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11/02/2019 - Vercelli - Società e Costume

VERCELLI, MORTI NON ANCORA ABBASTANZA MORTI - Gli italiani gettati nelle foibe di Tito, dimenticati dai commemoratori seriali - Anche se una Legge Nazionale istituisce la Giornata del Ricordo

Per il secondo anno a Vercelli non si è data applicazione alla Legge 30 marzo 2004, n. 92.



VERCELLI, MORTI NON ANCORA ABBASTANZA MORTI - Gli italiani gettati nelle foibe di Tito, dimenticati dai commemoratori seriali - Anche se una Legge Nazionale istituisce la Giornata del Ricordo
Il cratere di una foiba -

Al di là di come uno possa pensarla (anche se il rimando ad una qualche forma di pensiero è decisamente eccedente, se non eccessivo per dire di una inerzia cerebrale) resta il fatto che, per il secondo anno consecutivo, a Vercelli non si sia data applicazione alla Legge 30 marzo 2004, n. 92.

È la Legge istitutiva della “Giornata del Ricordo”, che fissa nel 10 marzo di ogni anno il giorno in cui fare memoria dei martiri giuliani: italiani come tutti gli altri, buttati nelle foibe dalle milizie del Maresciallo Tito.

***

Qui a Vercelli – diciamo la verità – se ne sono strafregati tutti.

Anche i commemoratori di professione, compulsivi, seriali, sempre con cleenex nel taschino o nella borsetta per asciugare la lacrima che – neghittosa – talvolta non riesce proprio a scendere, complicando così le cose.

***

Chi sono gli “infoibati”?

Meglio dire chi siano stati: quelli di oggi si buttano da sé nelle carsiche fratture della politica, per andare a cercare qualche candidato da mettere nelle fantasiose liste elettorali, fra breve disvelate, con difficoltà compilate.

E, forse per questo, dimenticano di ricordare, come in preda a selettive forme di Alzheimer. 

***

Dunque, furono gli italiani residenti in Istria, Fiume, Dalmazia, dall’8 settembre 1943, fino al 1945.

Un numero mai del tutto chiarito: anche perché gli archivi non sono mai stati accessibili.

Una stima come tante: attorno alle 10 mila persone.

Se si parla solo degli italiani, perché vi furono anche altre vittime.

Persona prelevate dalle loro case dai miliziani di Tito, condotte legate tra loro con filo di ferro, poi gettate “in cordata”, spesso ancora vive, perché mancava il tempo di fucilarle prima, dentro le cavità che si aprono naturalmente nella pietra carsica.

A morire così, in quell’anticipo di inferno che pareva pensato dalla Bestia in persona.

***

Ci furono italiani d’Istria che riuscirono a fuggire: circa 300 mila persone.

E arrivarono qui in Italia per rifarsi una vita.

Migranti accolti qui dai comunisti del tempo come se fossero complici dei fascisti, solo perché erano scampati alla metodica furia omicida del Maresciallo Tito.

Una pagina buia del negazionismo di Botteghe Oscure, oggi riconosciuta come tale, unanimemente, come una pagina scritta da una propaganda ottusa e complice.

***

Ma forse quei morti non sono ancora abbastanza morti.

Forse manca loro ancora qualcosa per meritarsi almeno un comunicato stampa, in adempimento ad una Legge dello Stato.

Eppure non è difficile: basterebbe appuntare sulle agende (ora elettroniche) posate sulle scrivanie, che c’è, prima, il 27 gennaio, giorno della Memoria, poi subito dopo, il 10 febbraio.

Perché i morti innocenti, i civili inermi trucidati, sono tutti uguali.

Forse solo per loro – scriveva Cesare Pavese concludendo “La Casa in Collina” – la guerra è finita davvero.


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