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09/03/2015 - Vercelli Città - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 276 - Retata di comunisti finita nel nulla - Il Comando Vigili Urbani si deve rimangiare la multa a Gabriele Bagnasco e Co. - Avevano scalato il monumento a Garibaldi in Piazza Solferino

Fanno circa 190 euro a testa o poco meno.






TRIPPA PER I GATTI / 276 - Retata di comunisti finita nel nulla - Il Comando Vigili Urbani si deve rimangiare la multa a Gabriele Bagnasco e Co. - Avevano scalato il monumento a Garibaldi in Piazza Solferino

Una vera e propria “retata” di comunisti, in quel lontano 19 novembre 2010 a Vercelli.


Non se ne accorsero in molti, per la verità, della coraggiosa azione di polizia grazie alla quale i Vigili Urbani colsero sul fatto e sanzionarono alcuni insurrezionisti rossi che avevano – nientemeno – pensato di appendere uno striscione al basamento del monumento a Giuseppe Garibaldi in Piazza Solferino a Vercelli.


L’Eroe dei Due Mondi era stato – forse anche per la barba coltivata come usa fare il protagonista principale di questa vicenda – adottato quale simbolo di come in città fossero trascurati i monumenti.


Che erano soprattutto bisognosi di una bella ripulita.


E così gli epigoni di Giorgio Amendola, Pietro Ingrao, Palmiro Togliatti, Piero Secchia, Antonio Gramsci pensarono bene di preparare un bello striscione con scritto qualcosa come – ad esempio – “pulite i monumenti”, oppure, magari il tradizionale “lavami” che sempre qualche bello spirito trova il modo di tracciare con il dito sulla carrozzeria delle auto  un po’ trascurate. 


Iniziativa tutto sommato innocua e persino sorprendente se pensiamo che la decisione di compiere questo atto dimostrativo fu presa da vere e proprie icone dell’immobilismo più compassato e sonnacchioso che la Sinistra politica vercellese e non solo abbia mai conosciuto: Gabriele Bagnasco, punto di riferimento, più che del movimento operaio (si ricordano alcune sua comparsate a cortei sindacali munito di trilby, il cappello alla moda di Sherlock Holmes e cagnolino al guinzaglio) dei salotti engagée e non. Poi il mite Aniello Pietropaolo accompagnato da un altro teorico della rivoluzione rossa come la salsa di pomodoro, Ivano Brunetta. Infine il giovane Nicola Dessì ed il militante Achille Di Rosa.

Bene. 


I cinque ardimentosi non fanno nemmeno in tempo a collocare lo striscione sul monumento, che subito vengono colti in flagrante da una solerte pattuglia (si favoleggia informata da spie all’interno del Comune) della Polizia Municipale che, dopo averli identificati, commina una bella sanzione.


Il motivo è spiegato nell’atto che pubblichiamo in pdf allegato al presente articolo.


http://www.piemonteoggi.it/pdf_news/09032015134520_MULTABAGNASCOEALTRI3.pdf


Non si può salire sui monumenti, né appendere striscioni, tanto meno se questi ne mettono in rilievo lacune manutentive.


I Cinque non se lo fanno dire due volte e, infatti, mai più si sentirà parlare di loro se non per la partecipazione a congressi locali di partito debitamente cloroformizzati, al fine di evitare ogni minimo rischio di buscarsi anche solo qualche pernacchia.

Non si sa mai.


Finchè un brutto giorno del febbraio di quest’anno – sono passati quasi cinque anni da quel giorno indimenticabile – tutti i Cinque ricevono una Ordinanza Ingiunzione


La multa va pagata.


Fanno circa 190 euro a testa o poco meno.


Quale non è stata la sorpresa dei reduci della garibaldina pulizia, nel ricevere il precetto.

Ma come – si dicono all’unisono – ma noi avevamo presentato ricorso alla sanzione.

Ci eravamo opposti nei termini di Legge!


Avevamo rappresentato le nostre belle controdeduzioni difensive. Il Comune, il Comando Vigili Urbani ne hanno tenuto conto?


Ed è qui che arriva la vera sorpresa di questa piccola faccenda tutta amministrativa.

Perché, pochi giorni fa, all’Albo Pretorio on line del Comune di Vercelli, arriva una raffica – cinque – di Determinazioni (l’atto deliberativo del Dirigente Comunale) con le quali il Comandante della Polizia Locale annulla le già notificate Ordinanze ingiunzioni.

In sede di autotutela.


Significa che al Comando si sono accorti che – sì – i Cinque avevano regolarmente presentato opposizione alla multa, ma di questa opposizione si erano perse le tracce.

Insomma – tutto lascia credere – non trovano più i fogli.


E, in ogni caso, di quelle obiezioni formulate come la norme prevede, nei tempi e termini appropriati, cinque anni fa, dai comunisti multati, non ne hanno tenuto conto per la conclusione del processo amministrativo, eventualmente per considerarle non persuasive. Per non accoglierle. O per accoglierle. Ma comunque le tesi dei ricorrenti vanno esaminate. Sempre che si trovino ancora.


Così, per ora gli scalatori di monumenti la scampano. 


Ma il Comando non demorde. Il “processo” continua.


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