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11/05/2020 - Vercelli Città - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 626 - Riprendersi l'Acquedotto? Acqua Pubblica? - Non se ne parla più - E sì che nel 2017 il Consiglio Comunale decise che le reti tornassero al Comune - Iren fa la serenata e Raperonzolo cala la treccia -

Sanno benissimo tutti che la proposta di Legge cosiddetta “Daga”, dal nome della Parlamentare On. Federica Daga, del Movimento5Stelle, non passerà.






TRIPPA PER I GATTI / 626 - Riprendersi l'Acquedotto? Acqua Pubblica? - Non se ne parla più - E sì che nel 2017 il Consiglio Comunale decise che le reti tornassero al Comune - Iren fa la serenata e Raperonzolo cala la treccia -

PREMESSA FORSE UN PO’ LUNGA, MA, A NOSTRO MODESTO AVVISO, 

MERITEVOLE DI ATTENZIONE

 

Sanno benissimo tutti che la proposta di Legge cosiddetta “Daga”, dal nome della Parlamentare On. Federica Daga, del Movimento5Stelle, non passerà.

-     Leggi qui -

Forse mai, certo non ora, quando i pentastellati sono al governo con il Pd, il partito che i grandi Gestori come Hera ed Iren considerano amico.

Cosa si prefigge la proposta di Legge Daga?

Di dare attuazione alla volontà popolare (ma siamo matti?), come è chiara sin dal 2007, quando il 54 per cento degli italiani votò perché gli acquedotti fossero in mano pubblica.

Acqua bene comune.

Non oggetto di business di privati che – per esempio, come nel caso di Iren – hanno nella propria compagine azionaria anche Fondi di Investimento esteri con investitori blind.

***

Perché la proprietà delle reti idriche, gli acquedotti, le fogne, ma non meno e soprattutto, la loro gestione deve essere in mano pubblica?

Lo abbiamo visto, lo stiamo vedendo con il caso Coronavirus.

La tanto strombazzata privatizzazione della Sanità della quale ci siamo ubriacati per vent’anni, spacciata spesso come ineluttabile deriva efficientista, rispetto al sistema pubblico, presentato come ipertrofico ed anchilosato, non ha retto.

Tanta gente ammalatasi di Covid19 ha portato a casa la pelle grazie al Servizio Sanitario Nazionale, non certo ai Privati.

Si è dovuto in poche settimane ricostruire la Sanità territoriale (qui da noi, ad esempio, in tutta fretta rimettere in sesto quello che fu l’Ospedale di Gattinara), con metodo teutonico smantellata a colpi di accetta negli anni meravigliosi dei “tagli”.

***

Immaginiamoci se l’acqua dovesse restare nelle mani di Gestori che – ad esempio – quando si parla di gas ed energia elettrica ti mandano i rendiconti “stimati” sempre a loro vantaggio, tanto per fare un po’ di cassa.

***

Ma non solo: gli acquedotti sono – in tutta Italia – pieni di perdite.

La rete idrica “butta” percentuali a due cifre di “oro blu” perché i tubi (si passi la semplificazione) perdono da tutte le parti.

Vogliamo pensare che la decisione sulle scelte da compiere per un recupero di efficienza possano essere più rispettose dell’interesse generale se prese – sempre ad esempio – da certi personaggi che pattinano nei corridoi lucidati di Iren?

Ma, in questo senso, i corridoi (di Iren, di Hera, di A2A), sono tutti uguali o molto simili e la popolazione dedita al pattinaggio anche, nell’assecondare una medesima vocazione: quella del profitto.

Che è ontologicamente opposta a quella dell’erogazione di servizi idonei a conciliare efficienza dei sistemi e mitigazione delle tariffe.

Fine della premessa onestamente presentata come un po’ lunga.

Bisogna, dunque, andare con ordine.

***

LA VENDITA DELLA MAGGIORANZA DI ATENA AD IREN

Sappiamo che il 17 dicembre 2015 la maggioranza in Consiglio Comunale (Giunta Forte) decise di vendere un ulteriore 20 per cento delle azioni di Atena ad Iren, che già ne possedeva il 40 per cento.

La maggioranza di Corso Palestro passò così di mano, per la (risibile, vista la posta in gioco) somma di 14 milioni di euro.

Senonchè, nella “pancia” della società passata dal controllo pubblico a quello privato, c’era e c’è, appunto l’acquedotto.

