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17/09/2012 - Saluggia e Livorno - Enti Locali

SALUGGIA - Il Consigliere di “Amici in Comune” Renato Bianco attacca sul tema della messa in sicurezza e sul nucleare

La situazione del deposito di D2 e la costruzione del WMF con le ambigue posizioni del Comune sotto la lente ingrandimento del Consigliere di opposizione.






SALUGGIA - Il Consigliere di “Amici in Comune” Renato Bianco attacca sul tema della messa in sicurezza e sul nucleare
Renato Bianco

(r.m.) - Nell'ultimo Consiglio Comunale si è tornati a parlare di quello che è sicuramente l'argomento più importante e dibattuto nell'aula consiliare e tra i cittadini di Saluggia, in questa occasione c'è stato un lungo e articolato intervento del consigliere Renato Bianco del gruppo “Amici in Comune” di cui riportiamo ampi stralci: “Quando si parla di cose legate al nucleare – sostiene Bianco - sembra che a Saluggia il tempo si sia fermato alla fine degli anni ’70. Allora, così come oggi, l’unico riferimento si chiama Franco Pozzi. Il dr. Pozzi, oltre ad essere stato Assessore, Sindaco e poi Consigliere a Saluggia dalla metà degli anni 70 fino a pochissimi anni or sono, è stato dirigente e poi direttore dell’insediamento nucleare a Saluggia e dobbiamo anche ricordare che fu l’Assessore che scrisse la relazione con cui si sosteneva l’opportunità di portare a Saluggia (nell’ex reattore Avogadro) le barre di combustibile nucleare esausto. Noi pensiamo che l’Amministrazione Barberis abbia compiuto una scelta sbagliata in quanto oltre alle questioni di opportunità che si possono già rilevare dal curriculum, siamo convinti che l’incarico assegnato non vada bene. Prima di tutto, perché il ruolo che è stato assunto da Pozzi in questi mesi non è assolutamente quello del consulente tecnico, ma è quello di chi decide. In una conferenza stampa che si è tenuta subito prima della pausa estiva è risultato chiaro a tutti i presenti che era lui a gestire la questione legata al nucleare, tanto che nessuno dei presenti si è mai rivolto a Barberis che ha assunto un ruolo puramente coreografico. Riteniamo che anche dal punto di vista tecnico, l’incarico sia sbagliato. Abbiamo scritto al Sindaco, invitandolo a mettere rimedio, ma non abbiamo avuto alcuna risposta. Conseguentemente, in questi giorni stiamo completando gli atti per presentare il ricorso giurisdizionale con cui chiediamo l’annullamento dell’incarico. Sapremo poi se avevamo ragione. Certo che sarebbe brutto scoprire tra un po’ che Pozzi non poteva avere il ruolo che invece gli è stato assegnato e che ha svolto in modo così determinante. Questa è la premessa in cui registriamo che, dopo 35 anni, a Saluggia le problematiche legate al nucleare continuano ad essere decise sempre dalla stessa persona”. Le questioni sollevate da Bianco non riguardano solamente l’incarico a Pozzi come consulente tecnico-scientifico, ma interessano anche come sono affrontati dall’Amministrazione Barberis i problemi concreti di questi giorni: “Oggi Saluggia si trova a gestire due questioni che, a prima vista, sembrano avere percorsi attuativi molto differenti, la prima, riguarda il D2, - la seconda riguarda, in questa prima fase, la possibilità di realizzare il WMF (Waste Management Facility). Relativamente al D2 L’edificabilità fu resa possibile con un provvedimento del 2006, firmato dal Commissario di Governo gen. Jean, che rilasciò il titolo autorizzatorio in deroga a tutte le norme urbanistiche, avendo avuto delega dal Governo ad agire nell’esclusivo interesse nazionale. Nel 2009, il Comune di Saluggia, prorogò di tre anni i termini per l’ultimazione delle opere. Seguì un’intensa attività giudiziaria (non ancora conclusa) con la quale le Associazioni ambientaliste tendevano a dimostrare l’incompetenza del Comune di Saluggia al rilascio di proroga. Oggi sono decorsi anche i termini di scadenza di questa proroga e l’attuale Amministrazione, ribaltando la precedente interpretazione giurisprudenziale, dichiara di non voler intervenire in merito, consentendo di fatto a Sogin di ultimare indisturbata le opere che, ad oggi sarebbe realizzate nella misura del 60%. Sulla seconda questione invece, il Consiglio Comunale, il 13 luglio 2012, ha deliberato all’unanimità il parere sfavorevole alla realizzazione (anche noi abbiamo appoggiato la proposta della maggioranza), e al tempo stesso ha definito un percorso estremamente rigido e garantista. Debbono verificarsi condizioni molto significative perché sia possibile rivedere la posizione negativa espressa dal Comune di Saluggia. In sostanza, il Comune di Saluggia ha affermato che non si metterà in atto alcuna procedura favorevole al WMF finché non saranno avviate le procedure per l’individuazione del deposito nazionale”. Bianco ha sostenuto che queste posizioni così diverse tra di loro ci sono sembrate difficili da conciliare e ha posto alla maggioranza queste domande: Perché il Comune di Saluggia non mette in campo alcuna iniziativa nei confronti del D2, e al tempo stesso prende una posizione estremamente rigida nei confronti del WMF?


