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16/11/2013 - Regione Piemonte - Cronaca

VERCELLI - La città si (ri) appropria dell’Anfiteatro e dell’ Opificio romani - E’ solo l’inizio di una difficile partita, ma oggi si è portato a casa un risultato senza precedenti - GUARDA LE 93 IMMAGINI DELLA GALLERY

Nonostante dissapori e incomprensioni, l’impressione è indietro non si possa tornare - A breve altri filati, galleries, servizi





VERCELLI - La città si (ri) appropria dell’Anfiteatro e dell’ Opificio romani - E’ solo l’inizio di una difficile partita, ma oggi si è portato a casa un risultato senza precedenti - GUARDA LE 93 IMMAGINI DELLA GALLERY
Tanta gente in un luogo finora chiuso al pubblico: il sito dell’Anfiteatro romano

La città si è (ri) appropriata delle vestigia archeologiche della Vercelli Romana.

Oggi è accaduto questo.

Un fatto semplice quanto straordinario e – vogliamo sbilanciarci – irreversibile.

La visita ai luoghi dell’Anfiteatro  (il sito si estende da Viale Rimembranza lungo la direttrice Est) e dell’ Opificio romani (il cantiere attiguo allo Stadio Piola, tra Parco Camana e Via Massaua) è stata organizzata dalla Associazione “Città del riso” e da altri sodalizi di volontariato, nonché da molti semplici cittadini che hanno collaborato e ampiamente sostenuta dai media locali più sensibili alle ragioni della vita vera delle persone: tra queste certamente gli interessi culturali, la dimensione spirituale dell’esistenza, la tutela di un patrimonio storico ed archeologico visto come risorsa non solo “museale”, ma anche economica utile al futuro ed alla crescita di tutti.

Sui contenuti tecnici della visita sarà quanto prima diramato un comunicato degli Organizzatori, riassuntivo del “vissuto” storico, artistico, archeologico di una vicenda che si snoda lungo trent’anni di vita vercellese, almeno dal 1981, quando una Soprintendente regionale ai Beni Culturali sentenziò che Vercelli “non potesse” avere un reperto come l’Anfiteatro.

Delle antiche vestigia i fratelli Daniele e Dario Gaviglio, con altri studiosi avevano già documentato l’esistenza, ma una burocrazia mediocre, ottusa  e sorda si permetteva di ignorare (anche) quella documentazione, affidando ad uno strampalato quanto arrogante teorema le prospettive di una nuova e forse definitiva sepoltura di quello ed altri siti.

Che, invece, erano lì a testimoniare come tra il I e II Secolo dopo Cristo Vercelli avesse uno “stadio” capace di 15 mila spettatori e la città contasse più di 40 mila abitanti (che, relativizzando nel tempo questi parametri, rapportati ad oggi direbbero di un agglomerato urbano di almeno 400 mila persone).

Ma, come abbiamo detto, questo ed altri dati tecnici saranno meglio esposti dai protagonisti e dagli organizzatori e noi daremo lo spazio dovuto.

Qui preme “fotografare” cosa sia avvenuto oggi per documentarlo.

Perché il fatto, la notizia, è questa.

Prima di tutto: finalmente sono stati messi a disposizione dei cittadini luoghi non comuni per il loro valore archeologico ed il loro peso non solo nel passato, ma soprattutto nel futuro della cultura e della vita della città e del suo territorio.

Secondo: questo evento è stato possibile grazie alla iniziativa di privati.

Tanti e con ruoli diversi.

Sono privati gli animatori di “Città del riso”, con a capo Marco Reis e Gianmario Ferraris.

Sono privati i 19 comproprietari dei fondi afferenti l’Anfiteatro (rappresentati da uno dei maggiori immobiliaristi di Vercelli, Tino Franchino) che volentieri ed immediatamente hanno corrisposto alla richiesta di accesso (su fondi, si ripete, ancora oggi privati) avanzata da “Città del riso”.

E’ privata anche l’azienda appaltatrice dei lavori per il cantiere ora “sovrastante” l’Opificio, Ditta che ha consentito l’accesso al sito.

