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25/01/2014 - Vercelli Città - Società e Costume

VERCELLI – Contro la violenza domestica dal pronto soccorso in poi – La difficile fase del ritorno a "casa" - Al Soroptimist Club di Vercelli

Parlare di violenza sulle donne non sempre è facile: eppure la dottoressa Roberta Petrino è riuscita a illustrare dati e casistiche coinvolgendo il pubblico prettamente femminile





VERCELLI – Contro la violenza domestica dal pronto soccorso in poi – La difficile fase del ritorno a "casa" - Al Soroptimist Club di Vercelli
Dott. Petrino

(b.m.) – Parlare di violenza sulle donne non sempre è facile: eppure la dottoressa Roberta Petrino è riuscita a illustrare dati e casistiche coinvolgendo il pubblico prettamente femminile.

Questo il tema affrontato nell'ultima conviviale del Soroptimist, mercoledì 22 gennaio: tema di primaria importanza per il programma del club vercellese e per quello dell'Unione. La dottoressa Petrino – che, come ha ricordato la presidente Giulia Arini, è primario del pronto soccorso dell'ospedale Sant'Andrea – ha illustrato la gestione della violenza domestica dall'accesso al Dea in poi. “Quasi sempre il mostro è in casa – ha affermato – Di violenza si parla quando un partner o un conoscente sente il bisogno di dominare l'altro. I motivi? Bassa autostima, senso d'inferiorità e inadeguatezza, gelosia, motivi culturali, problemi di personalità”. La vera domanda è: quanto vale una donna? La media nazionale, ha illustrato la dottoressa Petrino, mostra che il 51,8% di donne denuncia violenza; per quanto riguarda il femminicidio invece nel 90% dei casi l'omicida è conosciuto, nel 76% è italiano, nel 70% il luogo in cui si consuma il delitto è la casa. Per quanto riguarda i dati del vercellese, nel 2013 sono stati registrati 4 casi di violenza sessuale e 65 di violenza domestica (64 su donne e 1 su uomo) su donne tra i 16 e i 65 anni; le lesioni sono di solito al volto (14%), contusioni agli arti (20%), trauma cranico (8%) “ma il dolore maggiore è dentro - ha commentato il primario – Bisogna sfatare alcuni luoghi comuni: che la violenza avvenga solo nei contesti familiari più poveri, che la causa sia la droga e l'alcol, che a una donna piaccia essere picchiata. E non bisogna dimenticare le vittime silenziose di tutto ciò, i figli: la maggior parte di loro purtroppo impara a essere violento”.

Sull'argomento è intervenuta anche la dottoressa Claudia Raineri, del settore Politiche Sociali del Comune di Vercelli:

dopo il primo contatto al Dea o presso le forze dell’Ordine, sono i servizi sociali del Comune che attuano la seconda accoglienza delle donne. In città risale al 2002 l’apertura del primo alloggio segreto per donne vittime di violenza e nel 2014 abbiamo a disposizione ben quattro case protette. E poiché la maggior parte delle donne prese in carico per casi di violenza e di tratta, non ha un lavoro ed è quindi anche vittima di dipendenza economica da parte del maltrattante, il Comune ha attuato il progetto S.a.i.d.a, per formarle al corso di taglio e cucito, al recupero di materiali riciclabili e renderle in qualche modo autonome per il loro futuro.

La serata è proseguita con l'intervento del dottor Pier Giorgio Fossale, presidente dell'Ordine dei medici di Vercelli, e le numerose domande delle socie.

La foto ricordo e il tocco della campana da parte della presidente Giulia Arini ha concluso la conviviale.

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