La cui proprietà – giova precisarlo ad evitare che qualche parodia di dottor Balanzone si conceda di sdottoreggiare – è sempre comunque pubblica, mentre può non esserlo la gestione.

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Come, in effetti, non lo è.

Si tratta di una gestione molto “cogente”, è ovvio, perché, da una parola in su, quando fanno anche un rattoppo di qualsiasi cosa si discute se sia o no ordinaria o straordinaria manutenzione.

I prezzi e valori li stabiliscono loro Gestori (tutti, come abbiamo visto) e così poi dicono che l’acquedotto (che è rimasto pubblico) in realtà funziona grazie alla valorizzazione privata, sicchè figuriamoci cosa dovrebbe costare riprenderselo.

Un po’ come accade – a Vercelli – con il famoso nuovo “Campo Pozzi”, che si sta costruendo in adiacenza del compendio dell’ex Ospedale Psichiatrico. Realizzazione obbiettivamente bella – quando sarà finita e non sarà a breve – ma che costituirà una vera zavorra per la retrocessione delle reti al Comune.

Vedete – dirà Iren – come ci siamo svenati, nel frattempo?

Insomma, la partita già in sé non è facile da giocarsi per chi la vuole giocare, immaginiamoci se poi non la si vuole nemmeno giocaro.

Si veda l’illustrazione, per un primo flash sul campo pozzi.

***

LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA VOLUTA DA

MARIA PIA MASSA E PIER GIORGIO COMELLA

 

In quello sventurato Consiglio del 17 dicembre 2015, tuttavia, ci fu chi non volle accettare supinamente questa prospettiva.

Furono gli allora Consiglieri Comunali Maria Pia Massa e Pier Giorgio Comella a dire: guardate, Signori cari, se voi (maggioranza) volete che noi votiamo la cessione delle quote, dovete inserire una clausola che permetta al Comune, ove volesse, di riprendersi l’acquedotto.

Vivissima fu l’opposizione di qualche personaggio del Pd, timoroso di dispiacere ad Iren.

Ma, siccome c’era bisogno dei voti di Massa e Comella come del pane, dovettero cedere.

Infatti, la cessione di quote passò con 14 voti a favore e, dall’altra parte, 10 contrari.

Dov’erano finiti gli altri, per arrivare a 32?

Fu una giornata di assenze, astensioni, morbilità severa.

Comunque la cessione passò.

Ma con la clausola di salvaguardia.

***

LA FINESTRA DI DICEMBRE 2020

Allora, si sa da tempo che l’appuntamento è a dicembre di quest’anno.

Siamo a maggio.

Riprendersi l’acquedotto è una cosa complessa.

Bisogna – come abbiamo visto, non è facile – stabilirne il valore.

Stabilire come si paghi.

Stabilire a chi si dà, poi, la gestione.

E, soprattutto, concertare con gli altri sei Gestori che ora hanno la concessione da Ato2, come si farà, tutti insieme, a mandare avanti la baracca.

Perché gli altri Gestori sono tutti pubblici e, insieme al Comune, formerebbero un apposito Consorzio.

L’Ato2 è l’Autorità di Bacino che “comanda” ogni cosa sulla gestione dell’acqua, ed è costituita dalle Pubbliche Amministrazioni di Vercelli, Biella, Valsesia, Casale e Valenza.

Nel 2023 (scadenza fissata ante emergenza Covid19) dovrà rinnovare le gestioni: se tutti i Gestori pubblici fossero d’accordo, sarebbe una cosa possibile.

***

Ovviamente, chi vede come la peste l’eventualità di perdere il business dell’acqua è proprio Iren.

Che, da subito, ha messo in campo azioni di moral suasion da commuovere.

Sotto le finestre del Consorzio della Baraggia, chiave di volta di una decisione, vere e proprie serenate.

E sembra che una treccia come quella di Reperonzolo sia stata calata.

Inoltre, la nomina del nuovo Presidente di Atena Asm, Angelo D’Addesio, viene vista come una opportunità dagli sherpa che fanno la spola tra Iren, Baraggia, Sii (Servizio Idrico Integrato).

***

IL CONSIGLIO COMUNALE APRE LA FINESTRA

Ma, c’è un ma.

