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29/10/2013 - Vercelli Città - Mondi Vitali

VERCELLI - CAI Vercelli – Neanche il brutto tempo ferma il “Gruppo escursionisti del giovedì” , in quota fino a 1572 mt

Escursione di giovedì 24 ottobre 2013,all’alpeggio Arcomune in Valle Elvo




VERCELLI - CAI Vercelli – Neanche il brutto tempo ferma  il “Gruppo escursionisti del giovedì” , in quota fino a 1572 mt
il “Gruppo escursionisti del giovedì” del Cai posano davanti all’alpeggio Arcomune

 (c.s.) - La nebbiolina, di quella che bagna come si suole dire,  avvolge gli escursionisti del CAI, nel luogo di ritrovo, mentre discutono la destinazione della gita.



Non era stata programmata il martedì nella  sede del CAI, in via Stara 1, a causa della variabilità delle condizioni meteo.


La bassa pressione, secondo le previsioni, dovrebbe spostarsi da Ovest a Est, quindi in Valle d'Aosta si potrebbero trovare condizioni di tempo accettabili, però fare tanti chilometri e trovare la pioggia non convince per cui si prende la decisione di andare nel biellese che è più vicino e se piove si tornerà indietro.


La decisione è azzeccata poiché avvicinandoci a Biella i vetri del santuario di Oropa riflettono la luce del sole e ciò conforta gli escursionisti del giovedì.


Ad Oropa si imbocca la strada del Tracciolino che procede verso Graglia, avendo deciso di risalire la valle dell'Elvo.


Non si fissa una meta, la pioggia avrà sicuramente ingrossato i ruscelli che confluiscono nel fiume creandoci qualche problema nel proseguire il cammino.


Messi gli scarponi e infilati gli zaini,  notiamo che quella che doveva essere una mulattiera è diventata una strada sterrata, un cartello indica che ci sono lavori in corso mentre un altro avvisa che la via attrezzata per il rifugio Coda è sconsigliata in quanto corde e catene sono fatiscenti.


La cosa non ci interessa in quanto considerando che la nostra età media è di settanta anni e oltre,  le velleità di arrampicatori sono sopite.


Si cammina di lena, la strada pur essendo in costante salita lo permette e incontriamo tre cantieri, dove gli operai con maestria movimentano enormi massi che strappano alla montagna e utilizzano per selciare la strada.


Osservare la loro abilità e scambiare quattro chiacchiere con loro è un piacere però loro debbono lavorare e noi proseguire la nostra gita.


La nuova strada in prossimità del ponte che attraversa l'Elvo finisce e riprende la vecchia mulattiera che ci porta sulla destra orografica della vallata.


Bisogna stare attenti a poggiare gli scarponi in modo adeguato, le pietre sono bagnate e viscide e occorre stare in equilibrio sui massi quando si attraversano i torrentelli in piena.


Continuando sul sentiero verso il Coda sopraggiunge dal fondo valle una densa nebbia che ci toglie visibilità e punti di riferimento, ricorriamo all'altimetro e alla cartina del luogo, siamo a 1400 mt. di quota e l'alpeggio più vicino è Arcomune  a mt. 1572.


Decidiamo che ci fermeremo lì a mangiare. Il sentiero si inerpica su prati invasi da felci che lo ostruiscono. Arriva intanto il fatidico mezzogiorno e trovato un riparo tra le rocce pensiamo di fermarci a mangiare.


Siamo giunti a quota 1550 mt. L'alpeggio dovrebbe essere vicino ma non si vede.


Una improvvisa folata di vento apre uno squarcio nella nebbia e sopra le nostre teste compare una fetta di cresta col cielo azzurro che fa capolino sopra un gruppo di baite. E' Arcomune.. Riprendiamo il cammino e in dieci minuti la meta è raggiunta.


Notiamo anche Arcomune di sopra a quota 1742, ma è tardi e il sentiero passa da cengie esposte, sarà per una prossima volta.


Riavvolti dalla nebbia prendiamo la strada per il rientro, gli operai sono ancora lì a incastrare macigni. Un saluto e via, si rientra a casa.


 


 


 


 


 

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