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28/09/2012 - Santhiatese e Cavaglià - Politica

SANTHIA’ – Il Circolo di Santhià e Carisio del Partito Democratico dicono no all’ampliamento della cava in zona Mandria

Dal 2008 il P.D. chiede che non vengano autorizzati l’apertura di nuove cave e l’ampliamento di quelle esistenti sino all’approvazione del Piano per le Attività Estrattive Provinciali della Provincia di Vercelli



SANTHIA’ – Il Circolo di Santhià e Carisio del Partito Democratico dicono no all’ampliamento della cava in zona Mandria
Green Cave

Il Circolo di Santhià e Carisio del Partito Democratico rende noto il proprio dissenso dalla proposta della Giunta Comunale di concedere un ampliamento della cava gestita dalla Società Green Cave in zona Mandria.



Dal 2008 il P.D. chiede che non vengano autorizzati l'apertura di nuove cave e l'ampliamento di quelle esistenti sino all'approvazione del Piano per le Attività Estrattive Provinciali (comunemente detto Piano Cave) della Provincia di Vercelli.


Noi non siamo pregiudizialmente ostili all'attività estrattiva, che produce materiali indispensabili per lo sviluppo economico e per la costruzione di opere pubbliche, ma riteniamo che si debba creare il minor danno possibile all'ambiente, affidando agli Enti Locali il compito di determinare, in un quadro di programmazione sovracomunale, la quantità di inerte da estrarre, la localizzazione degli scavi e le modalità di estrazione (ad esempio, ponendo un limite alla profondità dello scavo).


Ciò è tanto più necessario in una zona come Regione Valledora (comprendente i Comuni di Alice Castello, Cavaglià, Borgo d'Ale, Santhià e Tronzano), disseminata di cave e discariche concesse senza alcun criterio, nonostante la presenza di ricche falde acquifere da preservare.


L'Amministrazione Comunale di Santhià, che è uno dei Comuni più grandi del Vercellese, avrebbe tutta l'autorevolezza per sollecitare l'adozione del Piano Cave da parte della Provincia di Vercelli, per promuovere il coordinamento e l'iniziativa dei Comuni delle Regione Valledora, per chiedere alla Regione Piemonte un impegno straordinario volto al risanamento di tale area.


Inoltre il Comune di Santhià ha il diritto-dovere di esaminare la domanda della Società Green Cave alla luce del primo criterio indicato dalla legge regionale sulla coltivazione di cave (L. reg. 22.11.1978 n. 69), cioè la “rilevanza  del materiale da estrarre per l'economia regionale” (art. 7, punto a): infatti tale analisi non risulta compiuta dalla Conferenza dei Servizi e comunque la crisi economica degli ultimi anni ha ridotto il fabbisogno di ghiaia e sabbia.


La Regione Piemonte, che ha emanato la legge, ha sicuramente elaborato i dati che consentono di applicarla: spetta all'Amministrazione Comunale richiedere e valutare tali dati.


Un altro criterio di cui tener conto è la “tutela del paesaggio” (art. 1, punto c) che rende illegittima l'originaria previsione di portare il fronte della cava a pochi metri dalla Cascina Mandria, conservata in alcune sue parti nella originaria struttura settecentesca: tale complesso rurale costituisce “uno degli elementi strutturanti del paesaggio agrario che l'Amministrazione intende difendere e valorizzare” (Relazione Illustrativa della variante parziale al p.r.g.i. approvata con delibera consiliare n. 12 del l'1.2.2005).


La Giunta ha ora ottenuto come una concessione di Green Cave quello che era un diritto da far valere nella delibera del novembre 2011 e nella successiva causa.


Infine, l'istruttoria sull'ampliamento condotta dalla Conferenza dei Servizi presenta alcune carenze che richiedono approfondimenti tecnici, come lo studio degli effetti determinati dalla profondità di scavo e dalla impermeabilità del limo sulla falda freatica e sulle piantagioni previste nel progetto di ripristino: il Comune di Tronzano ha commissionato indagini ad esperti di propria fiducia per meglio affrontare l'istruttoria relativa all'ampliamento richiesto dalla Società Edilcave ed analoga iniziativa dovrebbe assumere il nostro Comune.


