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22/10/2012 - Regione Piemonte - Salute & Persona

VERCELLI - Vivere con un cuore nuovo - Le storie di cardiotrapiantati raccontano di straordinarie esperienze di vita - Ma anche di una Sanità eccellente, fiore all’occhiello del Piemonte

Fino a 44 va tutto bene. Lavori, ti sposi, hai due figli. Poi, un giorno del 1992, il primo svenimento. Perdi i sensi, ma non è per un motivo qualsiasi. Scopri che è una sincope - Questo articolo parla di Pier Giuseppe Orlandin, per molti anni Dirigente della Cisl, della sua avventura di cardiopatico, poi di cardiotrapiantato - Ma parla anche di una buona e virtuosa Sanità




VERCELLI - Vivere con un cuore nuovo - Le storie di cardiotrapiantati raccontano di straordinarie esperienze di vita - Ma anche di una Sanità eccellente, fiore all’occhiello del Piemonte
Pier Giuseppe Orlandin

Fino a 44 va tutto bene. Lavori, ti sposi, hai due figli.

Poi, un giorno del 1992, il primo svenimento. Perdi i sensi, ma non è per un motivo qualsiasi. Scopri che è una sincope. Solo grazie alla straordinaria professionalità del Dott. Carlo Falcone non capita il peggio. Il giovane cardiologo è chiamato d’urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Andrea di Vercelli, immediata la diagnosi giusta e la terapia d’emergenza: un pace maker provvisorio innestato sui vasi dell’arto inferiore, della gamba. E il Paradiso può attendere.

Questo articolo parla di Pier Giuseppe Orlandin, classe 1948, per molti anni Dirigente della Cisl di Nazzareno Di Criscio, della sua avventura di cardiopatico, poi di cardiotrapiantato, infine di rappresentante (quando uno il sindacalismo ce l’ha nel sangue…) della Associazione tra i Cardiotrapiantati.

Ma parla anche e soprattutto di una buona e virtuosa Sanità. Ed è anche per questo che fa piacere scriverlo. Non tutto e non sempre è rassegnazione al declino; ci sono, resistono e lavorano, professionalità eccellenti, equipes che portano fuori le persone malate dai guai; ma non solo: le assistono e seguono fino alla completa riabilitazione. Occupandosi del malato non meno che della malattia. Della persona che è al centro della cura, alfa e omega della ragione sociale della organizzazione sanitaria.

E Michele Falcone, cardiologo spiritualmente cresciuto alla sapiente ed ineguagliabile scuola dell’indimenticabile gesuita Padre Pio Parisi a Roma, queste cose le sapeva bene.

Ma il suo non è l’unico caso di sanità capace di unire scienza e carità ad assere protagonista di questo racconto.

Che, dopo quel giorno al pronto soccorso, vive un limbo di 5 anni nei quali il male alligna, prima di rivelarsi in tutta la sua impietosa fisionomia di cardiopatia dilatativa.

Il paziente cambia 3 pacemakers e 2 defibrillatori. Incomincia un calvario che lo porterà, nel 2006, in sala operatoria alle Molinette di Torino per il trapianto.

Il cuore arriva da un giovane pugliese, di 27 anni, morto in un incidente motociclistico.

Il mio donatore? Certo penso spesso a lui – dice Orlandin – ma non mi sono mai dato il pensiero di andare a cercarne riferimenti, approfondirne la storia. Tanto meno ne ho fatto una nevrosi. Consiglio anche agli altri compagni di avventura nel trapianto di seguire questa via, perché so che, invece, qualcuno vuole cercare, vuole sapere…

Credo che il modo migliore sia ricordarlo facendo per lui celebrare spesso una S. Messa. Lo amiamo nel Signore. Bisogna anche dire che la Legge vieta di rivelare particolari anagrafici ulteriori sul Donatore a chi ne riceve gli organi.

Ma a parte una questione legale – prosegue Orlandin – penso che davvero si debba restituire noi stessi – chi resta qui e chi ci precede - alla dimensione ulteriore del rapporto tra creatura e Creatore. Consegnandoci completamente alla Sua misericordia, alla Sua sapienza, alla Sua carità.

Alle Molinette sembra di essere in un altro mondo, da film americano.

Una professionalità inimmaginabile. Però invece è tutta roba made in Italy. Valori e saperi tutti nostri. Non bisogna dimenticarlo.

L’intervento è affidato da un giovane cardiologo, il Dott. Francesco Patanè. Si entra in sala operatoria alle 2 di notte e se ne esce alle 9 del mattino.

Il decorso post operatorio non è una passeggiata, è ovvio. E di nuovo sono storie di medici competenti e premurosi, come quella del Dott. Costantino Zingaretti, che riesce a contenere i riflessi nefrologici del rischio di rigetto.

E poi la Psicologa di Veruno, dove si fa la riabilitazione, che prende per mano il paziente per farlo uscire non tanto da un ambiente fisico, ma da quello interiore nel quale tende a rinchiudersi perché è orgoglioso, convinto che la malattia sia un fatto suo. Insomma, forse perché è proprio un sindacalista incallito, “incrocia le braccia” e tiene il muso al mondo.

Ora Pier Giuseppe Orlandin, felicemente trapiantato da 6 anni, si occupa dei tanti compagni di avventura.

Li assiste, fa volontariato e informazione anche nelle Scuole.

La Associazione che riunisce tutte le persone con “un cuore nuovo” è la “Associazione Cardio Trapiantati Italiani e Cardiopatici”. La Sezione “G. Guasco” ha sede alle Molinette di Torino, che sono ancora oggi un polo mondiale di eccellenza, cui si rivolgono pazienti non solo italiani.

In provincia di Vercelli ha 10 Soci, in Piemonte 250. In questo campo i numeri sono piccoli, ma il patrimonio di esperienza che si mette a disposizione della comunità è immenso.

A fine novembre appuntamento con le Scolaresche di Vercelli. Si parlerà soprattutto di prevenzione, ma anche di come una famiglia può aprire la porta, quando il destino bussa per un appuntamento come questo.

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