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24/12/2009 - Santhiatese e Cavaglià - Pagine di Fede

SOLO PER AMORE - Tornare a Betlemme per accogliere la luce - Un pensiero di Mons. Gianni Ambrosio per i Lettori di VercelliOggi.it e Vercelli Oggi




SOLO PER AMORE - Tornare  a Betlemme per accogliere la luce - Un pensiero di Mons. Gianni Ambrosio per i Lettori di VercelliOggi.it e Vercelli Oggi
Mons. Gianni Ambrosio

Dio ha deciso di diventare uno di noi: inizia da qui la verità del Natale. Volle nascere in condizione umana perché noi nascessimo in Lui...”: sono le parole con cui sant’Agostino commenta ciò che ancora una volta stiamo per celebrare, il mistero dell’incarnazione.  Un fatto che sconcerta: Dio che si fa uomo, si umanizza, si abbassa fino a noi, prende le nostre fattezze, diventando l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Un fatto che scandalizza: non solo per la grandezza di Dio nella piccolezza umana, ma anche per la piccolezza umana elevata all’altezza di Dio. L’umanità di Dio è manifestata in Gesù e con Gesù, nato in un luogo quasi sconosciuto, arriva il lieto annuncio della salvezza per ogni uomo, chiamato a far parte dell’amore di Dio, destinato alla vita divina. Un fatto che commuove: la scelta di Dio, che “volle nascere in condizione umana”, ha un un’unica motivazione, l’amore.



Solo per amore, senza attendere nulla in cambio: Dio si è fatto piccolo per amore e donarci così la gioia di potere essere suoi figli, di vivere l’amicizia con Lui. Un fatto che illumina: in quel Bimbo vediamo il vero volto di Dio, scorgiamo i lineamenti del Padre che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito (Gv 3,16).


Con il profeta possiamo esultare: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia...Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,2-5). Tutto s’incammina, partendo proprio dal Natale, verso il volto del Padre sotto la forza propulsiva dell’amore. Il tempo, anche questo nostro tempo, è già avvolto di eternità, perché l’eternità è entrata nel mondo. Non siamo più allo sbando, non siamo più orfani: in quel “bambino nato per noi” si manifesta il volto del Padre e troviamo il fratello che dona se stesso per aiutarci a vivere come figli e come fratelli.  


Un fatto che ci rinnova: davanti al presepio ritroviamo noi stessi, il nostro vero volto, la nostra autentica carta di identità. Anche la più alta e più nobile attesa umana è poca cosa rispetto a ciò che ci è donato nell’avvenimento della nascita di Gesù. La notte del mondo si trasforma in chiarore, si aprono le porte di una speranza senza confini.   


Riandiamo a Betlemme: nel Bambino che nasce troviamo il segno di riconoscimento della dignità di ogni bambino, di ogni uomo o donna di qualsiasi razza, colore, cultura. Siamo tutti come quel Bambino fragile e debole, bisognoso di tutto e di tutti. Ma il Padre pronunzia anche su noi la sua parola di compiacimento e di benedizione: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” (Mc 1,11).


Riandiamo a Betlemme per vedere l’avvenimento della nascita di Gesù e per conoscere la verità del suo annuncio: abbiamo bisogno di vedere e di conoscere, di sperimentare la presenza di Dio in mezzo a noi, di sapere che Dio ha fiducia in noi e che ogni uomo è degno di attenzione e di fiducia. 


Riandiamo a Betlemme per accogliere la luce che illumina il cammino e per ritrovare la forza della speranza. Abbiamo bisogno di essere illuminati, consolati, rincuorati. Gli eventi che viviamo spesso non ci aiutano ad avere fiducia e a nutrire grandi speranze per il futuro. La crisi economica ci fa sperimentare la precarietà e ci mette a contatto con la sofferenza di chi, all’improvviso, si è ritrovato senza lavoro, senza certezze, senza prospettive, da un giorno all’altro. La crisi di relazioni, di bontà, di equilibrio, di saggezza rischia di renderci tutti poveri, tristi e rassegnati. 


Apriamoci all’ascolto, rieduchiamoci all’accoglienza e alla solidarietà, collaboriamo con gli altri desiderando un futuro che sia non solo la nostra realizzazione personale, ma la ricerca del bene di tutti. I grandi cambiamenti avvengono a partire delle piccole scelte di ciascuno, dagli atteggiamenti consapevoli e responsabili di ognuno di noi: abbiamo bisogno di riscoprire la fraternità, l’umiltà, la sobrietà guardando quel Bambino che nasce a Betlemme.  


Ecco allora l’augurio più fervido: la luce del Natale illumini la nostra mente, la gioia del Natale si diffonda nei nostri cuori, la speranza del Natale rafforzi i nostri passi, la pace del Natale arrivi in ogni famiglia e si diffonda in ogni popolo. 


Auguro di cuore a tutti i vercellesi ed i valsesiani e, se mi è permesso, in particolare ai cari cittadini di Santhià e Carisio, qui residenti o che vivono lontano, un Santo Natale e un buon anno nuovo.  


                                                                              +Gianni Ambrosio, vescovo

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