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16/04/2014 - Vercelli Città - Sport

VERCELLI - Il mondo della pesistica piange Giovanni (Oli) Olivieri - Si è spento a 60 anni il grande atleta, argento ai nazionali assoluti 1981 - Secondo solo all’olimpionico Norbert Oberburger - Una vita dedicata allo sport

Sollevava 170 chili nella disciplina dello “slancio”, 127,5 di “strappo”.



VERCELLI - Il mondo della pesistica piange Giovanni (Oli) Olivieri - Si è spento a 60 anni il grande atleta, argento ai nazionali assoluti 1981 - Secondo solo all’olimpionico Norbert Oberburger - Una vita dedicata allo sport
Giovanni Olivieri in una foto giovanile per g.c. del Vitality Club di Vercelli

E’ spirato lo scorso 10 aprile a Prarolo, dove era da tempo ricoverato per un male incurabile, Giovanni (Oli per gli amici) Olivieri, che ci lascia a soli 60 anni. Di origine toscana, era nato il 19 febbraio 1954 ed aveva sempre abitato a Vercelli. Con gli amici Giorgio e Ivano Brandino e Pier Luigi Valle aveva fondato, nel 1971 (prima in Via Sabotino, poi Derna e quindi in Via Aravecchia, sotto il cinema Astra dove è tutt'ora) la palestra "Vitality Club"

Protagonista discreto (non ha mai amato la ribalta; gli bastava la pedana) dello Sport vercellese negli Anni ’70, era stato  un campione di valore nazionale nella esigente disciplina del sollevamento pesi, alzate olimpiche. Strabilianti per i tempi le sue prestazioni, sempre ottenute assolutamente senza “aiutini”, che allora erano anche molto più difficili da scoprire di quanto non  sia oggi.

Gareggiava nella categoria dei pesi massimi leggeri, oltre gli 85 chili di peso corporeo e lo ricordiamo capace di eseguire lo squat (i piegamenti sulle gambe con il bilanciere caricato sulle spalle) con, ci pare, quasi 300 chili di peso. Ricordiamo che l’asta d’acciaio inox del bilanciere olimpionico si piegava sotto il peso dei dischi. Lui diventava paonazzo, ma scendeva e risaliva trattenendo dapprima il fiato, poi, esplodendo, subito dopo avere riacquistato la stazione eretta, in una espirazione impetuosa, un sibilo, e anche un grido di soddisfazione.

Sollevava 170 chili nella disciplina dello “slancio”, 127,5 di “strappo”.

Con questo risultato si classificò al secondo posto assoluto ai campionati italiani del 1981. Davanti a lui solo il grande Norbert Oberburger che nel 1984 alle Olimpiadi di Los Angeles avrebbe conquistato l’oro.

Olivieri  era arrivato alle spalle solo del Campione olimpionico. L’altoatesino imbattibile, il campione di 4 olimpiadi.

Giovanni non si è mai montato la testa. Andava a lavorare – Tecnico di Laboratorio – alle Molinette di Torino. Tornava con il treno, arrivava in palestra. Ci stava almeno due ore, tutti i giorni.

Per un periodo, insieme agli amici Ivano Brandino e Pier Luigi Valle, andammo ad allenarci al Centro Sportivo Fiat di Corso Stati Uniti di Torino, dove c’era l’Allenatore della Nazionale, per imparare un po’ più di tecnica.

Non si scomponeva mai. Pronto alla battuta, ma mai sguaiato; piuttosto ironico, solitamente serio, pensoso. Era stato uno dei protagonisti del Movimento studentesco, ma poi la politica non lo aveva conquistato.

Dopo gli anni della palestra, ritiratosi dalla attività agonistica, anche Master, si era dedicato al mondo della Federazione, come Dirigente.

Aveva approfondito molto gli studi e la preparazione sulla fisiologia e sulla fenomenologia dello stress, sulle tecniche di allenamento: era un piacere starlo a sentire.

Poi la malattia: un morbo di Parkinson che sembra la rivincita di una natura severa - e quanto, troppo, quasi oltraggiosa - su un fisico che era giunto a lambire i limiti estremi delle possibilità naturali.

Lo abbiamo incontrato per l’ultima volta ad aprile 2011, quando ancora frequentava qualche volta la palestra, già molto provato, per tentare qualche esercizio a corpo libero, con pesi leggeri e ancora ci seguiva dispensando qualche consiglio per gli allenamenti nell’età degli…anta abbondanti.

Poi, il 15 maggio di quello stesso anno, il crollo: rassegnato alla sedia a rotelle, si era ritirato alla Casa di Riposo di Vercelli e poi in quella di Prarolo, dove ha atteso l’ultima ora giunta – per improvvise complicazioni alle vie respiratorie – dopo il ricovero all’Ospedale di Vercelli.

Una cosa è certa: ha avuto la consolazione di sapersi seguito, mai abbandonato fino all’ultima ora dagli amici della palestra, che sono stati la sua grande famigla.

Gli interessati non vogliono che si dica, ma noi lo diciamo lo stesso: Giorgio Brandino e sua moglie Maria Adelaide sono stati per lui come fratelli. Di questo siamo tutti loro grati.

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Giovanni Olivieri nell'esercizio di slancio
Giovanni Olivieri nell'esercizio di slancio
Giovanni Olivieri nell'esercizio di strappo
Giovanni Olivieri nell'esercizio di strappo


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