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04/09/2009 - Gattinara - Politica

SERRAVALLE - L’impianto a biomasse non convince il Pd - Bobba:"Il progetto iniziale prevedeva una rete di strutture più piccole"





SERRAVALLE - L’impianto a biomasse non convince il Pd - Bobba:"Il progetto iniziale prevedeva una rete di strutture più piccole"
Luigi Bobba

No al progetto di un impianto a biomasse a Serravalle Sesia: causerebbe inquinamento e un transito ininterrotto di camion sulle strade. A esprimere i propri dubbi è il Pd piemontese. A firmare un documento che fa fronte comune contro l'impianto di trasformazione legname di scarto in energia sono, per la precisione, l'onorevole Luigi Bobba (Segretario del PD di Vercelli), Alessandro Bizjak (Consigliere Regionale PD) Alessandro Portinaro (Capogruppo PD Provincia di Vercelli), Daniele Bovolenta, Marco Baccarin, Mauro Briscagin e Fabrizio Erbetta (Consiglieri Comunali de“L’Ulivo per Serravalle”).



Quello di Serravalle Sesia potrebbe essere un modello di esempio a livello nazionale. Per come è adesso ci troviamo di fronte invece a un progetto di tipo industriale” commenta lo stesso Bobba, da noi intervistato.


Vorrei ricordare che il progetto iniziale, curato sempre dall'amministrazione provinciale, non prevedeva un unico impianto ma una rete di strutture più piccole” prosegue il Segretario del Pd vercellese.


La replica a livello   regionale, puntuale e dettagliata, arriva dopo l'autorizzazione della provincia di Vercelli alla realizzazione di una centrale a biomasse a Serravalle Sesia. Il progetto dovrebbe divenire realtà nel 2010, ma il Pd esprime forti dubbi.


Si tratta (per questa tipologia di soluzione impiantistica)” si legge in una nota inviata alla stampa “di uno degli impianti più grandi tra quelli esistenti in Piemonte, collocato in area urbana e destinato a produrre energia elettrica bruciando legname per 23 MW. Giudichiamo questo progetto insensato per ragioni di sostenibilità territoriale. Innanzitutto, l’impianto brucerà annualmente biomassa per circa 72.000 tonnellate. Questo combustibile solo in parte, circa il 10-15%, è disponibile sul posto, rappresentato dagli scarti legnosi della attuale produzione interna di pasta legno della cartiera. Questo significa che per le restanti 65.000 tonnellate si dovrà ricorrere all’approvvigionamento di legname dall’esterno del sito” Il rischio insomma è quello di dover far arrivare dall'esterno tonnellate di materiale via camion. “Dunque non viene rispettato il criterio della “filiera corta” e ogni giorno saranno necessari10-12 camion a rimorchio, per poter rifornire di legname il piazzale di lavorazione e la centrale termica” fanno osservare ancora i politici “Rifornirsi da lontano fa mancare le ricadute positive sull’economia locale del legno. Con trasporti da oltre 60-70 Km (prevalentemente da fuori Provincia), aumentano i fattori d’inquinamento e di appesantimento della viabilità. Con la distanza non si ottimizza il ciclo del CO2 del materiale legnoso, in quanto il positivo assorbimento avviene in altro contesto, mentre le emissioni da combustione si avranno tutte in loco. In sintesi si rinuncia in partenza a tutti gli effetti positivi della filiera corta. Il tutto in contraddizione sia con le indicazioni fissate in materia dalla Regione Piemonte sia con le linee guida della Provincia di Vercelli che fissano, non solo delle dimensioni massime per i singoli impianti, ma anche un tetto generale d’impianti a biomasse, in termini di potenza prodotta, proprio nel caso di approvvigionamenti esterni. La seconda ragione di contrarietà riguarda il fatto che la centrale non è un sistema di cogenerazione: con la tecnologia adottata non si recupera dal processo tutto il calore possibile per utilizzarlo in una rete significativa di teleriscaldamento che possa sostituire beneficamente l'utilizzo delle fonti fossili. Né esiste nell’area un sufficiente volume di edifici-strutture da servire con rete di teleriscaldamento. Si conferma, anche da questo punto di vista, un’impostazione dimensionale dell’impianto troppo grande, viziata dal solo calcolo del ritorno economico nella produzione di energia elettrica attraverso anche i certificati verdi (che sono, nonostante quello che dice l’azienda, delle incentivazioni pubbliche alla produzione di energia da fonti rinnovabili). Senza filiera corta e senza cogenerazione-teleriscaldamento mancano gli aspetti positivi capaci di compensare l'impatto che una centrale così grande determinerà sull'ambito urbano di Serravalle”.


Ma la lista di dubbi non termina qua, poiché in agguato ci sarebbe anche il rischio inquinamento. Infatti, si legge ancora “le emissioni in atmosfera e le polveri, anche se ben gestite e garantite rispetto alle norme, saranno comunque fattori inquinanti aggiuntivi per la popolazione locale; tanto più che mancando un vero teleriscaldamento, mancherà l’azione di compensazione per sostituzione di parte degli attuali impianti di riscaldamento a combustibile fossile Oltre alla centrale vera e propria, nell’area si andrà a realizzare il deposito e tutte le lavorazioni preparatorie della biomassa da bruciare. Movimentazioni interne frequenti, cippatura o biotriturazione, stoccaggi intermedi, caricamento dei sistemi di alimentazione alla caldaia…tutte attività con rilevanti fattori d’inquinamento atmosferico ed acustico che non sono state adeguatamente prese in considerazione La soluzione che è stata autorizzata si viene così a configurare come attività “d’industria pesante”, poco adatta al contesto e sicuramente disincentivante rispetto al richiamo d’investimenti residenziali e terziari, e non riteniamo che la creazione di una decina di posti di lavoro per la gestione dell’impianto (che essendo a vapore è considerato relativamente pericoloso e quindi necessita per legge di un presidio 24 ore su 24) sia ragione sufficiente a giustificare l’entusiasmo dell’Amministrazione comunale che presenta la centrale come “la concreta possibilità di sviluppo di Serravalle”. Insomma concludono “siamo, in presenza di un progetto sovradimensionato e negativamente impattante per il nostro territorio”. Oltre alla missiva agli organi di stampa, la compagine politica ha espresso la sua contrarietà attraverso un manifesto affisso in questi giorni. Lo conferma ancora Luigi Bobba:


A Serravalle, attraverso i manifesti, stiamo cercando di informare la popolazione. La questione però è anche di interesse di una parte più ampia della popolazione. Per questo, se non otterremo riscontri dopo l'esposizione dei nostri dubbi in merito all'attuale progetto potremmo anche chiamare in causa la stessa Regione e, in una fase ulteriore, valutare azioni di tipo giuridico”.

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