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16/12/2019 - Vercelli Città - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 594 - Trucioli e letamaia uniti dal comun denominatore del vuoto normativo - Cadono molte certezze sulla competenza a giudicare cosa sia la 'fine del rifiuto' - E i Legulei affilano le armi

La materia è complessa anche per i Professionisti, facciamo quello che possiamo per cercare di renderla accessibile: il Lettore vorrà concedere un supplemento di pazienza ed attenzione; data la posta in gioco, forse ne vale la pena.





TRIPPA PER I GATTI / 594 - Trucioli e letamaia uniti dal comun denominatore del vuoto normativo - Cadono molte certezze sulla competenza a giudicare cosa sia la 'fine del rifiuto' - E i Legulei affilano le armi

Che il diavolo faccia le pentole, ma non i coperchi è risaputo, ma non è ancora certo che, al momento, la cosa ci riguardi.

Semmai – se si parla di piscine – ha fatto il coperchio, ma non la pentola, ma questo è un altro paio di maniche ed ora sarebbe fuori tema parlarne. 

A parte le battute e prima di entrare nel merito, un'avvertenza ed una preghiera: la materia è complessa anche per i Professionisti, facciamo quello che possiamo per cercare di renderla accessibile: il Lettore vorrà concedere un supplemento di pazienza ed attenzione; data la posta in gioco, forse ne vale la pena.

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LETAMAIA E TRUCIOLI, UNITI DA UN INSOLITO DESTINO,

ENTRAMBI VITTIME

DI UN IMPROVVISO VUOTO NORMATIVO?

 

L’interrogativo non è ozioso e sono già all’opera validi Legulei per studiarsi se e come ricorrere al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale), qualora la Conferenza dei Servizi desse il via libera al progetto dei pallet voluto da Iren ed appioppato ad Atena, tanto per fare vedere alla servitù chi è il padrone.

Nei precedenti articoli, raggiungibili tramite i link in alto nella pagina, un riassunto della questione.

La Conferenza dei Servizi si riunisce martedì 17 dicembre, mentre a fine della scorsa settimana c’è stata la preliminare riunione del cosiddetto “Tavolo Tecnico”, appunto riservato ai Funzionari.

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Dunque, sappiamo che le minacce per il territorio sono due.

La prima, in fondo la più ingenua, l’idea degli imprenditori Giacomo Bombardieri di Unionchimica (una grande azienda lombarda: ne abbiamo parlato nell’Estate 2018, quando si trattava la crisi Polioli) e Fabrizio Ferlin.

Insieme hanno costituito Polioli Bioenergy e con quest’azienda vorrebbero portare a Vercelli, appunto nell’ex stabilimento Polioli, un impianto per la produzione di biogas e compost, partendo dalla cosiddetta Forsu – Frazione organica rifiuti solidi urbani.

Il Lettore concederà che, per qualche riga, abbandoniamo però Ferlin e Bombardieri.

Ci terranno ancora compagnia poco oltre.

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Ci concentriamo sul progetto più grave e proditorio.

Che – quatti quatti – quelli di Iren si sono studiati, “negoziando” per un anno (come dirà a giugno scorso, commentando, l’ex Sindaco Maura Forte) con il Comune di Vercelli.

Il progetto pallet – secondo loro - di fatto compenserebbe la mancata realizzazione del Piano Industriale di Atena Asm.

Gli investimenti e le assunzioni promessi a dicembre 2015 per convincere i Consiglieri Comunali ad approvare la cessione delle azioni, prima di proprietà di Palazzo Civico, proprio ad Iren.

Vi facciamo – dicevano – il distributore di gas metano.

Poi vi facciamo il teleriscaldamento in mezza città partendo dalla nuova centrale termica dell’Ospedale S.Andrea.

Poi rinnoviamo il parco macchine di Atena, portandolo a metano.

E così via.

E, soprattutto: vi assumiamo 89 persone.

Ne hanno assunte 20 a dire tanto e delle opere promesse non se n’è vista una.

