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30/03/2021 - Regione Piemonte - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 744 - La guerra dell'acqua ad una svolta - Incarico formale ad AcquedueO per unire i gestori in un solo soggetto pubblico - Iren furiosa, frusta la servitù: vuole il risultato pieno - E siamo solo all'inizio

Avremo mai più la possibilità di sapere se nell'acqua che beviamo ci sono batteri o no? - Questo significa acqua pubblica e gestione pubblica degli acquedotti -




TRIPPA PER I GATTI / 744 - La guerra dell'acqua ad una svolta - Incarico formale ad AcquedueO per unire i gestori in un solo soggetto pubblico - Iren furiosa, frusta la servitù: vuole il risultato pieno - E siamo solo all'inizio

Dunque, bisogna sapere che, al di fuori della cinta daziaria, non se li… fila proprio nessuno.

Diciamo meglio: le proposte che vanno facendo non incantano nessuno.

Così rimediano dei bei “no” e tornano a casa.

A casa, invece, vanno nel burro.

Perché c’è un sacco di gente che non ha gli attributi e / o spera in qualche briciola che cada dalla mensa del ricco Epulone.

Ma andiamo con ordine.

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Dunque, bisogna sapere che, quelli di Iren e, in particolare, l’uomo (sono modi di dire) di Iren a Vercelli, l’Amministratore Delegato di Atena Asm, Roberto Conte, hanno fatto la strada per cercare di portare dalla loro i Gestori dell’acqua che operano nel territorio Ato2 (Vercelli, Valsesia, Biella, Casale, Valenza).

L’Ato2 ha sede proprio a Vercelli, in Via Carducci, 4.

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ACQUA PUBBLICA E GESTIONE DEGLI ACQUEDOTTI:

DI COSA SI STA PARLANDO?

L’orizzonte operativo è noto ai Lettori di VercelliOggi.it che possono, per evitare di dilungarsi in questo articolo, leggere le puntate precedenti

cliccando qui

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Si tratta dell’affare del secolo, che mette in campo decine di milioni di euro su un territorio vasto e ricco.

La volontà, mai nascosta, di Iren di assicurarsi il business dell’acqua (almeno) in provincia di Vercelli, è nota ed arcinota.

E’ stato uno dei motivi, mai apertamente dichiarati, ma sempre presenti, che determinò la scelta, nel dicembre 2015, di comprarsi (a poco prezzo) il 20 per cento delle azioni di Atena Asm che avrebbero portato la loro maggioranza dal 40 al 60 per cento, di fatto consegnando in mano loro l’Azienda di Corso Palestro.

Con i risultati che si sono visti.

Dunque, è da allora (2016) che i vari Amministratori delegati di Atena, talvolta accompagnati dai Presidenti di nomina del Comune di Vercelli, girano per gli altri sei Enti Gestori a dire: fatevi comprare da noi.

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IREN: C’E’ CHI DICE NO – 1 / CORDAR BIELLA

Rispetto a questa proposta, c’è chi dice no e c’è chi direbbe sì di corsa.

Vediamo chi ha già detto un bel no chiaro e tondo.

Hanno detto no quelli del Cordar Biella.

Il Cordar Biella raggruppa gli acquedotti di tutti i 38 Comuni biellesi ed è il più forte tra i Gestori di acqua provinciali.

Sono sanissimi (anche) dal punto di vista economico e della capacità di eseguire interventi infrastrutturali e non hanno certo bisogno che arrivi Iren ad offrire le briciole.

Sono anche convinti che l’acqua debba essere pubblica e stanno lavorando affinchè vada in porto il processo di aggregazione tra i sette Gestori, riuniti in una sola realtà.

Che poi sia una società per azioni, un consorzio, un’altra forma di persona giuridica studiata ad hoc dal plotone di (bravi) avvocati che si sta applicando alla materia, questa è una questione importante, ma che viene “dopo” la decisione politica.

