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23/05/2014 - Vercelli Città - Economia

VERCELLI - Brendolan, il licenziamento di due delegati sindacali Cgil non fu legittimo - Importante sentenza a favore dei lavoratori della cooperativa appaltatrice

Ne dà notizia la Camera del Lavoro di Vercelli, con comprensibile soddisfazione per la vittoria nella difficile battaglia legale




VERCELLI - Brendolan, il licenziamento di due delegati sindacali Cgil non fu legittimo - Importante sentenza a favore dei lavoratori della cooperativa appaltatrice
Il Presidente del gruppo, Dario Brendolan

Vertenza art. 28 / attività antisindacale per il licenziamento di due delegati Filcams Cgil da parte della cooperativa Inter Logistic (consorzio CBS Milano) presso i magazzini Brendolan Maxi Di di Vercelli .



Inter Logistic è la quarta cooperativa transitata nello stabilimento di Brendolan Maxi Di (Famila ) dal suo insediamento a Vercelli, senza mai aver avuto modo di confrontarci direttamente con la proprietà.


Quando nel dicembre 2009, abbiamo iniziato a seguire i lavoratori del cantiere Brendolan, non volevamo certo un percorso conflittuale, soprattutto in tempi così difficili come gli attuali.


Abbiamo quindi cercato di superare le limitazioni ai diritti dei lavoratori in atto nell’azienda attraverso il confronto, la discussione, la contrattazione, ma non c’è stata alcuna corrispondenza.


Ogni volta, dopo primi tentativi di trovare un dialogo, ci siamo trovati con il cambio di cooperativa, a sorpresa, e ogni volta con la necessità di ripartire da zero.


In ultimo ci siamo trovati di fronte all’inaspettato allontanamento dei due delegati Cgil, inizialmente con un “trasferimento punitivo” a Verona e Bergamo e poi con il loro licenziamento.


A novembre del 2011 abbiamo dunque fatto ricorso al magistrato per violazione all’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori (attività antisindacale), ottenendone piena soddisfazione con una sentenza che sanciva la discriminazione nei confronti dei due delegati, la conseguente nullità dei licenziamenti e il loro reintegro in servizio.


A questa prima sentenza l’azienda non ha dato alcun corso.


Solo dopo ripetuti solleciti ha rimesso formalmente a libro paga i due lavoratori, mantenendoli tuttavia sospesi dall’attività lavorativa e facendo ricorso in appello.


Il 6 Maggio 2014 il magistrato si è espresso su tale ricorso confermando in pieno la sentenza emessa dal tribunale nel 2011, quindi ribadendo l’illegittimità dei licenziamenti e ordinando l’immediato reintegro al lavoro dei due delegati.


Come Filcams-Cgil riteniamo di grandissimo valore questa sentenza.


Ridà vigore e speranza nella lotta sindacale per il rispetto dei diritti dei lavoratori e nella magistratura che ne sancisce l’attuazione in base alle Leggi della Repubblica.


Per me, come sindacalista, è un fatto assolutamente importante soprattutto per il lavoro povero e sfruttato che sempre più si nasconde nel decentramento e negli appalti, utilizzando il paravento della “cooperazione deviata”.


Siamo orgogliosi poi particolarmente del coraggio che questi due lavoratori-delegati della Cgil hanno dimostrato nell’affrontare una situazione tanto difficile.


Oggi ci vuole veramente un coraggio di altri tempi per assumersi i bisogni degli altri lavoratori prima ancora dei propri e della propria famiglia.


Sì, siamo orgogliosi della dignità con cui i nostri due compagni hanno affrontato questo anno e mezzo trascorso nei tribunali, di come abbiano tentato di conservare il loro ruolo sindacale in azienda nonostante gli impedimenti oggettivi imposti dall’essere fuori dallo stabilimento.


Siamo orgogliosi di poter contare su lavoratori che hanno mantenuto la tessera nonostante tutte le azioni di discriminazione poste in atto dall’azienda verso gli iscritti alla Cgil.


Siamo orgogliosi della loro forza e determinazione nel sostenere i diritti delle persone che lavorano sanciti dalla Legge 300, oggi attaccata da più parti come anticaglia obsoleta del ‘900 e responsabile di tutti i mali del lavoro nel nostro Paese.


Siamo infine orgogliosi di avere la conferma che c'e' ancora GIUSTIZIA (se pure ancora troppo lenta) in una nazione che spesso rimuove i più deboli e “sconta la pena” ai più ricchi e potenti.


Ora però occorre proseguire nell’azione, prendendo atto che le discriminazioni sono tutt’altro che terminate, anzi, si sono raffinate nel metodo, attraverso lo sfruttamento di altri lavoratori a cui è stato delegato il compito, per quattro denari, di porle in atto, rendendosi complici ed esecutori di atti e comportamenti “ indegni”.


Discriminazioni sostenute da una committenza silente che punta a recuperare guadagni facili concedendo appalti sotto costo e consegnando la gestione a società sempre più “piratesche”.


Abbiamo vinto, ma ora serve che la giustizia faccia il suo giusto corso ed obblighi l'azienda, (per nulla cooperativa, ma padrona) al reintegro fisico dei due delegati in stabilimento nelle loro mansioni, per ripristinare a pieno il diritto e l’esercizio dell’attività sindacale.


Bisogna che gli organi preposti alle ispezioni ed ai controlli si attivino in modo tempestivo e coordinato, rompendo la catena di abusi che oltre alla discriminazione dei nostri due delegati, hanno instaurato un clima di ricatto e di paura con la continua minaccia di trasferimento o mancata conferma nel cambio appalto.


Condizioni che hanno consentito di ripristinare la pratica del cottimo, del mancato rispetto del Contratto Nazionale, dei pagamenti fuori busta o sotto voci che consentono l’evasioni contributiva e fiscale.


Vanno messe in luce le condizioni di lavoro e gli orari (oltre 200 ore mensili) che espongono tutti a rischio di infortunio, (gravi e purtroppo anche mortali).


Vogliamo che la magistratura riconosca che questi lavoratori non sono soci, che il licenziamento o il trasferimenti di altri lavoratori è avvenuto per rappresaglia e che le tante denunce di violazione dei diritti contrattuali siano prese in considerazione e rimosse.


Vogliamo che questa vertenza sia di esempio per questi settori, per queste imprese e per i committenti.


Siamo consapevoli che ai lavoratori del cantiere Brendolan di Vercelli questa nuova sentenza farà piacere, ma non potrà essere sufficiente : c’è bisogno e subito che cessino i soprusi, i ricatti, le minacce.


C’è bisogno che il sindacato possa riavviare quel lavoro di controllo e attuazione delle regole contrattuali e civili.


Regole che sono veicolo di rispetto delle norme fiscali e previdenziali, indispensabili a riconfermare concetti fondamentali di democrazia e dignita’, affinchè non vi sia più una parte forte che domina e prevarica quella più debole.


Vedi anche :


VERCELLI - Brendolan: il Giudice del Lavoro dà ragione alla Cgil


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