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04/06/2018 - Saluggia e Livorno - Politica

TRIPPA PER I GATTI / 472 - Livorno, se i cuculi di sinistra depongono l'uovo nel nido di destra, cosa resta? - La scelta è Chiara

Gianfranco Falchetti e Davide Mosca: il loro, uno score immacolato, mai macchiato da una vittoria - Solo sconfitte -



TRIPPA PER I GATTI / 472 - Livorno, se i cuculi di sinistra depongono l'uovo nel nido di destra, cosa resta? - La scelta è Chiara

E’ il loro uovo nella lista di Stefano Corgnati, Sindaco uscente di Livorno Ferraris e gran favorito nella competizione elettorale di domenica prossima, 10 giugno.

 

E uno dice: no, guarda che c’è un refuso. Sarà il loro “uomo”, non uovo.

 

Nessun refuso: Luigi Bobba e Guido Nobilucci (ma secondo autorevoli fonti, il giovane Michele Gaietta non si sarebbe persa nemmeno questa, forse come capodopera propedeutico all’estensione del suo raggio d’azione, dalla sola Vercelli e tutta la provincia) hanno deposto Davide Mosca nel listone del Sindaco.

 

Un listone potentemente connotato come di Centrodestra.

E non c’è, ovviamente, nessun male.

 

Anzi – lo diciamo ora, così non ci si torna più nell’articolo – tutte le persone che saranno citate come esempio di tradizione liberale ed anche più, sono persone rispettabilissime e meritatamente stimate da tutta la città di Galileo.

 

Sono di destra. E, come abbiamo detto, non c’è niente né di male, né di strano.

 

E come tali si propongono ai loro concittadini per acquisirne il consenso attorno ad un candidato Sindaco a sua volta meritatamente stimato.

 

Fine delle “mani avanti” che dobbiamo mettere.

***

Perché il terreno è obbiettivamente scivoloso.

A Livorno Ferraris si consuma un vero e proprio processo di dissolvimento di qualsiasi identità progressista, pur di propiziare in qualche modo una sopravvivenza elettorale che viene – naturalisticamente – istintivo collegare a varie icone offerte dall’osservazione della natura.

 

Vediamone alcune.

Dalla semplice raffigurazione di quella particolare modalità di simbiosi imperfetta denominata parassitismo.


All’immagine della mosca cocchiera, che semplicemente ronza attorno alla vacca, illudendosi di orientarne il percorso per, infine, usmarne con voluttà le fiande che deposita lungo il cammino.


Anche il Paguro Bernardo qualcosa dice dell’esperienza livornese di un Pd degli ultimi giorni.


Ma forse è il Cuculo a suggerire l’idea di quell’uovo deposto nell’altrui nido, sapendo che poi, all’allevamento di quella prole il pennuto ospite non saprà dire di no.

Ma andiamo con ordine.

***

Dunque bisogna sapere che, nel lontano 22 ottobre 2012, Matteo Renzi venne in visita a Vercelli per quelle Primarie sulla Segreteria Nazionale che lo vedevano contrapposto a Luigi Bersani.

 

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=40455

 

C’era anche Maria Elena Boschi, che nessuno sapeva chi fosse.

 

I renziani della prim’ora erano Patrizia Jorio Marco, Egidio Archero, Chiara Barone,  Cristian Rivellino, Doriano Bertolone, Daniele Capolupo e Carlo Nulli Rosso.

 

Quindi, si può tranquillamente affermare (siamo nel 2012) un gruppo di sfigati che non contava niente nel partito.

 

In Piazza nessun gerarca di Via Giovine Italia.

 

Qualcuno nascosto dietro una colonna, ma subito dileguatosi.

 

L’ordine era quello di rendere plastico l’isolamento attorno al Rottamatore del politburo vercellese e valsesiano.

 

Che, con eloquente simbolismo, era rappresentato solo dal Capo dei Capi, Luigi Bobba, unico che si recò a salutare Renzi.

 

***

 

Pochi mesi dopo ci fu la correzione di rotta e tutti corsero a leccare (politicamente) il culo al Sindaco di Firenze che poi decollò, portandosi appresso un po’ di gente e rivelandosi tutto sommato abbastanza immemore di quel drappello di suoi fedelissimi della prim’ora.

 

Nulla di strano in politica.

 

Capita. Per non dire che sia la norma.

 

Ma non è questo il punto.


 

 

Il punto è per dire che, se a Livorno Ferraris c’è una personalità politica capace di interpretare il nuovo e di intuire quale sia la direzione di marcia da seguire per non tradire il proprio elettorato, questa è piuttosto Chiara Barone che non i dioscuri Davide Mosca e Gianfranco Falchetti.


 


Loro, negli anni, hanno maturato uno score praticamente immacolato.

 

Mai macchiato da una vittoria.

 

Sempre sconfitti.

Mosca ci prova anche con la lista di Fabrizio Tiozzo, ma va male anche lì.

 

Mentre Falchetti si produce sempre nel Pd, ma con risultati non meno deludenti.

***

La compagnia non dà segni di elaborazione di altro che non sia la riproposizione ostinata di sé e così Chiara Barone, nel 2017, se ne va in punta di piedi.

 

Lascia, senza polemiche, senza sbattere la porta, il partito.

 

Ma resta inequivocabilmente nell’area progressista.

 

Resistendo alle mille lusinghe che la vorrebbero accasarsi altrove.

 

No: preferisce la libertà e l’indipendenza e soprattutto, preferisce essere se stessa.

 

Cosa forse intollerabile per Via Giovine Italia, che non può sopportare chi non si vuole omologare.

 

Non avendo praticamente più nessuno, il Pd non può fare a meno di commissariare la Sezione.

 

Il Politburo invia da Vercelli nientemeno che Guido Nobilucci.

Il quale, con la sagacia che non l’ha mai abbandonato da quando, Assessore al Bilancio del Sindaco Gabriele Bagnasco, lasciò che Iren ( allora Amag Genova ) venisse a fare l’uovo in Atena, fa una bella cosa.

 

L’unica con cui non parla è Chiara Barone.

 

Ed è appena ovvio.

 

Ma Chiara non ne fa una malattia e prepara una bella lista progressista da contrapporre (senza ostilità, ma nella trasparenza delle posizioni politiche) a quella conservatrice del Sindaco Corgnati.

 

Si chiama “Cambiare si può – La scelta è Chiara”.