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Un motivo importante per dire no ad Iren

Il concetto è: ci uniamo e mandiamo avanti i nostri acquedotti assicurando che resteranno in mano pubblica e gestiti con efficienza, in modo da tenere bassi i costi e – oggi bisogna dire: soprattuttoassicurando la massima trasparenza.

Trasparenza utile perché l’acqua è un bene comune anche in quanto deve essere tenuta immune da inquinamenti batterici.

Stiamo bene attenti a particolari come questo, che fanno la differenza e, soprattutto, la faranno in rapporto alla tutela della salute dei nostri figli.

Perché è sbagliatissimo ridurre il problema della gestione pubblica dell’acqua ad una questione di costi, di investimenti (futuri) sugli acquedotti.

Facciamo un esempio.

Ammettiamo che, oggi, chiunque, anche il privato cittadino, abbia un minimo dubbio sulla condizione chimico fisica e batteriologica dell’acqua che arriva al proprio rubinetto.

Con un semplice accesso agli atti riesce a sapere tutto, anche come sono le analisi ed i test tempo per tempo praticati da Arpa e Asl e, comunque, quelli in autocontrollo di tutti i Gestori Pubblici (Cordar Valsesia e Biella, Amc Casale, ecc.)

Un gestore pubblico non ha problemi a dare i dati delle analisi in qualsiasi momento.

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A proposito di trasparenza, ricordiamoci che Asm Vercelli, fino ad ora, si è, invece, sempre rifiutata di fornire ogni elemento della propria gestione interna, persino ai Consiglieri Comunali di Vercelli che ne avevano fatto formale richiesta al Sindaco.

Asm Vercelli non pubblica nemmeno (non si capisce come si rapporti all’art.12 della Legge 441/1982, ma si avrà presto modo di tornare in argomento) i dati sulla situazione patrimoniale e reddituale dei propri Amministratori

Così come si è rifiutata di rendere al Consiglio Comunale di Vercelli addirittura i documenti sui contagi da Coronavirus che hanno interessato la propria struttura.

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Il Cordar Biella propone,

ma il Comune di Vercelli fa scena muta

 

Nel mese di novembre 2020, un giovedì, attorno alle 17, il nuovo Presidente di Cordar Biella, Gabriele Martinazzo, ha incontrato i rappresentanti del Comune di Vercelli, per chiedere loro che pesci intendessero pigliare (i cittadini vercellesi sono Soci al 40 per cento di Atena Asm) e, dal canto proprio, assicurare che la volontà del Cordar Biella fosse proprio quella: acqua pubblica e Gestore unico.

Erano presenti, per il Comune di Vercelli: Andrea Corsaro, Luigi Michelini, Emanuele Pozzolo, con il Segretario Generale Fausto Pavia.

Presente anche Leonardo Gili, presidente della società Acquedueo scrl, che è, nelle intenzioni, proprio l’ “embrione” del Gestore unico.

Martinazzo è stato chiaro – dicono fonti bene informate -  mentre i suoi interlocutori vercellesi non hanno, in sostanza detto un bel tubo di niente.

Si sono presi del tempo.

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IREN, C’E’ CHI DICE NO – 2 / AMC CASALE

 

L’altro riferimento sicuro in questa partita è rappresentato dall’ Azienda Municipalizzata Casalese, Amc Casale,

che unisce alla città aleramica anche altri 25 Comuni del territorio e, tra questi, alcuni della Bassa Vercellese (ad esempio Costanzana, Pertengo, Motta dei Conti).

Anche questi sono fortissimi da tutti i punti di vista.

Hanno soldi.

Hanno già in proprio la titolarità della rete dei loro acquedotti.

Soprattutto, non hanno per i piedi servi di Iren che facciano ragionamenti strani (e ormai fin troppo chiaramente e surrettiziamente interessati).

Sicchè la loro posizione è: sì certamente all’acqua pubblica.

Ok per il processo di aggregazione tra Gestori.

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IREN: C’E’ CHI DICE NO – 3 / AMV VALENZA

La Municipalizzata valenzana sta alla Amc Casale come l’Olanda sta alla Germania.

E’ un po’ meno potente, ma è sicuramente autosufficiente, indipendente e non ci pensa neppure a farsi fagocitare da Iren.

