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26/06/2016 - Vercelli - Politica

TRIPPA PER I GATTI / 360 - Come quello della crostata, il 'patto del tapulone' è indigeribile - Causa solo acidità di stomaco e rumors molesti - Ma nuovi giocatori scendono in campo - Outsider in vista

Con un occhio a referendum di ottobre






TRIPPA PER I GATTI / 360 - Come quello della crostata, il 'patto del tapulone' è indigeribile - Causa solo acidità di stomaco e rumors molesti - Ma nuovi giocatori scendono in campo - Outsider in vista

Era quasi un anniversario e non ce ne eravamo accorti.

 

Un modo per celebrare antichi rituali della transizione tra Prima e Seconda Repubblica, da parte di chi si illudeva che potesse così eludersi il giudizio popolare.

 

Il pranzo di Ghislarengo – 18 giugno scorso -

 

Leggi anche:

 

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=68105

 

ha lasciato il  tempo che ha trovato ed ha procurato ai commensali più danni che guadagni.

 

E persino qualche difficoltà di digestione, come direbbero rumors che preferiamo indagare non troppo da vicino, ad evitare di avvertirne aure graveolenti.

 

Ma andiamo con ordine.

 

Diciannove anni prima, a Roma, viene siglato il “patto della crostata”.

 

E’ la notte tra il 17 e 18 giugno 1997  a casa di Gianni Letta alla Camilluccia a Roma.

 

Massimo D’Alema, Franco Marini, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini si mettono d’accordo (maggioranza e opposizione che oggi come allora sono in fondo uguali ed irriconoscibili) per orientare i lavori del Parlamento in modo favorevole all’opposizione, scegliendo (in quattro) come dovrà proseguire i propri lavori la Commissione Bicamerale sulle riforme istituzionali allora presieduta da Massimo D’Alema e decidendo, sempre in quattro, come e quando procedere a cosucce come la riforma della Costituzione, la Legge sul conflitto di interessi e via discorrendo.

 

Per carità, quattro possono essere anche troppe: uno dei tanti problemi in questo Paese è che spesso non decide niente nemmeno chi dovrebbe decidere qualcosa.

 

Ma non sta qui il punto.

 

Il punto è che da quasi vent’anni ci si illude che il giudizio del popolo possa essere eluso e disatteso perché qualcuno crede di pensarla meglio ed in luogo del popolo.

 

Tentazione sempre latente, riaffiorante a tratti nella Storia, soprattutto (spesso, non sempre) alla vigilia di patatrac forieri di spargimenti di sangue.

 

Ma non è il caso qui di dilungarsi sull’argomento.

 

Anche perché qui i patatrac per fortuna sono ancora sublimati nel luogo incruento e democratico che è la cabina elettorale: e pazienza se la nomenclatura di Torino, Roma e tante altre città si è trovata alle prese con il popolo in persona che le ha dato il benservito.

 

Ringrazino che il benservito è arrivato così e non a bastonate.

 

***

 

E’ il caso invece di tornare a Ghislarengo, dove la settimana scorsa, domenica 18 giugno, troviamo attovagliati alla Locanda da Beppe e Maria Cucina Pronta i “capi” dei partiti che vorrebbero tenere il mazzo per la imminente elezione della Provincia 2.0.

 

Intendiamoci: non è che la riunione si possa presentare né rappresentare solo come una callida remissione alle burocrazie di partito di decisioni da devolversi, invece e più propriamente, alla base.

 

A motivare con qualche ragione il convivio ci sono anche ragionamenti plausibili e persino persuasivi.

 

Il primo: intanto stiamo decidendo di una Amministrazione che, dopo il referendum di ottobre, se vincesse il “Sì”, potrebbe non esserci più perché assorbita dal Quadrante con Biella e Novara.

 

Il secondo: in questa prospettiva, meglio cercare di fare squadra, per competere uniti e più forti con gli altri territori.

 

Il terzo: in questo senso, la scelta di una candidatura “pescata” non tra i leaders più in vista, ma assegnata unitariamente ad una persona perbene espressione delle Amministrazioni più piccole potrebbe proprio accentuare le ragioni del denominatore comune in luogo di quelle dei “picchi” di consenso.

 

***

 

E fin qui, come detto, il discorso politicamente con un capo e una coda e tutto sommato serio.

 

Ma, c’è un ma.

 

Intanto: non è affatto detto che ad ottobre vinceranno i “Sì”.

 

Anzi, le arie incominciano a tirare in senso opposto.

 

A vantaggio persino di chi ha proposto la nuova Legge elettorale la quale, così com’è, potrebbe essere persino il veicolo per una presa di potere totale, dalle Camere, alla Corte Costituzionale e fino al CdA della Cooperativa Ribebba, del Movimento5Stelle.

 

Insomma, sia pur di nascosto, non è nemmeno detto che, nel segreto dell’urna, anche Elena Boschi voterà “no”, rendendosi conto che – a mo’ di boomerang sui generis – la mappazza che pensavano di dirigere surrettiziamente verso l’altrui area perineale, potrebbe molto verosimilmente mutare rotta verso quella dei mittenti.

 

Quindi: non è affatto detto che la Provincia scompaia.

 

In secondo luogo: non sono arie, in quest’ora della Storia, per accordi di vertice.

 

Un po’ da per tutto.

 

Anche qui.

 

Dove l’insofferenza degli Amministratori Locali è da tempo palpabile e dove comunque ciascuno si sente – e con ragione – depositario di una fiducia popolare (della gente del proprio Comune) non così immediatamente né semplicemente trasferibile a capataz, sia pure bene intenzionati.

 

Se sono bene intenzionati.

 

Perché poi resta sempre, sullo sfondo, l’ipotesi che il “patto del tapulone” siglato a Ghislarengo per tentare un listone comune destra – sinistra – centro per la Provincia 2.0. avesse anche il non secondario scopo di levare di mezzo alcuni emergenti scomodi, possibili outsider.

 

***

 

E qui sta il punto.

 

Gli outsider emergenti scomodi ci sono comunque.

 

E non sarà certo il macinato d’asino stracotto nel Coste della Sesia, mettendoci pure anche la polenta, a toglierli di torno, come se temessero d’essere spazzati via da un rutto postprandiale.

 

E gli emergenti sono tanto nel Centro destra quanto nel Centro sinistra.

 

E salteranno fuori a breve, per non dire a brevissimo.

 

Come finirà?

 

Per qualcuno con il pusacaffè, per qualcun altro con una campagna elettorale in piena regola.

 

Chi vivrà, vedrà.

 

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