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26/05/2015 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI - Viaggio - studio in Bosnia Erzegovina per le studentesse dell’Istituto Professionale “B. Lanino” vincitrici del Progetto di Storia contemporanea 2014-2015

Giunte ad Ancona nel tardo pomeriggio del 6 maggio, le ragazze si sono imbarcate sulla nave diretta al porto di Spalato, punto di partenza del viaggio, le cui tappe principali erano Mostar, Sarajevo e Srebrenica



VERCELLI - Viaggio - studio in Bosnia Erzegovina per le studentesse dell’Istituto Professionale “B. Lanino” vincitrici del Progetto di Storia contemporanea 2014-2015
Mostar, sullo sfondo lo Stari Most, il Ponte Vecchio

Il 6 maggio, dopo la grande gioia per aver vinto il Concorso di Storia Contemporanea 2014-2015, il nostro gruppo di lavoro della classe 4A dell’Istituto Professionale Lanino, accompagnato dalla prof.ssa M. Loredana Mattioli, ha iniziato il tanto atteso viaggio - studio in Bosnia Erzegovina, insieme ad altri 22 studenti del Piemonte vincitori del premio.

Giunti ad Ancona nel tardo pomeriggio, ci siamo imbarcate sulla nave diretta al porto di Spalato, punto di partenza del nostro percorso, le cui tappe principali erano Mostar, Sarajevo e Srebrenica.

Mostar, vent’anni dopo la guerra civile, è ancora nettamente divisa in due parti:  quella croata, più moderna e sviluppata, e quella musulmano - bosniaca, più antica e legata alle tradizioni.

Sorprendente è il fatto che una sola scuola consenta agli studenti, che siano bosniaci o croati, di frequentare le lezioni insieme e in modo armonioso.

Tutto a Mostar è diviso.

L’emblema di questa città rimane lo Stari Most, il Ponte Vecchio, famoso perché ha segnato la storia di questo paese, essendo il simbolo della multiculturalità bosniaca. Costruito nel 1557, venne distrutto dalle forze croate nel 1993 e successivamente ricostruito e riaperto nel 2004.

Dalle limpide e fresche acque della Neretva siamo arrivate a Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina, “Gerusalemme d’Europa”, luogo di incontro di Occidente e Oriente.

La Bosnia è ancora segnata dalla guerra che dal 1992 al 1995 ha causato grandi distruzioni e moltissime morti.

I segni delle granate, le cosiddette “rose di Sarajevo”, sono sparsi in molte zone della città e gli spari provocati dai cecchini sulle dimore dei suoi abitanti rimangono impressi non solo nei calcinacci, ma anche nella memoria di ogni singolo sarajevese.

Abbiamo visto e in parte percorso il “Tunnel di Sarajevo”, costruito dagli assediati bosniaci per collegare la città, isolata e completamente circondata  dalle forze serbe, con il resto del territorio bosniaco.

Il tunnel, situato al di sotto dell’aeroporto di Sarajevo, fu costruito di nascosto in quattro mesi nel 1993, in piena guerra, per permettere il passaggio di armi e di aiuti umanitari indispensabili alla sopravvivenza della popolazione assediata.

Lungo circa 800 metri e alto poco meno di un metro e 60 cm, il tunnel è considerato  la “via di salvezza” che ha permesso a Sarajevo di non scomparire.

L’ultima tappa del nostro viaggio è stata Srebrenica.

Tante sono le cose da dire su Srebrenica, cose che forse nemmeno verranno mai dette.

Luogo di morte e di dolore, qui è avvenuto il genocidio nel luglio del 1995, quando in pochi giorni furono massacrati dalle truppe del Generale Mladić più di 10.000 civili musulmani bosniaci.

Appena entrati la primissima cosa che si nota è la vastità delle tombe situate nello sconfinato cimitero: lunghe file di paletti bianchi allineati in modo da sembrare infiniti.

Una grande lastra di marmo posta in semicerchio riporta i nomi di ogni singola persona uccisa e ritrovata nelle fosse comuni.

É terrificante e angosciante vedere che dopo vent’anni ci sono ancora lavori in corso per l’ampliamento del cimitero.

Ben 1000 persone non sono ancora state identificate, mentre 1000 sono ancora ritenute scomparse, dato il mancato ritrovamento della possibile fossa comune che le tiene intrappolate al suo interno.

Le emozioni più forti le abbiamo provate proprio qui, in questo luogo in cui tutti i nostri pensieri non potevano fare altro che andare a tutte quelle anime che hanno visto l’inferno senza nemmeno essersi rese conto di starci entrando.  

I nostri pensieri vanno ancora a tutte quelle persone a cui non è mai stata data la possibilità di scegliere se vivere o morire, l’unica opzione era quella di venire cancellate e così è stato.

Questa esperienza ci ha cambiate radicalmente.

Ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti, di ragazzi poco più grandi di noi, che invece di andare a scuola lottavano ogni giorno per vivere, ci ha fatto riflettere sull’Europa e sulle Nazioni Unite, che sono state a guardare senza muovere un dito per fermare tutto questo. 

L’Europa che noi vogliamo non è questa.

Noi vogliamo un’Europa fatta di cittadini che si danno la mano, vogliamo l’Europa della tolleranza e del rispetto, giusta e solidale nei confronti dei dimenticati e degli emarginati.

Nicole Vivenzi, Sabrina Scaggion, Georgiana Ionela Potop, Natalie Capliez, Erica Gosto, Federica Scozzoli, Francesca Rizzi

Classe 4A I. P.C. “B. Lanino” Vercelli

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Il Memoriale di Potocari che commemora il Genocidio di Srebrenica
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Una pausa alla fontana Sebilj simbolo di Sarajevo
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