Anche a Valenza, di servi di Iren non se ne vedono.

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Il fronte di quelli che dicono sicuramente "no" ad Iren e "sì" ad un futuro autonomo e trasparente per l’acqua del territorio di Ato2 (Autorità Ottimale d’Ambito: Vercelli, Valsesia, Biella, Casale, Valenza, Baraggia) finisce qui.

La Sii spa (Servizio Idrico Integrato) deve ancora esprimersi.

Al momento (non che il soggetto economico non sia importante) però non rientra in questo “focus”, perché ci sono altre gatte da pelare.

E, poi, come si mette piede in provincia di Vercelli, si entra nel territorio dove Iren è riuscito a fare un po’ di campagna acquisti: che ormai sta venendo allo scoperto.

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I problemi nascono, infatti, in due territori, entrambi nella provincia di Vercelli.

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VERCELLI E ASM VERCELLI SpA

I problemi nascono (come visto, diventano problemi anche per tutti gli altri) da Vercelli.

E’ qui che l’Organismo “mutante” si è insinuato

e da qui la “piovra” sta cercando di allungare i propri tentacoli.

***

Riepiloghiamo le principali questioni che la presenza di Iren pone.

La prima: Asm Vercelli non è più una società pubblica, quindi l’idea di riunire tutti i gestori “pubblici” trova già un primo ostacolo.

Per superarlo occorre che il Comune di Vercelli (come espressamente già deciso dal Consiglio Comunale)

si riprenda la gestione del proprio acquedotto, per poi conferirla al nuovo Gestore unico, costituendolo tra i sette di Ato2

***

Ma i primi che nicchiano, anche a prezzo di ignorare vergognosamente la già adottata delibera, sono i servi vercellesi di Iren.

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Il secondo problema (che però è anche una possibilità di trovare una onorevole subordinata) è rappresentato dal fatto che, in ogni caso, bisogna che si uniscano, consorzino, realtà omogenee, come dice la Legge.

Cioè: se ci sono sette società di gestione (oggi sei, perché la Comuni Riuniti si scioglie ed i Comuni aderiscono a questo o quello degli altri Gestori: quindi, da ora in poi diremo “sei Gestori”) di acquedotti, bisogna che trattino solo acquedotti.

Mentre sanno tutti che Atena Asm fa anche altro, ad esempio la raccolta rifiuti.

Che poi la faccia come la fa (e come gliela lasciano fare) è un altro paio di maniche.

Dunque, che fare?

Semplice: bisogna “scorporare” il ramo idrico.

Ma quelli di Iren dicono di no, che non ne vogliono sapere, nemmeno di scorporare il ramo idrico (più avanti vedremo perché hanno interesse a tirarla alle lunghe).

E il Comune di Vercelli per bocca dell’Assessore un po’ a tutto e, comunque, alle Partecipate, Luigi Michelini, ha già ammesso: il socio di maggioranza non ne vuole sapere e forse nemmeno quello di minoranza (cioè lo stesso Comune, cioè “forse”, lui ed il Sindaco Andrea Corsaro).

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Ma ricordiamoci, a questo punto, della famosa deliberazione che chiameremo “di Maria Pia Massa e altri”, sul recupero dell’acquedotto.

Gli altri furono, in verità, i Consiglieri di Lega e Forza Italia.

Oltre che ai “soliti” Paolo Campominosi Michelangelo Catricalà e SiAmoVercelli.

Con loro Donatella Capra, Giordano Tosi e Manuela Naso.

Uno dei registi dell’operazione fu proprio Antonio Prencipe, che oggi siede nel CdA di Asm Vercelli spa.

Solo che, per “recuperare” l’acquedotto vercellese, bisogna pagare ad Iren qualcosa come 30 – 40 milioni di euro.

Un modo per farlo sarebbe il “concambio” con quell’ormai inutile 40 per cento di azioni che Palazzo Civico ha in portafoglio, parte del capitale sociale di Corso Palestro.

