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18/02/2013 - Vercelli - Salute & Persona

VERCELLI - Asl: cos’è una struttura unificata? - Intervista alla Dottoressa Maria Cristina Bertoncelli Direttore della struttura complessa di Medicina Interna

Il Direttore di struttura complessa assume un ruolo manageriale con una responsabilità organizzativa di tipo interfunzionale




VERCELLI - Asl: cos’è una struttura unificata? - Intervista alla Dottoressa Maria Cristina Bertoncelli  Direttore della struttura complessa di  Medicina Interna
Maria Cristina Bertoncelli



Ultimamente in ambito sanitario si parla sovente di struttura unificata. Ma che cosa si intende con questo termine? A spiegarlo è la dottoressa Maria Cristina Bertoncelli Direttore della struttura complessa di  Medicina Interna di Asl Vercelli.


Dal luglio 2012 il Direttore Generale dell’azienda sanitaria locale vercellese  mi ha incaricata di seguire contemporaneamente le due Strutture di Medicina Interna sulle sedi di Vercelli e di Borgosesia. Direi che un incarico di tal tipo mi si è presentato come un’opportunità con un onere non indifferente per l’impegno che avrebbe implicato. Un’opportunità perché come Direttore avrei dovuto collegare le due strutture e dimostrare di sapere organizzare i due gruppi rendendoli più efficienti attraverso la loro sinergia; un onere perché è sicuramente impegnativo motivare e far crescere i propri collaboratori cercando di valorizzare le capacità dei singoli, integrandoli e stimolandone una sana competitività. Per poter però realizzare un programma del genere è necessario che il Direttore stesso sia sostenuto dalla convinzione dell’importanza e necessità del suo ruolo”.


Un Direttore di struttura complessa – prosegue la Dottoressa Bertoncelli - deve oggi necessariamente assumere un ruolo che non sia solo tradizionalmente professionale ma anche di tipo manageriale; e direi che questo è quello che distingue fondamentalmente la figura del nuovo Direttore da quella del vecchio Primario.


Mi spiego meglio: mentre anni fa il Primario era visto come la figura tecnica che rappresentava il più competente e preparato nel suo gruppo, al giorno d’oggi il Direttore deve anche sapere, all’interno della sua equipe, valorizzare le varie competenze specialistiche, gestire in modo efficiente ed efficace le risorse assegnate, raggiungendo la migliore performance sanitaria (outcome) associata ad un buon grado di soddisfazione del paziente. Inoltre deve saper stimolare dei progetti innovativi che portino al raggiungimento di obbiettivi di qualità che qualifichino il lavoro del gruppo, tenendo in considerazione le necessità di erogare una sempre miglior qualità di cura.


In tal senso il Direttore di struttura complessa assume un ruolo manageriale con una responsabilità organizzativa di tipo interfunzionale che attraversa trasversalmente la struttura sanitaria e diviene uno strumento per la gestione del cambiamento, in grado di agevolare il cambiamento organizzativo stesso”.


Ho accettato il nuovo incarico – sottolinea Bertoncelli - cercando di “coagulare” i due gruppi, organizzando il lavoro in modo omogeneo, favorendo gli scambi di conoscenze e di esperienze cliniche e offrendo opportunità e facilità di trasferimenti di pazienti che necessitassero di particolari approfondimenti diagnostici.


In sintesi quindi oggi il Direttore di una Struttura Complessa unificata rappresenta un “ponte” di collegamento tra le due sedi che riesca ad unificare i percorsi diagnostici e terapeutici, attraverso una condivisione dei protocolli, in modo da creare un flusso di scambio che non sia unidirezionale ma di vera condivisione con apporto e vantaggi bilaterali, garantendo il rispetto delle varie competenze e professionalità. Il risultato ottimale sarà quello di migliorare l'appropriatezza dei percorsi, con conseguente soddisfazione del paziente, risparmio economico, nonché gratificazione e crescita culturale degli operatori.


Per esempio pazienti di Borgosesia con necessità di indagini che non possono essere eseguite in loco come risonanze, colangiografie endoscopiche o broncoscopie hanno avuto un canale preferenziale attraverso la presa in carico della Medicina di Vercelli. Così come non è stato più necessario trasferire pazienti che dovessero essere sottoposti a biopsie osteomidollari a Vercelli perché, grazie alle mie competenze ematologiche, ho potuto eseguire tale approfondimento nella sede di Borgosesia stessa”.


Nell’ambito di progetti di innovazione – conclude La Dottoressa Bertoncelli - è stata migliorata la valutazione dei rischi trombotici ed emorragici dei nostri pazienti attraverso l’utilizzo comune in cartella clinica di carte di score dei rischi con snodi decisionali correlati e in accordo con le linee guida aziendali alla cui stesura ho partecipato.


Infine siamo stati in grado di organizzare un primo corso di aggiornamento delle conoscenze in ambito della patologia ipertensiva rivolto al personale e gestito dal personale stesso delle due sedi”. 

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