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28/08/2018 - Vercelli Città - Politica

UN SONDAGGIO NON FA PRIMAVERA - La voglia di cambiare ancora senza un approdo - Sette mesi per condividere un progetto che dia senso ad un nuova speranza civile - E un leader per capire, interpretare e rappresentare una città unica

Tra nove mesi si vota per eleggere Sindaco e Consiglio Comunale: volete ancora questo Sindaco e questa Giunta oppure vi piacerebbe cambiare?


UN SONDAGGIO NON FA PRIMAVERA - La voglia di cambiare ancora senza un approdo - Sette mesi per condividere un progetto che dia senso ad un nuova speranza civile - E un leader per capire, interpretare e rappresentare una città unica

Oltre il giardino.

Così si intitola l’ultimo ( in realtà, il penultimo: ma è uno di quelli che coinvolse di più sentimentalmente l’incomparabile attore ) film del mai dimenticato Peter Sellers.

Oltre il giardino c’è il mondo reale, che può essere vissuto e percorso, anche per qualche non breve tempo, secondo le categorie, suggestioni di una second life, persino inverandone una paradossale normalità: insomma un’illusione propria o collettiva.

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Il nostro piccolo sondaggio aperto la scorsa settimana su Facebook ha voluto testare un sentimento elementare tra i vercellesi.

Tra nove mesi si vota per eleggere Sindaco e Consiglio Comunale: volete ancora questo Sindaco e questa Giunta oppure vi piacerebbe cambiare?

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Vediamo prima tutti i limiti di una siffatta impostazione della rilevazione delle opinioni.

Il primo: si tratta di una espressione di parere, di indirizzo, che non è anonima.

Si rendeva mediante il proprio profilo Facebook e quindi chiunque può vedere come la pensi.

Quindi è chiaro che solo una ristrettissima porzione di elettorato si esprima e si esprimano solo coloro che “possono permetterselo”, cioè siano nella condizione, soprattutto professionale, di non avere nulla da temere.

Il secondo: il campione è circoscritto agli appartenenti al gruppo pubblico Fb ed alla pagina istituzionale del nostro giornale.

Sono rispettivamente circa 11.400 e 5.300 profili, in alcuni casi sovrapponibili: è un bel numero, ma si tratta non di un campione di tutta la società vercellese, bensì di quella parte della società vercellese che segue VercelliOggi.it.

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Enunciati questi limiti, che sicuramente non saranno in gioco quando – tra breve – pubblicheremo il sondaggio più generale, con voto anonimo ed esprimibile mediante un solo indirizzo Ip per ciascun voto, va detto che il risultato è sorprendentemente chiaro: 153 profili vogliono cambiare, mentre a 26 stanno bene questa Giunta e questo Sindaco e non vorrebbero cambiare.

Si tratta del 17 per cento contro l’83 per cento.

Pur con tutti i limiti enunciati poc’anzi, il risultato è questo e non l’opposto.

Si può pensare al fatto che potrebbe essere eventualmente corretto seguendo modalità scientifiche di rilevazione statistica, ma è difficile credere che il risultato potrebbe essere ribaltato.

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Da qui, dunque, si può partire per tentare una diagnosi del sentimento comune, alla prova con il futuro di questa Amministrazione ed anche della città.

Di nuovo, intrapresa questa strada, una serie di considerazioni preliminari.

La prima (e questa volta non si tratta di un limite, bensì di una caratteristica ben precisa del sondaggio): la domanda era “aperta”.

Cioè: volete che tutto resti come ora, oppure volete cambiare?

Nella realtà dell’agone elettorale di maggio 2019, l’elettore si troverà, invece, di fronte ad un altro genere di opzione: chi scegliete tra questi candidati?

L’interrogativo assoluto e radicale, lascerà quindi il posto a quello relativo e comparativo.

E questo è un particolare essenziale e decisivo delle prossime incursioni statistiche, per come le organizzeremo.

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Perché è chiaro che ogni scelta comparativa è intrinsecamente esposta a coefficienti di imprevedibilità che non risparmiarono neppure quella attorno alla quale sarebbe ruotato il corso della Storia: volete libero Gesù o Barabba?

E poi ( questo esempio non sia frainteso con derive iconoclaste o blasfeme ) è la stessa Scrittura che si preoccupa di illustrare come quella, pur provvidenziale, scelta, sia stata condizionata da stakeholders desiderosi che nulla cambiasse, i quali furono in grado di orientare il giudizio: “Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù” ( Matteo, 27, 15 – 20 )

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La seconda osservazione preliminare al ragionamento che – in tutta umiltà – cerchiamo di elaborare e proporre al Lettore è la seguente.

Di per sé, la volontà di cambiare espressa da una maggioranza, non è detto che sia decisiva.

Ne abbiamo un recente esempio.

Il Lettore ricorderà cosa accadde tra gennaio ed aprile di quest’anno.

In Consiglio Comunale (33 componenti) si formò una maggioranza di Consiglieri persuasa che il tempo di questa Amministrazione fosse terminato.