Che potrebbero valere (da bilancio 2021) qualcosa come 48 milioni di euro, ma che, se fossero messe sul mercato, non si sa quanto (e da chi) potrebbero essere pagate.

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Ma, c’è un’altra possibilità, che sono proprio gli Enti biellesi e casalesi a proporre.

E questo per dire quanto le persone serie tengano al fatto di non vedersi privati lucrativi, e soprattutto un privato come Iren, tra i piedi.

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Allora, pare che gli Enti seri e con i soldi veri a disposizione, come, appunto, Cordar Biella ed Amc Casale, abbiano detto: ma guardate, Signori cari, se avete problemi, voi Comune di Vercelli, a liquidare Iren dalla partita acqua, mettiamo noi i 30 – 40 milioni di euro che servono perché Corso Palestro molli le reti idriche e amen.

Qualsiasi Amministratore pubblico che si sentisse fare una proposta del genere, farebbe i salti di gioia.

Arriva un altro, senza che tu Comune metta una lira, per riscattare e fare tornare pubbliche le reti dei vercellesi.

Qualsiasi Amministratore.

Speriamo proprio che (semmai ci fossero, nevvero) anche i più callidi servi di Iren, rispetto a questo scenario, vorrebbero raddrizzare la schiena e comportarsi da persone serie.

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CORDAR VALSESIA

Il Cordar Valsesia è un’altra bella realtà, come quello di Biella.

Un po’ più piccolino.

Raggruppa 30 Comuni.

Ma con pesi e quote azionarie molto diversi.

Cerchiamo di riassumere.

Il 10 per cento di azioni sono proprie, cioè dello stesso Cordar.

Il 26 per cento del Comune di Valdilana (nato dalla fusione di Trivero, Valle Mosso, Mosso, Soprana).

Il 15 per cento è del Comune di Serravalle Sesia.

Il 12 per cento di Quarona ed il 9 per cento di Varallo Sesia.

L’8 per cento ce l’hanno sia Pray, sia Coggiola, mentre Crevacuore ha il 6 per cento e Portula il 5 per cento.

Tutti gli altri 22 Comuni hanno una azione ciascuno.

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Come si vede, non c’è il Comune di Borgosesia: come mai?

Fu una scelta dell’ex Sindaco Corrado Rotti e della sua maggioranza: la città è servita dalla Sii spa.

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I problemi nascono proprio qui, in Valsesia:

per non urtare la sensibilità di nessuno, useremo nomi di fantasia -


In Valsesia operano alcuni personaggi.

E qui, per una volta, vogliamo essere un po’ diplomatici .

In realtà – piaccia o non piaccia – come si insegna dai tempi di Tucidide, il potere, nelle sue varie e cangianti espressioni e rappresentazioni, è sempre lo stesso.

Allora, però, va bene, per una volta abbozziamo e usiamo, in qualche cruciale passaggio, nomi di fantasia.

Se ci sono i corsi e ricorsi storici, se tutti li tempi tornano, ma li uomini sono sempre li medesimi, se a variare sono solo le “circumstanze”, usiamo pure nomi di fantasia, non c’è problema.

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Dunque, da qualche tempo sul Cordar Valsesia si addenserebbero nuvoloni scuri come la pece.

Perché?

Ecco quanto si dice ormai in ogni angolo della Valle.

Cosa che, forse, solo gli interessati preferiscono non sapere, se no ci rimangono male e devono fare i conti con la realtà.

Meglio continuare a consultare lo “specchio delle mie brame” di Facebook, per cercare risposte appaganti.

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Dunque, pare proprio che il Presidente di Cordar Valsesia, Paolo Croso, sia entrato in zona “sospettati”.

Sospettati di pensare.

Perché, lui non ha ancora aperto bocca sul punto, ma già si sono convinti che tenga per l’acqua pubblica e non voglia finire nella pancia di Iren.

Molteplici, del resto, i segnali conformi, per loro “inquietanti”.

Per prima cosa, ha dato una “casa”, un ubi consistam all’odiato Leonardo Gili.