Perché bisogna ricordare che – stanca ed insospettita nel vedere che nulla si muovesse – un bel giorno del 2017 Maria Pia Massa prende carta e penna e, insieme ad altri Consiglieri di uno schieramento trasversale, chiede la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario.

Per decidere cosa?

Ecco, qui viene il bello.

Perché non presentarono la solita Mozione, il solito Ordine del Giorno.

Ma portarono alla discussione ed al voto una vera e propria deliberazione d’iniziativa del Consiglio Comunale (quindi, non proposta dalla Giunta, una rarità) per dire: diamoci una mossa ben prima del 2020.

Soprattutto, incominciamo a discutere i valori.


Leggila qui

La cosa scatenò l’agitazione più viva, soprattutto nel Pd, che si ritrovò diviso.

Parte della maggioranza di allora votò con le Opposizioni: l’acqua è bene comune.

E la rappresentazione plastica, dopo il voto, fu di una contrapposizione tra gli amici di Iren (10) e gli amici di Vercelli e dei Vercellesi (16). 

La cronaca di quel Consiglio è la notizia collegata, in alto in questa pagina.

***

NON CAPITO’ NIENTE.

Se scorriamo la delibera, vediamo – dei Consiglieri che poi sono stati rieletti oggi – votare con Maria Pia Massa, per esempio, Manuela Naso e Paolo Campominosi, Gianni Marino e Giorgio Malinverni, Alessandro Stecco e, ovviamente, Michelangelo Catricalà (acqua pubblica, tema caro ai 5Stelle) insieme ad Alberto Perfumo e Renata Torazzo.

Per citare, come detto, chi tra loro è ancora in Consiglio.

Dei dieci finiti in minoranza resta oggi Alberto Fragapane perché Maura Forte uscì dall’Aula prima della votazione.

***

Ma, da allora, non un passo fu mosso dall’Amministrazione per onorare il mandato ricevuto dal Consiglio.

Eccone un passo essenziale ed eloquente




Si udiva, in quel tempo, qualche bizzarro personaggio ghignare: noi con le Mozioni della minoranza ci puliamo.

Con le Deliberazioni del Consiglio non è altrettanto facile.

Allora, ecco la trovata.

E’ difficile fare qualcosa – mormorarono come principe degli argomenti dilatori - perché sarà la Legge Daga ad obbligare l’acquisizione degli acquedotti.

Sicchè abbiamo – questo il concetto – le mani legate.

***

MA INTANTO IL TEMPO PASSA

E qualcuno forse pensa che l’inerzia possa pagare, e mettere al sicuro l’affare di Iren.

Perché, se non si esercita l’opzione entro dicembre 2020, si perde il diritto.

Non è che ad Iren – dal punto di vista del contratto con Vercelli – gliene possa importare qualcosa della Legge Daga.

***

SE IERI SI PULIVANO,

OGGI SI PASSANO PURE IL BOROTALCO

 

Appena arrivata la nuova Amministrazione di Andrea Corsaro, ecco i Consiglieri Comunali più attenti al problema presentare subito una bella interrogazione: cosa intendete fare per dare esecuzione alla decisione del Consiglio Comunale in data 29 settembre 2017?

La risposta ricevuta dal Sindaco Andrea Corsaro è qui

Il Lettore può giudicare da sé, se sia la risposta di uno che ha voglia di rispettare la volontà del Consiglio. 

Ma soprattutto: il prossimo 15 maggio va in discussione, in Consiglio Comunale, il Documento Unico di Programmazione che la Giunta propone alla città. 

Se si vuole fare una cosa nel periodo 2020 - 2022, bisogna scriverla lì. 

Ebbene, di riprendersi l'acquedotto non se ne parla nemmeno. Almeno, noi non siamo stati capaci di vedere niente.

Anche se oggi tanti che espressero quella volontà tre anni orsono, sono la sua stessa maggioranza.

Tra le righe, anzi, pare di leggere che non la conoscano nemmeno, la deliberazione del 2017.

Come finirà?

La Lega accetterà di farsi pisciare in testa anche sull’acqua pubblica?

Magari facendosi poi spiegare da Massimo Simion che è pioggerella primaverile?

Pare già di udirli e vederli i vari Gian Carlo Locarni e – sono modi di dire – compagni, abbozzare.


Pensando che, in fondo, è meglio stare con i piedi al caldo, se la faranno piacere, magari canticchiando l’immortale “Gocce di piogga su di me” di Burt Bacharach?


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