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22/04/2012 - Regione Piemonte - Politica

RIFIUTI - Sull’ inceneritore non c’ è compromesso possibile - Il Pd insiste, con gli esempi dei Comuni che ci sono riusciti, sulla raccolta differenziata e sul riciclo - Cambiare obbiettivi e abitudini - Il futuro non è da un’altra parte

Mentre Comune e Provincia di Vercelli ricordano un po’ il ritratto di Dorian Gray: in cantina il volto di “Mister Fatevene una ragione”; nei salotti, ai convegni, in società il bon ton, i metodi urbani e le buone maniere, l’approccio laico al problema, magari l’atarassia. Ma qui si brucia e basta. Si fa da tanto tempo e si continuerà a farlo.






RIFIUTI - Sull’ inceneritore non c’ è compromesso possibile - Il Pd insiste, con gli esempi dei Comuni che ci sono riusciti, sulla raccolta differenziata e sul riciclo  - Cambiare obbiettivi e abitudini - Il futuro non è da un’altra parte
Filosofia e pragmatismo a Vercelli, al convegno del Pd sulla differenziata

Sarà un caso che la slide più ammirata in questa mattina di sabato 21 aprile proponga una citazione di un filosofo della conoscenza, Edgar Naoum – Morin. L’insegnamento del sociologo francese, noto per avere intuito che: “E’ la riforma del pensiero che consentirebbe il pieno impiego dell’intelligenza” torna utile per parlare anche di rifiuti.



 


- Guarda il filmato con gli interventi di Maura Forte, Alessandro Bratti, Giorgio Del Ghingaro e Mirko Tutino: http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=1420  -


 


Il Pd vercellese e valsesiano non ci sta a subire l’idea che qui non si possa fare altro che replicare l’esperienza del forno di incenerimento.


E non solo per la vexata quaestio rappresentata dal dubbio che il termovalorizzatore possa nuocere alla salute.


Certo, c’è anche questo, ma l’assemblea riunita alla Camera di Commercio non intinge il biscotto negli spauracchi.


Anche se i dubbi circa il rilascio di fattori inquinanti in atmosfera, fattori a lungo andare anche oncogeni, sono tutt’altro che fugati.


Così che una delle più infelici espressioni mai udite in un’aula di Consiglio comunale, l’ormai celeberrima:”Fatevene una ragione”, pronunciata proprio pochi giorni prima della sentenza sul caso Eternit, assume anche un suono un po’ sinistro.


Fatevene una ragione. E c'è chi ride - o trasale -  pensando all’autore della gaffe.


Però invece è proprio così.


Perché quelli che comandano hanno già deciso che il forno di incenerimento di Via Asigliano continuerà a funzionare anche dopo il 31 agosto prossimo, quando Veolia se ne sarà andata.


E poi si farà un altro forno. Non grande, come assicura ai convenuti il Sindaco di Vercelli Andrea Corsaro. Magari piccolino (però sempre quasi il doppio dell’attuale) ma un forno si farà.


Conviene a troppi che contano.


Non è dimostrato che convenga ai cittadini. Nemmeno economicamente. Non solo nel medio lungo termine, ma anche nel breve.


Ed è proprio per questo che il Pd organizza il convegno.


Lo sanno benissimo anche loro che chi può decidere ha già scelto.


Però ci tengono a smarcarsi, a dire che la loro posizione, di opposizione chiara ad un nuovo termovalorizzatore, è fondata su basi concrete.


Basi ed esempi concreti. Il problema – come non è difficile da immaginarsi – si è già proposto più o meno negli stessi termini in altre parti d’Italia.


Così sono chiamati a parlarne Amministratori locali che hanno affrontato la sfida della raccolta differenziata, raggiungendo risultati positivi.


Maura Forte, Segretario provinciale del Pd, sfodera prima di tutto un irriducibile pragmatismo: andiamo a vedere come hanno fatto dove ci sono riusciti.


Questo è  il motivo del convegno: non solo dire un “no” forte e chiaro all’inceneritore, ma togliere ogni alibi a chi insiste su questa scelta.


Le alternative ci sono: praticabili, concrete, economicamente convenienti, che funzionano.


Una cosa è chiara: chi ha scelto la raccolta differenziata ha fatto una scelta di campo.


Dire sì alle alternative vuole dire in partenza ed in modo radicale mettere da parte l’idea di bruciare i rifiuti. O di seppellirli nelle discariche. Non è che sulla materia ci sia spazio per guerre di religione e settarismi. Ma nemmeno per compromessi, consociativismi o incuici. Volemose bene? Certo, bisogna volersi bene, ma senza dimenticare che, la "correzione fraterna", quando ci vuole ci vuole.


Il fatto è che, come cerca di spiegare sin dall’inizio Daniele Peila, Responsabile provinciale del Pd per l’Ambiente, bruciare e seppellire sono soluzioni non convenienti prima e soprattutto da un punto di vista economico.


I rifiuti sono una risorsa: non è uno slogan, è una realtà peraltro ben compresa e valorizzata in tanti altri Paesi.


Sarà perché è ingegnere e quindi ha una forma mentis forse portata più a fare due più due che non a conciliare l’inconciliabile, Peila dimostra subito di non aver più di tanto gradito “l’abbondante” intervento di saluto portato dal Sindaco.