Che, soltanto perché indicato dal Cordar Valsesia, può essere, successivamente, designato Amministratore Unico di AcquedueO, la cooperativa che – lo vedremo meglio tra breve – ha l’incarico da Ato2 di procedere verso la costituzione del Gestore unico delle acque.

Ce n’è abbastanza perché il Gauleiter di Iren (e qui incominciamo con i nomi di fantasia), Graf Robert, non lo reputi affidabile.

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E, se Graf Robert ha di che inarcare il sopracciglio, anche in Valsesia si incomincia a pensare che, forse, è meglio farsi fuori Croso.

Perché è vero che non ci siano ancora prove che abbia effettivamente pensato, ma il sospetto c’è e tanto basta.

Il sospetto è una cosa che ti porti addosso come un odore strano.

Una volta - per esempio - capitò che un mio interlocutore, seduto di fronte alla scivania, nel mio Ufficio, mi guardasse con malcelato disagio.

Una cosa molto spiacevole.

Poi venne fuori che una cimice era finita nella coppa della lampada alogena e il motivo dell'odore fosse quello.

Però, intanto, quello era uscito e vagli a spiegare: non è mai più tornato.

***

A nulla, o ben poco, vale il riconoscimento unanime, che, proprio Croso, da 12 anni tenga onorevolmente il Cordar fuori dalle tenzoni politiche: e perciò economicamente sano e, dal punto di vista della gestione, trasparente ed indipendente.

Anzi: sono ulteriori ragioni di critica.

***

Croso, dunque, deve (dovrebbe) essere fatto fuori dal Cordar Valsesia perché c’è il sospetto, l’intuizione, la sgradevole sensazione, che possa aver pensato.

Ecco, dunque, come si stanno muovendo i personaggi che vorrebbero vedere altri al timone della società di gestione degli acquedotti valsesiani.

Non potendosi muovere in proprio, perché extraterritoriale, il capo dei capi (altri nomi di fantasia), Paul Pullhands manderebbe avanti i propri pretoriani, Frank Holystone ed Herald Blow.

Uno avanza con la ruspa, mentre l’altro gioca con i lacci e lacciuoli.

Spieghiamoci.

Frank, dicono sempre i bene informati, sarebbe già deciso: se il Presidente di Cordar Valsesia non vuole sposarsi con Iren e, quindi, si rifiuterà di fondere il Cordar Valsesia  con Asm Vercelli, l’unica cosa da fare è … cambiare il Presidente, mandare a casa Paolo Croso.

Diciamo sempre “se”.

Ripetiamo che Croso non ha ancora aperto bocca, né ha mai tradito un movimento del maxillo facciale, e nemmeno si è mai lasciato sfuggire un’espressione inconferente dello sguardo: insomma, niente di niente.

Ma la campagna elettorale è già incominciata ed Holystone risulta attivissimo.

La data dell'esecuzione non è poi così lontana, se è vero che le cariche scadono all’approvazione del Bilancio, quindi (salvo sorprese Covid) al più tardi entro il 30 giugno prossimo.

Una volta fatto fuori Croso, sarebbe pressochè automatico giustiziare anche Leonardo Gili, il presidente di Acquedueo scrl.

Sicchè il campo sarebbe libero per consegnare le acque della provincia di Vercelli ai padroni di Iren.

Ipotesi.

Tutt’altro che campate per aria, dicevamo: ma non dimentichiamo che i nomi sono di fantasia.

Dicevamo di Blow.

Che adotterebbe una tattica diversa, una sorta di filibustering amministrativo.

Siccome in questa partita – come vedremo meglio poco oltre – il tempo è un fattore decisivo, lui cercherebbe di allungare il brodo.

In fondo, il 2023, data limite per fare o non fare il Gestore unico, è qui.

Allora lui che fa?

Prende carta e penna e manda una bella lettera.

Quella lettera deve essere finita nelle mani di Eraldo Botta, che l’ha presa a modello per quest’altra.

 

(in formato espanso a fondo pagina)

Come diremo meglio in conclusione di queste righe, il documento di Botta è, da un punto di vista di merito, tutt’altro che peregrino.

