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20/10/2014 - Asti - Cronaca

"IL TARTUFO E’ LA GNOCCA DI DIO" - Vittorio Sgarbi a Moncalvo per la 60.ma edizione della Fiera dedicata al Tuber Magnatum - Ma è anche serio nell’indagine dell’arte di Guglielmo e Orsola Caccia - GALLERY E FILMATO

Una puntata anche verso la "Borsa internazionale del Tartufo di Moncalvo", la drogheria Broda


"IL TARTUFO E’ LA GNOCCA DI DIO" - Vittorio Sgarbi a Moncalvo per la 60.ma edizione della Fiera dedicata al Tuber Magnatum - Ma è anche serio nell’indagine dell’arte di Guglielmo e Orsola Caccia - GALLERY E FILMATO
Vittorio Sgarbi a Moncalvo, sabato 18 ottobre 2014

L’Eterno Padre ne ha viste e sentite tante.

Anche su di sé; la creatura pensa al Creatore come può, con le risorse ricevute.

E così il nostro tempo è come raggiunto da echi diversi dell’umano pensiero.

Che traguardano la dimensione del divino secondo una prospettiva non necessariamente collimante con quella del sacro.

L’ipostasi però resta tale nella sua processione.

Così Ludwig Feuerbach, dalla cattedra di Norimberga, più o meno alla metà dell’’800 scopre che non è Dio ad avere creato l’uomo, ma è l’uomo – bisognoso di sicurezze, rimedi alla propria finitudine – ad avere creato Dio.

E, sabato scorso, dalla cattedra di Moncalvo, Vittorio Sgarbi sentenzia invece che:”Il tartufo è la gnocca di Dio”.

Se il Vescovo di Ippona potesse riscrivere il suo “De vera religione”, forse crederebbe più importante confutare la prima tesi, salvo poi dedicarsi, a tempo perso, alla seconda, la cui insidia è certo meno nefasta.

Perché l’influenza di Vittorio Sgarbi sul pensiero contemporaneo è assai meno rilevante di quella del filosofo hegeliano.

E poi perchè il critico d’arte ferrarese si vede che scherza e gigioneggia, perfettamente a proprio agio con il pubblico accorso a Palazzo Testafochi, ora Teatro Civico della cittadina collinare famosa proprio per il palio e per il “tuber magnatum”. Nome latino che non deve trarre in inganno, con quella sua allusività al verbo “magnare”.

Vuole invece dire che è il tubero dei “grandi”, cioè dei pochi che – per tradizione, evidentemente - se lo possono permettere.

Ma cosa sta succedendo, dunque a Moncalvo, in questo sabato pomeriggio, 18 ottobre, di metà autunno?

Accade che si celebri quest’anno il 60.mo anniversario della “Fiera del Tartufo” di Moncalvo che, come tutti sanno, non è nemmeno paragonabile al fratello povero di Alba. Così almeno dicono qui.

E per inaugurare questi giorni di festa, appuntamenti culturali ed ovviamente enogastronomici, scende in campo la giovane (è stata fondata nel 2008) ma inesausta associazione “Aleramo onlus”, acronimo arguto che fa propria la “asintotica” tensione a perseguire senza mai contentarsi di avere raggiunto l’obbiettivo.

Quale? La promozione dei valori, della cultura, della realtà del Monferrato.

Associazione guidata da Maria Rita Mottola e da suo marito Giancarlo Boglietti, moncalvesi di adozione, ma da sempre innamorati di una gloria assoluta che qui scelse di vivere e lavorò con la propria famiglia, il grandissimo pittore Guglielmo Caccia.

Che nella figlia Orsola ebbe una erede naturale ed artistica.

Ma non corriamo.

Anzi, è meglio andare con ordine.

Bisogna dunque sapere che Aleramo Onlus da tempo persegue l’obbiettivo di fare conoscere di più l’arte di Guglielmo Caccia, noto anche come “Il Moncalvo”, proprio perché tutti sapevano quanto amasse la propria terra.

Un pittore sommo, noto soprattutto per le sue rappresentazioni sacre, anche se a Vercelli, nella (così difficilmente recuperabile?) Sala Tizzoni, è invece conservato un ciclo dei suoi rari affreschi profani.

Tra il XVI ed il XVII Secolo fu un vero e proprio caposcuola, rappresentando l’arte della Controriforma.

Allora cosa si studia di fare Aleramo?

Si studia di aprire il ciclo di manifestazioni su questo importante anniversario con un omaggio non tanto al Caposcuola, ma alla sua paziente e sempre un po’ in seconda fila figlia, Orsola.

Quella figlia ed allieva così disciplinata che accettò si seguire il padre nel lavoro di bottega e, per non lasciarsi distrarre dalle insidie del mondo, scelse di prendere i voti.