Il Comune, pare che, non solo non li abbia censurati, ma abbia appunto “negoziato” per un anno quest’altra cosa.

L’impianto per i pallet.

A qualcuno, oggi pentito, sembra di vivere una di quelle situazioni, un po’ come quando si acquista on line un telefono e ti arriva il pacchetto con dentro una saponetta di Marsiglia.

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Figuriamoci cosa avrebbero detto quei Consiglieri che hanno votato a favore se avessero detto loro: guardate, Signori cari, quando avremo, noi di Iren, la maggioranza delle azioni, tutte queste cose (teleriscaldamento, metano e via discorrendo) saranno come scritte sul ghiaccio e, al loro posto, vi porteremo qui 100 mila tonnellate l’anno di rifiuti legnosi da tutto il Piemonte.

Ve li portiamo con 7 mila camion, così per alleggerire il traffico e le emissioni.

Poi faremo lavorare l’impianto bruciando 7 milioni di metri cubi di metano l’anno: e le emissioni ve le tenete.

Poi consumeremo 48 mila metri cubi d’acqua potabile che restituiremo come acque luride alle vostre fogne.

Sai quanti bei voti sarebbero arrivati dai Consiglieri Comunali, già poco convinti dell’operazione.

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Ma andiamo oltre, perché ormai non è più questo il punto.

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Il punto è che – domani, 17 dicembre – quando si riunirà la Conferenza dei Servizi, in Amministrazione Provinciale di Vercelli, per esaminare proprio la valutazione di impatto ambientale, i convenuti potrebbero trovarsi, quale convitato di pietra, la letamaia.

Possibile?

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Cerchiamo di capirci qualcosa.

 

LA FINE DEL RIFIUTO: LE CERTEZZE VACILLANO

 

Diciamo, però, meglio: potrebbero trovarsi, quale convitato di pietra, l’argomento letamaie.

Da qualche tempo le certezze vacillano.

Perchè alcuni Enti in giro per l’Italia, mentre erano chiamati ad esaminare pratiche concessorie di questo genere, si sarebbero accorti che il Legislatore avrebbe imboccato alcune scorciatoie.

Sicchè, oggi come oggi, non è più cosi sicuro che tocchi alle Regioni e – di riflesso – alle Provincie in quando delegate, decidere caso per caso cosa sia la “fine del rifiuto”, in gergo: End of waste.

Se non tocca alle Regioni ed alle Provincie, a chi tocca?

Al Ministero.

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Cosa è capitato?

E’ capitato che un bel giorno, il 28 febbraio 2018, il Consiglio di Stato ha detto (Sentenza 1228): non tocca più a voi valutare caso per caso, all’interno e nell’ambito dei procedimenti autorizzativi, dove un materiale finisca di essere rifiuto e dove diventi qualcos’altro.

E, quindi, per le pratiche autorizzative manca la terra sotto i piedi.

Ciò ha sovvertito tutto un insieme di certezze, sedimentate prima.

Poi è arrivata la Legge 55 del 2019, cosiddetta “Sbloccacantieri”, che ha completamente fatto propri i principi e gli orientamenti espressi dal Consiglio di Stato.

Cioè: la competenza a determinare la cessazione della qualifica di rifiuto è dello Stato e non delle Regioni.

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E uno può dire: va bene, ma queste cose le hanno tirate in ballo quando parlavano di rifiuti urbani.

Quindi – se così fosse – per la letamaia di Polioli la strada sarebbe tutta in salita.

Vero.

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Però – ed è qui che i Legulei stanno scervellandosi – nel vuoto della norma, cadono anche trucioli, pallet e legno di scarto.

Perché è chiaro che il legno sia un rifiuto organico.

Diverso dalla sghinga padana che i capataz leghisti vedrebbero bene a Vercelli.

Ma è difficile dire che non sia un rifiuto organico.

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Cose, come si vede, da esperti di Diritto ed, effettivamente sorprendenti, dal punto di vista degli apporti all’Ordinamento.

Ma ci sono e ci si deve riflettere.

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