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05/11/2014 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI - Ha valore, interesse, pubblico non solo ciò che è "statale" - Le Scuole "paritarie" non sono "private" - Anche i loro alunni hanno diritto alla sicurezza e vigilanza della Polizia Locale in entrata e uscita

Le scuole paritarie svolgono un ruolo di utilità sociale riconosciuto dallo Stato





VERCELLI - Ha valore, interesse, pubblico non solo ciò che è "statale" - Le Scuole "paritarie" non sono "private" - Anche i loro alunni hanno diritto alla sicurezza e vigilanza della Polizia Locale in entrata e uscita
La Scuola dell’Istituto Sacro Cuore retto dalla Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Scuola “parificata”, ma talvolta un po’ negletta.

Non è sempre facile distinguere, ma “nomina sunt consequentia rerum”.

E’ un latino facile quello che insegna: i nomi sono la conseguenza delle cose.

Sunt o “dovrebbero essere” conseguenza delle cose, i nomi che loro si attribuiscono.

Sicchè può accadere che  una scuola sia istituita per assecondare una vocazione, una missione educativa, l’offerta di un carisma che attinge futuro dalla vita eroica di Santi e missionari.

E può accadere che questa Scuola sia dallo Stato medesimo riconosciuta utile – secondo un principio di sussidiarietà che riconosce non solo la pluralità, la differenza dei valori, ma soprattutto il valore delle differenze, della pluralità e del pluralismo culturale -  viene riconosciuta utile almeno quanto quella organizzata dallo Stato, è considerata parte fondamentale dell’offerta formativa ed educativa di una società.

Allora la Scuola si chiama “paritaria” proprio per questo, anche se a ben vedere del tutto paritaria non è la situazione dei genitori che sostengono mediante la doverosa contribuzione fiscale la scuola “pubblica” e sostengono anche, con una ulteriore, volontaria contribuzione, quella “paritaria”.

Ma non importa: è paritaria perché lo Stato riconosce che quella Scuola ha valore per tutta la società, anche se non può permettersi di sostenerla come fa con quelle Scuole che invece organizza in proprio.

Insomma, è vero anche e soprattutto per la Scuola un assunto fondamentale tra i principi che regolano le relazioni nello stato sociale: ha un interesse, un valore "pubblico" non solo ciò che è "statale".

Può passare un paragone che – come tutti i paragoni - fa quello che può per rappresentare analogia, ma anche differenze con situazioni già sperimentate, problemi già vissuti?

Tentiamo.

Parlare di una differenza tra Scuola “paritaria” e Scuola “privata” non è esercizio vano; come non era vano, a fine Anni Settanta, parlare delle differenza che c’era tra le nascenti “Radio libere” e le – anch’esse in culla – “Radio private”.

Non è che quelle private fossero cattive, ma avevano una finalità commerciale e di lucro che non avevano invece quelle definite “libere”.

Che erano un po’ il Facebook di allora.

Così la Scuola paritaria – riconosciuta dallo Stato di pari utilità sociale di quella pubblica – non è scuola lucrativa (senza che a questa parola si diano significati per forza negativi: l’iniziativa privata è ancora un valore, in un Paese moderno); non è esercizio di un’impresa privata avente fine di lucro.

E’  Scuola che fonda la propria “ragione sociale” su una missione, quindi naturalmente portata a comporre la propria azione con quella delle Istituzioni pubbliche.

Ma qualche volta questo “gioco di squadra” non è compreso del tutto.

Così accade – a proposito di “differenze” che rendono non proprio “paritaria” la vita scolastica di tutti i giorni – per esempio, che i Vigili Urbani non siano davanti ai cancelli della scuola, in orario di ingresso e uscita dei ragazzi, per garantire anche agli alunni delle “paritarie” quella sicurezza invece dispensata per i loro piccoli compagni delle “pubbliche”.

E pazienza.

Ma quando – poi – proprio perché non c’è nessuno a regolare il traffico, accade che qualche genitore sia nella necessità di stare ad esempio con l’auto in attesa  per un momento in doppia fila oppure non negli appositi spazi davanti alla “paritaria”,  si veda arrivare il Vigile ad appioppare le multe.

Allora può accadere che si pensi: ma a quale idea di “parità” questo tutore dell’ordine pensa?

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