla ribalta e relega le altre sullo sfondo è l’adesione delle masse.
Perché vi è una grandezza che affiora, per essere condivisa anche come espressione di una comunità, e che ha ragione dei numeri.
Si radica – come il granellino di senape capace di una straordinaria potenza germinativa - nel substrato profondo dei sentimenti e, più ancora, nello spirito: di un luogo, di un gruppo, nel tempo, senza essere “del” tempo.
Così questa, per il popolo di Dio che è in Vercelli, è stata un festa grande perché ha voluto prima di tutto accettare il Mistero, riconoscere il miracolo.
Il miracolo di una e di ogni vocazione.
La risposta alla chiamata di Dio.
Secondo il carisma e nel solco salesiano.
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Chiunque vada a Colle don Bosco resta meravigliato nel vedere l’imponenza persino maestosa delle strutture, delle opere.
Si pensa alle migliaia (nelle Congregazioni maschile e femminile, oltre 20 mila) di Consacrati e Consacrate.
Nel mondo le case salesiane sono anch’esse migliaia, i centri di formazione professionale non sono meno importanti, così come le comunità parrocchiali affidate ai Salesiani e gli istituti educativi retti dalle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
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Questo numero importante di uomini e donne, la consistenza delle opere, l’eco della presenza salesiana nei cinque Continenti, che si dilata in risonanze capaci di essere udite e rilanciate anche dopo 170 anni, origina in un punto ben preciso ed a suo modo minuscolo.
Origina nel cuore di un bambino di 9 anni che una notte sogna.
E da quel sogno non separerà mai il proprio destino, rispondendo, più tardi, “sì” alla chiamata di Dio.
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Uomini, donne, consacrati, consacrati, opere, parrocchie, oratori, centri di formazione professionale, tutto ha origine da una sola parola, fatta di una sola sillaba, fatta di due sole lettere, sillaba che risuona nel cuore di un bambino nella piccola casa di contadini poveri, abbarbicata a questa collina astigiana.
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La festa che le comunità parrocchiali del Belvedere di Vercelli e di Caresanablot oggi hanno organizzato per i 50 anni di sacerdozio di Don Pietro Urbinis, è una festa che rende grazie a Dio per il dono grande e prezioso di ogni vocazione alla vita consacrata.
Oggi dunque è un giorno speciale qui al Belvedere: si festeggia un grande sacerdote
(la sua omelia integrale nel video che offriamo come modesto nostro contributo a questo momento)
Che ci parla anche della sua collaborazione con i confratelli inglesi, portando così con semplicità uno scampolo di vita cristiana come si vive oltre le bianche Scogliere di Dover.
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Per dire il grazie di tutta la comunità civile a questo bell’esempio di vita vissuta come dono ed anche a tutto il bene che fa la congregazione salesiana a Vercelli, sono arrivati qui al Belvedere il Sindaco Maura Forte e l’ Assessore Graziella Ranghino, salutate con cordialità da Don Guido, perfetto “maestro delle cerimonie”.
Grazie, Don Pietro, per questo regalo che dura da 50 anni.
Se è permesso, un grazie ed anche un plauso alla Corale: tutti bravi e molto indovinata la scelta dei canti che hanno animato la Liturgia.