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25/10/2012 - Vercelli - Politica

VERCELLI – Parte in tutta la Provincia la raccolta firme per i Referendum contro l’Articolo 8 e la salvaguardia dello storico Articolo 18

Le firme si raccolgono a Vercelli in Piazza Cavour il martedì, il venerdì e il sabato. Inoltre sono stati distribuiti i moduli nella maggior parte dei comuni della Provincia.




VERCELLI – Parte in tutta la Provincia la raccolta firme per i Referendum contro l’Articolo 8 e la salvaguardia dello storico Articolo 18
Maria Grazia Camellini e Fausto Dacio

(fe.bo) - Nasce mercoledì 24 ottobre il Comitato Vercellese Referendum Lavoro. I rappresentanti di Cgil, Fiom, Idv, Sel, Federazione della Sinistra, Verdi, Voce Libera, hanno deciso di unirsi nella lotta contro l’Articolo 8 e la salvaguardia dello storico Articolo 18, attraverso la più democratica arma disponibile: il Referendum popolare. Ha introdotto la conferenza di presentazione del Comitato mercoledì 24 ottobre, al Circolo dei Lavoratori di Vercelli in Via Trieste, Maria Grazia Camellini, della Cgil di Vercelli che spiega come le firme si raccolgono a Vercelli, in Piazza Cavour, il martedì, il venerdì e il sabato, e inoltre che sono stati distribuiti i moduli nella maggior parte dei comuni della Provincia. Introduce subito il relatore della serata, Fausto Dacio, Segretario organizzativo di Fiom Piemonte. Secondo questo, per quanto concerne l’Articolo 8, nell'agosto 2011, con un colpo di mano all'interno della manovra economica, il governo ha operato per limitare drasticamente la centralità del contratto nazionale di lavoro, rimandando agli accordi aziendali materie importantissime quali la classificazione e l'inquadramento del personale, le mansioni, la disciplina dell'orario di lavoro, i contratti a termine, i contratti a orario ridotto, il regime della solidarietà negli appalti, il ricorso alla somministrazione di lavoro e la modalità di assunzione e la disciplina del rapporto di lavoro. L'articolo 8 di quella manovra finanziaria è carico di livore antisindacale e contrasta duramente le spinte alla solidarietà tra i lavoratori contro i drammatici effetti della crisi economica. Con questo articolo si vuole annullare l'accordo del 28 giugno 2011, che ha riconfermato il contratto nazionale al centro delle relazioni sindacali del Paese. Attraverso il Referendum intendono abolire le manomissioni e ristabilire la certezza dei diritti previsti e conquistati dal contratto nazionale. A parità di condizioni, vanno pretese regole generali che valgano per tutti i lavoratori di un settore e ovunque sul territorio nazionale. Alla contrattazione aziendale va restituito il giusto valore: ossia deve 'accompagnare' l'andamento dell'impresa - garantendo eventualmente tutele aggiuntive ai suoi dipendenti -, contrattare l'organizzazione del lavoro, l'articolazione degli orari e dei turni nell'ambito e nei limiti previsti dal contratto nazionale. Per qunato riguarda l’Articolo 18, il Governo Monti ha cancellato la norma che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo a fronte di una sentenza del giudice del lavoro favorevole al lavoratore stesso. L'articolo 18 è stato manomesso nella sua essenza e nella sua funzione. Il governo ha agito con forte iniquità sul tema cruciale del mercato del lavoro, scegliendo - per combattere gli effetti della crisi - di aggredire i diritti, le conquiste storiche del movimento operaio e il sistema di protezione sociale pubblica. Le modifiche all'articolo 18 riscrivono con motivazioni inaccettabili un tratto saliente della giurisprudenza del lavoro, prefigurando rapporti sociali e sindacali autoritari che avranno ripercussioni nella vita di tutti i cittadini onesti, cui è stato scippato un diritto fondamentale.
Attraverso il Referendum, il Comitato intende restituire allo Statuto dei Lavoratori l'articolo 18 nella versione originaria, per rispettare i principi della Costituzione e rendere esigibili le decisioni della magistratura. La nozione giuridica secondo la quale nessuno può essere licenziato senza giusta causa e giustificato motivo deve essere ripristinata. Perché un'ingiustizia praticata ad uno è un'ingiustizia verso tutti. Non si tratta dunque di un problema di quantità numeriche, bensì di giustizia sociale. Dacio conclude sottolineando come i Referendum debbano seguire un iter preciso, e che, nell’eventualità che siano raccolte le 500000 firme, non si possa pensare a votare prima dell’inizio 2014, e quindi il Governo che verrà avrà certamente il tempo di cambiare gli articoli in questione rendendo inutile l’intervento popolare. 
Grazia Camellini
Grazia Camellini
Fausto Dacio
Fausto Dacio
Mariapia Massa
Mariapia Massa
Giorgio Comella
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