Che, per la verità, un po’ “abbondate” sui tempi ha dovuto essere per forza. Non avrebbe potuto fare diversamente, sarebbe parso come eludere il problema.


Gli è toccato, infatti, non solo dire buongiorno e buonasera ai convenuti a nome della città, ma anche cercare di motivare la posizione della Amministrazione sull’argomento. Posizione del resto comune a quella della Provincia, rappresentata dal volto gentile dell'Assessore Maria Cristina Cossu, latrice però di un messaggio assai chiaro del Presidente, Carlo Riva Vercellotti: conteranno le scelte di quadrante. Un modo di dire con grazia: fatevene una ragione.


Posizioni che ricordano un po’ il ritratto di Dorian Gray: in cantina il volto di “Mister Fatevene una ragione”, nei salotti, ai convegni, in società il bon ton, i metodi urbani e le buone maniere, l’approccio laico al problema, magari l’atarassia.


Ma qui si brucia e basta. Si fa da tanto tempo e si continuerà a farlo.


Davveo, Peila non concede nulla al termovalorizzatore.


Non è buono nemmeno per il teleriscaldamento perché, come dimostra con un grafico, l'impianto è collocato (in Via Asigliano) a più di 2 chilometri da qualsiasi centro di consumo dell’energia termica trasportata: un viaggio che travolge ogni  rapporto tra costi e benefici.


Poi l’Ingegnere – aduso all’incombente, perché è Insegnante universitario – passa alla illustrazione delle slides. E’ proprio una di queste che cattura subito l’attenzione di tutti. Quella che propone una novità. L’idea di “urban mining”. Significa la miniera urbana.


L’idea di miniera porta con sé quella di materie prime, roba, ricchezza. Ed è proprio qui che parte la sua lezione.


Bisogna incominciare non solo a razionalizzare, ma anche e soprattutto ad agire, in modo da pensare ai rifiuti urbani come a qualcosa da riciclare e poi da vendere.


Perché questo è concretamente possibile e perché c’è un mercato già pronto.


Certo, occorre anche praticare un po’ di “dimagrimento” delle nostre pattumiere. Produrre meno rifiuti. Anche qui in provincia di Vercelli ogni abitante ne produce quasi un chilo e mezzo al giorno: un po’ troppo.


Ma il punto non è solo questo. Bisogna capire che differenziando i rifiuti si guadagna.


Certo, ci vuole una raccolta differenziata efficiente. Perché:” Una differenziata ben fatta fornisce materiali che valgono e quindi hanno mercato. Una differenziata fatta male non serve a niente, è solo un costo”.


E qui, di nuovo, giù botte. Per la verità non solo a chi sta organizzando e realizzando il servizio. Anche a certe cattive abitudini dei cittadini. Come ricorderà appena dopo l’Onorevole Alessandro Bratti, un problema di cultura, ma soprattutto un problema di comportamenti. Meglio parlare anche e subito di comportamenti, abitudini quotidiane. Perché c’è il rischio che, se si rimette la soluzione del problema ad una maturazione culturale “complessiva”, si rimandi inconsciamente la questione a chissà quando.


Invece, bisogna che in ogni casa, ufficio, pizzeria, da subito si facciano questi benedetti pacchetti con contenuti diversi uno dall’altro.


Difficile? Certo, ma non impossibile.


Di sicuro, è impossibile pensare di cavarsela con qualche slogan.


Ci vuole una capillare azione, quasi casa per casa. Ricorda Giorgio Del Ghingaro, Sindaco di Capannori che nel suo comune, 46 mila abianti suddivisi in 40 frazioni, si sono fatte centinaia (non decine: centinaia) di assemblee. Dove non si è quasi mai ballato il minuetto di Boccherini. E sì che Capannori è in provincia di Lucca. E si dice che si vada a Lucca per “imparare il garbo”. Forse il garbo aleggerà nel Capoluogo. A Capannori ed a proposito di cambiare abitudini per imparare a fare la differenziata il Sindaco di è preso anche gli improperi. Ma ha insistito ed ora è al 98 per cento. L’azienda che si occupa del servizio non è mai stata in perdita un giorno e si è dato lavoro a 50 persone.


Ma la stoccata finale al forno di incenerimento la porta Mirko Tutino, Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Emilia, che illustra una novità: il trattamento meccanico biologico dei rifiuti.


Anche qui si parte dalla differenziata, ma si converge su impianti industriali di smaltimento.


Che non bruciano nulla, ma selezionano in modo efficiente.


Funzionano a Barcellona e a Reggio Emilia, provincia che ha oltre 500 mila abitanti e solo il Capoluogo ha tanti abitanti come l’intera provincia di Vercelli.


Eppure basta un impianto “Tmb”, cioè di "trattamento meccanico biologico",  che costa poco più di 50 milioni di euro.


Mentre un nuovo termovalorizzatore, come quello che finirà per costruirsi a Vercelli costerà probabilmente 200 milioni.


E come si fa a rinunciare ad un affare del genere?!


Facciamocene una ragione.


I filmati con gli interventi di Maura Forte, Alessandro Bratti, Giorgio Del Ghingaro e Mirko Tutino e con le principali slides, in home page.


 


 


 


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