Nessuna colpa questa Società porta del fatto che sia stata chiamata a realizzare un’opera come il palestrone guarnito di museo (meglio forse dire “mausoleo”) della scherma.

Opera che molti giudicano inutile.

Uno spreco di denaro pubblico (a prescindere dalla tasca di quale Ente, Comune, Regione,  Ministero, Unione europea e chi più ne ha più ne metta, escano i denari destinati ad essere sperperati) e comunque un investimento per un’opera pubblica che – semmai fosse giudicata necessaria – potrebbe essere localizzata in periferia e non certo a seppellire un sito archeologico.

Terzo: alla realizzazione dell’evento di oggi (appunto, la visita) ha comunque dato il proprio contributo anche il Comune di Vercelli, in particolare nella persona del Sindaco Andrea Corsaro.

Poi, da un certo punto del percorso in avanti, le cose non sono andate per il verso giusto.

Ci sono state disfunzioni organizzative, incomprensioni. Si è anche litigato.

Non è piaciuto il fatto che su ciò che resta dell’Opificio fosse stato messo un telo per coprire tutto, togliendo alla vista dei visitatori le uniche cose da vedersi.

E il paradosso è che, nei giorni feriali, in quel cantiere potrebbe entrare il Circo Togni con cammelli, elefanti e – soprattutto – saltimbanchi, giocolieri e pagliacci e nessuno se ne accorgerebbe.

Sono state scattati interi album di foto, nelle settimane scorse, ma nessuno se ne è nemmeno accorto. Né il responsabile per la sicurezza, né il direttore dei lavori, né il capo cantiere.

Ma oggi – giorno di visita – quel pudibondo telone era lì a dire – forse – di un tributo al primato di una burocrazia non meno sorda di quella già vista all’opera (si fa per dire) nel citato episodio di quel lontano 1981.

Abbiamo documentato, fotografato e filmato ogni cosa e saremo presto on line anche con questo repertorio: tornate a visitarci nelle prossime 48 ore. Il lavoro di montaggio e “post – produzione” richiede qualche tempo.

Ma su incomprensioni, bizze procedurali, alterchi, “scazzi” e via dicendo non bisogna porre troppo l’enfasi.

A ciò ha senz’altro molto contribuito il retroterra caratteriale dei protagonisti (peraltro, a proposito di carattere, lungi da noi giudicare quello altrui: chi è senza peccato…).

Però ciò che conta è che a questo evento ha contribuito anche il Comune di Vercelli ed anche questo è un fatto e non sarebbe giusto trascurarlo solo perché una serie di (inevitabili) corollari, persino di qualche valore folcloristico, è entrato in scena.

Perché il  fatto è uno, c’è stato, rimane ed è irreversibile.

Ormai indietro non si torna.

Quei reperti sono diventati nuovamente patrimonio di tutti i vercellesi.

Ha vinto la gente.

Come sempre, “il numero è potenza”.

Se alla visita di oggi avessero aderito solo quattro gatti, nessuno si sarebbe mosso.

Né i privati, né il Comune, né, infine, le Associazioni organizzatrici.

Invece oggi si è vista davvero tanta gente. Informata. In buona fede. Portatrice di interessi e valori non mercenari.

Decisa a farsi sentire, ma senza alzare la voce. Insomma, quella che una volta (senza nessuna concessione agli elitarismi d’accatto) si sarebbe chiamata “opinione pubblica qualificata”.

Ecco, oggi la gente per bene (tanta, la “città” reale), capace di “intelligere” le potenzialità anche economiche di una valorizzazione accorta delle nostre risorse artistiche, ha segnato un punto.

La partita non è finita e figuriamoci il campionato.

Ma un punto c’è.

Niente di più, ma neanche niente di meno.

Altri servizi, galleries e filmati nelle prossime ore.

Gabriele Bagnaso, Mirko Busto, Andrea Corsaro
Gabriele Bagnaso, Mirko Busto, Andrea Corsaro
Anfiteatro romano
Anfiteatro romano
Anfiteatro romano
Anfiteatro romano
Daniele Gaviglio
Daniele Gaviglio


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