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26/01/2015 - Vercelli Città - Mondi Vitali

VERCELLI - L’Associazione Italia Israele tra shoah ed eroismo

La Commemorazione del XV Giorno della Memoria è avvenuta nel suggestivo Piccolo Studio della Basilica di Sant’Andrea



VERCELLI - L’Associazione Italia Israele  tra shoah ed eroismo
Hannah Szenes

In un ambiente raccolto e suggestivo qual è il Piccolo Studio della Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, giovedì 22 gennaio, alle ore 21, si è svolta, con qualche giorno di anticipo sulla data ufficiale, la Commemorazione della Giornata della Memoria, organizzata dalla Associazione Italia Israele di Vercelli, Novara e Casale M.to.

Come ha precisato il prof. De Fazio, a nome dell’Associazione, in occasione del saluto rivolto ai numerosi intervenuti alla manifestazione, proprio nel ricordo del terribile, spaventoso evento della Shoah,  si è voluto quest’anno esaltare una grande figura di donna, Hannah Szenes, vittima certamente della barbarie nazista, ma a differenza di tutte le altre innumerevoli vittime, consapevole ed eroica.

A ragione quindi considerata un luminoso simbolo nella vita di Israele.

Tra le Autorità intervenute è da annoverare l’Assessore all’istruzione ed alle politiche giovanili del Comune di Vercelli, Andrea Ranieri, in rappresentanza anche del Sindaco Maura Forte e del sottosegretario Luigi Bobba, impediti ad intervenire da impegni istituzionali.

L’Assessore ha espresso la sua partecipazione in memoria della Shoah in modo convinto e con parole coinvolgenti.

Mons. Giuseppe Cavallone, anche a nome dell’Arcivescovo di Vercelli, ha citato l’ebreo San Paolo, ed ha esortato alla pace ed alla concordia tra i popoli.

Il Provveditore agli Studi dott. Antonio Catania, un’altra personalità sulla quale possiamo contare per le manifestazioni da noi organizzate, ha sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani le testimonianze del passato, al fine di renderli consapevoli ed evitare nuove catastrofi.

E’ intervenuto quindi un graditissimo ospite della serata, don Dino Campiotti, responsabile della Caritas di Novara e fondatore della Casa Shalom. Don Dino ha ricordato la strage di Meina, primo episodio cruento di Shoah in Italia ed ha rammentato come la persecuzione contro gli ebrei sia ancora in atto.

 A suo avviso  sarebbe stato opportuno aggiungere al “sono Charlie” di Parigi il “sono Ebreo”.

Il prof. Giacomo Ferrari presidente dell’Associazione Italia Israele ha chiuso gli interventi “ufficiali” con un articolato discorso che verrà pubblicato a parte sul nostro sito, ma del quale ci piace cogliere alcuni spunti.

Il Presidente ha voluto rilevare che settanta anni sono trascorsi da quel 27 gennaio 1945 nel quale le truppe russe vittoriose scoprirono l’orrore di Auschwitz, diventa pertanto sempre più difficile una trasmissione diretta della memoria, per motivi anagrafici, e la memoria tende ad attenuarsi ed a perdere vigore.

Il celebrare la ricorrenza in modo formale e rituale, per alleggerirci la coscienza, nell’intervallo tra la “befana e carnevale”, non è di aiuto. Inoltre si rileva, l’instaurarsi di errori storici gravissimi. Per esempio errore gravissimo è voler equiparare l’atteggiamento di Israele nei confronti dei Palestinesi a  quello dei nazisti. Nel caso della persecuzione nazista vennero posti in atto tutti i mezzi legali e strutturali di uno Stato moderno, efficiente ed organizzato, per porre in atto lo sterminio sistematico di un intero popolo.

Altro errore storico quello dei negazionisti che insistono nel loro atteggiamento nonostante l’evidenza, ma sarebbe un errore a suo avviso, negare loro la possibilità di esprimere il loro pensiero, anche se espresso in mala fede.

Infine rileviamo l’importanza attribuita dal prof. Ferrari alla poesia, alla musica ed alle  arti figurative capaci di fornire un apporto  non solo emozionale ma anche conoscitivo.

Al termine del suo intervento i bravissimi Licia di Pillo e Renzo Bellardone si sono susseguiti nella recitazione di poesie e di brani non solo di Hannah Szenes ma anche di Liliana Segre, sopravvissuta di Auschwitz, di Roberto Malini scrittore e poeta, attivista in difesa dei diritti umani, di Helga Weiss, Etty Hillesum, Enrico Bertè.

La parte artistica ha avuto inizio con la lettura della poesia di Roberto Malini: “La memoria”.

Alle letture si sono alternati brani musicali tratti dalla tradizione ebraica, eseguiti al clarinetto, dal M° Giuseppe Canone, con il virtuosismo che lo contraddistingue.

Gabriella Greco, con voce vigorosa eppure dolcissima, ha cantato la versione musicale della famosissima poesia di Hannah Szenes: “Eli, Eli” e il brano “Ma navu” su parole del profeta Isaia.

Il prof. De Fazio, con supporto della proiezione d’immagini concernenti le varie fasi della breve ma intensa vita di Hannah Szenes, uccisa a ventitré anni, ha delineato gli aspetti salienti. Nata a Budapest nel 1921 da agiata famiglia ebraica, poetessa e scrittrice, nel 1939 emigra in Israele (fa aliyah) e si dedica a studi di agricoltura, poi lavora in un kibbutz nei pressi di Cesarea.

Allo scoppio della guerra si arruola nell’Haganah, organismo di difesa degli ebrei in Palestina, allora sotto mandato inglese. Nel 1943 chiede di far parte, come molti altri ebrei, dell’esercito britannico contro i comuni nemici tedeschi e viene reclutata, su sua richiesta, in uno speciale reparto d’incursori paracadutisti.

Nel 1944 è paracadutata in Yugoslavia e successivamente raggiunge, da sola, il confine ungherese.

Appena entrata in territorio ungherese viene catturata dalla Gendarmeria filonazista, forse a seguito di una delazione, e la rinchiudono nel carcere di Budapest. Sottoposta per mesi a interrogatori e torture, ma non cede. Anche messa a confronto con la madre non parla e non chiede la grazia. Il 7 novembre 1944 viene fucilata. Hannah non a caso è una figura molto popolare in Israele.

La serata si conclude con l’esecuzione della Ha-Tiqvah (La Speranza), da parte di Gabriella Greco.

Oggi è l’inno nazionale dello Stato di Israele, ma originariamente era una poesia scritta da Naftali Herz Imber, un ebreo galiziano, nel 1877. La melodia fu adattata da Samuel Cohen originario della Moldavia che trasse ispirazione dalla “Mantovana” canzone italiana del ‘600, molto popolare nell’Europa dell’Est.

Fu usata come inno da Israele sin dal 1948 ma il suo uso fu legalizzato solamente nel 2004.

Nel ringraziare le Autorità intervenute che hanno onorato con la loro presenza la nostra manifestazione salutiamo ancora una volta i tanti amici e simpatizzanti che non mancano di ricordare la Shoah, ma nello stesso tempo danno a noi il piacere di rivederli e di “scaldarci” nella loro amicizia.

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