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27/05/2015 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI - Il Liceo Lagrangia alla mostra "L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici" a cura dello Chef Adriana Balzarini

L’autrice della Mostra, il cui allestimento locale è stato curato dal Panathlon Vercelli, organizzata su cinquantaquattro pannelli espositivi, ha raffigurato il percorso compiuto dalla donna per praticare e partecipare allo sport agonistico, condizione che oggi è naturale in Occidente, ma in passato è stata una conquista delle donne



VERCELLI - Il Liceo Lagrangia alla mostra "L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici" a cura dello Chef  Adriana Balzarini
Foto di gruppo

La classe terza Liceo delle Scienze Umane sezione B, dell’Istituto “Lagrangia” di Vercelli, accompagnata dalla Prof.ssa Claudia Arposio, nella mattinata di venerdì 22 maggio, ha partecipato ad un insolito… banchetto, tenutosi nel prestigioso Salone della Società di Mutuo Soccorso di Vercelli, la cui portata principale è stata L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici”, a cura dello Chef  Prof.ssa Adriana Balzarini,  Panathleta piemontese.

L’autrice della Mostra, il cui allestimento locale è stato curato dal Panathlon Vercelli, organizzata su cinquantaquattro pannelli espositivi, ha raffigurato il percorso compiuto dalla donna per praticare e partecipare allo sport agonistico, condizione che oggi è naturale in Occidente, ma in passato è stata una conquista delle donne.

A guidarci nello storico e documentaristico percorso, Maurizio Nasi, past-President del Panathlon di Vercelli e la moglie Paola Di Carlo, già insegnante di Scienze Motorie e Sportive, che presentano tutti i pannelli sia delle Olimpiadi estive che invernali, sia alla luce della loro competenza giornalistica e professionale,che genera una  comparazione dei grandi fatti sportivi nazionali e internazionali, inquadrati anche nel linguaggio economico, ed in rapporto alla ricca realtà sportiva vercellese, sia della passione sportiva che contraddistingue gli atleti: a sorpresa, anche stimolandoci con curiosità, aneddoti e domande, che provocano in noi desiderio comune di rispondere tutti insieme, originando anche una piccola e divertita schermaglia, che ci rende protagonisti e ci regala un sorriso di benessere nel ricordo di questa esperienza.

Abbiamo visitato la mostra con sguardo critico ma storico, ripassando i due differenti modelli di educazione femminile greca ateniese e spartana e il rapporto delle donne con lo sport nell’antichità, il pensiero del grande Pierre De Coubertin, a cui dobbiamo il ripristino delle Olimpiadi moderne,che, in linea con i suoi tempi, non comprendeva la donna come agonista convinto che la fisiologia e il ruolo sociale femminile fossero antitetici e scopriamo che la greca Stamàta Revithi gareggiò, seppur ufficiosamente, proprio ad Atene 1896 nella maratona.

Impariamo della discriminazione culturale a cui fu sottoposta Betty Robinson, vincitrice con 12”2 dei cento metri piani ad Amsterdam 1928, quando fu definita con il dispregiativo termine di “atletessa”, a seguire invece le prime partecipazioni delle donne africane, delle donne diversamente abili ed anche l’evoluzione del ruolo sportivo femminile nel mondo pubblicitario e cinematografico; citazioni anche del grande cuore di donne olimpiche che misero all’asta la loro medaglia olimpica per gesti di solidarietà.

Secondo noi, e la mostra ce lo testimonia, lo sport è stato un valido terreno per ottenere le pari opportunità per la donna, ma quanti sforzi per garantirci ciò che oggi per noi è acquisito, proprio non ce lo immaginavamo: il valore di questa raccolta è averli riuniti in un percorso evolutivo, sarebbe bello averne anche un Catalogo, anche per averne memoria, come ci insegna Gabre Gabric Calvesi.

Conclude la studentessa Elisa Medea: «La mostra che abbiamo visitato venerdì mattina è stata molto interessante, vedere dalle origini l'emancipazione della donna è raro. In questa mostra si è capito che nonostante tutti gli impedimenti avuti, le donne se vogliono possono. Grazie per averci portato.»

La redazione sportiva dell’Istituto”Lagrangia”

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