Questa linea di azione è stata da noi illustrata alla Giunta ed al Gruppo Cappuccini prima dell'adozione della delibera consiliare del novembre 2011, ma non è stata minimamente presa in considerazione.


In sostanza il P.D. proponeva di deliberare un rinvio della decisione sulla richiesta di Green Cave motivandolo con la mancanza del Piano Cave, previsto dalla legge ed in corso di elaborazione, tenuto anche conto che la Società richiedente non aveva ancora terminato la coltivazione del lotto precedente e pertanto non risentiva alcun danno dal ritardo: contestualmente il Comune doveva indicare tutte le discrepanze tra il progetto di ampliamento e le previsioni della legge, acquisendo documentazione amministrativa ed autorevoli pareri tecnici. La causa sarebbe stata così affrontata da una posizione di maggior forza e nel frattempo la Giunta avrebbe potuto sviluppare una intensa iniziativa politico-amministrativa per ottenere l'accelerazione di una seria programmazione delle attività estrattive.


Il Comune di Santhià ha invece imboccato la strada debolissima di un diniego assoluto e puramente ideologico, del tutto privo di riferimenti normativi (non viene neppure citata la legge base n. 69 del 1978), e pertanto destinato all'insuccesso giudiziario, come avevamo previsto e reso noto alla maggioranza consiliare.


Le proposte migliorative di Green Cave non eliminano la negatività di un'altra concessione estrattiva deliberata senza effettiva conoscenza delle esigenze  economiche del territorio e senza alcuna concertazione con le altre Amministrazioni interessate alla tutela ambientale della Regione Valledora (i Comuni della zona, la Provincia di Vercelli, la Regione Piemonte). Una parziale risposta alle nostre obiezioni consiste nella riduzione del volume da estrarre, con arretramento del fronte cava rispetto alla Cascina Mandria, ma le tecniche di coltivazione restano le stesse. In particolare, la profondità dello scavo (20 metri), che preoccupa sia i Movimenti Ambientalisti sia il P.D., e che richiede gli approfondimenti tecnici sopra indicati, non viene modificata, nonostante la diminuzione del materiale estratto. Quanto alla clausola della Convenzione che prevede la decadenza della nuova autorizzazione in caso di mancato ripristino del precedente lotto entro tre anni, si osserva che i Comuni sono già garantiti per legge da ritardi e inadempimenti delle Ditte estrattrici, in quanto possono richiedere al fideiussore le somme previste per il ripristino ambientale  (nel nostro caso € 3.444.606,00), affidando i relativi lavori ad altra Ditta.


Tra le modifiche proposte da Green Cave ve ne è persino una peggiorativa, in quanto riduce da cinque anni ad un solo anno (decorrente dalla firma della Convenzione) il periodo entro il quale il Comune può proporre una diversa destinazione finale dei terreni cedutigli in proprietà. Vi è poi il capitolo relativo alle opere pubbliche (la ghiaia per le strade vicinali viene già fornita in base alla convenzione del 2003): è vero che si tratta di opere utili alla collettività e che gli Enti Locali sono sempre meno dotati di risorse finanziarie, ma anche l'ambiente fa parte del patrimonio comunale e prima di accettarne una lesione occorre procedere sino in fondo all'analisi tecnico-scientifica delle conseguenze ed alla ricerca della localizzazione meno dannosa. Ottenere compensazioni aggiuntive rispetto agli oneri già previsti dalla legge appare positivo se l'individuazione del sito e delle modalità di scavo è avvenuta in base ai criteri di legge ed ai principi di buona amministrazione, mentre appare negativo se induce le Amministrazioni a ritenersi esonerate dal faticoso percorso di una seria programmazione. Su questo punto il Gruppo Ambiente Santhià, di cui facevano parte alcuni degli attuali Amministratori, si era espresso in termini meno pacati dei nostri il 26.6 2009, in occasione del Consiglio Comunale che ha visto la divisione della maggioranza di Centro-Destra proprio sulla richiesta di ampliamento della cava: “E non veniteci a parlare d'indennizzo perché non c'è indennizzo che possa compensare Santhià per una ferita ambientale di questo genere. (…) Il Consiglio comunale deve esprimere un parere negativo anche se la Green Cave, come contropartita, mettesse a nuovo tutti i marciapiedi di corso S. Ignazio o realizzasse metà della circonvallazione ovest! (…) il denaro è importante, ma non quanto l'ambiente in cui si vive. Ne va del futuro nostro e di quello dei nostri figli e nipoti.”