Oltre ai 15 dell’Opposizione, ben sei della maggioranza ritenevano che si dovesse interrompere questo mandato e tornare alle urne, circostanza che si sarebbe verificata nello scorso mese di maggio 2018.

Quindi c’erano 21 Consiglieri su 33 che volevano “andare a casa”.

Eppure la Giunta ed il Sindaco sono ancora lì.

Come mai?

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Per rinvenire la spiegazione plausibile di un fenomeno apparentemente privo di basi logiche, bisogna non perdere di vista le dinamiche fondamentali della relazione tra gruppi e qualche elementare nozione della sociologia politica.

Come abbiamo visto, da una parte c’era un gruppo (maggioritario, 21) di Consiglieri che voleva la fine anticipata del mandato.

Dall’altra un altro gruppo, minoritario (anche se si chiamava “maggioranza”), che voleva la conservazione dello status quo, restare dove si era: 12 Consiglieri.

Come mai – 21 contro 12 – hanno vinto i 12?

Per un fenomeno del tutto elementare e tutto sommato naturale.

I 21 avevano un unico obbiettivo – andare a nuove elezioni - ma si sono trovati in disaccordo sul “come” arrivarci.

Chi voleva le dimissioni collettive.

Ma non tutti volevano unire le proprie firme a quelle di esponenti di partiti molto diversi per linea e storia politica.

Sicchè preferirono seguire un’altra via – tecnica e politica – per raggiungere lo stesso scopo dei primi.

I 21 – uniti da un unico fine – si disunirono sul metodo.

Tanto bastò.

L’unità del fine non fu sufficiente, rispetto alla molteplicità, che ebbe l'effetto di una diaspora, dei metodi.

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Mentre i 12 avevano un fine ed un metodo: resistere.

E sono ancora lì.

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DA SETTEMBRE A MARZO

Con tutte le debite differenze, la situazione che oggi si offre all’analisi politica ricorda quell’insieme di circostanze e sentimenti, anche se il campo è enormemente più esteso e si rappresenta non più nell’agone tutto sommato rarefatto e “chiuso” dell’Aula Consiliare, ma il “dramma” si vive nella “piazza”, cioè è capace di coinvolgere tutta la società, il corpo elettorale, l’ “universo” e non solo in senso statistico, rappresentato sulla scena.

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Le assonanze sono di un solo tono: c’è un gruppo che vuole restare dov’è, al timone di Palazzo Civico.

Né il Sindaco, né la Giunta pensano di passare la mano.

E, dal loro punto di vista, non si può che comprenderli.

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Il “resto del mondo” che esprime un desiderio di cambiamento, non esprime tuttavia (ancora) né un “progetto” di cambiamento, né soprattutto una persona che oggi incarni il progetto e dia senso e speranza alla volontà di cambiare.

Un leader che si proponga in modo serio e credibile, persuasivo e capace di catalizzare secondo categorie rassicuranti il desiderio di cambiare.

Si badi: così come è vero che le elezioni si terranno tra 9 mesi circa, il momento per presentarsi è – rispetto a quella scadenza – molto anticipato; le liste elettorali ed i candidati dovranno essere “in pista” già da marzo prossimo.

Insomma, sette mesi.

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Oltre il giardino per ora c’è la città con tutta la propria vita reale, che non intende essere confinata nel “contenitore” politico della attuale Giunta, che non crede nella leadership (sempre sotto tutela del Pd e Alleati) del Sindaco Maura Forte.

Ma la pulsione vitale al cambiamento non è di per sé sufficiente se ad essa non si offre la possibilità di aggregarsi, di pervenire ad un risultato politicamente plausibile, con una propria fisionomia ed una identità chiara e condivisa.

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La sfida che il “resto del Mondo”, cioè tutto ciò che non è Pd, CambiaVercelli e poco altro deve vincere è tutta qui.

La volontà di cambiamento deve farsi dinamica, propositiva, essere animata dalla fantasia e dal coraggio, catalizzata da una capacità particolare, sempre in gioco nei tornanti decisivi della storia.

La politica sempre nasce da quel che politico non è.

Saprà la società civile vercellese esprimere una propria e diversa fisionomia ed identità politica?

Saprà trovare un’alternativa agli attuali attori, tenuti insieme dall’istinto di sopravvivenza e conservazione, attorno alla figura di Maura Forte?

I Matia Bazar cantavano “C’è tutto un mondo intorno”.

C’è tutta una città viva, ricca di saperi e competenze, animata da risorse umane di qualità, piena di una sapienza capace di traguardare la realtà e la vita con esperienza ed amore, così da capire, interpretare e rappresentare i sentimenti di generazioni diverse.

Tutto questo mondo aspetta – ma l’attesa non può che essere attiva ed operosa, da protagonisti, non da spettatori - una proposta politica, un progetto di città per il futuro, un leader.

Oltre il giardino di Palazzo Civico e dei suoi attuali inquilini, la città è là, basta lasciarla parlare ed ascoltarne le parole e le attese.

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