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01/08/2009 - Vercelli Città - Pagine di Fede

S.EUSEBIO - Solenne Pontificale in Cattedrale - Padre Enrico ai politici: al centro la persona, la persona che soffre e che invoca un po’ di umanità per trovare lavoro, una casa, un lembo di terra ospitale




S.EUSEBIO - Solenne Pontificale in Cattedrale - Padre Enrico ai politici: al centro la persona, la persona che soffre e che invoca un po’ di umanità per trovare lavoro, una casa, un lembo di terra ospitale
L’arrivo processionale dei Celebranti in Cattedrale

Oggi la città di Vercelli è in festa. Come da tradizione, stamane, in Cattedrale si è celebrato il solenne pontificale in onore di Sant'Eusebio, patrono del Capoluogo bicciolano, dell'Archidiocesi di Vercelli e della Regione Conciliare Piemontese. Alla cerimonia religiosa, oltre a tanti cittadini, hanno presenziato le rpincipali autorità locali: il sindaco Andrea Corsaro, il presidente della Provincia, Renzo Masoero, il presidente del Consiglio Comunale, Camillo Bordonaro, l'onorevole Luigi Bobba, i consiglieri regionali Luca Pedrale e Alessandro Bizjak, il vicepresidente del Consiglio Comunale, Gianni Marino, l'assessore comunale Pier Giorgio Fossale, l'assessore provinciale Fabrizio Finocchi e il presidente della Fondazione CRV, Dario Casalini. A concelebrare la solenne liturgia con l'Arcivescovo di Vercelli, padre Enrico Masseroni, vi erano altri tre prelati provenienti da alcune diocesi piemontesi: monsignor Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato, monsignor Gabriele Mana, Vescovo di Biella, e monsignor Giuseppe Versaldi, Vescovo di Alessandria.



Grande attenzione, come sempre, per l’omelia alla quale l’Arcivescovo di Vercelli affida il commento delle Letture della Liturgia, ma anche – è tradizione – alcune considerazioni pastorali di attualità. E Padre Enrico Masseroni non ha deluso le attese: «Due metafore sono visibili nell’azione pastorale del proto-vescovo: la prima è quella indicata dal vangelo di Matteo: il seminatore. Eusebio, scrivendo ai Vercellesi dall’esilio di Scitopoli, parla di sé come agricoltore. Il seminatore e l’agricoltore sono immagini speculari. Eusebio si dice felice, come agricoltore, di raccogliere i frutti, che già sottintendono i tratti di una gratificante identità. Nella mente di Eusebio, in esilio, non poteva mancare il ricordo della sua straordinaria esperienza di seminatore della Parola nell’immenso territorio ai piedi delle Alpi -  ha detto in esordio di omelia padre Enrico Masseroni - Ma c’è una seconda metafora evocativa del ministero di Eusebio, approdato nel verde territorio vercellese nel mite dicembre del 345: la metafora della città, che ci lascia immaginare i pensieri di Eusebio di fronte alle comunità già germinate tra le popolazioni dei centri urbani di Vercelli, Novara, Torino, Ivrea e altri. In ognuna di queste città già esistevano comunità cristiane, che veneravano i propri martiri, testimoni di Cristo durante le persecuzioni. Eusebio non solo continua a gettare il seme della Parola per fortificare la fede, per incoraggiare la vita nuova dell’evangelo; ma invia presbiteri e vescovi per costruire altri centri irradiatori di vita cristiana. Vercelli diventa la Chiesa madre, generatrice di nuove comunità, inviando le "sentinelle" di ezechielica memoria».


Dopo una dissertazione sull'importanza di indirizzare la propria vita guardando ed imparando da Cristo, l'Arcivescovo  ha posto l'attenzione sui problemi che affliggono la società contemporanea: «Attraverso un serio discernimento possiamo identificare anche oggi la sindrome che colpisce la civiltà europea, con risonanze planetarie e con ricadute nel nostro piccolo orizzonte culturale. C’è la crisi economica, che affligge i già poveri e produce nuovi poveri (...); c’è la crisi del rapporto immigrazione-integrazione, del rapporto tra solidarietà e politica (...); ma c’è soprattutto una terza crisi che mina alla radice la nostra identità: è la crisi dell’educare alla vita con senso (...). Io credo di poter dire che la crisi educativa è la madre di tutte le crisi (...) l’educazione è un’impresa collettiva, che chiama tutti all’opera: essa parte dalla famiglia, in cui le generazioni che vengono, imparano a rispondere alla grande domanda attorno al senso della vita. Ricoeur ricorda che la povertà più drammatica e più diffusa dell’occidente opulento è l’ignoranza attorno al senso del lavoro, dell’amore e della vita. Si è sul treno dell’esistenza e non se ne conosce la direzione».


La prolusione di monsignor Masseroni si è poi spostata sull'impegno e sulla responsabilità che hanno gli amministratori e i politici: «La costruzione della città si realizza efficacemente attraverso l’opera collaborativa di tutti coloro che il popolo ha indicato per il governo della cosa pubblica. Non è la Chiesa, certo, a suggerire ai nuovi amministratori i programmi di cui la città ha bisogno; ma non può non additare, attraverso una ragione eticamente illuminata, la stella polare, la centralità della persona e soprattutto la persona che soffre e che invoca soltanto un po’ di umanità per trovare un lavoro, una casa, un lembo di terra ospitale». La festa patronale di Sant'Eusebio prosegue nel pomeriggio con la celebrazione dei Vespri solenni e con l'Adorazione eucaristica sempre nella cattedrale.


 


 

Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale
Solennità di S.Eusebio - La celebrazione in Cattedrale


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