Vivendo con altre Consacrate – per speciale licenza del Vescovo – nel palazzo paterno, parte del quale fu adibito a Convento. Ma comunicante con la bottega dell’artista. Si vede tutto perfettamente ancora oggi, perché quel palazzo è ora la sede del Comune di Moncalvo.

Sala gremita per ascoltare tutti i relatori  - davvero d’eccezione, come Alberto Cottino e Giorgio Calabrese - che indagano un particolare aspetto dell’arte di Orsola: la natura morta.

La raffigurazione del creato che diventa quasi lavoro utile alla preparazione di tavole per lo studio della storia naturale.

Tutti puntuali alle 17, quando i relatori incominciano il loro lavoro.

Ma si vede che la sala e tutto il paese sono lì ad aspettare Sgarbi che arriva con la canonica ora di ritardo, proveniente da Retorbido (Pavia) dove ha inaugurato un monumento.

Molte parti del suo intervento sono catturate nel filmato ora on line

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2325 .

Approdo alla piazza, strette di mano, carezza ai bambini, ingresso in sala e ovazione.

Sgarbi incomincia subito da par suo.

E da par suo significa anzitutto da grande e preparatissimo Critico d’arte.

Nulla gli sfugge – e pare gli sia mai sfuggito – dell’arte dei Caccia.

L’affabulazione cui si affida e che affascina il pubblico non fa passare in secondo piano il fatto che, quando parla dei due artisti, non improvvisa.

Anche quando si concede la proiezione di una possibilità, esercitando una fantasia tuttavia fondata nello studio attento della personalità dei due protagonisti del sodalizio ideale, professionale e culturale, il padre e la figlia.

Sgarbi immagina che quella figlia così disciplinata avesse in realtà scelto la rappresentazione della natura quasi per ritagliarsi un’area di autonomia artistica rispetto alla vocazione – ma anche alla necessità di “bottega” – paterna, essendo il genitore necessariamente intento a soddisfare le domande del “mercato” sacro, impegnato a ricostruire anche così l’immagine della Chiesa, messa in crisi dalla Riforma protestante.

Ebbene – e Sgarbi qui torna a scherzare – il critico ipotizza che magari Orsola Caccia fosse atea ed avesse trovato così il modo, facendo vivere i fiori e la natura e rappresentando, invece, i volti sempre uguali dell’iconografia appena nata eppure già convenzionale, così da fare le nature morte con le persone.

Però questo, come tutti gli aforismi, cela un fondo di verità che è difficile rimuovere e che in ogni caso stimola una riflessione non convenzionale e sicuramente sapida.

E a proposito di sapore non si può che tornare – se lo chiede lo stesso Sgarbi, del resto – al tartufo.

E qui il critico non può non ricordare che, quando gliene regalarono uno, nella non lontana Alba, non potè fare a meno di pensare alla modestia della forma di quel tubero, giustapposta però alla sua perfezione organolettica.

Bisognava dunque conciliare l’intreccio contraddittorio nella impressione dei sensi: delusa la vista, ma esaltati l’olfatto ed il gusto.

Il pensiero, l’applicazione al tema, qualcosa produssero.

Sicchè – intuì – se Dio cacasse, il tartufo sarebbe lo stronzo di Dio.

Ma poi quella metafora dovette sembrargli inadeguata e forse ricordando che un Pontefice – Giovanni Paolo I – parlò al mondo (un po’ stupito, perché la conoscenza della Scrittura non è poi così diffusa) di un Dio che è Padre, ma anche Madre, ci ripensò.

Così ecco l’immagine del tartufo che sarebbe “la gnocca di Dio”.

Tutto, naturalmente, a maggior gloria.

A stento si riesce a lasciare il teatro municipale, dopo il rito degli autografi, per raggiungere il palazzo comunale.

Non senza una puntata – la compagnia è concessa solo al nostro giornale –  verso quella che ai più sfugge essere una sorta di Borsa internazionale del Tartufo di Moncalvo.

Situata nel retrobottega della Drogheria Broda, nella stessa Piazza Garibaldi dove si trova il Teatro.

Una drogheria come quelle di una volta dove si trova tutto, dal laccio per le scarpe, ai cioccolatini, al vino doc, agli omogeneizzati Plasmon.

Ma il retrobottega nasconde il tempio del tartufo – e noi preferiamo non indugiare nella sequela di una metafora che ha qualche limite – dove i trifolau si trovano per pesare ogni grammo del prezioso tubero.

Il filmato che proponiamo regala anche queste emozioni.

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2325 .

Appuntamento, lungo tutto questo mese di ottobre, a Moncalvo. Ne vale la pena.

 

 


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