Ma è proprio quello che lui chiede ad essere il “cuore” del progetto che i sei (cinque, senza Asm) gestori devono elaborare insieme.

Altrimenti rischia di essere frainteso e considerato un po’ come se, per valutare una proposta di matrimonio, si chiedesse al promesso sposo di impegnarsi su come sarà la prole, come sarebbe il parto e poi come crescerebbe il bambino, prevedendo – intanto – se maschio o femmina e, poi, dove frequenterà le scuole, dalla materna all’Università, se si sposerà o no, se avrà a sua volta figli, eccetera eccetera.

***

Mentre i destinatari ci pensano, il tempo passa e la fusione non si fa: che è proprio l’obbiettivo di Iren.

***

SE NON SI ARRIVA IL GESTORE UNICO, IREN (CREDE) DI AVERE GIA’ VINTO – COMUNQUE TUTTI GLI ALTRI HANNO GIA’ PERSO: SOPRATTUTTO I CITTADINI

 

Uno può pensare: va bene, se riescono a fare fuori Croso e Gili e riescono poi a superare anche l’ostacolo Comune di Vercelli, al massimo ce la fanno ad unire Asm Vercelli con Cordar Valsesia.

E’ una cosa un po’ riduttiva, ma finisce lì.

Mal che vada, finisce in pancia di Iren anche Sii spa e amen (cosa un po’ difficile, però, perché nel capitale di Sii c’è la torinese Smat, ma, come abbiamo detto, ne parleremo melgio in seguito).

Tutti gli altri sono tra loro d’accordo e si uniscono: gli Enti Gestori non calano da sei a uno, ma caleranno, ad esempio, da sei a due, tre.

Che potrebbero essere: Vercelli e Valsesia da una parte e Biella, (Sii spa ?), Casale e Valenza dall’altra parte.

Per carità, non sarebbe il massimo della vita, ma potrebbe anche andare.

Il meglio è nemico del bene.

Questa sarebbe stata giudicata, fino a poco tempo fa, come la strada, se non maestra, almeno, bidella.

Fino ad ora, infatti, pare proprio che pure l’Ato2 fosse in qualche modo rassegnata ad uno scenario del genere.

Da qualche tempo, però, si sarebbe introdotta una variabile “giuridica” o, meglio, interpretativa, che direbbe un’altra cosa.

Cioè l’Ato2 potrebbe fare a meno di bandire una gara pubblica per la gestione di tutti gli acquedotti, solo se i Gestori diventassero un unico soggetto.

Se rimanessero anche solo due, dovrebbe procedere con la gara.

Gara che – date le dimensioni del servizio – prevederebbe requisiti di tale portata che, di fatto, potrebbero presentarli soltanto colossi come Iren, A2A, oppure due o tre altri grandi players nazionali.

O (perché no?!) europei.

Ecco perché il socio di maggioranza di Asm Vercelli vedrebbe bene la gara, piuttosto che rompersi tanto cercando di comprarsi questo e quello.

***

Venerdì scorso c’è stata in Ato2 una riunione, alla quale hanno partecipato la cooperativa AcquedueO assistita da ben tre Legali, il Vice Presidente di Ato, Davide Gilardino ed il presidente di Amc Casale.

Ato2 ha dato il proprio assenso a che il processo di aggregazione vada avanti.

Peraltro, è proprio da questo momento che si può elaborare tutta quella serie di analisi e documenti che porteranno a quel piano industriale del nuovo soggetto che – invero – è proprio quanto chiede Eraldo Botta.

E che, in questo senso, chiederebbe chiunque.

Non è che solo lui sia il bocconiano della situazione, mentre, ad esempio, Amc Casale, Cordar Biella, Amc Valenza siano dei leggeroni che fanno le cose con la testa nel sacco.

Il punto è proprio questo: tutti gli Enti devono concorrere a scrivere insieme il piano industriale del nuovo soggetto.

***

Si tratta di un viatico importante, che ora mette tutti di fronte a responsabilità precise e ciascuno dovrà dire da che parte stare.


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