Perché si preoccupa di dire che ormai il D2 è realizzato al 60% e che la costruzione si rende opportuna anche al fine di contenere i materiali che hanno difficoltà ad essere ospitati nell’edificio 2300?


Perché si è preoccupato di commissionare (e pagare) un nuovo parere legale (ovviamente di parte) per provare a sostenere che il Comune non ha titolo ad intervenire nella procedura edificatoria del D2?


Da quando un’amministrazione spende dei quattrini pubblici per sostenere la propria incompetenza a interessarsi di un problema di sicurezza ambientale e quali sono i vantaggi pubblici per una simile decisione che a nostro giudizio è incomprensibile?


A queste domande Bianco ha poi cercato di dare risposta andando ad approfondire l’esame della situazione normativa per cercare una chiave di lettura, andando a citare il cosidetto “decreto Salva Italia”, dove riveste molta importanza l’art. 21 che prevede la soppressione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare assegnandone i compiti in via transitoria all’Ispra. Inoltre le leggi 75 del 2011 e 27 del 2012 prevedono che, sulla base dei criteri indicati dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica e dall’Agenzia per la sicurezza nucleare, Sogin abbia sette mesi di tempo dalla definizione dei criteri per formulare la proposta della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione del parco tecnologico, stabilendo un ordine di idoneità delle aree sulla base delle caratteristiche tecniche e socio-ambientali. Come appena detto, però, l’Agenzia per la sicurezza nucleare è finita tra gli enti soppressi dal decreto Salva Italia, che ha attribuito in via transitoria le funzioni dell’Agenzia all’Ispra, fino alla nascita di un organismo di controllo nel settore nucleare. Il decreto che deve dare il via al nuovo organismo non è ancora stato emanato, né sono stati definiti i criteri sulla base dei quali Sogin deve formulare la carta nazionale delle aree idonee.


Anche questo ulteriore elemento, non conforta nel ritenere percorribile in tempi ragionevoli l’avvio delle procedure per l’individuazione del deposito nazionale. Infine il “Decreto liberalizzazioni”, che ha introdotto importanti novità con l’ art. 24 in quanto secondo quanto previsto, i comuni non sarebbero più in condizione di dire la loro - ed eventualmente porre il veto - sulla selezione di una determinata area. Il testimone passerebbe direttamente dalle mani e dall'approvazione del ministero dello Sviluppo Economico a quelle dalla Sogin, responsabile dello smantellamento. Alla conclusione di queste verifiche – rileva Bianco - si ritorna al punto di partenza e non si capisce perché il Comune di Saluggia stia dando tanta importanza ad ostacolare il WMF (per il quale è probabile che Ministero e Sogin possano agire senza che il Comune possa mettere alcun paletto), mentre trascura ogni iniziativa realmente incisiva nei confronti del D2. Inoltre l’impressione che si ricava è che si perda di vista il vero obiettivo per Saluggia, cioè la messa in sicurezza. Tutte le valutazioni fin qui fatte non prendono minimamente in considerazione procedure che tutelino una volta per tutte i Saluggesi. Si parla di impedire la realizzazione del WMF, ma non si descrivono procedure in grado dare oggi una maggiore sicurezza alla popolazione. Viene in mente il Gattopardo, in cui Tomasi di Lampedusa cristallizzava il “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Qui però è in gioco la sicurezza di Saluggia, ma non solo, perché il rischio potenziale ha una portata ben maggiore. Basta tornare indietro con la memoria alle alluvioni del 1994 e soprattutto a quella del 2000 per ricordare i rischi che si sono corsi. Sarebbe sensato fare in modo di non rischiare oltre. Abbiamo letto ed ascoltato con attenzione le spiegazioni della provvisorietà dei depositi che si realizzerebbero a Saluggia, ma ci ha stupito leggere che il tempo di permanenza previsti nei depositi dei materiali cementati va dai trenta ai cinquant’anni. Alla fine del ragionamento, non possiamo non parlare di indennizzi. Ricordiamo che nel 1979 il Comune fu indennizzato per il “disagio” procurato dall’autorizzazione ad utilizzare il deposito Sorin per le barre di combustibile nucleare, con …un piccolo scuolabus, per giunta grigio. A nostro giudizio è opportuno che l’Amministrazione Comunale prenda coscienza dell’enorme importanza di queste problematiche che sono ben più rilevanti rispetto ad accordi con tecnici che hanno già giocato un ruolo troppo importante poter ancora essere chiamati in causa. Qui è in gioco il futuro non solo dei prossimi anni, ma addirittura dei prossimi decenni e oltre. Non è giusto che l’Amministrazione deleghi queste scelte. Occorre che sia il Consiglio Comunale ad occuparsene, dedicando tutto il tempo necessario ricercando gli interessi dei Saluggesi e lasciando da parte ...tutto il resto”.


 



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