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10/07/2016 - Vercelli Città - Politica

TRIPPA PER I GATTI / 365 - 'Föra Maradona e Crava, venu ndrinta i tre piciu' - La crisi in Comune affidata alla geniale contabilità politica della coppia di strateghi Mario e Andrea

Brutta bestia, la vocazione, quando si fa sentire.






TRIPPA PER I GATTI / 365 - 'Föra Maradona e Crava, venu ndrinta i tre piciu' - La crisi in Comune affidata alla geniale contabilità politica della coppia di strateghi Mario e Andrea

Brutta bestia, la vocazione, quando si fa sentire.

 

Prima ti seduce.

 

Poi ti chiama.

 

E non ti molla più.

 

Insistente.

 

Tenace.

 

Ostinata.

 

Sa dove vuole arrivare.

 

E infine ci riesce.

 

Qualcosa del genere intuì e ci lasciò Cesare Pavese illustrando un sentimento cupo, ma a suo modo fascinoso, prima ancora che fatale: …ti accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo.

 

***

 

E in loro, prima di prorompere, a lungo era rimasta latente la vocazione alla politica, con le sue regole, le sue dinamiche, i codici comunicativi interpersonali, utili altresì nella esegesi di una rarefatta simbologia cui è affidato il compito di dire senza svelare, ma anzi forse più velando che rivelando parabole del pensiero, intenzioni che si perfezionano mentre si condividono, verità allo stato germinale pronte però ad una maturità fulminante quando non più rinviabile allorchè i confini di orizzonti divenuti d’un tratto angusti richiedono una immaginazione nuova e capace di sostenere l’urgenza e la sfida inedita dell’ora.

 

D’un tratto è l’alba di un nuovo giorno.

 

Si affronta l’incognita affidando il futuro  ad un impulso che attinge forza dalle ragioni della vita piuttosto che dai limiti della ragione.

 

Come il pulcino che esce dal guscio.

 

Non sa cosa ci sia là fuori.

 

Sa che deve rompere il guscio.

 

***

 

E loro risposero così alla vocazione per la politica.

 

Troviamo quindi Mario ed Andrea che caracollano lungo il corridoio del piano nobile di Palazzo Civico.

 

Assessori fedelissimi della Giunta Comunale.

 

Parlano fitto fitto, senza riuscire a trattenere un sorriso che a taluno pare un ghigno.

 

Andrea: t’è vist, Mario, me cal luma minchiunalu turna, al Maradona?

 

(ndr: Maradona è il nickname che, sin dalla Prima Repubblica, secondo gli storici più accreditati per geniale intuizione di Marco Barberis, fu affibbiato ad Emanuele Caradonna, ai tempi riccioluto e, ancor oggi, alto più o meno come il leggendario numero 10).

 

Si avverte il Lettore che, subito dopo la riproposizione  del fantasioso dialogo, sarà offerta in corsivo una traduzione simultanea in forma libera, ove le espressioni risultassero troppo crude soprattutto alla lettura dei minori.

 

(trad.: hai visto Mario come lo abbiamo gabbato di nuovo Caradonna?)

 

Mario: E’ viro, è viro, caro Andrìa, simbra che ci prinda gusto, il fessacchiotto.

 

(trad.: è vero, è vero, caro Andrea, sembra che ci prenda gusto, il fessacchiotto).

 

Andrea: chi sa lonc cal cardiva da fè, nen amgninda al Consiglio. Ma des, lü e la Crava, as lu piu na bona volta an tal setbel.

 

(trad.: chissà cosa credeva di fare non partecipando ai lavori del Consiglio Comunale. Ma adesso lui e la Capra resteranno una buona volta sistemati).

 

Mario: ci sto proprio lavorando, caro Andrìa. Ora lo sto terrorizzando dicendogli quanto sia stato sciocco.

 

Andrea: ti travaiulo da sa part lì, che ‘ntant mi vad a nant cun cui tre piciu.

 

(trad.: tu lavoralo psicologicamente, facendogli pesare l’isolamento, sicchè possa avvertire il bisogno di rientrare senza fare casino, magari sperando in qualche futura – e rido – prebenda,  mentre io continuo la trattativa con i tre dabbenuomini).

 

Mario: ma cirto Andrìa, a che punto di cottura sono i tre moschettieri (e ride di gusto)?.

 

Andrea: ma varda, ien a post. Mi – parchè i cünt ien ciar – iu dij.

Vardè, des la Aisha la turna ansema a nui. Restu föra al Maradona e la Crava.

 

Ien an tar dui.

 

Vuiaitri sei an tar trei.

 

En lura dirset, menu dui fa quindas. Ma se mgnii vuiaitri fa disdot.

Vadagnuma ancura   ün.

 

(trad.: ma guarda, sono a posto. Io – perché i conti sono chiari – ho detto loro. Guardate, adesso la Signora Badij torna con la maggioranza. Restano fuori Caradonna e Capra. Sono in due. Voi siete in tre. Diciassette meno due fa quindici, più tre fa diciotto. Ne guadagnamo ancora uno).

 

Mario: ma dici che i tre coglionazzi si possano bere una cosa del ginere, caro Andrìa?

 

Andrea: ma se tlu dis ca ien tre piciu. Demaria, tüti lu vöru e gnün cal lu pia. Pasquin l’ è ‘n… birichin.

 

(trad.: ma se te l’ho detto che sono tre dabbenuomini. E poi celia l’Assessore con intraducibili espressioni allusive ad irripetibili doppisensi).

 

Mario: e Randazzo lasciammelo dire a mme, Andrìa.

Randazzo è una gran testa di… .

 

(Ridono, i guasconi, di gusto, compiaciuti di una intuizione di tale momento).

***

 

Uno dei due è però, per un attimo, come sopraffatto da un dubbio capace di insinuarsi persino nelle loro menti.

 

Mario: ma non cridi, caro Andrìa, che quella rompiscatole della Mariapia, si stia mettindo un po’ troppo di travirso?

 

Andrea: ‘nauta. La mairapia, tüti la vöru e gnün cal la pia. Cula lì l’ha mai capì ‘n kaiser ad pulitica. La cria la cria, ma pö  as büta tranquila anca lè.

 

(trad.: un’altra, la Mariapia, come Demaria. Quella non ha mai capito né punto né poco di politica. Sicchè grida grida, ma poi si tranquillizza).

 

Mario: cirto, cirto, caro Andrìa, che se non avesse due con la nostra preparaziune ed il nostro intuito, il Sindaco sarebbe proprio malprisa.

 

Andrea: at pöli ben dilu, Mario, se l’eisa nen nui e ‘l pumpista la sarìa già a ca sua.

 

(trad.: …omissis…)

 

***

 

Come finirà?

 

Eh… la vediamo dura.

 

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