Un ultimo punto su cui va fatta chiarezza è la richiesta risarcitoria della Società Green Cave, pari a circa € 7.000.000,00, di cui € 5.000.000,00 quale mancato introito dalla vendita del materiale estraibile, € 1.607.556,52 quale prezzo del terreno acquistato per l'ampliamento, € 100.000,00 per oneri finanziari, oltre ad alcune voci non quantificate. Gli approfondimenti da noi suggeriti (che comportano la revoca della delibera di novembre e la riapertura del procedimento amministrativo) determinerebbero o un definitivo diniego di ampliamento da parte del Comune, adeguatamente motivato e difendibile in Tribunale, o un accoglimento, totale o parziale, della domanda di Green Cave, giustificato da una seria programmazione (che pertanto eviterebbe ad altri Comuni analoghe lesioni ambientali) ed eventualmente accompagnato da ulteriori prescrizioni tecniche (consentite al Comune dal secondo comma del citato art. 7, L. n. 69 del 1978).


In caso di nuovo contenzioso, se l'Amministrazione risultasse vittoriosa Green Cave non avrebbe diritto ad alcun risarcimento, mentre se l'Amministrazione perdesse sarebbe costretta a concedere l'autorizzazione all'ampliamento e pertanto i danni milionari elencati dalla Ditta estrattrice non si verificherebbero: al massimo maturerebbe qualche onere finanziario in conseguenza del ritardo, ma solo se la causa finisse dopo l'esaurimento dell'attuale cava, che non sembra imminente, dato il rallentamento di tutte le attività economiche.  Infine, si precisa che la Giustizia amministrativa è piuttosto rigorosa sul risarcimento dei danni, richiedendo la prova che il guadagno non possa venire conseguito altrove (ad esempio, nel nostro caso, ottenendo l'autorizzazione a coltivare un'altra cava); inoltre il costo del terreno non costituisce un danno integrale, sia perchè lo stesso può essere utilizzato in altro modo, sia perchè il valore dei terreni agricoli è cresciuto in misura sensibile negli ultimi anni, sia perché la scelta di pagare il terreno il 430% in più rispetto al suo valore reale, ammesso che ciò sia vero, è puramente volontaria e non può venire addebitata a terzi. Riteniamo pertanto che la richiesta di somme infondate od eccessive da parte di Green Cave sia ininfluente sulle scelte da compiere ed in particolare non possa contribuire ad allontanare gli Amministratori Comunali da una corretta e seria gestione del territorio. In conclusione, esprimiamo la nostra ferma contrarietà ad accettare le proposte formulate dalla Società Green Cave il 24.9.2012 ed invitiamo la Giunta a recuperare rapidamente il tempo perduto, abbandonando una strada, volontariamente imboccata, che può condurre solo ad una definitiva sconfitta giudiziara oppure ad una ingiustificabile abdicazione alla tutela dei valori ambientali: rivolgiamo questo invito a nome non solo nostro, ma anche dei mille cittadini che il giorno delle elezioni comunali hanno accordato in Provincia la propria fiducia al Partito Democratico e senza il cui contributo la Lista Impegno per Santhià non avrebbe ottenuto la maggioranza relativa.

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